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venerdì 10 aprile 2026

:Riflessi, diAldo Palazzeschi

:Riflessi

Rasentano piano gli specchi invisibili
avvolti di nebbia,
non lasciano traccia nell’ombra,
gli specchi non hanno riflessi,
non cade su loro dell’ombra una macchia,
neppure la macchia dell’oro.
Un raggio vien fuori dal centro
di luce giallastra.
Sul raggio rimangono lievi, impalpabili,
impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.
Dei volti talora vi appaiono,
dei volti bianchissimi,
appena il pallore la luce ne scopre.
Talaltra vi passan dei manti fioriti,
vi passano lenti, cangianti, splendenti.
S’arrestano i volti,
s’arrestan, più chiari si fanno,
vi splende d’un tra o uno sguardo,
due occhi che corron cercando pungenti,
o in fondo confusi v’appaion languenti, morenti.
Vi passa pian piano la nebbia e ricopre,
confonde gli sguardi con luci di gemme.
In basso,
si segue la ridda
dei piccoli puntip p
di dadi danzanti.
Due dadi grandissimi, in fondo,
rimangono fermi,
ne splendono i punti nerissimi intenti.
Vi passano lievi davanti
le impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.

Aldo Palazzeschi

Guardo lo specchio grande
mi vedo, riflesso, un selfie
per un volto ora lontano,
gli occhi stanchi vedono...

giovedì 9 aprile 2026

Fiumi e parole, di Anonimo

Fiumi e parole
(a Emilio)

Le mattine, le nebbie,
le acque nostre rinchiuse
da monti, le valli, ricordi.
Io ruppi quel filo continuo
che univa la nostra passione
subisti senza battere ciglio
il dolore che ancora io provo.
Tutto finì così come cominciò
con poche parole, l'addio
lontano, lontano dal fiume.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

mercoledì 8 aprile 2026

Apriti Aprile, di Anonimo

Apriti Aprile

(a Teo, a Chiara)

Apriti aprile oggi, nel sole
che sia viso di bimba ridente, 
che siano occhi di madre.

Ne verde più nuovo infinito
amore, riposto, nascosto,
sia senso di vita, prepotente.

Aprile oggi, nel sole già caldo
di abbracci, di baci, di mani
a toccare con un dito il cielo.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 7 aprile 2026

Vicolo, di Salvatore Quasimodo

 Vicolo

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Le strette strade del cuore
ancora isole di perdute cose;
infiniti aspetti rispecchiano
cose passate, radicate, dentro...

lunedì 6 aprile 2026

La “Speranza” è quella cosa piumata -, di Emily Dickinson

La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –

E la senti – dolcissima – nel vento –
E dura deve essere la tempesta –
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti –

Io l’ho sentito nel paese più gelido –
e sui mari più alieni –
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ho chiesto una briciola – di me.

Emily Dickinson

Oh Spes! ultima dea ancora
le armi irrompono, uccidono;
nel fragore la gente muore
e noi viviamo la speranza...

domenica 5 aprile 2026

Pasqua in trincea, di Ferdinando Bernini

Pasqua in trincea

Non una madre a noi con braccia alacri
aperse la finestra al nuovo sole,
nessuno aggiunse a tepidi lavacri
odor di viole.

Non c'è per noi nel vecchio canterale
tra nafta e alloro l'abito di festa,
nessuna donna al riso mattinale
per noi s'è desta.

Un abito pareggia ed accomuna
i figli della terra multiforme,
nella vicenda varia di fortuna
con noi s'addorme

l'abito grigioverde sulla paglia:
nella licenza lo mendò con cura
la madre: l'abito tuo di battaglia,
di sepoltura. 

Ferdinando Bernini

Guerre ancora, basta, basta...
il mio essere rigurgita incredulo
odio che è radice di guerra
che ancora... basta, basta...

sabato 4 aprile 2026

«Arsiero, Asiago…», di Ernest Hemingway

«Arsiero, Asiago…»

Arsiero, Asiago,
E un’altra cinquantina,
Paeselli di frontiera,
Prima della carneficina,
Monte Grappa, Monte Corno,
Due dozzine così,
Nei bei giorni di pace
Manco sapevi che fossero lì.

Ernest Hemingway

Guerra, oggi, come ieri,
morte, distruzione, paura,
come ieri, come sempre,
pazzi, stupidi uomini...

venerdì 3 aprile 2026

La freccia, di Antonio Machado

La freccia

Oh, la freccia, il canto
al Cristo degli zingari,
sempre con il sangue sulle mani,
sempre da sbloccare!
Canta del popolo andaluso,
che ogni primavera
chiede le scale
salire sulla croce!
Canta della mia terra,
che getta fiori
al Gesù dell'agonia,
ed è la fede dei miei anziani!
Oh, non sei la mia canzone!
Non posso cantare, né voglio
a quel Gesù sull'albero,
ma a chi camminava nel mare!

Antonio Machado

Un canto nel buio notturno
passione di Cristo, mia madre,
mia nonna, le uova sode deposte
e una foglia di ulivo, ricordo...

giovedì 2 aprile 2026

Cigola la carrucola del pozzo.., di Eugenio Montale

Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...

Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide. 

Eugenio Montale

Nel cigolio il silenzio
si ruppe, cadde un velo;
rimane il rumore, chiudo
i miei occhi, riascolto...

mercoledì 1 aprile 2026

Se mai la tenerezza di un conforto.., (96) di Publio Valerio Catullo

96

Se mai la tenerezza di un conforto può giungere
alle tombe silenziose, Calvo, dal nostro dolore,
dal rimpianto che rivive l'amore passato
e lamenta l'affetto perdutosi nel tempo,
certo Quintilia tanto s'incanta al tuo amore,
che piú non si dispera della sua vita breve.

Publio Valerio Catullo

Nei rimorsi, nei rimpianti,
ricerche imperiose di brevi
passioni, eccitanti momenti
indiscussi attimi di gioia...