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lunedì 31 dicembre 2012

Perplessità, di Amalia Guglielminetti

Perplessità

Ieri io indugiai su quel punto che sta
fra la saggezza e la follia, sospesa
fra runa e l'altra in gran perplessità.
Amor sollecitava, aspro d'attesa,
esauste tutte le sottili frodi,
le insidie che trascinano alla resa. /
Ma, su l'incerto limite, i custodi
spiriti della giovinezza chiara
mi trattenevan con più onesti modi.
Curiosità mi rise avida : - Impara l
il Desiderio: - Tenta! - m'incitò.
E all'una e all'altro la superbia amara
di quella che va sola disse : - No.

Amalia Guglielminetti



anni che vanno,
via e non si voltano,
non guardano noi
che invece restiamo,
qualcuno invece va,
via con loro...

domenica 30 dicembre 2012

Naufraghi, di Arturo Graf

NAUFRAGHI

L’interminabil mar gurgita e rugge,
Spumeggia l’onda incavallata e bruna,
Pel ciel la nube lacerata fugge,
Guizza sui flutti la sanguigna luna.
Volta di sbieco la sottil carcassa.
Con tutte quante le sue vele al vento,
Balza sull’onde sgominate e passa
Come una visione il bastimento.
Addio, speranze mie, figlie del nulla,
Amori nati e non cresciuti, addio;
Con voi sdegnosa l’onda si trastulla;
Ah, potessi con voi perdermi anch’io!
L’interminabil mar gurgita e rugge,
Incalza il vento con selvaggia foga,
Pel ciel la nube lacerata fugge,
La torba luna giù nel mar s’affoga.

Arturo Graf


nei relitti dell'anima
si cercano dagioni passate
si trovano occasioni perdute
eppure amo in me il riscontro
e gli indugi appena sopiti...

sabato 29 dicembre 2012

Fotografia, di Guillame Apollinaire

FOTOGRAFIA
 
M'attira il tuo sorriso come
Potrebbe attirarmi un fiore
Fotografia tu sei il fungo bruno
Della foresta
La sua bellezza
I bianchi sono
Un chiaro di luna
In un pacifico giardino
Pieno d'acque vive e d'indiavolati giardinieri
Fotografia sei il profumo dell'ardore
La sua bellezza
E ci sono in te
Fotografia
I toni illanguiditi
Vi si sente
Una melopea
Fotografia tu sei l'ombra
Del sole
Tutta la sua bellezza.
 
Guillaume Apollinaire


in uno scatto tutto,
quello che siamo fissato
in  un attimo senza fine
in un silenzio pieno di noi...

venerdì 28 dicembre 2012

Notte invernale, di Anonimo

Notte invernale

Latrati, lontani nel buio,
di quando eravamo vicini
ad un passo da tutto.
Gridi notturni, invernali,
tra freddo e velate occasioni
in un turbine solo ci siamo,
ritroviamo le cose di sempre.

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate


vissuto,
come quello di tanti,
eppure unico
come unico sono 
e mi sento...

giovedì 27 dicembre 2012

Frammento, di Anonimo

un passo deciso
mi porta lontano
su monti innevati
nel falsopiano
che avevo diviso...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 26 dicembre 2012

Sonetto LVI, di Francesco Petrarca

SONETTO LVI

Io amai sempre, ed amo forte ancora,
E son per amar più di giorno in giorno,
Quel dolce loco ove piangendo torno
Spesse fïate quando Amor m’accora;
E son fermo d’amare il tempo e l’ora
Ch’ogni vil cura mi levàr d’intorno;
E più colei lo cui bel viso adorno
Di ben far co’ suoi esempi m’innamora.
Ma chi pensò veder mai tutti insieme
Per assalirmi ’l cor or quindi or quinci
Questi dolci nemici ch’i’ tanto amo?
Amor, con quanto sforzo oggi mi vinci!
E, se non ch’al desio cresce la speme,
I’ cadrei morto ove più viver bramo.

Francesco Petrarca


non smisi di amare
anche quando l'amore
diper sè era duro
era arduo e tagliente;
ora amo ancora,
forse in modo differente...

martedì 25 dicembre 2012

Natale, di David Maria Turoldo

Natale

Quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale..
I campi bianchi di brina,
i campi rotti al gracidìo dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende
finalmente serena.
lo portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d'essere uomo vero
del tuo regale presepio.

David Maria Turoldo

Giovanni Segantini, zampognari di brianza, 1883-1885 ca

il suono della piva
in lontananza geme,
la zampogna chiosa
e la neve manca...

lunedì 24 dicembre 2012

Vigilia, di Anonimo


Vigilia

attesa fatta di niente
spolverata da tracce di neve,
le vie sono strette,
le strade affollate;
la gente mi urta,
scomposta gioisce
e c'è profumo di vento.

anonimo delo XX° secolo
poesie ritrovate

domenica 23 dicembre 2012

Tieni sempre..., di Madre Teresa

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!

Madre Teresa di Calcutta


lasciarsi andare,
in crescendi disperati,
in allegri maestosi;
lasciarsi stare
quando si è stanchi
e quando si è soli...

sabato 22 dicembre 2012

Frammento, di Anonimo

come un solo momento
rifugio nel mentre
in un quadro astratto
ripiego le forze;
volsi sguardi lontano
e vicino avevo la gioia,
perdura la speme
perdura l'ardore...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 21 dicembre 2012

Treni, di Antonia Pozzi

Treni

A notte
un lento giro d’ombre rosse
alle pareti avviava i treni: tonfi
cupi d’agganci
al sonno si frangevano.
E lavava
lieve la corsa della pioggia il fumo
denso ai cristalli: sogni
s’aprivano continui, balenanti
binari lungo un fiume.
Ora ritorna
a volte a mezzo il sonno quel tuonare
assurdo
e per le mute vie serali, ai lenti
legni dei carri e dentro il sangue
chiama
lunghi fragori – e quell’antico ardente
spavento e sogno
di convogli.

Antonia Pozzi
Torino, 1° maggio 1937


treni che passano
e non passano più,
visi che ritornano
alla mente, al cuore,
non sempre è solo dolore...

giovedì 20 dicembre 2012

Selva d'amore, di Sibilla Aleramo

SELVA D'AMORE
Gaudio l'amarti,
illimitato gaudio
credere al riso dei tuoi occhi,'
è vertigine ancora
la certezza d'esser da te cantata,
oh più tardi, negli anni non più miei,
or che tremare la vita sento
sul ciglio estremo...

Sibilla Aleramo


infini risi,
risi davvero sul fili
di un grande sogno
di un insolito senso;
nel cuore,
ancora nel cuore...

mercoledì 19 dicembre 2012

Non c'è nessun..., di Emily Dickinson

Non c'è nessun vascello che, come un libro
possa portarci in paesi lontani,
né corsiere che superi al galoppo
le pagine di una poesia.
E' questo un viaggio anche per il più povero,
che non paga nulla,
tanto semplice è la carrozza
che trasporta l'anima umana.

Emily Dickinson


un mare d'anima agita
i miei scontrosi pensieri,
è lucida mente
è carico il cuore
nel profondo io sento...

martedì 18 dicembre 2012

Donna, di Umberto Saba

DONNA

Quand'eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t'era un'arma, o selvaggia.
Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l'anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco

Umberto Saba


mi ricordo il salato,
un sapore strano in bocca
ed i baci rubati
e gli anfratti, i luoghi...

lunedì 17 dicembre 2012

Cocotte, di Guido Gozzano


Cocotte


I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto...


II.

"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale."

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

"Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?"
"Sì... vedi la mia mamma e il mio Papà?"
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità...

"Una cocotte!..."
"Che vuol dire, mammina?"
"Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!"
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l'Isole Felici...
Co-co-tte... le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate...
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!


III.

Un giorno - giorni dopo - mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
"O piccolino, non mi vuoi più bene!..."
"È vero che tu sei una cocotte?"
Perdutamente rise... E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.


IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent'anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l'ultimo amante disertò l'alcova...
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d'un bacio e d'un confetto,
dopo vent'anni, oggi ti ritrova

in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
Da quel mattino dell'infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t'aspetta, o creatura!

Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state... Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent'anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia...
Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell'atto,
sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d'allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

Guido Gozzano
(La via del rifugio)



ricordi strani,
vecchi merletti
e caffè,
aroma di caffè,
ovunque,
ovunque


domenica 16 dicembre 2012

Libri, di Hermann Hesse

Libri

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
 ti rinviano a te stesso.

 Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno,
 sole stelle luna.
 Perché la luce che cercavi
 vive dentro di te.

 La saggezza che hai cercato
 a lungo in biblioteca
 ora brilla in ogni foglio,
 perché adesso è tua.


Hermann Hesse
da La felicità, versi e pensieri


ho letto di tutto
dal sognato al reale
in un attimo rivedo
un ragazzo, una stanza,
una luce soffusa...

sabato 15 dicembre 2012

Frammento, di Anonimo

vidi in contesti
le fedi intrattabili e i giochi
concordare e mescere
come ardua coorte
le file del senno si stancano...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 14 dicembre 2012

Nevicata, di Anonimo


Nevicata

Un silenzio bianco di fiocchi
scende copioso al cielo,
il candore si spegne negli occhi
incantati dal suono del gelo.

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

giovedì 13 dicembre 2012

Le osterie, di Alda Merini

Le osterie

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

Alda Merini
(da "Vuoto d'amore")


ricordo bicchieri sbattuti
e tracce di rosso sui fogli,
scrivevo allora a matita
ed ora cancello le liste;
nè poi mi piaceva pensare
eppure rivalsa è la pena...

mercoledì 12 dicembre 2012

In chiesa, di Arturo Graf

IN CHIESA

Per tre cupe navate
Di bieco stil s’incaverna la chiesa,
Ai gran pilastri ed alle aguzze arcate
Di granito sospesa.
Un color di zaffiro
Scialbo lumeggia i vetri ai finestroni;
Dai frastagliati capitelli in giro
Pende il bujo a festoni.
Pari a stelle disperse,
Luccicanti nel mar del firmamento,
Splendono nella vana ombra sommerse
Le lampade d’argento.
Sopra l’altar maggiore
Un Cristo ignudo sulla croce gronda
Sangue, e, morente, sul trafitto core
Piega la testa bionda.
Tuona l’organo; varia
La formidal voce dalle vote
Canne prorompe, esultano nell’aria
Le reboanti note.
Una voce soave
Di donna piange e con flessibil trama
Nell’aria il rombo ondoleggiante e grave
Dell’organo ricama.
Trema in alto la volta;
Sotto, la fonda critta, ove una gente
Di morti innumerabili è sepolta,
Rimugge cupamente.
Inconscio, ad una tetra,
Ignuda tomba il corpo mio s’addossa;
Io sento il gelo della cruda pietra
Filtrarmisi nell’ossa;
Della rea morte il gelo
Filtrarmisi nel cor. — Nelle trapunte
Nicchie pregan per me, con gli occhi al cielo,
I santi a mani giunte.

Arturo Graf


le preghiere vanno
come ali in Dicembre,
sarà il clima natalizio
saranno gli eventi;
io prego per vaghe
inutili sembianze
e piccole cose...

martedì 11 dicembre 2012

L'Ultima Thule, di Francesco Guccini

L'Ultima Thule

Io che ho doppiato tre volte Capo Horn
e ho navigato sette volte i sette mari
e ho visto mostri ed animali rari,
l’anfesibena, le sirene, l’unicorno.
Io che tornavo fiero ad ogni porto
dopo una lotta, dopo un arrembaggio,
non son più quello e non ho più il coraggio
di veleggiare su un vascello morto.

Dov’è la ciurma che mi accompagnava
e assecondava ogni ribalderia?
Dov'è la forza che ci circondava?
Ora si è spenta ormai, sparita via.

Guardo le vele pendere afflosciate
con i cordami a penzolar nel vuoto,
che sbatton lenti contro le murate
con un moto continuo, senza scopo.

E vedo in aria un’insensata danza
di strani uccelli contro il cielo bigio
cantare un canto in questo mondo grigio,
un canto sordo ormai, senza speranza.
E qui da solo penso al mio passato,
vado a ritroso e frugo la mia vita,
una saga smarrita ed infinita
di quel che ho fatto, di quello che è stato.

Le verità non vere in cui credevo
scoppiavano spargendosi d’intorno,
ma altre ne avevo e giorno dopo giorno
se morivo più forte rinascevo.
E ora son solo e non ho più il conforto
di amici andati e sempre più mi assale
la noia a vuotar l’ultimo boccale
come un pensiero che mi si è ritorto.

Ma ancora farò vela e partirò
io da solo, e anche se sfinito,
la prua indirizzo verso l’infinito
che prima o poi, lo so, raggiungerò.

L’Ultima Thule attende al Nord estremo,
regno di ghiaccio eterno, senza vita,
e lassù questa mia sarà finita
nel freddo dove tutti finiremo.

L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo
si spegnerà per sempre ogni passione,
si perderà in un’ultima canzone
di me e della mia nave anche il ricordo.

Francesco Guccini


addio buon amico,
mi mancherà l'attesa,
mi mancheranno i sogni;
in un contiguo pensiero
rivedo un bimbo
ora un vecchio...

lunedì 10 dicembre 2012

I profumi, di Amalia Guglielminetti

I profumi

Nel solco di profumo che si scava
talor fra il vario ansare d'una via
quasi un languor voluttuoso grava.
Ma il desiderio torbido si svia
dietro l'ignoto passo che pel vano
suo ardore allunga l'olezzante scìa,
sfogliando un fiore, o sminuzzando un grano
d'ambra, o stillando issopo e benzoino,
già con altri confuso e già lontano.
Fruscio di seta, o palpitar di lino,
o sviluppo di chiome, come odori,
fiato che, quasi a notte da un giardino,
da tutto un corpo tepido vapori!

Amalia Guglielminetti


mi manca l'odore del vento,
il profumo dell'erba,
il sapore dell'acqua;
mi manca chi ero,
mi manca...

domenica 9 dicembre 2012

Preghiera, di Anonimo


Preghiera

Dinamiche consumate
rincarano dosi di dubbio,
l'angelo passa la sera
in un turbinio di neve;
riposa nell'angolo chiuso
una sola preghiera
quella della sera.

Anonimo del XX°secolo
poesie ritrovate

venerdì 7 dicembre 2012

Speranza, di Artruro Graf

SPERANZA

Immobilmente solitario e tetro
Lo sconfinato pelago si stende;
Alta in un cielo di spulito vetro
La luna come ammaliata splende.
Di mezzo all’onde morte una gran rupe
Di livido basalto alza le terga,
E orribil mostro par che dalle cupe
Profondità voraginose emerga.
Lì, bilicato sulla pietra bruna,
Si leva un brigantin; nessun sa donde
Venuto e come, né per qual fortuna
Lassù lanciato dal furor dell’onde.
Negro é lo scafo; alle troniere i bruni
Cannoni stanno immobili all’agguato;
Il diagramma delle tese funi
E degli alberi in ciel sembra segnato.
Di fulvo e terso rame una sirena
Rutila a prora e guata il ciel remoto:
Assicurata ad una gran catena
Pende ivi presso l’ancora nel voto.
Nella custodia di metal, diritto,
S’appunta l’ago all’immutabil polo:
Sovra la poppa a cifre d’oro é scritto:
Speranza . . . . . . . . . . .

Arturo Graf


contavo le ore
e i minuti,
le attese, i giorni di pioggia
e quelli pieni di sole;
attimi intristiti
gocce dagli occhi...

giovedì 6 dicembre 2012

Frammento, di Anonimo

estremo,
estremo ed unico,
indugio in un astratto,
fuori gela la terra;
costruendo orizzonti
mi sudano gli occhi
e traguardi lontani...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 5 dicembre 2012

Preghiera al risveglio, canto Apache

Preghiera al risveglio

Svegliati! Svegliati!
La terra ti sorride.
Svegliati, e sta' pronto
al giorno che comincia.
La madre della vita
ti sta chiamando,
ti saluta,
dunque svegliati,
non indugiare più.
Potente Sole,
dacci la luce
perch ci guidi,
perch ci aiuti.
Guarda come sorge,
guarda come la terra ne risplende,
e come gode lo spirito nel petto,
ascoltando la musica del Sole.
Svegliati! Svegliati!
La terra ti sorride.
Svegliati, e sta' pronto
al giorno che comincia.
La madre della vita
ti sta chiamando,
ti saluta,
e allora... forza,
Svegliati!

Apache


e il sonno rimane,
negli occhi, nel cuore,
in un ansa del tempo
mi trovo in silenzio...

martedì 4 dicembre 2012

C'era una volta, di Giuseppe Ungaretti

C'era una volta

Bosco Cappuccio
Ha un declivio verde
Come una dolce
Poltrona

Appisolarmi là
Solo
In un caffè remoto
Con una luce fievole
Come questa
Di questa luna

Giuseppe Ungaretti


once upon a time
in un unico diretto
come un complesso vivo
in un solo fiato
respiro, ancora...

lunedì 3 dicembre 2012

Frammento, di Anonimo


 

e l'ora mattutina
si staglia in nuvole basse,
fuori è freddo Dicembre
dentro l'anima agita...

domenica 2 dicembre 2012

Dicembre...di Roberto Sanesi

XI. FRAMMENTO,
Dicembre

Attraverso la neve, dal giardino, sale
quell'aria delle fragole che allora, con fragile
incrinatura, Montale canticchiava con il capo
piegato sopra un piatto di minestra.
Ora che alla finestra il gelo si rapprende,
una minuscola bava spezza il cerchio chiuso
fra le labbra e la voce, ridiscende al vuoto
di un cielo annuvolato di dicembre:
noi restiamo quaggiù, senza più attendere.

ROBERTO SANESI
(da “La differenza”, 1988)



così ora parla il freddo,
le rive addormentate dei fossi,
le foglie appese appena;
io ritrovo vigore nel sogno
io riprovo ad accendere lumi...


sabato 1 dicembre 2012

Or che non mi dici..., Camillo Sbarbaro

vorrei tornare ad essere,
rifare cose andate
in contesti impietosi
l'anima prigioniera freme...


Or che non mi dici niente, ora
che non mi fai godere né soffrire,
tu sei la consueta dei miei giorni.
Assomigli ad un lago tutto uguale
sotto un cielo di latta tutto uguale.
Assonnato mi muovo sulla riva.
Non voglio, non desidero, neppure
penso.
Mi tocco per sentir se sono.
E l'essere e il non esser, come l'acqua
e il cielo di quel lago si confondono.
Diventa il mio dolore quel d'un altro
e la vita non è né lieta né triste.

T'odio, compagna assidua dei miei giorni,
che alla vita non mi sottrai, facendomi
come il sonno una cosa inanimata,
ma me la lasci solo rasentare.
Poiché son rassegnato a viver, voglio
che ad ogni ora del dì mi pesi sopra,
mi tocchi nella mia carne vitale.
Voglio il Dolore che m'abbranchi forte
e collochi nel centro della Vita.

Camillo Sbarbaro