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domenica 31 dicembre 2023

Fine d'anno, di Jorge Luis Borges

 Fine d'anno

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

Jorge Luis Borges

Oso pensare i sogni oggi,
in un durante infinitesimale
che scocca l'ora più tarda;
un bicchiere levato, rito usuale...

sabato 30 dicembre 2023

Dopo il tramonto, di Arturo Graf

Dopo il tramonto

Muore il giorno. In un gran ravvolgimento
D’incendïate nuvole profonde,
Il sol, come un perduto astro cruento,
Nell’alto abisso traboccò dell’onde.

Di caligini un vel tacito, lento,
Sale di plaga in plaga e si diffonde:
In un vortice d’ombra e di spavento
Si sommerge ogni aspetto e si confonde.

Ma per l’etra immortal, per le incorrotte
Solitudini tue, florido cielo,
Sboccian le stelle tremole e raggianti.

E dall’anima mia, cui già la notte
Ultima ingombra d’immutabil velo,
Salgon, vibrando, a te gli ultimi canti.

Arturo Graf

Nel senso dell'acqua che tinge
colori di cielo ritempra cuori
in subbuglio, nell'ultima luce;
il buio poi avvolgerà il tutto...

venerdì 29 dicembre 2023

Diario invernnale, di Corrado Govoni

Diario invernale 

Ecco : i barbuti cacciatori di martore,
coi loro lunghi ferri acuminati,
entran nel tiepido fienile
incitando a frugare nel foraggio
i famelici cani sguinzagliati.
E viene avanti, lentamente,
lo storpio con le sue quattro gambe gracili,.
dalla triste figura
di trampoliere malato,
che mai non mi domanda niente
ma, appena mi vede sulla porta,
si ferma e mi saluta militarmente.
Per la campagna squallida,
tutta essata di bianche strade,
passa la famiglia dello zingaro
con la sua casetta ambulante,
piccola arca di Noè terrena.
Oh, lei felice !
Più di quella del milionario,
gode cento stagioni in un sol anno.
Niente fischi d' uccelli,
o romanelle di lavoratrici.
Solo s' odon pei campi,
che, così arati, han 1' aria
d' un mare in secca sparso di naufragi,
r esclamazioni strane dei boari
che guidan file spettrali di buoi,
e il dolce scricchiolìo del pettirosso
lungo le siepi, dove resta ancora
qualche tono di verde, di giallo, di rosso;
foglie tenaci, bacche di rose canine ;
vagan canti di galli,
come in un' alba che non ha mai fine.
Non si vedon più fiori nei giardini.
Si trovan solo dentro i cimiteri :
crisantemi di brina,
ghirlande di galaverna ;
si vedono apparir fugacemente
i loro candidi fantasmi sopra i vetri,
quando si schiudon le finestre ;
io devo sempre disegnar col dito
diavoli birichini,
mammoni con le corna e con la coda,
per contentare i miei bambini !
Malinconici cimiteri !
Esposizioni di corone funebri
per tutte le persone che han voglia di piangere;
tavole pitagoriche di pietre,
pei fanciulli curiosi
che fanno le addizioni con le croci.
Sembrano, in questi giorni,
tutti pieni di baionette nere
con corone di foglie morte appese,
come dei cimiteri di soldati :
dei poveri soldati di tutta la terra,
marciti all' intemperie ed insepolti
nei campi dell' infame guerra,
da qualche commosso angelo racòolti
e qui portati dove V odio tace,
dove possono alfin dormire in pace.
L' inverno, come è deprimente !
Quanti pensieri di malinconia suscita !
Val la pena di vivere la vita
in mezzo a tanto freddo, tanto grigio,.
tanto squallore ?
Come uno stillicidio d' agonia
colano 1' ore.
Dalle nuvole basse e plumbee
filtra una luce pallida e gelata :
forse il sole sta diventando
una gran luna livida malata ?
Il vento non mulina più le foglie :
sono tutte cadute e putrefatte.
Gli alberi sorgono dalla pianura
spogli ed irrigiditi, come in un incanto,
e la nebbia s' addensa sempre più :
par che la terra sia tutta corrotta
come un immenso letamaio che fuma.
La sera, dopo il breve fluttuare
delle campane dei paesi sparsi
che mi fan piccolino piccolino,
lontano nell' infanzia candida, in cammino
verso le meraviglie del Natale,
s' alzano all' orizzonte sinistri bagliori
come umidi incendi che si spengono.
E tutta la campagna, con le case e con le strade,
è sommersa è scomparsa :
dovunque si rivolge il passo,
si ha r impressione d' essere alla riva
d' un oceano opaco e muto.
Negli alti, vecchi e spaventosi alberi
che circondan la grande casa nera,
come se stesse per gettarla in un abisso,
tutta la notte romba la bufera.
Dio, come ogni cosa cambia luogo, si trasforma, muta !
Diventa foglia verde, roseo fiore, dolce frutto
più in là, la piccola gemma puntuta :
il verme che strisciava sul terreno,
tutto zampe e pelosi anelli,
ecco che frulla e danza nell' azzurro
come un ventaglio di colori gai ;
il vapore, che sfuma su dai campi,
diventa bella nube vagabonda
che sfiora i monti, accarezza il sereno :
la nube, a un tratto, tuona, manda lampi,
si scioglie in fresca pioggia
in cui trema l'arcobaleno.
Persino le cornacchie lugubri invernali
diventan cinguettanti rondini primaverili.
Io non muto mai, non cambio mai:
nell'odio e nell'amore
resto sempre il monotono me stesso.
E sono sempre qui, immobile e triste,
come un vecchio albero amputato
che abbrividisce, freme e s' agita,
con tutte le sue foglie ed i suoi rami,
dalla voglia d'andarsene lontano, via, col vento.
Ma perchè mi lamento?
Perchè non sono mai contento?
O mio povero cuore,
lascia pur che si spenga e cada
nell'ombra e nel silenzio
questa tua ansia ardente
questo strazio inumano,
se così vuole il tuo destino.
Tutto nel mondo è piccolo, tutto è vano.
L'immenso, e forse felice, astro
ch'io guardo quasi incredulo e stupito,
non è da più, così distante,
d'un misterioso pallido cerino:
anche il mare, versato nell'infinito,
non sarebbe che un poco di rugiada
che scintilla sul prato, brevemente,
alla luce illusoria del mattino.

Corrado Govoni

Achille Tominetti (1848-1917), "Neve a Miazzina
Che bello l'inverno di Govoni!
lungo da leggere ma pieno di cose,
nei colori rappresi del ghiaccio
ritrovo me stesso, il mio pensare...

giovedì 28 dicembre 2023

La stella ha pianto rosa al cuore.., di Arthur Rimbaud

La stella ha pianto rosa al cuore delle sue orecchie,
L’infinito è rotolato bianco dalla tua nuca alle reni
Il mare è imperlato rosso alle tue mamme vermiglie
E l’Uomo ha sanguinato nero al tuo fianco sovrano
 

L'étoile a pleuré rose au coeur de tes oreilles,
L'infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l'Homme saigné noir à ton flanc souverain.

Arthur Rimbaud

Sentire senza ascoltare suono
mi accingo a capire un senso
di sottili ricordi appesi a un filo,
giovanile ardore, passo veloce...

mercoledì 27 dicembre 2023

La sera di fiera, di Dino Campana

La sera di fiera

Il cuore stasera mi disse: non sai?
La rosabruna incantevole
Dorata da una chioma bionda:
E dagli occhi lucenti e bruni: colei che di grazia imperiale
Incantava la rosea
Freschezza dei mattini:
E tu seguivi nell'aria
La fresca incarnazione di un mattutino sogno:
E soleva vagare quando il sogno
E il profumo velavano le stelle
(Che tu amavi guardar dietro i cancelli
Le stelle le pallide notturne):
Che soleva passare silenziosa
E bianca come un volo di colombe
Certo è morta: non sai?
Era la notte
Di fiera della perfida Babele
Salente in fasci verso un cielo affastellato un paradiso di fiamma
In lubrici fischi grotteschi
E tintinnare d'angeliche campanelle
E gridi e voci di prostitute
E pantomime d'Ofelia
Stillate dall'umile pianto delle lampade elettriche

Una canzonetta volgaruccia era morta
E mi aveva lasciato il cuore nel dolore
E me ne andavo errando senz'amore
Lasciando il cuore mio di porta in porta:
Con Lei che non è nata eppure è morta
E mi ha lasciato il cuore senz'amore:
Eppure il cuore porta nel dolore:
Lasciando il cuore mio di porta in porta.

Dino Campana

Scuola napoletana "Festa paesana all'aperto" fine del secolo XVII
Nei cuori grandi segreti stipano
preziosità di affetti, amori, odio;
come un pamphlet emotivo induco
in facili valutazioni di merito...

martedì 26 dicembre 2023

Io vivere vorrei.., di Sandro Penna

Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.

Sandro Penna

Rumori scardinano insolenti
sicurezze ritenute inviolate;
rimane il rammarico contenuto
di un piccolo segno nel nulla...

lunedì 25 dicembre 2023

Platani di Natale, di Gianni Rodari

Platani di Natale

Dove sono i bambini
che non hanno l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini e i frutti di cioccolata?
Presto, adunata, si va sul Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.
Qui gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.

Gianni Rodari

Filastrocca degna di un grande
platani e non abeti svettano
sulle luci del mondo occidentale;
bimbi lontani stanno ancora soffrendo...

domenica 24 dicembre 2023

Alla vigilia di Natale, di Bertolt Brecht

Alla vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia
di Natale, noi, gente misera,
in una gelida stanzetta,
il vento corre fuori, il vento entra.
Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.

Bertolt Brecht

E non aspetteremo più
che la neve imbianchi il mondo;
nel vento caldo non capiamo
la terra, febbricitante soffre...

sabato 23 dicembre 2023

L'ombra, di Amalia Guglielminetti

L'ombra

L'ombra furtiva, quasi in sè rattratta,
che sta in agguato su la nostra porta,
è pronta a ingigantir se resa accorta
che il terror de' suoi biechi occhi ci abbatta.

Cupida allora dal suo covo scatta,
assale, incalza, è pungolo ed è scorta,
fin che in ignoti bui l'anima porta
per fosche vie immemore, disfatta.

Paura del futuro, ombra che assalta
colei ch'è sola, se acuì la vista
per fissare una stella in ciel tropp'alta.

Ombra che il vol d'ogni baldanza arresta,
l'ignorar chi sarà e pur se esista
il fido cuor su cui poggiar la testa. 

Amalia Guglielminetti

Nell'oblio ho riposto le ombre
che spesso amai di amore solo;
ora ripensa a momenti nel buio,
biondi miraggi teneri e accorti...

venerdì 22 dicembre 2023

Protocollo cittadino #109 (Ora), di Gujil

Ora

Nel silenzio del dimentaticato
io ricordo di fare, di scrivere;
immedesimo l'attimo in un unico
gesto solitario di rivolta...

Gujil

giovedì 21 dicembre 2023

La luna nuova.., di Jorge Luis Borges

La luna nuova.
Lei pure la guarda
da un’altra porta.

Jorge Luis Borges

Non ho traccia di quando
insieme si guardava il cielo;
ho sottomano ricordi e minuti
di intrecci, di baci di sale...

mercoledì 20 dicembre 2023

Lacrime a comando (33), di Marziale

33 Lacrime a comando

Quando Gellia sta sola soletta,
non piange per il padre che ha perduto,
ma se qualcuno s'avvicina a lei,
scorre giù a comando
un pianto senza fine.
Chiunque cerca di essere lodato,
non piange, o Gellia;
sente il dolor veramente. 

Marziale
(epigrammi)

Del dolore rimane una traccia,
sui visi, negli occhi rattristati;
ieri ho commesso una leggerezza
ho il fiato faticoso del torto...

martedì 19 dicembre 2023

Cade una foglia, di Grazia Deledda

Cade una foglia 

Cade una foglia che pare
tinta di sole, che nel cadere
ha l’iridescenza di una farfalla;
ma appena giunta a terra
si confonde con l’ombra, già morta.
 

Grazia Deledda

Si rimane poi soli, alla fine
solo se si è ancora vivi;
vediamo sfiorire i nostri cari
rimaniamo in attesa soli..

lunedì 18 dicembre 2023

La danza delle ore, di Arturo Graf

La danza delle ore

Pel cielo fra mezzo le stelle remote,
Dell’etra nel limpido algore,
Si svolge con lunghe fantastiche rote,
La danza leggiera dell’ore.

La danza leggiera dell’ore infinite,
Che sempre, mai sempre, con blando,
Con pendulo ritmo fuggenti, pel mite
Sereno si van dileguando.

Di tenere e pure fanciulle han sembianze,
Che danzin, d’aprile, sui fiori,
Nei candidi petti chiudendo speranze
Arcane, reconditi amori.

Sen van senza fine, volubili e pronte,
Le vergini bionde, le brune;
Le più di mestizia velata han la fronte,
Giulive sorridono alcune.

Vestite di lievi, dïafani veli,
Fiorite di rose e vïole,
Sen vanno per l’arco gemmato dei cieli
Snodando l’eterne carole.

Sen vanno in un sogno, rapite al susurro
Perenne d’ignoti concenti;
Sen vanno fra gli astri, sen van per l’azzurro,
Aeree, fugaci, fluenti.

E ognuna da lunge passando m’invita,
E ognuna, seguendo sua via,
Un poco si toglie dell’egra mia vita,
Un poco dell’anima mia.

Arturo Graf

Le ore, il tempo, la vita che scorre
come un silenzioso incedere d'acqua
siamo prima torrente impetuoso
poi fiume relativamente tranquillo...

domenica 17 dicembre 2023

Leoni, di Anonimo


Leoni
 
Ruggiamo
come leoni arrabbiati
ogni istante di voce 
che corre
sui sospiri del vento 
d'inverno
imprigionati 
da rocce erose
da muffe e intemperie,
 ora
resta una scia 
di ruggiti
una vena di rabbie 
represse.

Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

venerdì 15 dicembre 2023

Abbiamo fame di tenerezza, di Alda Merini

Abbiamo fame di tenerezza,
in un mondo dove tutto abbonda
siamo poveri di questo sentimento
che è come una carezza
per il nostro cuore
abbiamo bisogno di questi piccoli gesti
che ci fanno stare bene,
la tenerezza
è un amore disinteressato e generoso,
che non chiede nient’altro
che essere compreso e apprezzato.

Alda Merini

 
 Nell'immenso bene del dare
occorre saper ricevere;
siamo affetti vaganti e soli
brilliamo, o siamo ombra...

giovedì 14 dicembre 2023

Non provo invidia.., di Abbas Kiarostami

Non provo invidia
per nessuno
quando mi fermo a guardare
il vento
sul pioppo.

Abbas Kiarostami

Senza respiro le attese 
si fanno pretese di cose
che si bramano in cuore;
rimane il fiato sospeso...

mercoledì 13 dicembre 2023

Santa Lucia, di Francesco De Gregori

 Santa Lucia

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno gli occhi
E un cuore che non basta agli occhi
E per la tranquillità di chi va per mare
E per ogni lacrima sul tuo vestito
Per chi non ha capito

Santa Lucia, per chi beve di notte
E di notte muore e di notte legge
E cade sul suo ultimo metro
Per gli amici che vanno e ritornano indietro
E hanno perduto l'anima e le ali

Per chi vive all'incrocio dei venti ded è bruciato vivo
Per le persone facili che non hanno dubbi mai
Per la nostra corona di stelle e di spine
Per la nostra paura del buio e della fantasia

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
E un ragazzino al secondo piano che canta, ride e stona
Perché vada lontano, fa che gli sia dolce
Anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine. 

Francesco De Gregori

 Negli occhi e nel cuore un suono
come le voci lontane, i dolori;
perdutamente bella nel buio
porta regali ai bimbi buoni...

martedì 12 dicembre 2023

Il canto della tenebra, di Dino Campana

Il canto della tenebra

La luce del crepuscolo si attenua:
Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
Al cuore che non ama più!
Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
Sorgenti sorgenti che sanno
Sorgenti che sanno che spiriti stanno
Che spiriti stanno a ascoltare...
Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
Ma per i cuori leggeri un'altra vita è alle porte:
Non c'è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
Più Più Più
Intendi chi ancora ti culla:
Intendi la dolce fanciulla
Che dice all'orecchio: Più Più
Ed ecco si leva e scompare
Il vento: ecco torna dal mare
Ed ecco sentiamo ansimare
Il cuore che ci amò di più!
Guardiamo: di già il paesaggio
Degli alberi e l'acque è notturno
Il fiume va via taciturno...
Pùm! mamma quell'omo lassù!

Dino Campana

Spiriti maliziosi nascosti sconvolgono
il mio quotidiano, gli scherzi, le burle;
 come fossero amici di giochi infantili
ribaltano il mio concetto di essere...

lunedì 11 dicembre 2023

Questo battello che vedete, amici.., di Publio Valerio Catullo

Questo battello che vedete, amici,
si vanta d'essere stato una nave
cosí veloce che mai nessun legno
poté superarlo in gara, volando
con le ali dei remi o delle vele.
Certo ne possono far fede i porti
dell'Adriatico infido o le Cicladi,
la luminosa Rodi, il mar di Marmara
agitato o l'orribile mar Nero
dove fu, prima d'essere battello,
foresta oscura: sul monte Citoro
la sua voce fischiava tra le foglie.
Questo, Amastri, questo tu lo sapevi,
dice a battello, e i bossi del Citoro
lo sanno ancora, sin dal tempo in cui
si alzava sopra la tua cima o quando
immerse i remi dentro le tue acque
e poi di là per mari tempestosi
condusse il suo padrone sulla rotta
dove spirava il vento col favore
che nelle vele v'imprimeva Giove:
nessun voto agli dei dovette rendere
nei porti, navigando da quel mare
del diavolo a questo limpido lago.
Acqua passata: ora solitario
invecchia in pace e si dedica a voi,
a te Castore e al gemello tuo.

Publio Valerio Catullo

Piccole barche da diporto affidiamo
al mare un percorso comune;
rimangono vele flaccide in bonaccia,
remi e scafi incrostati dal tempo...

domenica 10 dicembre 2023

Il pianto, di Amalia Guglielminetti

Il pianto

Il pianto è la benefica rugiada
che nell'ombra ogni nuova anima irrora.
Gioia amara di quella che s'accora
viatrice solinga in buia strada.

Quando sul suo cammin non mai dirada
la notte né il timor, s'attarda un'ora
la pellegrina e geme, e geme ancora
fin che la sua più ardente stilla cada.

Raccoglie allor le sue forze smarrite
e prosegue. Dal ciel pendono mute
le stelle, come lacrime impietrite.

Sola prosegue, col suo cuore solo.
Nè sa se le sue lacrime sperdute
daranno un fior d'amore o un fior di duolo.

Amalia Guglielminetti

Umidi annunci di infiniti dolori
inondano visi di tristi visioni;
siamo stille di felicità e gioia,
siamo fiumi di lacrime amare...