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domenica 7 giugno 2026

Antico, sono ubriacato dalla voce.., di Eugenio Montale

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Tumultuoso come il mare sento
brividi, venti impetuosi al cuore;
sabbia negli occhi, bruciore,ansia
scarni relitti sparsi in anima sola...

sabato 6 giugno 2026

Il serpente che danza, di Charles Baudelaire

Il serpente che danza

Quanto mi piace, cara indolente,
del tuo corpo splendido
veder, come stoffa ondeggiante,
brillar l’epidermide!

Sopra la tua chioma profonda,
pregna d’acri profumi,
mare d’odore forte e vagabondo,
flutti cerulei e bruni,

come una nave che si ridesta
al vento del mattino
sognante l’anima s’appresta
per un cielo lontano.

Dai tuoi occhi nulla traspare
né di dolce né d’amaro,
algide gioie ove son mischiati
il ferro e l’oro.

E nel vederti andare in cadenza,
splendida d’abbandono,
mi sembri un serpente che danza
in alto a un bastone.

Sotto il peso della tua pigrizia
la tua testa d’infante
languida dondola, con pari grazia
d’un giovane elefante,

il tuo corpo si piega e si tende
come naviglio esile
che fila inclinato rituffando
nell’acqua l’albero.

Come fonte gonfia per l’alimento
di ghiacciai mugghianti
se la saliva in bocca ti rimonta
fino all’orlo dei denti,

mi sembra di bere un vino boemo,
amaro e vincitore,
liquido cielo che mi sparge seme
di stelle nel cuore.

Charles Baudelaire

In quelle sfrenate passioni ho smarrito
innocenti, disincantati occhi cerulei;
infilato nel cuore un sospeso rimembra
cose passate, irrisolti momenti e catarsi...

venerdì 5 giugno 2026

Per Aufileno e Aufilena..(100), di Publio Valerio Catullo

100

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio, che senza riserve
m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore

Publio Valerio Catullo 

Tra umori dissoluti, vaghi
come lettere affidate al mare
ci pensiamo permeati di sole,
invece siamo colmi di ombre...

giovedì 4 giugno 2026

Crisantemi, tra r iflesso e suoni

 
Questa catarsi continua, assillante,
come a ricordarmi che è inutile
lottare, arrabbiarsi, sperare;
no, no, no, non sono più io...

mercoledì 3 giugno 2026

"Zio" Dario , di Anonimo

 
"Zio Dario
"

Soffuso rumore di remi,
acqua increspata di vento,
e quel ridere serio sul viso
provato da vita vissuta.
 
Fratello di tante avventure
di fiume, di boschi, di cibo
ti vedo, giulivo guardare
lecimeinnevate dei monti.
 
Ora so che mi manchi nel grido
strozzato al dolore di un figlio
più tuo che di dio,partito
lasciandoti solo nel vivere.
 
Più non fu vita la tua amico
che mi allontanasti con garbo
da quell'ultimo gioco di carte
che ancora mi pesa alla gola...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 2 giugno 2026

Il convento delle nazzarene, di Aldo Palazzeschi

Il convento delle nazzarene

Nazarene settecento
Tutte chiuse  in un convento
senza luci e senza grate
per le suore rinserrate.
Ma ve le figurate
tutte quelle monache,
con quelle enormi tonache,
là dentro rinserrate?
Una gran croce sul petto,
un anello benedetto,
una cinta nera e dura
per le suore di clausura.
Facce liete, facce austere,
chete chete passeggiare,
adunate in grandi schiere,
con sommesso mormorare
di preghiere.
Non un gesto di lamento
non un guardo di sconforto,
e son nientedimeno che settecento,
rinserrate là dentro.
Se ne vede una passare
con incesso da gran signora,
esemplare,
la Superiora Generale.
Immobile su di una poltrona,
con un' aria legnificata,
una suora centenaria
stringe l'ultimo chicco della sua corona.
E in un canto del vasto cortile;
una giovane, parte un pomo a spicchi,
in terra ha posato un bacile
pieno zeppo di radicchi.

Aldo Palazzeschi

Nel silenzio raccolto sgrana
una preghiera che sa di pena;
"vecchie suore nere", ricordo
botte, nel dormitorio silenzio...

lunedì 1 giugno 2026

De profundis clamavi, di Charles Baudelaire

De profundis clamavi

Pietà io chiedo a Te, mio solo amore,
da quest’abisso dove son recluso,
cupo universo dal confine chiuso
che notte empie di bestemmia e d’orrore.

C’è per sei mesi un sole che non raggia,
grava per altri sei una notte cruda,
quest’è landa del polo ancor più nuda:
bestie non v’ha o fiumi o bosco o piaggia.

Non c’è un più crudele orrore al mondo
di questo sole ghiaccio ed infecondo,
di questa notte al vecchio Caos eguale.

Sorte invidio del più vile animale
che in un torpore opaco si ravvolge,
tanto lento il suo fuso il tempo svolge.

 Charles Baudelaire

Disastro annunciato di passioni
ritorce in noi il vivere e la vita;
stanchi di sogni cerchiamo
concrete occasioni, infinite...

 

domenica 31 maggio 2026

Antico, sono ubriacato dalla voce.., di Eugenio Montale

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Pompeo Mariani a Bordighera

Mari, lontani, vicinanze mentali
negli assidui pensieri, coinvolti
e sogni, svago nell'anima asperse
le vite di altri ancora convergono...

sabato 30 maggio 2026

La morte non è niente.., di Sant' Agostino

La morte non è niente. Sono solamente passato
dall'altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
che ti è familiare; parlami nello stesso modo
affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare
tono di voce, non assumere un'aria solenne o
triste. Continua a ridere di quello che ci faceva
ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di
prima: pronuncialo senza la minima traccia
d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che
ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una
continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono
lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro
l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio
cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi
ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Sant' Agostino

Rimane quella sensazione strana,
di  un vago, di un vacuo torpore;
dentro di me, sgomitando insiste
infinita dolcezza, un tuo rimprovero...

venerdì 29 maggio 2026

Palmira, di Anonimo

Palmira
 
Logorata dal tempo
ma non nel cuore, gonfio
di scale salite a fatica
nella Savona tua e nostra.
 
Il tempo, le cose di vita
come l'amore, le gioie,
profondamente intima,
la mia disperata rincorsa.

Ricordiamo ricordi?
discussioni di ore e ragioni,
sigarette, sonno, pazienza
e sulle spalle il mondo.

Parte di me ti scongiura
ti chiede un saluto da dare
quando sarai nell'eterno
col tuo sorriso materno...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate