Cerca nel blog

lunedì 31 agosto 2026

Elisa, di Anonimo

Elisa
 
Concitate stupidaggini nei sensi
la ricordo serena e sua madre
che ancora tocca i capelli
un'ultima carezza d'amore...
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati

domenica 30 agosto 2026

Protocollo cittadino #175 (Rivolte), di Gujil

Eugène Delacroix
"La libertà che guida il popolo"
Rivolte

La testa piena di dubbi, domande
impegni intrapresi sconfinano
nelle teorie dei sempre, rivolte
come rivoluzioni sospese...
 
Gujil

sabato 29 agosto 2026

Inno alla bellezza, di Charles Baudelaire

Inno alla bellezza

Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,
Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
ed in questo puoi essere paragonata al vino.

Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora;
profumi l’aria come una sera tempestosa;
i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora
che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso.

Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
Il Destino irretito segue la tua gonna
come un cane; semini a caso gioia e disastri,
e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente,
l’Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

Verso di te, candela, la falena abbagliata
crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
L’innamorato ansante piegato sull’amata
pare un moribondo che accarezza la tomba.

Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta
di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?

Charles Baudelaire

Bellissime figure ondeggiano
strade di Francia, dettagli infiniti
di festose accoglienze e sogni
ùlungo le rive di placidi fiumi...

venerdì 28 agosto 2026

Il volto della pace (Francia), di Paul Éluard

Il volto della pace (Francia)

Conosco tutti i luoghi dove abita la colomba
e il più naturale è la testa dell’uomo.

L’amore della giustizia e della libertà
ha prodotto un frutto meraviglioso.
Un frutto che non marcisce
perché ha il sapore della felicità.

Che la terra produca, che la terra fiorisca
che la carne e il sangue viventi
non siano mai sacrificati.

Che il volto umano conosca
l’utilità della bellezza
sotto l’ala della riflessione.

Pane per tutti, per tutti delle rose.
L’abbiamo giurato tutti.
Marciamo a passi da giganti.
E la strada non è poi tanto lunga.

Fuggiremo il riposo, fuggiremo il sonno,
coglieremo alla svelta l’alba e la primavera
e prepareremo i giorni e le stagioni
a seconda dei nostri sogni.

La bianca illuminazione
di credere tutto il bene possibile.
L’uomo in preda alla pace s’incorona di speranza.
L’uomo in preda alla pace ha sempre un sorriso
dopo tutte le battaglie, per chi glielo chiede.

Fertile fuoco dei grani delle mani e delle parole
un fuoco di gioia s’accende e ogni cuore si riscalda.
La vittoria si appoggia sulla fraternità.
Crescere è senza limiti.
Ciascuno sarà vincitore.

La saggezza è appesa al soffitto
e il suo sguardo cade dalla fronte come una
lampada di cristallo
la luce scende lentamente sulla terra
dalla fronte del più vecchio passa al sorriso
dei fanciulli liberati dal timore delle catene.

Pensare che per tanto tempo l’uomo ha fatto
paura all’uomo
e fa paura agli uccelli che porta nella sua testa.

Dopo aver levato il suo viso al sole
l’uomo ha bisogno di vivere
bisogno di far vivere e s’unisce d’amore
s’unisce all’avvenire.

La mia felicità è la nostra felicità
il mio sole è il nostro sole
noi ci dividiamo la vita
lo spazio e il tempo sono di tutti.

L’amore è al lavoro, egli è infaticabile.
Eravamo nel millenovecento diciassette
e conserviamo il senso
della nostra liberazione.
Noi abbiamo inventato gli altri
come gli altri ci hanno inventato.
Avevamo bisogno gli uni degli altri.

Come un uccello che vola ha fiducia nelle sue ali
noi sappiamo dove conduce la nostra mano tesa:
verso nostro fratello.

Colmeremo l’innocenza
della forza che tanto a lungo
ci è mancata
non saremo mai più soli.

Le nostre canzoni chiamano la pace
e le nostre risposte sono atti per la pace.
Non è il naufragio, è il nostro desiderio
che è fatale, e la pace inevitabile.

L’architettura della pace
riposa sul mondo intero.

Apri le tue ali, bel volto;
imponi al mondo di essere saggio
poiché diventiamo reali,
diventiamo reali insieme per lo sforzo
per la nostra volontà di disperdere le ombre
nel corso folgorante di una nuova luce.

La forza diventerà sempre più leggera
respireremo meglio, canteremo a voce più alta.

Paul Éluard

Riscoprire suoni, garbati
volti gentili e occhi, nel verde,
nel blu di una Francia vicina
eppure il cuore sussulta e tace...

giovedì 27 agosto 2026

Suggestioni francesi #3 (Lyon) , di Gujil

Bellezza composta, antica
piazze colme di vitale arroganza
nell'aria ventilano fasti austeri
e giovani essenze di gioia... 
 
Gujil

mercoledì 26 agosto 2026

Suggestioni francesi #2 (Annecy & Perouges), di Gujil

Brezza di lago nel sole
cammino, mercato, gente, 
il sapore confonde i miei pasdi
su antichi selciati sconnessi...
 
Gujil

martedì 25 agosto 2026

Suggestioni Francesi #1, di Gujil

Di nuovo in viaggio, Francia
conosciuta allora, la prima
poi altri lidi, lontani, eppure
spesso ritorno... libertè...
 
Gujil

lunedì 24 agosto 2026

L'Eucalyptus, di Salvatore Quasimodo

L'Eucalyptus

Non una dolcezza mi matura,
e fu di pena deriva
ad ogni giorno
il tempo che rinnova
a fiato d'aspre resine.

In me un albero oscilla
da assonnata riva,
alata aria
amare fronde esala.

M'accori, dolente rinverdire,
odore dell'infanzia
che grama gioia accolse,
inferma già per un segreto amore
di narrarsi all'acque.

Isola mattutina:
riaffiora a mezza luce
la volpe d'oro
uccisa a una sorgiva.

Salvatore Quasimodo

Immagini strbilianti e sogni
indicibili ai sensi dei più
ora ritrovo tristezze e vane
corse affannate incontro...

domenica 23 agosto 2026

Apro la mia finestra, di Aldo Palazzeschi

Apro la mia finestra

Il pozzo azzurro del sole
affonda,
nel cielo denso d’amaranto,
nel mezzo agli oliveti porporini
galleggia
il mazzo degli oleandri d’argento.
Mi sento bruciare.

Aldo Palazzeschi

Sere d'estate a guardare
tramonti di colori forti e
orizzonti pacati, frescure
ancora scaldano il cuore...

sabato 22 agosto 2026

Protocollo cittadino #174 (Sognando), di Gujil

Sognando

Ti hovisto nel sogno padre
insieme, contro, insiemea tutti;
la casa, quella di allora, spoglia
ma piena di vita e colori...
 
Gujil