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sabato 14 febbraio 2026

Gente non convinta, di Cesare Pavese

Gente non convinta

Questa pioggia che cade per piazze e per strade,
e in caserma e in collina, va tutta sprecata.
Domattina le piante saranno lavate,
lungo i viali, e il cortile in caserma bel molle,
da sfangarci al ginocchio: i lavori che fanno in città
sembran tutti quest’acqua che cade sui tetti.

(Fuori, piova nel buio per tutte le strade,
finirà che domani per terra c’è l’erba).

Si è veduto stasera venire giú l’acqua
per i fossi, in collina, e la terra ingiallita
dalle foglie e dal fango. Ma, sopra il sentore
della terra, uno sterile tanfo di fiori
che succhiavano l’acqua, e tra i fiori, le ville
che grondavano pioggia. Soltanto dall’altro versante,
arrivare sul vento un sentore di vigna.

(Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c’è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

C’è un odore di pietra nel vento bagnato,
e per terra, soltanto rotaie. Le donne che passano
le conosce nessuno. Le donne in città
sono sempre diverse e non servono a niente.
Nel casino, là sí che gli odori son buoni
e le donne son brave. Ma vivono come in caserma
anche loro e il lavoro che fanno è una stupidità.

(Non importa: le donne verranno a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

Cesare Pavese

Acqua che scorre nei fiumi
come copiose lacrime agli occhi;
incertezze ammantate di viola
in un contesto assurdo di voci...

venerdì 13 febbraio 2026

Sono io che penso..., di Anonimo

Sono io che penso...

 In fondo sono solo io che penso
che rurro possa ruotarmi intorno,
le cose, la vita, le tante persone
in un fulgido turbine di colori.

Mi illudo ancora di me,
delle mie sincere posizioni
degli scherzi, delle parole dette;
poi tutto ritorna reale...

 Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 12 febbraio 2026

“Nostalgia della mia dimora”, di Jin Yi

“Nostalgia della mia dimora”

Una città immersa nella nebbia del lago,
la pioggia suona come una canzone di canne.
Persino adesso nella dimora che ho lasciato,
i fiori sono caduti e i rami sono scarni.

Jin Yi

Questo inverno che è ora
pieno di sconfitte e deliri;
rimane un deprecabile gesto
combatto il vuoto dentro...

mercoledì 11 febbraio 2026

L'orto dei veleni, di Aldo Palazzeschi

L'orto dei veleni

È cinto da un muro ch’è alto tre spanne,
la via lo circonda.
Di fuori si vedon le frutta mature.
Son alberi grandi
che piegano i rami
col peso
possente
dei pomi.
I pomi maturi rilucono al giorno.
Al centro dell’orto v’è un mucchio di sassi,
di pietre ruinate.
V’è sotto, sepolta, la vecchia padrona dell’orto.
Aveva centanni la vecchia,
viveva nell’orto,
viveva di frutti,
soltanto di frutti.
La gente al narrarlo fa il segno di croce.
Nessuno ha mai colto quei frutti,
nessuno ha varcato quel muro.
Soltanto la sera vi ridon civette a migliaia.
E cadono e cadono i frutti maturi,
s’ammassano ai piedi dei tronchi robusti,
s’ammassan s’ammassan
mandando profumi soavi.

Aldo Palazzeschi

Inaccessibili luoghi, la mente
contiene ricordi e posti segreti;
nel brivido intenso del senso
rivedo cose perdute, lontane...

martedì 10 febbraio 2026

Non me ne importa niente..,(93), di Publio Valerio Catullo

93

Non me ne importa niente di piacerti, Cesare,
né di sapere se sei bianco o nero.

Publio Valerio Catullo

Oggi è troppo razzismo,
diffuso, strisciante, inutile;
abbiamo paura dell'altro
e spesso noi siamo l'altro...

lunedì 9 febbraio 2026

Non mi piacciono i fine settimana.., di Charles Bukowski

Non mi piacciono i fine settimana. 
Tutti erano fuori per le strade. 
Tutti a giocare a ping pong o a falciare l'erba o a lustrare le macchine o in giro per i supermercati per i parchi e per le spiagge. 
Gente dappertutto. 
Il lunedì era il mio giorno preferito. 
Tutti tornavano al lavoro e non mi toccava vederli.
 
Charles Bukowski
Hollywood, Hollywood!, 1990 
Non è mai stato giorno
diverso da altri, forse
intenso come il vivere
che non sa differenze...

domenica 8 febbraio 2026

Lettera mai spedita di Frida Kahlo al marito Diego Rivera

…La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra.
Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quan
to me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore...

Frida Kahlo

Mai, e poi, mai, scritto poi letto
ricordo la lingua, i fiocchi di neve
quei superflui inviti spesso recisi
da forbici che tagliano tutto...

sabato 7 febbraio 2026

Un sabato, di Anonimo

Un sabato

 Un sabato di Febbraio, silenzio
appena albeggia, silenzio,
tra un pò la città si sveglia
ma ora io penso, in silenzio...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

 

venerdì 6 febbraio 2026

Cabina Telefonica Numero 301, di Pero Pietri

Cabina Telefonica
Numero 301

quando ero molto giovane
ero solito avere tante
ragazze immaginarie
ora che sono un adulto
mi mancano parecchio 

Pedro Pietri

Un vecchio libertino ondeggia
barcollante bicchiere di nulla;
rimangono incise nel buio
alcune luci di stelle passate...

giovedì 5 febbraio 2026

La tosse, di Loredana Savelli

La tosse

mi rassegno al non-senso del respiro
e non chiedo
-piuttosto credo-
in chi mi ha venduto
lo sciroppo del domani:
certo più dell’oggi.

Loredana Savelli

Colpo di tosse e silenzi,
ondeggio tra alti e bassi
ago impazzito di bilancia
starata, ruggine erode...