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martedì 21 aprile 2026

Avidamente allargo la mia mano, di Salvatore Quasimodo

Avidamente allargo la mia mano

In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.

Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.

Salvatore Quasimodo

Nel dolore tempriamo l'anima,
così si dice ma fa sempre male;
uniti ai contesto scivoliamo vite
aggrappate a fragili sostegni...

lunedì 20 aprile 2026

Le anime più forti.., di Khalil Gibran

“Le anime più forti
sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi
sono cosparsi di cicatrici.”
 

Khalil Gibran

Non è che non mi piaccia ma
è che vorrei fosse la gioia
a temprare il mio cuore;
a volte quasi ci riesce...

domenica 19 aprile 2026

Non disturbare, di Alfonso Brezmes

Non disturbare

Uno vive come può.
La stanza della vita
è solita essere disordinata e sporca,
come al risveglio dopo
una notte agitata.

Uno scrive come può.
E se non bussi prima alla porta
corri il rischio di ritrovarti
davanti al poeta nudo,
in abiti da uomo.

Alfonso Brezmes

Eccoci spogli a volte
di coperture alla moda, 
singoli testimonials del nulla
infinitesimi attimi passati...

sabato 18 aprile 2026

A nessuno peggiore di te, Vezio schifoso.., (98) di Publio Valerio Catullo

98

A nessuno peggiore di te, Vezio schifoso, si può dire
quel che si dice a ciarlatani e sciocchi:
se mai ne avessi bisogno, potresti leccar culi
e scarponi con questa tua linguaccia.
E se in un colpo, Vezio, vorrai ammazzarci tutti,
apri la bocca: otterrai in un colpo ciò che tu vuoi.

Publio Valerio Catullo

 Mi viene in mente uno, 
in particolare, si crede dio
ed è una grande sciocco
solo pieno di armi e di sé...

venerdì 17 aprile 2026

Mattinale, di Anonimo

Mattinale

Le ultime ombre del buio
un abbraccio nel silenzio;
quel piccolo gesto di amore,
l'acqua in bottiglia, il caffè,
l'attesa del giorno in arrivo.
Mattinale consueto, finestra
di un bus che passa veloce...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 16 aprile 2026

Canzone, di Cesare Pavese

Canzone

Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.
Fin che ci saran nuvole sopra Torino
sarà bella la vita. Sollevo la testa
e un gran gioco si svolge lassú sotto il sole.
Masse bianche durissime e il vento vi circola
tutto azzurro – talvolta le disfa
e ne fa grandi veli impregnati di luce.
Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche
copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.
Molte volte levandomi ho visto le nuvole
trasparire nell’acqua limpida di un catino.
Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra.
Le città sterminate somiglian foreste
dove il cielo compare su su, tra le vie.
Come gli alberi vivi sul Po, nei torrenti
cosí vivono i mucchi di case nel sole.
Anche gli alberi soffrono e muoiono sotto le nubi
l’uomo sanguina e muore, – ma canta la gioia
tra la terra ed il cielo, la gran meraviglia
di città e di foreste. Avrò tempo domani
a rinchiudermi e stringere i denti. Ora tutta la vita
son le nubi le piante e le vie, perdute nel cielo.
[12-20 dicembre 1931]

Cesare Pavese

Nubi, tante nella mia vita
 in un cielo colmo di volti;
piango lacrime di gioia
che spesso è invece dolore...

mercoledì 15 aprile 2026

Montparnasse, di Ernest Hemingway

Montparnasse

Non ci sono mai suicidi nel quartiere tra la gente che si conosce
Suicidi riusciti.
Un ragazzo cinese s’ammazza ed è morto.
(continuano a mettergli la posta nel casellario al Dome)
Un ragazzo norvegese s’ammazza ed è morto.
(nessuno sa dov’è andato l’altro norvegese)
Una modella, la trovano morta,
sola nel suo letto e morta assai.
(e non parliamo dei fastidi che tu o questo ha dato alla concierge)
Olio d’oliva, bianco d’uovo, senapismi, schiuma di sapone
e sonde gastriche salvano la gente che si conosce.
La gente che si conosce la si trova ogni pomeriggio al caffè.
Parigi, 1922

Ernest Hemingway
Three Stories & Ten Poems (1923

Nella quotidianità notizie
di addii, di soste, di vita
che sfugge in un disperato gesto
di drammi consumati nel buio...

martedì 14 aprile 2026

Un giorno anche la guerra.., di Jim Morrison

“Un giorno anche la guerra
s'inchinerà al suono di una chitarra.”  

Jim Morrison

I suoni del mondo racchiusi
in accordi maggiori, melodie
che scalziono scoppi e boati,
sonorità palesi e armonie...

 

lunedì 13 aprile 2026

Se devo essere ricco.., di Jorge Luis Borges

Se devo essere ricco di qualcosa,
che sia di perplessità e non di certezze.

Jorge Luis Borges

Nella perplessità affondo
un desiderio insano di gioia;
nei troppi gesti, nei respiri,
gli umidi tocchi ricordo...

domenica 12 aprile 2026

Arremba su la strinata proda.., di Eugenio Montale

Arremba su la strinata proda
le navi di cartone, e dormi,
fanciulletto padrone: che non oda
tu i malevoli spiriti che veleggiano a stormi.

Nel chiuso dell’ortino svolacchia il gufo
e i fumacchi dei tetti sono pesi.
L’attimo che rovina l’opera lenta di mesi
giunge: ora incrina segreto, ora divelge in un buffo.

Viene lo spacco; forse senza strepito.
Chi ha edificato sente la sua condanna.
E’ l’ora che si salva solo la barca in panna.
Amarra la tua flotta tra le siepi.

Eugenio Montale

Arrembaggi  spesso falliti
e navi che portano segreti
alle stive come muri di seta;
la mano, ancora lei, consuma...

sabato 11 aprile 2026

Riflesso e cammino

In un riflesso istintivo
afferro la vita che resta;
in somma di cose pongo 
un confine, un cammino...

venerdì 10 aprile 2026

:Riflessi, diAldo Palazzeschi

:Riflessi

Rasentano piano gli specchi invisibili
avvolti di nebbia,
non lasciano traccia nell’ombra,
gli specchi non hanno riflessi,
non cade su loro dell’ombra una macchia,
neppure la macchia dell’oro.
Un raggio vien fuori dal centro
di luce giallastra.
Sul raggio rimangono lievi, impalpabili,
impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.
Dei volti talora vi appaiono,
dei volti bianchissimi,
appena il pallore la luce ne scopre.
Talaltra vi passan dei manti fioriti,
vi passano lenti, cangianti, splendenti.
S’arrestano i volti,
s’arrestan, più chiari si fanno,
vi splende d’un tra o uno sguardo,
due occhi che corron cercando pungenti,
o in fondo confusi v’appaion languenti, morenti.
Vi passa pian piano la nebbia e ricopre,
confonde gli sguardi con luci di gemme.
In basso,
si segue la ridda
dei piccoli puntip p
di dadi danzanti.
Due dadi grandissimi, in fondo,
rimangono fermi,
ne splendono i punti nerissimi intenti.
Vi passano lievi davanti
le impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.

Aldo Palazzeschi

Guardo lo specchio grande
mi vedo, riflesso, un selfie
per un volto ora lontano,
gli occhi stanchi vedono...

giovedì 9 aprile 2026

Fiumi e parole, di Anonimo

Fiumi e parole
(a Emilio)

Le mattine, le nebbie,
le acque nostre rinchiuse
da monti, le valli, ricordi.
Io ruppi quel filo continuo
che univa la nostra passione
subisti senza battere ciglio
il dolore che ancora io provo.
Tutto finì così come cominciò
con poche parole, l'addio
lontano, lontano dal fiume.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

mercoledì 8 aprile 2026

Apriti Aprile, di Anonimo

Apriti Aprile

(a Teo, a Chiara)

Apriti aprile oggi, nel sole
che sia viso di bimba ridente, 
che siano occhi di madre.

Ne verde più nuovo infinito
amore, riposto, nascosto,
sia senso di vita, prepotente.

Aprile oggi, nel sole già caldo
di abbracci, di baci, di mani
a toccare con un dito il cielo.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 7 aprile 2026

Vicolo, di Salvatore Quasimodo

 Vicolo

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

Le strette strade del cuore
ancora isole di perdute cose;
infiniti aspetti rispecchiano
cose passate, radicate, dentro...

lunedì 6 aprile 2026

La “Speranza” è quella cosa piumata -, di Emily Dickinson

La “Speranza” è quella cosa piumata –
che si viene a posare sull’anima –
Canta melodie senza parole –
e non smette – mai –

E la senti – dolcissima – nel vento –
E dura deve essere la tempesta –
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti –

Io l’ho sentito nel paese più gelido –
e sui mari più alieni –
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ho chiesto una briciola – di me.

Emily Dickinson

Oh Spes! ultima dea ancora
le armi irrompono, uccidono;
nel fragore la gente muore
e noi viviamo la speranza...