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mercoledì 20 maggio 2026

Ti porteresti a letto l’universo.., di Charles Baudelaire

Ti porteresti a letto l’universo,
tu, donna impura, annoiata, perversa.
per aguzzare i denti in questo gioco
devi mettere un cuore al giorno al fuoco.
Gli occhi, come vetrine luminosi,
come fuochi d’artificio festosi,
usano il gran potere e alteri modi
ignorano della bellezza il codice.

Cieco strumento, in crudeltà fecondo,
tu, salutare vampira del mondo,
lo sfiorare negli specchi non cogli
delle tue forme, e neppur ti vergogni?
Il gran male in cui ti credi sapiente
non t’ha trasmesso un poco di spavento,
quando natura, in suo nascosto fine,
di te si serve, o animale vile,
madre del vizio, perché un genio viva?

Sublime fango, ignominiosa diva!

Charles Baudelaire

Passioni incentrate sul tempo
attimi di gioie susblimate;
nell'infinito perdurare del sogno
ricordo solitarie evasioni...

martedì 19 maggio 2026

Alti e bassi, di Anonimo

Alti e bassi
 
Come altanenante sentire
passione indiscreta sfinisce
e sopravviene così intenso
 momento pudico, il mentre.
 
Offuscati dai sensi cademmo 
facili prede del flebile mantra
che i corpic onduce allunione
imperfetta, contigua passione.
 
 Sopravviene ora quell'attimo
di puerile vergogna, schiva
come noi cocci di vetro colorato
smussati dal mare che siamo...

 Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

lunedì 18 maggio 2026

Le prime tristezze, di Marino Moretti

Le prime tristezze

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: “Non ci voglio andare”
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.

E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l’ore… l’ore non passavan mai.

Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d’esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all’appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l’abisso dell’ignoto.

E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: “Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?”.

O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.

E quante volte domandai
l’ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l’ore… l’ore non passavan mai.

Chi mi darà, chi mi darà quell’ore
così perdute dell’infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,

non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch’è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.

Marino Moretti

Un'infanzia quasi scordata
insieme a tanti amici perduti;
lontani nel tempo sono ricordi
come stille di vera tristezza...

domenica 17 maggio 2026

Natura, di Mario Luzi

Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.
 
Mario Luzi
Nel verde, comune possesso
dove arrancano i folli del progresso
rimane un'egida fragile, mano
di un dio silvano, baluardo stanco...

sabato 16 maggio 2026

Al pari di un profilo conosciuto.., di Sandro Penna

Al pari di un profilo conosciuto,
O meglio sconosciuto, senza pari
Fra gli altri animali, unica terra
La tua forma casuale quanto amai.

Sandro Penna

Nel fiume di risolte questioni
arranco, annaspo, annego
come un infinito dubbio,
 disorientato viandante...

venerdì 15 maggio 2026

"Rêve Parisien", di Anonimo

"Spleen et ideal", di Carlos Schwabe, 1907

 
"Rêve Parisien"
 
"Rêve Parisien", come la Francia,
quella che non.., insieme
per le vie di Paris, baci..,
"mon amour", angoli nascosti.
 
 Eccoci, quadro d'impressioni
e il buio delle notti che mai
è così atro, ma luci e soffuse
la rue de l'amour e pensieri
tracce, nel nostro percorso...
 
 Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 14 maggio 2026

– Donne perdute –, di Cesare Pavese

– Donne perdute –

Hanno proprio ragione a trattarle cosí.
E certo è meglio che compassionarle
col cuore e poi godersele nel letto.
«È un bisogno piú forte di tutta la vita»
di’ piuttosto «e siam tutti dannati a quel passo;
ma se mai la ragazza mi facesse il mestiere,
soffocherei di rabbia o saprei vendicarmi».

Sempre compassionare fu tempo perduto,
l’esistenza è tremenda e non muta per questo,
meglio stringere i denti e tacere.
Una sera
ho viaggiato su un treno che c’era una donna,
vesti sobrie, dipinta, serissima in faccia.
Fuori i lumi un po’ pallidi e il verde un po’ grigio
cancellavano il mondo. Eravamo isolati
nel vagone – una terza – la donna ed io giovane.
Non sapevo a quei tempi attaccare discorso
e piangevo pensando alle donne. Cosí
feci il viaggio osservando nervoso e quell’altra
mi guardò qualche volta e fumava. Non dissi,
non pensai certo nulla, ma ancora ho nel sangue
quello sguardo diretto, quel riso di un attimo
di chi ha ben lavorato ed ha preso la vita
come occorre, in silenzio.
Un amico, di quelli
che hanno in mente parole, vorrebbe salvare
una donna e asciugarle le lacrime e darle le gioie.
«No, è un bisogno piú forte di tutta la vita.
E noi, siamo dannati che han l’unica forza
in un’anima dura, che non serve a nulla».

Le potete salvare a migliaia le donne
ma le tante che ho visto fumare e guardare
colla faccia sdegnosa o sorridere stanche
– le mie buone compagne – saran sempre vive
a soffrire in silenzio e pagare per tutti.

Cesare Pavese

Le mie donne nel cuore
contate, sole, belle e amate:
squilibrio insicuro nel senso
vitale, del vivere, oggi...

mercoledì 13 maggio 2026

Rare sono le persone.., Rita Levi Montalcini

Rare sono le persone che usano la mente…
poche coloro che usano il cuore,
e uniche coloro che usano entrambi.

Rita Levi Montalcini

Parole come concitati stati
che l'animo corre,solitario
come un sole d'inverno,
una luce lontana e fioca...

martedì 12 maggio 2026

Con la giovinezza, Ernest Hemingway

Con la giovinezza

Una pelle di porcospino
Indurita dalla cattiva conciatura
Chissà dov’è finita.
Un allocco impagliato
Pomposo
Gli occhi gialli;
Un caprimulgo su un ramo inclinato
Nero di polvere.
Pile di vecchie riviste,
Cassetti di lettere infantili
E la riga dei saluti
Chissà dove sono finiti.
La Tribune di ieri è passata
Con la giovinezza
E la canoa che andò in pezzi sulla spiaggia
L’anno dell’uragano
Quando bruciò l’albergo
A Seney, Michigan.

Ernest Hemingway

Insieme di parole, frasi
concetti espressi,voci;
nel cuore, giù, anima
feroci lame entrano...

lunedì 11 maggio 2026

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella.., (100) di Publio Valerio Catullo

100

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio,
che senza riserve m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore.

Publio Valerio Catullo

Amicizie andate, nuove,
incostanti nel loro essere
essenze indedicibili, presenti
spesso segnati dal dubbio...