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venerdì 8 maggio 2026

Sul muro grafito.., di Eugenio Montale

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
se la mraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

Eugenio Montale

Quanto spesso scrivetti e dissi
cose che non, cose che poi;
fitte parole su fogli consunti
pieghe ossidate del tempo...

giovedì 7 maggio 2026

Prima di parlare domandati.., di Buddha

“Prima di parlare domandati
se ciò che dirai corrisponde a verità,
se non provoca male a qualcuno,
se è utile, ed infine se vale la pena 
turbare il silenzio 
per ciò che vuoi dire.”

 Buddha

Nelle nostre domande i dubbi,
rosposte abbarbicate a concetti
ritenuti utili, posti a sigillo
di incredulità, silenzi e paure...

mercoledì 6 maggio 2026

Comare Coletta, di Aldo Palazzeschi

Comare Coletta

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

– La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
– E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
– Ancora non hanno lasciato cadere
il vivo scarlatto.
– Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
– Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?

– Ricordi le luci, le gemme?
– Le vesti smaglianti?
– Ricordi gli sguardi?
– Ricordi il tuo sozzo peccato?
– Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
di fiori scarlatti
le ride sul petto.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Aldo Palazzeschi

Vecchie presenze un tempo
gioia per gli occhi e passioni,
ora risa, rughe e vecchiaia;
così come siamo noi tutti...

martedì 5 maggio 2026

Affanno, di Anonimo

Achille Regosa "L'affanno"

Affanno

Questo vivere in affanno,
Questo dilenzio mattinale
come un sospiro mancato
ritorna il pensiero.
 
Le vicende del cuore
mai risolte, vivide e sole
come un filare di cose
processione dell'anima...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

lunedì 4 maggio 2026

Ritorni, di Salvatore Quasimodo

Ritorni

Piazza Navona, a notte, sui sedili 
stavo supino in cerca della quiete, 
e gli occhi con rette e volute di spirali 
univano le stelle, 
le stesse che seguivo da bambino 
disteso sui ciotoli del Platani 
sillabando al buio le preghiere. 

Sotto il capo incrociavo le mie mani 
e ricordavo i ritorni: 
odore di frutta che secca sui graticci,
di violaciocca, di zenzero, di spigo; 
quando pensavo di leggerti, ma piano, 
(io e te, mamma, in un angolo in penombra) 
la parabola del prodigo, 
che mi seguiva sempre nei silenzi 
come un ritmo che s'apra ad ogni passo 
senza volerlo. 

Ma ai morti non è dato di tornare, 
e non c'è tempo nemmeno per la madre 
quando chiama la strada, 
e ripartivo, chiuso nella notte 
come uno che tema all'alba di restare . 

E la strada mi dava le canzoni, 
che sanno di grano che gonfia nelle spighe, 
del fiore che imbianca gli uliveti 
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie ; 
risonanze nei vortici di polvere, 
cantilene d'uomini e cigolio di traini 
con le lanterne che oscillano sparute 
ed hanno appena il chiaro di una lucciola. 

Salvatore Quasimodo

Una poesia del ricordo, mamma
e ricordo il tuo viso, il sorriso
così raramente espresso
eppure velato di infinito amore...

domenica 3 maggio 2026

Quando sono infelice, cara Mary.., di Kahlil Gibran

Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. 
Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. 
Mi ricordano del mio vero me. 
Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. 
Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui poter riposare da qualche parte.
Il luogo di riposo della mia anima è un bellissimo boschetto in cui vive il mio pensiero di te.
 
 Nelle solitarie elucubrazioni
rimane un filo di pensieri,
di volti, chiari, sempre vividi
e le voci che ancora io sento...

sabato 2 maggio 2026

Il Blues dei blues, di Cesare Pavese

Il Blues dei blues

Non c’è nulla di male a portare una bimba
nella propria stanza a sentire un gramofono.
Ma veniva il momento che i dischi morivano
soli e nessuno di noi due li ascoltava.
Si capisce – eravamo piú giovani ancora di loro
e quelle arie, quei suoni cantavano forte la vita.

Il male cominciò con me seduto
sul sofà e la ragazza che canterellando scendeva
a rimettere un disco dei soliti – un blues.
Erano cose gaie d’America, anche i blues
ma sentirli ripetere – sempre gli stessi –
e vederli ripetere, sempre, dalla medesima mano.

Ora – parlo soltanto di ieri – ma il giorno è venuto
che darei, darei tanto per tornare a vedere
la ragazza salirsene canterellando da me
e rimettere il disco d’un tempo – anche un blues.
(novembre 1931)

Cesare Pavese

Into the blue, troppo spesso
e gli sorrisi scarni nelle foto,
un black & white del tempo
come un abbraccio, lontano...

venerdì 1 maggio 2026

Primo Maggio, di Anonimo

Primo Maggio

Onirche immagini e visi
come bandiere rosse al sole
e ancora umidi percorsi
di pioggia o lacrime dense.
 
Attimi, istanti, insieme, invisi
al potere che dispensa parole
inutili e ancora vani discorsi
che il tempo magnanimo spense.
 
Primo maggio ancorato a derisi
ideali come al cuore ora duole
il ricordo dei tempi trascorsi,
 canzoni, emozioni, immense...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 30 aprile 2026

(da Twink) I miei tergicristalli.., di Robert Shure

(da Twink)

I miei tergicristalli si sono innamorati tra loro.
Davvero? Dev’essere un idillio perfetto.
Tu credi?
Oh sì - andranno ovunque in pieno accordo.
Non saranno felici.
Perché no?
Saranno troppo frustrati.
Come mai?
Quando piove, si inseguono per un bacio fugace,
ma senza mai riuscirci.
Dev’essere insopportabile.
Non credo che saranno in grado di reggerlo.
Forse stanno meglio senza pioggia,
quando possono limitarsi a restare lì a
covarsi con gli occhi. 

Robert Shure

Credere agli oggetti, a vitalità
indotte dal pensare continuo;
l'affezione porta al dolore,
 non sono eterne le cose...

 

mercoledì 29 aprile 2026

Mentre tu giocavi, dolcissimo Giovenzio.., (99) di Publio Valerio Catullo

99

Mentre tu giocavi, dolcissimo Giovenzio,
io t'ho rubato un bacio piú dolce del miele.
Ma l'ho pagato caro: crocifisso
per piú di un'ora sono rimasto, ricordo,
a scusarmi con te senza che le mie lacrime
potessero spegnere la tua collera.
Subito ti sei asciugato le labbra umide
d'ogni goccia con tutte e due le mani,
perché non restasse traccia della mia bocca
quasi fosse la sborrata d'una puttana.
E m'hai fatto subire tutte le torture
d'amore, ogni supplizio possibile:
cosí quel bacio che m'era sembrato tanto
dolce, si è rivelato piú amaro del fiele.
Se questa è la pena a cui condanni un amore
infelice, mai piú ti ruberò un bacio. 

Publio Valerio Catullo

I confini dell'amare, oggi
come insondabili sensi, pure
accovacciati dentro di noi;
siamo animali d'affetti...