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martedì 9 giugno 2026

Nel mio paese, di Andrea Zanzotto

Nel mio paese

Leggeri ormai sono i sogni,
da tutti amato
con essi io sto nel mio paese,
mi sento goloso di zucchero;
al di là della piazza e della salvia rossa
si ripara la pioggia
si sciolgono i rumori
ed il ridevole cordoglio
per cui temesti con tanta fantasia
questo errore del giorno
e il suo nero d'innocuo serpente

Del mio ritorno scintillano i vetri
ed i pomi di casa mia,
le colline sono per prime
al traguardo madido dei cieli,
tutta l'acqua d'oro è nel secchio
tutta la sabbia nel cortile
e fanno rime con le colline

Di porta in porta si grida all'amore
nella dolce devastazione
e il sole limpido sta chino
su un'altra pagina del vento

Andrea Zanzotto

Nell'arrancare ormai stremato
vive ancora la fanciullezza gaia
di resorgive pure e soli caldi,
estati del mio vivere allora...

lunedì 8 giugno 2026

Lamento dell’onesto progressista, di Ernest Hemingway

Lamento dell’onesto progressista

Lo so che i preti si masturbano di notte,
Che i gatti fottono,
E le ragazze non sono marmotte,
E tuttavia
Che cosa posso fare
Per aggiustar le cose se son rotte?
Parigi, 1922
«Querschnitt» (autunno 1924) 

Ernest Hemingway

Le cose non dette, celate
alla vista di altri, pudiche;
passioni irrisolte e amplessi
rubati, nascosti, furtivi...

domenica 7 giugno 2026

Antico, sono ubriacato dalla voce.., di Eugenio Montale

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Tumultuoso come il mare sento
brividi, venti impetuosi al cuore;
sabbia negli occhi, bruciore,ansia
scarni relitti sparsi in anima sola...

sabato 6 giugno 2026

Il serpente che danza, di Charles Baudelaire

Il serpente che danza

Quanto mi piace, cara indolente,
del tuo corpo splendido
veder, come stoffa ondeggiante,
brillar l’epidermide!

Sopra la tua chioma profonda,
pregna d’acri profumi,
mare d’odore forte e vagabondo,
flutti cerulei e bruni,

come una nave che si ridesta
al vento del mattino
sognante l’anima s’appresta
per un cielo lontano.

Dai tuoi occhi nulla traspare
né di dolce né d’amaro,
algide gioie ove son mischiati
il ferro e l’oro.

E nel vederti andare in cadenza,
splendida d’abbandono,
mi sembri un serpente che danza
in alto a un bastone.

Sotto il peso della tua pigrizia
la tua testa d’infante
languida dondola, con pari grazia
d’un giovane elefante,

il tuo corpo si piega e si tende
come naviglio esile
che fila inclinato rituffando
nell’acqua l’albero.

Come fonte gonfia per l’alimento
di ghiacciai mugghianti
se la saliva in bocca ti rimonta
fino all’orlo dei denti,

mi sembra di bere un vino boemo,
amaro e vincitore,
liquido cielo che mi sparge seme
di stelle nel cuore.

Charles Baudelaire

In quelle sfrenate passioni ho smarrito
innocenti, disincantati occhi cerulei;
infilato nel cuore un sospeso rimembra
cose passate, irrisolti momenti e catarsi...

venerdì 5 giugno 2026

Per Aufileno e Aufilena..(100), di Publio Valerio Catullo

100

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio, che senza riserve
m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore

Publio Valerio Catullo 

Tra umori dissoluti, vaghi
come lettere affidate al mare
ci pensiamo permeati di sole,
invece siamo colmi di ombre...

giovedì 4 giugno 2026

Crisantemi, tra r iflesso e suoni

 
Questa catarsi continua, assillante,
come a ricordarmi che è inutile
lottare, arrabbiarsi, sperare;
no, no, no, non sono più io...

mercoledì 3 giugno 2026

"Zio" Dario , di Anonimo

 
"Zio Dario
"

Soffuso rumore di remi,
acqua increspata di vento,
e quel ridere serio sul viso
provato da vita vissuta.
 
Fratello di tante avventure
di fiume, di boschi, di cibo
ti vedo, giulivo guardare
lecimeinnevate dei monti.
 
Ora so che mi manchi nel grido
strozzato al dolore di un figlio
più tuo che di dio,partito
lasciandoti solo nel vivere.
 
Più non fu vita la tua amico
che mi allontanasti con garbo
da quell'ultimo gioco di carte
che ancora mi pesa alla gola...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 2 giugno 2026

Il convento delle nazzarene, di Aldo Palazzeschi

Il convento delle nazzarene

Nazarene settecento
Tutte chiuse  in un convento
senza luci e senza grate
per le suore rinserrate.
Ma ve le figurate
tutte quelle monache,
con quelle enormi tonache,
là dentro rinserrate?
Una gran croce sul petto,
un anello benedetto,
una cinta nera e dura
per le suore di clausura.
Facce liete, facce austere,
chete chete passeggiare,
adunate in grandi schiere,
con sommesso mormorare
di preghiere.
Non un gesto di lamento
non un guardo di sconforto,
e son nientedimeno che settecento,
rinserrate là dentro.
Se ne vede una passare
con incesso da gran signora,
esemplare,
la Superiora Generale.
Immobile su di una poltrona,
con un' aria legnificata,
una suora centenaria
stringe l'ultimo chicco della sua corona.
E in un canto del vasto cortile;
una giovane, parte un pomo a spicchi,
in terra ha posato un bacile
pieno zeppo di radicchi.

Aldo Palazzeschi

Nel silenzio raccolto sgrana
una preghiera che sa di pena;
"vecchie suore nere", ricordo
botte, nel dormitorio silenzio...

lunedì 1 giugno 2026

De profundis clamavi, di Charles Baudelaire

De profundis clamavi

Pietà io chiedo a Te, mio solo amore,
da quest’abisso dove son recluso,
cupo universo dal confine chiuso
che notte empie di bestemmia e d’orrore.

C’è per sei mesi un sole che non raggia,
grava per altri sei una notte cruda,
quest’è landa del polo ancor più nuda:
bestie non v’ha o fiumi o bosco o piaggia.

Non c’è un più crudele orrore al mondo
di questo sole ghiaccio ed infecondo,
di questa notte al vecchio Caos eguale.

Sorte invidio del più vile animale
che in un torpore opaco si ravvolge,
tanto lento il suo fuso il tempo svolge.

 Charles Baudelaire

Disastro annunciato di passioni
ritorce in noi il vivere e la vita;
stanchi di sogni cerchiamo
concrete occasioni, infinite...

 

domenica 31 maggio 2026

Antico, sono ubriacato dalla voce.., di Eugenio Montale

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Pompeo Mariani a Bordighera

Mari, lontani, vicinanze mentali
negli assidui pensieri, coinvolti
e sogni, svago nell'anima asperse
le vite di altri ancora convergono...