Cerca nel blog

domenica 5 luglio 2026

Ho sostato talvolta nelle grotte che t'assecondano.., di Eugenio Montale

Ho sostato talvolta nelle grotte
che t'assecondano, vaste
o anguste, ombrose e amare.
Guardati dal fondo gli sbocchi
segnavano architetture
possenti campite di cielo.
Sorgevano dal tuo petto
rombante aerei templi,
guglie scoccanti luci:
una città di vetro dentro l'azzurro netto
via via si discopriva da ogni caduco velo
e il suo rombo non era che un sussurro.
Nasceva dal fiotto la patria sognata.
Dal subbuglio emergeva l'evidenza.
L'esiliato rientrava nel paese incorrotto.
Così, padre, dal tuo disfrenamento
si afferma, chi ti guardi, una legge severa.
Ed è vano sfuggirla: mi condanna
s'io lo tento anche un ciottolo
róso sul mio cammino,
impietrato soffrire senza nome,
o l'informe rottame
che gittò fuor del corso la fiumara
del vivere in un fitto di ramure e di strame.
Nel destino che si prepara
c'è forse per me sosta,
niun'altra mai minaccia.
Questo ripete il flutto in sua furia incomposta,
e questo ridice il filo della bonaccia.

Eugenio Montale

Come ramarri, assolati buchi,
grotte, per nascondersi al suono
di passi irritati e stanchi;
la canicola incombe...

sabato 4 luglio 2026

Carpe diem – Cogli l’attimo (Odi XI). di Orazio

Carpe diem
Cogli l’attimo (Odi XI)

Non domandare, Leuconoe – non è dato sapere – che
destino gli dei hanno assegnato a me e a te, e non consultare
gli oroscopi. Perché è meglio tollerare ciò che sarà,
sia che Giove ci abbia dato ancora tanti inverni sia che questo,
che sfianca il mar Tirreno con rocce di pomice,
sia l’ultimo: sii assennata, purifica il vino e recidi la duratura speranza,
ché la vita è breve. Mentre parliamo, se ne va il tempo geloso:
cogli l’attimo, e non fare nessun affidamento sul domani. 

Orazio

Ma quante volte... "Olim...",
"Carpe diem..." dettati dal suono
di metriche astruse, latino,
greco, e pensieri lontani...

venerdì 3 luglio 2026

Il caldo, di Roberto Piumini

Il caldo

Che giorni caldi, caldi,
che affanno di calura:
darei tutti i miei soldi
per un po’ di frescura.

Che ore d’afa, d’afa,
sotto il gran sole rosso:
è come se una stufa
soffiasse fuoco addosso.

Che caldo, caldo, caldo,
mi sento soffocare:
ma il vento maramaldo
perché non vuol soffiare?

Roberto Piumini

Nei giorni di caldo si sta
fermi a pensare, il mondo
le cose passate e vicine, noi;
nell'acqua si cerca frescura...

giovedì 2 luglio 2026

Un sogno dentro un sogno. di Edgar Allan Poe

Un sogno dentro un sogno
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
E io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno? 
Edgar Allan Poe
Nel sonno prevale a volte
incubo divenuto sogno e no
come fuscelli nel vento
sballottati dal vivere...

mercoledì 1 luglio 2026

Faticosamente

Faticosamente

Faticosamente sollevo insieme
pesanti palpebre gonfie
dei notturni incubi sognati.
 
Insisto algiorno che preme
sul petto al cuore tronfie
immagini, lontani afflati.

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 30 giugno 2026

Toilette, di Aldo Palazzeschi

Toilette

I giganteschi cipressi d’argento
attendono in circolo sul prato.
Fra i loro tronchi d’ebano istoriato
pendono distesi
tanti lenzuoli bianchi di bucato.
Intrepida riflette nell’attesa
l’acqua grigia della vasca.
Ecco: tra i veli della mattina nebulosa
il sole che s’affaccia insonnolito
pare una luna rosa.

Aldo Palazzeschi

Immagini prese dal vento
le terre stagliate nel cuore;
ritorno nel tempo che avevo
di vita, di sole,di corse...

lunedì 29 giugno 2026

Difficoltà, di Anonimo

Difficoltà
 
Difficoltà impreviste affollano
la vita, le cose, gli istanti;
si vaga come relitti di mare
in inquietudini lese dal fare.
 
Finire gli inizi, progettualità
incombenti, astruse, orpelli
di esistenze ai limiti minimi
correndo pazzi nel vuoto...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 28 giugno 2026

Stupore, di Guido Gozzano

Stupore

L’azzurro infinito del giorno
è come una seta ben tesa
ma sulla serena distesa
la luna già pensa al ritorno.
Lo stagno risplende. Si tace
la rana. Ma guizza un bagliore
d’acceso smeraldo di brace
azzurra: il martin pescatore…

E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardin…
Stupito di che? Non mi sono
sentito mai tanto bambino…

Guido Gozzano

Colori potenti guizzano
l'estate come futili giochi;
ali, pinne, nel torrido sole
aspettano il fresco di sera...

sabato 27 giugno 2026

Lettera al nulla, di Ernestina de Champourcín

Lettera al nulla

 È scrivere a qualcuno
o lanciarsi in silenzio,
nuotando nell’oscurità,
accendendo una fiamma
sebbene affoghino i dubbi.
Una lettera a chi non esiste?
Ci sono porta lettere alate
che si scagliano da soli
e una posta senza indizi
ne tragitto sicuro.

 Eludere il cammino
che tutti conosciamo.
Seguire avanti
la strada di quelli che cercano
ciò che mai avrebbero pensato
e si sentono felici
perchè c’è qualcosa di diverso,
perchè svanisce
all’improvviso quello che avanza
e non esiste il nulla
se vogliamo colmarlo.

Ernestina de Champourcín

Nulla appare insensato
ad occhi che guardano;
si dà ragione a tutto, sempre
eppure in noi esiste un limbo...

venerdì 26 giugno 2026

L’età chiedeva, di Ernest Hemingway

L’età chiedeva

L’età chiedeva che cantassimo
e ci tagliò la lingua.
L’età chiedeva che sgorgassimo
e tappò la bottiglia col turacciolo.
L’età chiedeva che ballassimo
e c’infilò due braghe di bandone.
E alla fine l’età riceveva
né più né meno della merda che chiedeva.
Parigi, 1922
«Querschnitt» (febbraio 1925) 

Ernest Hemingway

Nel fiume di ricordi vagano
anche i tanti rimpianti sopiti;
come gemiti e lamenti inghiottiti
pensiamo la nostra adolescenza...

giovedì 25 giugno 2026

Sperdutamente, di Pedro Salinas

Sperdutamente

Sperdutamente
amanti, per il mondo,
Amare! Che confusione
senza pari! Quanti errori!
baciare volti invece
di maschere amate.
Universo in equivoci:
minerali in fiore,
che vogano nel cielo,
sirene e coralli
sulle nevi perenni,
e nel fondo del mare,
costellazioni ormai
stanche, transfughe
dalla gran notte orfana
dove muoiono i palombari.
Noi due. Che smarrimento!
Questa strada, l’altra,
quella? Le carte, false,
scombussolando le rotte,
giocano a farci smarrire,
fra rischi senza faro.
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell’errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
Dell’allegria purissima
di sbagliare e trovarci
sulle soglie, sui margini
tremuli di vittoria,
senza voglia di vincere.
Con il giubilo unico
di vivere una vita
innocente tra errori,
e che non vuole altro
che essere, amare, amarsi
nell’immensa altezza
di un amore
che si ama ormai
con tanto distacco da tutto
ciò che non è lui,
che si muove ormai al di sopra
di trionfi o di sconfitte,
ebbro nella pura gloria
della sua certezza.

Pedro Salinas

Amari amori strutturati
e intense voglie spartite;
il cuore è un anfratto dove
permeano umori distratti...

mercoledì 24 giugno 2026

Sed non satiata, di Charles Baudelaire

Sed non satiata

Bizzarra divinità, bruna come le notti,
profumata di muschio misto all’avana,
opera di un qualche obi, Faust della savana,
strega dai fianchi d’ebano, figlia della notte buia,

preferisco all’oppio, alle notti, alla costanza
il liquore della tua bocca, in cui trionfa l’amore.
A te i miei desideri si volgono in carovana
e i tuoi occhi sono cisterne che dissetano i miei tormenti.

Da questi grandi occhi neri, spiragli della tua anima,
o demone impietoso, versami meno fiamme:
io non sono lo Stige che può stringerti nove volte,

e non posso, suvvia, megera libertina
per smorzare il tuo ardore e metterti alle strette
nell’inferno del tuo letto divenire Proserpina!

Charles Baudelaire

Effimere pretese giacciono
in freddi abbracci senza passione;
dove stancamente ricerco calore
trovo solopiacevole tepore...

martedì 23 giugno 2026

Anche mi fugge la mia compagnia.., di Salvatore Quasimodo

Anche mi fugge la mia compagnia,
donne di ghetto, giullari di taverna,
fra cui passai gran tempo,
e morta è la ragazza
a cui ardeva il volto perenne
unto d'olio della pasta àzzima
e la buia carne d'ebrea.

Forse è mutata pure la mia tristezza,
come fossi non mio,
da me stesso scordato.

Salvatore Quasimodo

Ermeticamente assurdo ricreo
cose riteniute perse, lontane;
nel manto pesante dell'oblio
soppeso respiro ed abbraccio...

lunedì 22 giugno 2026

Mattina di Giugno, di Anonimo

Alfred Sisley
"Mattina di Giugno a Saint-Mammés
Mattina di Giugno
 
Soppeso nell'alba un silenzio
fatto di piccoli, infinitesimi attimi
sono solo, nell'aria fresca
di una mattina di giugno.
 
Ho riso spesso di me,
trovato scuse e rimproveri,
ora siedo, scrivo, ricordo,
mi manca tanto un caffè...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 21 giugno 2026

Di mare in mare, da un popolo all'altro.., (101) di Valerio Catullo

101

Di mare in mare, da un popolo all'altro
vengo a queste tue misere esequie, fratello,
per donarti l'ultima offerta che si deve ai morti
e invano parlare alle tue ceneri mute:
ora che la sorte a me ti ha strappato,
cosí crudelmente strappato, fratello infelice.
Pure, amaro dono per un rito estremo,
nell'uso antico dei padri accogli l'offerta
che ora ti affido: cosí intrisa del mio pianto.
E in eterno riposa, fratello mio, addio.

Valerio Catullo

Amore fraterno, così strano,
diverso dal resto, intenso
come può essere l' odio
cospetti di umori ancestrali...

sabato 20 giugno 2026

È triste la sera stanca.., di Cesare Pavese

È triste la sera
stanca.
Ma è tanto triste
che non piange neppure.
È triste come quel bocciolo di rosa
piccolo chiuso e chino
che pare non s’abbia ad aprire
mai piú
per non vedere la vita.
(Tre grandi margherite
sane, aperte, diritte,
guardano fisso, stupite,
come tre belle bimbe un po’ sciocchine).
L’aria è profumata a primavera
e il tenue profumo
con un’ebrezza strana
stringe tanto il cuore
come sul far della sera
in campagna
quando si passa presso il Camposanto.
(Un orologio con tic tac regolare
accompagna il monotono
cinguettio delle rondini).
… È triste la sera
stanca.
Ma nulla piange…
… e silenziosa
… scende la notte
profonda.
(solo ora
dalle tenebre
dense e maestose,
sconsolato
sale
un singhiozzo).

Cesare Pavese

La tristezza della sera, visioni,
colori caldi e tepore dai muri
inondati di sole, ora ombre
risaputi fantasmi, compagni...

venerdì 19 giugno 2026

"Here we are...", di Anonimo

 
"Here we are..."
 
Sottinteso ai ricordi amiamo
ancora cercare, vivere,amare
in questo lento, caotico restar
diciamo "here we are..."

Incorniciato da attimi stesi
come corpi al senso chiaro
di cose serene,uniche e rare
si pensa "here we are..."
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 18 giugno 2026

Scendendo qualche volta gli aridi greppi .., di EugenioMontale

Scendendo qualche volta
gli aridi greppi ormai
divisi dall'umoroso
Autunno che li gonfiava,
non m'era più in cuore la ruota
delle stagioni e il gocciare
del tempo inesorabile;
ma bene il presentimento
di te m'empiva l'anima,
sorpreso nell'ansimare
dell'aria, prima immota,
sulle rocce che orlavano il cammino.
Or, m'avvisavo, la pietra
voleva strapparsi, protesa
a un invisibile abbraccio;
la dura materia sentiva
il prossimo gorgo, e pulsava;
e i ciuffi delle avide canne
dicevano all'acque nascoste,
scrollando, un assentimento.
Tu vastità riscattavi
anche il patire dei sassi:
pel tuo tripudio era giusta
l'immobilità dei finiti.
Chinavo tra le petraie,
giungevano buffi salmastri
al cuore; era la tesa
del mare un giuoco di anella.
Con questa gioia precipita
dal chiuso vallotto alla spiaggia
la spersa pavoncella.

EugenioMontale

Scoscese e dirupi in fronte
alla mia spiaggia di rena;
mare come abbraccio di anni
anche quelli che videro loro...

mercoledì 17 giugno 2026

Attesa, di Raymond Carver

Attesa

Esci dalla statale a sinistra e scendi giù dal colle.
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio.
Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra. Prosegui.
Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada.
Prendi quella e nessun’altra.
Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella appresso, subito dopo una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?”

Raymond Carver

Attese infinite stagliano
tristi silhouette di persone;
il bagaglio vuoto che pesa
spesso sulle nostre vite...

martedì 16 giugno 2026

Le vesti ondose hanno riflessi d’iride, di Charles Baudelaire

Le vesti ondose hanno riflessi d’iride,
quando cammina par che muova a danza,
ai serpenti somiglia che i giocolieri
sopra i bastoni agitano in cadenza.

Come la sabbia e il cielo del deserto,
sordi alla sofferenza del vivente,
come dell’onda l’intricato crespo,
lei si disvolge fredda, indifferente.

Gli occhi limpidi son pietre ammalianti,
e in quell’essenza simbolica e strana
che l’angelo all’antica sfinge fonde,

dove tutto è oro, luce, diamante,
sempre risplende come stella vana
l’algida maestà feconda.

Charles Baudelaire

Sommerso da pensieri persi
in immagini calde e suadenti
ripeto il mantra continuo
di inuti frasi increspate...

lunedì 15 giugno 2026

"Lontana", di Anonimo

"Lontana"

Lontana, scostante, lucida
in folate di vento veloce
tra montagna e mare
divisa, indecisa e sola.

Là dove si fonde il cielo
a specchi di puro cristallo
risale un sospiro al cuore
un diverso mondo d'amore.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 14 giugno 2026

La cena degli infelici, di Aldo Palazzeschi

La cena degli infelici

Seduti alla tavola lunga, strettina,
gl’infelici sono undici.
Imbandimento del massimo lusso.
Gran copia di fiori
nei vasi d’oro e d’argento,
cristalli squillanti e lucenti.
Tutti in fila, gli undici,
seggono nella massima rigidità,
senza mai volgersi
di qua o di là.
Han tutti le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti,
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
e guardano il piatto di scorcio.
Sol uno,
ch’è intento a ripetere sulla tovaglia,
con la sua forchetta,
instancabilmente la solita lettera:
un’o.
E uno,
che rotola rotola il suo legasalvietta
su e giù
giù e su.
I piatti davanti si cambiano in fretta.
Minestre fumanti,
delizia di purè,
centomila saporosi patè.
Non toccano cibo, gli undici,
immobili guardan di scorcio
il passare veloce dei piatti davanti.
Legumi degli orti proibiti
meravigliosamente conditi,
tacchini, beccacce, pernici,
si mutan nei piatti degli infelici.
Tenerissime erbette,
i più ricercati e inverosimili dolci,
biscotti, gelati, sufflè,
rubicondissime frutta.
Si mescono vini di tutti i colori
nei più svariati bicchieri,
champagne, caffè, liquori.
Immobili, gli undici,
le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti
nella massima rigidità,
neppure una volta si volgono
di qua o di là;
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
senza mai un cenno di meraviglia
guardano il piatto di scorcio.

AldoPalazzeschi

"Natura morta con pane e uova"
Paul Cezanne

Anche quela nostra fu parca
mensa, nostra madre reduce
da povertà affamata da guerra
peraltro mai vinta, solo subita...