BAGLIORE RESIDUO
ricordando che non è mai l'ultimo ma semmai che prelude a qualcosa
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sabato 12 settembre 2026
Caro, di Anonimo
venerdì 11 settembre 2026
La maschera
Sono in lei radunate le grazie fiorentine:
in un corpo che insieme è solido e flessuoso
stanno Eleganza e Forza, due sorelle divine.
E’ una donna mirabile, frutto miracoloso,
stupendamente salda, eppure assai leggera,
fatta per troneggiare sopra un letto sontuoso,
e d’un papa o d’un principe attizzare i piaceri.
– Vedi come il sorriso è fine e voluttuoso:
in quella fatuità trascorre dolce un’estasi,
nello sguardo un’ambigua e languida ironia,
un velo intorno al viso la seduzione desta,
ogni tratto ci dice con trionfante malia:
“La Voluttà mi chiama, l’Amore m’incorona”.
Vedi che forte fascino dona la gentilezza
a colei che di tanta maestà si corona.
Su, giriamole intorno, scrutiamo la bellezza.
O artificio blasfemo, sorprendente malizia!
E’ un mostro bicefalo questo corpo di luce
che riverbera un mondo di suprema delizia!
– No, è solo una maschera quel volto che seduce
e che una fine smorfia ora va rischiarando.
Ma osserva il volto vero com’è atrocemente
raggrinzito e com’è arrovesciato standosene
al riparo del primo artefatto sembiante.
Povera sovrumana bellezza, il tuo bel rivo
di lacrime nel cuore spaurito si riversa,
mi fa ebbro il tuo inganno, e l’anima s’abbevera
al flutto che il Dolore dalle pupille versa.
– Perché ora piange, lei, l’avvenente regina
che terrebbe ai suoi piedi l’umanità sperduta?
Quale oscuro male l’è al bel fianco spina?
– Insensato, lei piange proprio perché ha vissuto.
E perché vive. E quello che più e più deplora
e che tutta la scuote è il fatto che poi,
domani, è necessario, ahimé, vivere ancora,
domani, posdomani, e sempre: come noi!
Charles Baudelaire
giovedì 10 settembre 2026
Protocollo cittadino #177 (Lontano), di Gujil
Lontano
mercoledì 9 settembre 2026
Protocollo cittadino #176 (Come mai avesse...)
Come mai avesse...
martedì 8 settembre 2026
Che locanda è mai questa..? di Emily Dickinson
Che locanda è mai questa
dove la notte si ferma
lo strano viaggiatore?
Chi è il Padrone?
Dove le serve?
Guarda, che stanze curiose!
Dove sui focolari non bruciano fuochi vermigli –
E i boccali non traboccano fino agli orli –
Negromante! Padrone!
Chi sono quelli laggiù?
Emily Dickinson
lunedì 7 settembre 2026
Ma alla fine, cos’è un uomo nella natura?, di Blaise Pascal
Ma alla fine, cos’è un uomo nella natura?
Un nulla davanti all’infinito,
un tutto davanti al nulla,
qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto,
infinitamente lontano dal comprendere gli estremi.
Il fine e il
principio delle cose gli sono
inesorabilmente nascosti da un segreto
impenetrabile.
Blaise Pascal
domenica 6 settembre 2026
Ancora e ancora.., di Yukio Mishima
Ancora e ancora,
il grido instancabile delle cicale
trafigge l’aria
afosa dell’estate
come un ago al lavoro
su uno spesso panno di cotone.
Yukio Mishima
sabato 5 settembre 2026
Sole, di Aldo Palazzeschi
Sole
Vorrei girar la Spagna
sotto un ombrello rosso.
Vorrei girar l’Italia
sotto un ombrello verde.
Con una barchettina,
sotto un ombrello azzurro,
vorrei passare il mare:
giungere al Partenone
sotto un ombrello rosa
cadente di viole.
Aldo Palazzeschi
venerdì 4 settembre 2026
Alla mia terra, di Salvatore Quasimodo
Alla mia terra
Un sole rompe gonfio nel sonno
e urlano alberi;
avventurosa aurora
in cui disancorata navighi,
e le stagioni marine
dolci fermentano rive nasciture.
Io qui infermo mi desto,
d’altra terra amaro
e della pietà mutevole del canto
che amore mi germina
d’uomini e di morte.
Il mio male ha nuovo verde,
ma le mani sono d’aria
ai tuoi rami,
a donne che la tristezza
chiuse in abbandono
e mai le tocca il tempo,
che me discorza e imbigia.
In te mi getto: un fresco
di navate posa nel cuore;
passi nudi d’angeli
vi s’ascoltano, al buio.
Salvatore Quasimodo
giovedì 3 settembre 2026
Noi non sappiamo quale sortiremo.., di Eugenio Montale
Noi non sappiamo quale sortiremo
domani, oscuro o lieto;
forse il nostro cammino
a non tócche radure ci addurrà
dove mormori eterna l'acqua di giovinezza;
o sarà forse un discendere
fino al vallo estremo,
nel buio, perso il ricordo del mattino.
Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s'esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un'eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l'erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.
E un giorno queste parole senza rumore
che teco educammo nutrite
di stanchezze e di silenzi,
parranno a un fraterno cuore
sapide di sale greco.
EugenioMontale







