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martedì 12 maggio 2026

Con la giovinezza, Ernest Hemingway

Con la giovinezza

Una pelle di porcospino
Indurita dalla cattiva conciatura
Chissà dov’è finita.
Un allocco impagliato
Pomposo
Gli occhi gialli;
Un caprimulgo su un ramo inclinato
Nero di polvere.
Pile di vecchie riviste,
Cassetti di lettere infantili
E la riga dei saluti
Chissà dove sono finiti.
La Tribune di ieri è passata
Con la giovinezza
E la canoa che andò in pezzi sulla spiaggia
L’anno dell’uragano
Quando bruciò l’albergo
A Seney, Michigan.

Ernest Hemingway

Insieme di parole, frasi
concetti espressi,voci;
nel cuore, giù, anima
feroci lame entrano...

lunedì 11 maggio 2026

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella.., (100) di Publio Valerio Catullo

100

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio,
che senza riserve m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore.

Publio Valerio Catullo

Amicizie andate, nuove,
incostanti nel loro essere
essenze indedicibili, presenti
spesso segnati dal dubbio...

domenica 10 maggio 2026

L'erotismo è importante.., di Pedro Almodovar

“L'erotismo è importante non per il sesso in sé,
ma per il desiderio.
Il sesso è solo ginnastica,
il desiderio è forza del pensiero.
E la forza del pensiero ha un potere immenso,
può fare qualunque cosa.” 

Pedro Almodóvar

Passioni incontrollabile e vita
che scorre in un tiepido flusso;
poi rimane il pensare, Tertulliano
ne scrisse, silenziosamente...

sabato 9 maggio 2026

Decollo, di Anonimo

  
Decollo

I tuoi pensieri al decollo
di viaggio, Parigi, oh cara!,
il cuore sobbalza e cede
un attimo di infinita tristezza.
 
Rue de la vie direbbe il poeta
eppure la mano ricerca tocchi
e inesplorati angoli, anfratti,
come silenzi di intimi attimi...

 Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

venerdì 8 maggio 2026

Sul muro grafito.., di Eugenio Montale

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
se la mraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

Eugenio Montale

Quanto spesso scrivetti e dissi
cose che non, cose che poi;
fitte parole su fogli consunti
pieghe ossidate del tempo...

giovedì 7 maggio 2026

Prima di parlare domandati.., di Buddha

“Prima di parlare domandati
se ciò che dirai corrisponde a verità,
se non provoca male a qualcuno,
se è utile, ed infine se vale la pena 
turbare il silenzio 
per ciò che vuoi dire.”

 Buddha

Nelle nostre domande i dubbi,
rosposte abbarbicate a concetti
ritenuti utili, posti a sigillo
di incredulità, silenzi e paure...

mercoledì 6 maggio 2026

Comare Coletta, di Aldo Palazzeschi

Comare Coletta

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

– La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
– E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
– Ancora non hanno lasciato cadere
il vivo scarlatto.
– Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
– Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?

– Ricordi le luci, le gemme?
– Le vesti smaglianti?
– Ricordi gli sguardi?
– Ricordi il tuo sozzo peccato?
– Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
di fiori scarlatti
le ride sul petto.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Aldo Palazzeschi

Vecchie presenze un tempo
gioia per gli occhi e passioni,
ora risa, rughe e vecchiaia;
così come siamo noi tutti...

martedì 5 maggio 2026

Affanno, di Anonimo

Achille Regosa "L'affanno"

Affanno

Questo vivere in affanno,
Questo dilenzio mattinale
come un sospiro mancato
ritorna il pensiero.
 
Le vicende del cuore
mai risolte, vivide e sole
come un filare di cose
processione dell'anima...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

lunedì 4 maggio 2026

Ritorni, di Salvatore Quasimodo

Ritorni

Piazza Navona, a notte, sui sedili 
stavo supino in cerca della quiete, 
e gli occhi con rette e volute di spirali 
univano le stelle, 
le stesse che seguivo da bambino 
disteso sui ciotoli del Platani 
sillabando al buio le preghiere. 

Sotto il capo incrociavo le mie mani 
e ricordavo i ritorni: 
odore di frutta che secca sui graticci,
di violaciocca, di zenzero, di spigo; 
quando pensavo di leggerti, ma piano, 
(io e te, mamma, in un angolo in penombra) 
la parabola del prodigo, 
che mi seguiva sempre nei silenzi 
come un ritmo che s'apra ad ogni passo 
senza volerlo. 

Ma ai morti non è dato di tornare, 
e non c'è tempo nemmeno per la madre 
quando chiama la strada, 
e ripartivo, chiuso nella notte 
come uno che tema all'alba di restare . 

E la strada mi dava le canzoni, 
che sanno di grano che gonfia nelle spighe, 
del fiore che imbianca gli uliveti 
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie ; 
risonanze nei vortici di polvere, 
cantilene d'uomini e cigolio di traini 
con le lanterne che oscillano sparute 
ed hanno appena il chiaro di una lucciola. 

Salvatore Quasimodo

Una poesia del ricordo, mamma
e ricordo il tuo viso, il sorriso
così raramente espresso
eppure velato di infinito amore...

domenica 3 maggio 2026

Quando sono infelice, cara Mary.., di Kahlil Gibran

Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. 
Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. 
Mi ricordano del mio vero me. 
Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. 
Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui poter riposare da qualche parte.
Il luogo di riposo della mia anima è un bellissimo boschetto in cui vive il mio pensiero di te.
 
 Nelle solitarie elucubrazioni
rimane un filo di pensieri,
di volti, chiari, sempre vividi
e le voci che ancora io sento...