Cerca nel blog

giovedì 20 maggio 2010

Belorado

All'entrata ,
mio amore
all'entrata del borgo,
mi dicesti,
mio amore
Buona notte,
mio re!
col tuo fazzoletto.
Col tuo fazzoletto di spuma
no,
di luna
no,
di vento.

Rafael Alberti

mercoledì 19 maggio 2010


Ballata delle Donne


Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.


Edoardo Sanguineti
"Il gatto lupesco" poesie 1982-2001
Feltrinelli


Quando muore un poeta
si spegne una stella nell'Universo
e diminuisce di un nulla
la solitudine di Dio

martedì 18 maggio 2010


Il responso

"Or vado, Marta, suona la mezzanotte..." O casa
di pace, o dolce casa di quell'amica buona...
L'alta lucerna ingombra segnava in luce i rari
pizzi dei suoi velari, ergendosi nell'ombra
come un piccolo sole... Durava nella stanza
l'eco d'una speranza data senza parole.
Nella zona di luce v'erano fiori, carte,
volumi, sogni d'arte... Contro una stampa truce
del Durero, una grigia volpe danese il terso
muso tendeva verso l'alto, con cupidigia.
C'era un profumo mite che mi tornava bimbo:
...un gracile corimbo di primule fiorite.
E c'era una blandizie mondana acuta fine:
...di essenze parigine, di sigarette egizie...
C'era un profumo forte che inebbriava i sensi:
...i bei capelli densi come matasse attorte...
Sotto il prodigio nero di quella chioma unica,
vestita di una tunica molle, di foggia "impero".
Marta teneva gli occhi assorti ed un pugnale
fra mano, e non so quale volume sui ginocchi.
Tagliava, china in non so che taciturna indagine,
lentamente le pagine del gran volume intonso.
"La mezzanotte, Marta..." Non mi rispose, udivo
soltanto il ritmo vivo del ferro nella carta.
La taciturna amica con quel volume austero
m'apparve nel mistero d'una sibilla antica.
"Se le dicessi? Sa ella, forse, il responso,
forse nel libro intonso legge la Verità!"
E a quella donna, avezza a me come a un fratello
buono, mi parve bello dire la mia tristezza.
Ah! Se potessi amare! - Vi giuro, non ho amato
ancora: il mio passato è di menzogne amare.
- Mi piacquero leggiadre bocche, ma non ho pianto
mai, mai per altro pianto che il pianto di mia Madre.
Come una sorte trista è sul mio cuore, immagine
(se vi piace l'immagine un poco secentista)
d'un misterioso scrigno d'ogni tesoro grave,
me ne gittò la chiave l'artefice maligno,
l'artefice maligno, in chi sa quali abissi...
Marta, se rinvenissi la chiave dello scrigno!
Se al cuore che ricusa d'aprirsi, una divota
rechi la chiave ignota dentro la palma chiusa,
per lei che nel deserto farà sbocciare fiori,
saran tutti i tesori d'un cuore appena aperto.
Perché, Marta, non sono cattivo, non è vero?
O Marta non è vero, dite, che sono buono?
Molte mani soavi apersi a poco a poco
come si fa nel gioco, ma non trovai le chiavi.
O dita appena tocche, forse amerò domani!
e abbandonai le mani e ribaciai le bocche...
Ma pesa la menzogna terribilmente! O maschera
fittizia che mi esaspera nell'anima che sogna!
Perché, Marta, non sono cattivo, non è vero?
O Marta non è vero, dite, che sono buono?
Tutte, persin le brutte, mi danno un senso lento
di tenerezza... "Sento" - risi - "di amarle tutte!
Non sorridete, Marta?" Non sorrideva. Udivo
soltanto il ritmo vivo del ferro nella carta.
E ripensavo: - Se ella, forse, il responso,
forse nel libro intonso legge la Verità -.
"Nel cuore senza fuoco già l'anima è più stanca,
più d'un capello imbianca, qui, sulla tempia, un poco.
Ogni sera più lunge qualche bel sogno è fatto:
aspetta il cuore intatto l'amore che non giunge
O beva chi non beve, doni chi si rifiuta
prima che sia compiuta la mia favola breve!
Fanciullo, e verrai tu, compagno alato della
seconda cosa bella - il non essere più -
verrai con bende e dardi, anche, Fanciullo, a me?
O amare prima che si faccia troppo tardi!
L'amore giungerà, Marta?" (Nel libro intonso,
pensavo, ecco il responso lesse di Verità)
"l'Amore come un sole" (durava nella stanza
l'eco d'una speranza data senza parole)
"irraggerà l'assedio dell'anima autunnale,
se pure questo male non è senza rimedio..."
Ella dal Libro, in quiete, tolse l'arme, mi porse
l'arme. Rispose: "Forse! - Perché non v'uccidete?".

Guido Gozzano


lunedì 17 maggio 2010

La forza di reazione che ho dentro di me cerca di sopraffare il senso di paura che aleggia intorno alle prove di questa settimana infernale, piena di insidiose trappole mentali alle quali devo assolutamente oppormi.
Gli attimi riflettono anche i pensieri più reconditi ed è da questi che mi devo guardare e difendere, devo muovere le positività verso il mio orizzonte temporalmente più adatto, quello più piacevole e sicuro.
Non è facile, ma nemmeno impossibile.
La prova di forze deve essere gestita con astuzia e strategica abilità, deve essere costantemente alimentata da pensieri positivi e massima fiducia.
I disegni possono essere modificati ed i tratti a matita sono ancora leggeri e non è difficile modificarli coi colori sgargianti che mi sono usuali.

Hold on!



domenica 16 maggio 2010

Sous vos longues chevelures...

Sous vos longues chevelures, petites fées,
Vous chantâtes sur mon sommeil bien doucement,
Sous vos longues chevelures, petites fées,
Dans la forêt du charme et de l'enchantement.

Dans la forêt du charme et des merveilleux rites,
Gnomes compatissants, pendant que je dormais,
De votre main, honnêtes gnomes, vous m'offrîtes
Un sceptre d'or, hélas ! pendant que je dormais.

J'ai su depuis ce temps que c'est mirage et leurre
Les sceptres d'or et les chansons dans la forêt ;
Pourtant, comme un enfant crédule, je les pleure,
Et je voudrais dormir encor dans la forêt.

Qu'importe si je sais que c'est mirage et leurre !

Jean MORÉAS,
Les Cantilènes (1886)


Sotto le vostre lunghe chiome...

Sotto le vostre lunghe chiome, piccole fate
Cantaste sul mio sonno piano piano
Sotto le vostre lunghe chiome, piccole fate
Nella foresta del fascino e dell’incanto

Nella foresta del fascino e dei meravigliosi riti,
Gnomi compassionevoli, mentre dormivo
Della vostra mano, onesti gnomi, mi offriste
Un scettro d’oro, ahimè! mentre dormivo.

ho imparato da quello tempo che sono miraggio ed illusione
gli scettri d’oro e le canzoni nella foresta ;
Tuttavia, come un bambino credulo, li piango,
E vorrei dormire ancora nella foresta

Che importa se so ch’è un miraggio ed un inganno!

Jean Moreas,
les cantilenes 1866





Moréas

Jean Moréas, pseudonimo di Joannis Papadiamantopulos (1856-1910), di origine greca, nacque ad Atene e studiò diritto a Parigi, dove si stabilì definitivamente nel 1882. Autore del manifesto del simbolismo, apparso sul "Figaro" (1886), pubblicò le raccolte poetiche Les Syrtes (1884) e Les cantilènes (Le cantilene, 1886), in cui è evidente l'influsso di Verlaine. Nel 1891 si allontanò dal movimento simbolista per partecipare alla fondazione della cosiddetta "École romane", di indirizzo neoclassico. La sua opera migliore, Stances (Le stanze, 1899-1901), unisce il rigore della disciplina classica a una mirabile semplicità.

sabato 15 maggio 2010


Non ho che ore
da spendere vaghe nel tempo
che scorre a flusso diretto
nel senso che cerca
nel cuore di Dio
che prego e non so
e discosto i contorni
nel mio condensare le cose
in attimi, brevi respiri
e sovviene ciò che prelusi
ed illusi i miei troppi convinti
e delusi gli altri
e quelle che mai mi decisi.

Anonimo del 1900
frammenti ritrovati

venerdì 14 maggio 2010

La poetica di Ungaretti.
Secondo Ungaretti la poesia è molto importante nella vita degli uomini perché
esprime ciò che è inesprimibile nel fondo dell’anima, ciò che è che nell’inconscio. È compito del poeta portarlo fuori. Ogni parola esprime allora un abisso che il poeta deve penetrare e portare alla luce i segreti più nascosti che l’uomo ignora dentro di sé.
Questa poetica è stata illustrata da Ungaretti con la celebre poesia Commiato che conclude la prima edizione del Porto sepolto.


COMMIATO
Locvizza il 2 ottobre 1916

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

Giuseppe Ungaretti
...

Chissà perchè dopo il dolore, la rassegnazione, la tristezza, subentra sempre il cieco furore della rabbia, della cattiveria e della rivalsa. Quasi bastasse questo a cambiare lo stato delle cose, del presente. Ho visto fratelli scagliarsi l'uno contro l'altro, amici insultarsi e persone una volta legate per interposti affetti denigrarsi reciprocamente come cani a disputarsi un osso.
Io non so cosa scatta dentro di noi.
Ma so di sicuro che litigare non serve e fa il gioco del fato.
Eppure non è possibile evitarlo, quasi mai, solo i grandi ci riescono perchè hanno il cuore che ragiona e non la mente, loro hanno un'anima grande ed unica e, proprio per questo non piacciiono a nessuno.

giovedì 13 maggio 2010


L'AMICA DI NONNA SPERANZA

28 Giugno 1850
«...alla sua Speranza
la sua Carlotta....»
(dall'album: dedica d'una fotografia)

I.
Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),
il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,
un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco,
Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,
le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
i dagherottipi: figure sognanti in perplessita',
il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,
il cucù dell'ore che canta, le sedie parate a damasco
chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

II.
I fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere
che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili. E' giorno di gala).
Ma quelli v'irrompono in frotta. E' giunta, e' giunta in vacanza
la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta.
Ha diciassett'anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso:
da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna,
il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine.
Piu' snella da la crinoline emerge la vita di vespa.
Entrambe hanno uno scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande;
divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance.
Han fatto l'esame piu' egregio di tutta la classe. Che affanno
passato terribile! Hanno lasciato per sempre il collegio.
Silenzio, bambini! Le amiche - bambini, fate pian piano! -
le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche.
Motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto
di Arcangelo del Leuto e d'Alessandro Scarlatti.
Innamorati dispersi, gementi il core e l'augello,
languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:
...
...caro mio ben
credimi almen!
senza di te
languisce il cor!
Il tuo fedel
sospira ognor,
cessa crudel
tanto rigor!
...
Carlotta canta. Speranza suona. Dolce e fiorita
si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.
O musica! Lieve sussurro! E gia' nell'animo ascoso
d'ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,
lo sposo dei sogni sognati... O margherite in collegio
sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!

III.
Giungeva lo Zio, signore virtuoso, di molto riguardo,
ligio al Passato, al Lombardo-Veneto, all'Imperatore;
giungeva la Zia, ben degna consorte, molto dabbene,
ligia al passato, sebbene amante del Re di Sardegna...
«Baciate la mano alli Zii!» - dicevano il Babbo e la Mamma,
e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii.
«E questa è l'amica in vacanza: madamigella Carlotta
Capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a Speranza.»
«Ma bene... ma bene... ma bene...» - diceva gesuitico e tardo
lo Zio di molto riguardo «Ma bene... ma bene... ma bene...
Capenna? Conobbi un Arturo Capenna... Capenna... Capenna...
Sicuro! Alla Corte di Vienna! Sicuro... sicuro... sicuro...»
«Gradiscono un po' di moscato?» «Signora sorella magari...»
E con un sorriso pacato sedevano in bei conversari.
«...ma la Brambilla non seppe...» - «E' pingue già per l'Ernani...»
«La Scala non ha piu' soprani...» - «Che vena quel Verdi... Giuseppe!...»
«...nel marzo avremo un lavoro alla Fenice, m'han detto,
nuovissimo: il Rigoletto. Si parla d'un capolavoro.»
«...Azzurri si portano o grigi?» - «E questi orecchini? Che bei
rubini! E questi cammei...» - «la gran novita' di Parigi...»
«...Radetzki? Ma che? L'armistizio... la pace, la pace che regna...»
«...quel giovine Re di Sardegna e' uomo di molto giudizio!»
«E' certo uno spirito insonne, e forte e vigile e scaltro...»
«E' bello?» - «Non bello: tutt'altro.» - «Gli piacciono molto le donne...»
«Speranza!» (chinavansi piano, in tono un po' sibillino)
«Carlotta! Scendete in giardino: andate a giocare al volano!»
Allora le amiche serene lasciavano con un perfetto
inchino di molto rispetto gli Zii molto dabbene.

IV.
Oime'! che giocando un volano, troppo respinto all'assalto,
non piu' ridiscese dall'alto dei rami d'un ippocastano!
S'inchinano sui balaustri le amiche e guardano il Lago
sognando l'amore presago nei loro bei sogni trilustri.
«Ah! se tu vedessi che bei denti!» - «Quant'anni?...» - «Ventotto.»
«Poeta?» - «Frequenta il salotto della Contessa Maffei!»
Non vuole morire, non langue il giorno. S'accende piu' ancora
di porpora: come un'aurora stigmatizzata di sangue;
si spenge infine, ma lento. I monti s'abbrunano in coro:
il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento.
Romantica Luna fra un nimbo leggiero, che baci le chiome
dei pioppi, arcata siccome un sopracciglio di bimbo,
il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa:
non sorta sei da una stampa del Novelliere Illustrato?
Vedesti le case deserte di Parisina la bella?
Non forse non forse sei quella amata dal giovine Werther?
«...mah! Sogni di la' da venire!» - «Il Lago s'e' fatto più denso
di stelle» - «...che pensi?» - «...Non penso.» - «...Ti piacerebbe morire?»
«Si'!» - «Pare che il cielo riveli piu' stelle nell'acqua e piu' lustri.
Inchinati sui balaustri: sognamo cosi', tra due cieli...»
«Son come sospesa! Mi libro nell'alto...» - «Conosce Mazzini...»
- «E l'ami?...» - «Che versi divini!» - «Fu lui a donarmi quel libro,
ricordi? che narra siccome, amando senza fortuna,
un tale si uccida per una, per una che aveva il mio nome.»

V.
Carlotta! nome non fine, ma dolce che come l'essenze
risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline...
Amica di Nonna, conosco le aiuole per ove leggesti
i casi di Jacopo mesti nel tenero libro del Foscolo.
Ti fisso nell'albo con tanta tristezza, ov'e' di tuo pugno
la data: vent'otto di giugno del mille ottocento cinquanta.
Stai come rapita in un cantico: lo sguardo al cielo profondo
e l'indice al labbro, secondo l'atteggiamento romantico.
Quel giorno - malinconia - vestivi un abito rosa,
per farti - novissima cosa! - ritrarre in fotografia...
Ma te non rivedo nel fiore, amica di Nonna! Ove sei
o sola che, forse, potrei amare, amare d'amore?

Guido Gozzano

mercoledì 12 maggio 2010

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale
da Ossi di seppia, 1925

martedì 11 maggio 2010

Le Jeux


Il gioco è fatto!
Nel giorno di poi ormai si stempera l'effetto e la fiamma del cero che ho acceso ieri si starà già affievolendo... si va spegnendo...tutto ripiomberà nel buio o nel dimenticatoio.

"Like a candle in the wind".

Anche questo fa parte del gioco lo so bene.
Mi spiace solo che lo sforzo che farò sarà mediato dal tempo che passa e, forse, questo non è quanto di più giusto si potrebbe fare ma "sic est!" e tornerò a rileggere cose che conosco nella speranza di trovare strade, risposte o solo il conforto.
Cercare in ogni rimasuglio di energia la scintilla vitale.

The quest!



Song for Adam

Though Adam was a friend of mine, I did not know him well
He was alone into his distance
He was deep into his well
I could guess what he was laughing at, but I couldn't really tell
Now the story's told that Adam jumped, but I've been thinking that he fell
Together we went traveling, as we received the call
His destination India, and I had none at all
Well, I still remember laughing with our backs against the wall
So free of fear, we never thought that one of us might fall
I sit before my only candle, but it's so little light to find my way
Now this story unfolds before my candle
Which is shorter every hour as it reaches for the day
But I feel just like a candle in the way
I guess I'll get there, but I wouldn't say for sure
When we parted we were laughing still, as our goodbyes were said
And I never heard from him again as each our lives we led
Except for once in someone else's letter that I read
Until I heard the sudden word that a friend of mine was dead
I sit before my only candle, like a pilgrim sits beside the way
Now this journey appears before my candle
As a song that's growing fainter the harder that I play
But I fear before I end I'll fade away
But I guess I'll get there, though I wouldn't say for sure
Though Adam was a friend of mine, I did not know him long
And when I stood myself beside him, I never thought I was as strong
Still it seems he stopped his singing in the middle of his song
Well I'm not the one to say I know, but I'm hoping he was wrong
I'm holding out my only candle, though it's so little light to find my way
Now this story's been laid beneath my candle
And it's shorter every hour as it reaches for the day
Yes, I feel just like a candle in the way
I hope I'll get there, but I never pray

Jackson Browne