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venerdì 26 giugno 2026

L’età chiedeva, di Ernest Hemingway

L’età chiedeva

L’età chiedeva che cantassimo
e ci tagliò la lingua.
L’età chiedeva che sgorgassimo
e tappò la bottiglia col turacciolo.
L’età chiedeva che ballassimo
e c’infilò due braghe di bandone.
E alla fine l’età riceveva
né più né meno della merda che chiedeva.
Parigi, 1922
«Querschnitt» (febbraio 1925) 

Ernest Hemingway

Nel fiume di ricordi vagano
anche i tanti rimpianti sopiti;
come gemiti e lamenti inghiottiti
pensiamo la nostra adolescenza...

giovedì 25 giugno 2026

Sperdutamente, di Pedro Salinas

Sperdutamente

Sperdutamente
amanti, per il mondo,
Amare! Che confusione
senza pari! Quanti errori!
baciare volti invece
di maschere amate.
Universo in equivoci:
minerali in fiore,
che vogano nel cielo,
sirene e coralli
sulle nevi perenni,
e nel fondo del mare,
costellazioni ormai
stanche, transfughe
dalla gran notte orfana
dove muoiono i palombari.
Noi due. Che smarrimento!
Questa strada, l’altra,
quella? Le carte, false,
scombussolando le rotte,
giocano a farci smarrire,
fra rischi senza faro.
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
Dell’allegria purissima
di sbagliare e trovarci
sulle soglie, sui margini
tremuli di vittoria,
senza voglia di vincere.
Con il giubilo unico
di vivere una vita
innocente tra errori,
e che non vuole altro
che essere, amare, amarsi
nell’immensa altezza
di un amore
che si ama ormai
con tanto distacco da tutto
ciò che non è lui,
che si muove ormai al di sopra
di trionfi o di sconfitte,
ebbro nella pura gloria
della sua certezza.

Pedro Salinas

Amari amori strutturati
e intense voglie spartite;
il cuore è un anfratto dove
permeano umori distratti...

mercoledì 24 giugno 2026

Sed non satiata, di Charles Baudelaire

Sed non satiata

Bizzarra divinità, bruna come le notti,
profumata di muschio misto all’avana,
opera di un qualche obi, Faust della savana,
strega dai fianchi d’ebano, figlia della notte buia,

preferisco all’oppio, alle notti, alla costanza
il liquore della tua bocca, in cui trionfa l’amore.
A te i miei desideri si volgono in carovana
e i tuoi occhi sono cisterne che dissetano i miei tormenti.

Da questi grandi occhi neri, spiragli della tua anima,
o demone impietoso, versami meno fiamme:
io non sono lo Stige che può stringerti nove volte,

e non posso, suvvia, megera libertina
per smorzare il tuo ardore e metterti alle strette
nell’inferno del tuo letto divenire Proserpina!

Charles Baudelaire

Effimere pretese giacciono
in freddi abbracci senza passione;
dove stancamente ricerco calore
trovo solopiacevole tepore...

martedì 23 giugno 2026

Anche mi fugge la mia compagnia.., di Salvatore Quasimodo

Anche mi fugge la mia compagnia,
donne di ghetto, giullari di taverna,
fra cui passai gran tempo,
e morta è la ragazza
a cui ardeva il volto perenne
unto d'olio della pasta àzzima
e la buia carne d'ebrea.

Forse è mutata pure la mia tristezza,
come fossi non mio,
da me stesso scordato.

Salvatore Quasimodo

Ermeticamente assurdo ricreo
cose riteniute perse, lontane;
nel manto pesante dell'oblio
soppeso respiro ed abbraccio...

lunedì 22 giugno 2026

Mattina di Giugno, di Anonimo

Alfred Sisley
"Mattina di Giugno a Saint-Mammés
Mattina di Giugno
 
Soppeso nell'alba un silenzio
fatto di piccoli, infinitesimi attimi
sono solo, nell'aria fresca
di una mattina di giugno.
 
Ho riso spesso di me,
trovato scuse e rimproveri,
ora siedo, scrivo, ricordo,
mi manca tanto un caffè...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 21 giugno 2026

Di mare in mare, da un popolo all'altro.., (101) di Valerio Catullo

101

Di mare in mare, da un popolo all'altro
vengo a queste tue misere esequie, fratello,
per donarti l'ultima offerta che si deve ai morti
e invano parlare alle tue ceneri mute:
ora che la sorte a me ti ha strappato,
cosí crudelmente strappato, fratello infelice.
Pure, amaro dono per un rito estremo,
nell'uso antico dei padri accogli l'offerta
che ora ti affido: cosí intrisa del mio pianto.
E in eterno riposa, fratello mio, addio.

Valerio Catullo

Amore fraterno, così strano,
diverso dal resto, intenso
come può essere l' odio
cospetti di umori ancestrali...

sabato 20 giugno 2026

È triste la sera stanca.., di Cesare Pavese

È triste la sera
stanca.
Ma è tanto triste
che non piange neppure.
È triste come quel bocciolo di rosa
piccolo chiuso e chino
che pare non s’abbia ad aprire
mai piú
per non vedere la vita.
(Tre grandi margherite
sane, aperte, diritte,
guardano fisso, stupite,
come tre belle bimbe un po’ sciocchine).
L’aria è profumata a primavera
e il tenue profumo
con un’ebrezza strana
stringe tanto il cuore
come sul far della sera
in campagna
quando si passa presso il Camposanto.
(Un orologio con tic tac regolare
accompagna il monotono
cinguettio delle rondini).
… È triste la sera
stanca.
Ma nulla piange…
… e silenziosa
… scende la notte
profonda.
(solo ora
dalle tenebre
dense e maestose,
sconsolato
sale
un singhiozzo).

Cesare Pavese

La tristezza della sera, visioni,
colori caldi e tepore dai muri
inondati di sole, ora ombre
risaputi fantasmi, compagni...

venerdì 19 giugno 2026

"Here we are...", di Anonimo

 
"Here we are..."
 
Sottinteso ai ricordi amiamo
ancora cercare, vivere,amare
in questo lento, caotico restar
diciamo "here we are..."

Incorniciato da attimi stesi
come corpi al senso chiaro
di cose serene,uniche e rare
si pensa "here we are..."
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 18 giugno 2026

Scendendo qualche volta gli aridi greppi .., di EugenioMontale

Scendendo qualche volta
gli aridi greppi ormai
divisi dall'umoroso
Autunno che li gonfiava,
non m'era più in cuore la ruota
delle stagioni e il gocciare
del tempo inesorabile;
ma bene il presentimento
di te m'empiva l'anima,
sorpreso nell'ansimare
dell'aria, prima immota,
sulle rocce che orlavano il cammino.
Or, m'avvisavo, la pietra
voleva strapparsi, protesa
a un invisibile abbraccio;
la dura materia sentiva
il prossimo gorgo, e pulsava;
e i ciuffi delle avide canne
dicevano all'acque nascoste,
scrollando, un assentimento.
Tu vastità riscattavi
anche il patire dei sassi:
pel tuo tripudio era giusta
l'immobilità dei finiti.
Chinavo tra le petraie,
giungevano buffi salmastri
al cuore; era la tesa
del mare un giuoco di anella.
Con questa gioia precipita
dal chiuso vallotto alla spiaggia
la spersa pavoncella.

EugenioMontale

Scoscese e dirupi in fronte
alla mia spiaggia di rena;
mare come abbraccio di anni
anche quelli che videro loro...

mercoledì 17 giugno 2026

Attesa, di Raymond Carver

Attesa

Esci dalla statale a sinistra e scendi giù dal colle.
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio.
Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra. Prosegui.
Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada.
Prendi quella e nessun’altra.
Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella appresso, subito dopo una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?”

Raymond Carver

Attese infinite stagliano
tristi silhouette di persone;
il bagaglio vuoto che pesa
spesso sulle nostre vite...