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domenica 22 febbraio 2026

“È un amore impossibile”.., di Sesto Aurelio Properzio

“È un amore impossibile” – mi dici.
“È un amore impossibile” – ti dico.
Ma scopri che sorridi se mi guardi,
e scopro che sorrido se ti vedo.
“Di notte” – tu confessi – “io ti penso…
Ti penso giorno e notte,
e mi domando se stai pensando a me,
mentre ti penso.
… La società, le regole, i doveri…
ma tremi quando stringo le tue mani.”
“Meglio felici o meglio allineati?”
– Ti chiedo. –
E il tuo sorriso accende il giorno,
cambiando veste ad ogni mio pensiero.
“Questo amore è possibile” – ti dico.
“Questo amore è possibile” – mi dici.

Sesto Aurelio Properzio

Amori, amari passionali
contratte membra assorbono
potere di abbracci e baci,
poi rimane tristezza a volte...

sabato 21 febbraio 2026

Il ragazzo che era in me, di Cesare Pavese

Il ragazzo che era in me

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]

Cesare Pavese

Passioni, paure ed ansie,
il ragazzo che era in me piange
e si illude ancora di fare
eppure è solo una chimera...

venerdì 20 febbraio 2026

Specchio, di Salvatore Quasimodo

Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Salvatore Quasimodo

Un inno alla Primavera, ora,
che arriva con colori più densi
carichi di vita di aria, di sole;
poi ancora un giorno di gelo...

giovedì 19 febbraio 2026

Frammento.., di Anonimo

...sconclusionati impeti di sensi
accavallano ipotesi, studi, cuori;
nel confermare la mia inquietudine
collimo la mente e l'anima...
 
Anonimo
del XIX° secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 18 febbraio 2026

A palazzo Rari or, di Aldo Palazzeschi

A palazzo Rari or

Da vetri oscurissimi
leggera una nebbia viola traspare:
finissima luce.
E s’odon le note morenti
dei balli più lenti.
Si vedon dai vetri
passare volanti
le tuniche bianche
di coppie danzanti.

Aldo Palazzeschi

Fantasmi, paure, sogni,
non spingerti oltre anima
in un frullare veloce di cose
rimango attonito, perplesso...

martedì 17 febbraio 2026

Danza alchemica, di Anonimo

Danza alchemica

Le curve linee del desiderio
irrompono di dolci pendii
la mente  ancora rimanda
messaggi suadenti, le mani.

Sfinire nell'ego riscontri
risaputi ancestrali e passioni
come vento indomabile smuove
la diga che trattiene gli umori.

Prorompe infine una goccia
che muove di fremiti il cuore,
poi si calma il respiro, s'acquieta,
il corpo riposa, appagato, infinito...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

lunedì 16 febbraio 2026

La farandola dei fanciulli.., di Eugenio Montale

La farandola dei fanciulli sul greto
era la vita che scoppia dall'arsura.
Cresceva tra rare canne e uno sterpeto
il cespo umano nell'aria pura.

Il passante sentiva come un supplizio
il suo distacco dalle antiche radici.
Nell'età d'oro florida sulle sponde felici
anche un nome, una veste, erano un vizio,

Eugenio Montale

Nel mio lontano ricordo di greti
un fruscio di serpi e mio padre
corso in aiuto, al suo cucciolo;
poi questo nulla che è tempo...

domenica 15 febbraio 2026

Cabina telefonica Numero 507, di Pedro Pietro

Cabina telefonica
Numero 507

salterò dalla finestra
se è questo che serve
per soddisfarti sessualmente,
ma solo se tu abiti nel
seminterrato.

Telephone Booth
Number 507

I will jump out the window
if thats what it takes
to satisfy you sexually,
but only if you live in the
basement.

Pedro Pietri

Finestre sul mondo, coppie
vecchi e giovani amanti reclusi
in amore ancestrali e passione
che sgorga di umori violenti...

sabato 14 febbraio 2026

Gente non convinta, di Cesare Pavese

Gente non convinta

Questa pioggia che cade per piazze e per strade,
e in caserma e in collina, va tutta sprecata.
Domattina le piante saranno lavate,
lungo i viali, e il cortile in caserma bel molle,
da sfangarci al ginocchio: i lavori che fanno in città
sembran tutti quest’acqua che cade sui tetti.

(Fuori, piova nel buio per tutte le strade,
finirà che domani per terra c’è l’erba).

Si è veduto stasera venire giú l’acqua
per i fossi, in collina, e la terra ingiallita
dalle foglie e dal fango. Ma, sopra il sentore
della terra, uno sterile tanfo di fiori
che succhiavano l’acqua, e tra i fiori, le ville
che grondavano pioggia. Soltanto dall’altro versante,
arrivare sul vento un sentore di vigna.

(Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c’è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

C’è un odore di pietra nel vento bagnato,
e per terra, soltanto rotaie. Le donne che passano
le conosce nessuno. Le donne in città
sono sempre diverse e non servono a niente.
Nel casino, là sí che gli odori son buoni
e le donne son brave. Ma vivono come in caserma
anche loro e il lavoro che fanno è una stupidità.

(Non importa: le donne verranno a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

Cesare Pavese

Acqua che scorre nei fiumi
come copiose lacrime agli occhi;
incertezze ammantate di viola
in un contesto assurdo di voci...

venerdì 13 febbraio 2026

Sono io che penso..., di Anonimo

Sono io che penso...

 In fondo sono solo io che penso
che rurro possa ruotarmi intorno,
le cose, la vita, le tante persone
in un fulgido turbine di colori.

Mi illudo ancora di me,
delle mie sincere posizioni
degli scherzi, delle parole dette;
poi tutto ritorna reale...

 Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate