“Nostalgia della mia dimora”
la pioggia suona come una canzone di canne.
Persino adesso nella dimora che ho lasciato,
i fiori sono caduti e i rami sono scarni.
Jin Yi
ricordando che non è mai l'ultimo ma semmai che prelude a qualcosa
Jin Yi
L'orto dei veleni
È cinto da un muro ch’è alto tre spanne,
la via lo circonda.
Di fuori si vedon le frutta mature.
Son alberi grandi
che piegano i rami
col peso
possente
dei pomi.
I pomi maturi rilucono al giorno.
Al centro dell’orto v’è un mucchio di sassi,
di pietre ruinate.
V’è sotto, sepolta, la vecchia padrona dell’orto.
Aveva centanni la vecchia,
viveva nell’orto,
viveva di frutti,
soltanto di frutti.
La gente al narrarlo fa il segno di croce.
Nessuno ha mai colto quei frutti,
nessuno ha varcato quel muro.
Soltanto la sera vi ridon civette a migliaia.
E cadono e cadono i frutti maturi,
s’ammassano ai piedi dei tronchi robusti,
s’ammassan s’ammassan
mandando profumi soavi.
Aldo Palazzeschi
93
Non me ne importa niente di piacerti, Cesare,
né di sapere se sei bianco o nero.
Publio Valerio Catullo
…La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra.
Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quan
to me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento
diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore...
Frida Kahlo
Cabina Telefonica
Numero 301
quando ero molto giovane
ero solito avere tante
ragazze immaginarie
ora che sono un adulto
mi mancano parecchio
Pedro Pietri
La tosse
mi rassegno al non-senso del respiro
e non chiedo
-piuttosto credo-
in chi mi ha venduto
lo sciroppo del domani:
certo più dell’oggi.
Loredana Savelli
Galaverna
Stupita sta la terra nel candore.
Di vetro l’aria, indaco il cielo.
Alberi e prati hanno sfoggiato
vesti di diamanti e crinoline.
Difficile credere sia il gelo
custode generoso della vita.
Difficile credere al ritorno
di una variopinta primavera.
Forse il segreto è stare immobili,
confinare il vivere nel ghiaccio
e difendere quel poco che noi siamo:
grumi gelati pronti a sciogliersi
nell’intimo calore di un abbraccio.
Alfredo Poli
Insonnia