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sabato 19 marzo 2011

se quello che sento è fragore
voglio fuggire, andarmene via;
chiudendo lo sguardo materializzo
un mio prato...è primavera
ed io dondolo al vento calma apparente,
c'è silenzio e ci sono
poche nuvole in cielo... ecco, là
io vorrei andare...


Il Sabato del Villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

venerdì 18 marzo 2011

Forse un mattino andando

Eugenio Montale


la luce del mattino sta arrivando,
Marzo sta riportando i colori e sappiamo
quanto ne abbiamo tutti bisogno...
un velo mattutino c'è ancora,
lo sento, col freddo sul viso;  non importa;
la grande solitudine non basta
a sopire la mia voglia di sole...
...sale, in me una vivida sensazione
che riesco a malapena a contenere

giovedì 17 marzo 2011

APPARIZIONE

La luna s'attristava. Serafini piangenti,
L'archetto alzato, in sogno, dalle viole morenti
Traevan, nella calma di vaporosi fiori,
Bianchi singhiozzi a petali dagli azzurri pallori.
- Era quel santo giorno del nostro primo bacio.
La fantasia, martirio cui da sempre soggiaccio,
S'inebriava sapiente al profumo di tristezza
Che pur senza rimpianto lascia e senza amarezza
La vendemmia d'un sogno al cuore che l'ha colto.
Dunque erravo, alle vecchie pietre l'occhio raccolto,
Quando per via, col sole sui capelli splendente,
E nella sera, tu m'apparisti ridente,
Ed io vidi la fata dal cappuccio di luce
Che un tempo sui miei sonni di fanciullo felice
Già passava, lasciando, dalle sue mani belle,
Nevicar bianchi fiori di profumate stelle.

Stèphane Mallarmè



Apparition

La lune s'attristait. Des séraphins en pleurs
Rêvant, l'archet aux doigts, dans le calme des fleurs
Vaporeuses, tiraient de mourantes violes
De blancs sanglots glissant sur l'azur des corolles.
- C'était le jour béni de ton premier baiser.
Ma songerie aimant à me martyriser
S'enivrait savamment du parfum de tristesse
Que même sans regret et sans déboire laisse
La cueillaison d'un Rêve au coeur qui l'a cueilli.
J'errais donc, l'oeil rivé sur le pavé vieilli
Quand avec du soleil aux cheveux, dans la rue
Et dans le soir, tu m'es en riant apparue
Et j'ai cru voir la fée au chapeau de clarté
Qui jadis sur mes beaux sommeils d'enfant gâté
Passait, laissant toujours de ses mains mal fermées
Neiger de blancs bouquets d'étoiles parfumées.


quasi non sembra poesia, ma musica,
i simbolisti francesi cantano l'amore,
con frasi visionarie ed oniriche
in un folle volo verso cuori profondi...
noi, lucciole di stelle, amiamo quando riusciamo,
quando tocchiamo, quando possiamo..
non sempre si può nello stesso momento.

mercoledì 16 marzo 2011

Il Sogno Cattivo

Se guardo questo pettine sottile
di tartaruga e d'oro, che affigura -
opera egregia di cesellatura -
un germoglio di vischio in novo stile,

risogno un sogno atroce. Dal monile
divampa quella gran capellatura
vostra, fiammante nella massa oscura.
E pur non vedo il volto giovenile.

Solo vedo che il pettino produce
sempre capelli biondo-bruni e scorgo
un cielo fatto delle loro trame:

un cielo senza vento e senza luce!
E poi un mare... e poi cado in un gorgo
tutto di bande di color di rame.

Guido Gozzano


l'evocatività del sogno,
la sua persistenza nel dormiveglia,
prima che tutto ritorni reale...
mi respira una voglia di catarsi, di nuovo,
come una crisalide so che sfarfallerò,
che per un breve istante sarò tutto e di più...
eppure anche quest'attimo di limbo mi culla
e mi consente una sosta...
un respiro più calmo...
leggo e rileggo la scritta sul muro,
grafia di giovane, presumo,
e mi accorgo di quanto sia bella
se la osservo con gli occhi che ho dentro...

martedì 15 marzo 2011

come un vento leggero
accarezzo un volto che mi è caro
così, senza fragore o rudezza, senza malizia...
quando una presenza manca la mente sbanda,
barcolla alla ricerca di un approdo sicuro
come la zattera di un naufrago
sono preda indifesa del mare...


lunedì 14 marzo 2011

Non imitare le amiche

Non imitare le amiche, non occorre.
Non sei peggiore né più ruvida delle altre.
Sui mozziconi l'orma di rossetto
susciterà soltanto ripugnanza.
Prendi piuttosto in bocca un ramoscello
di serenella, amaro di rugiada
perché l'amato in un giorno di primavera
ne porti sulle labbbra il gusto acerbo.

Stepàn Scipacev


la pioggia di Marzo non bagna soltanto,
prepara la terra alla nuova stagione,
all'abbraccio del primo sole...
le violette in un angolo mi parlano
di un odore nuovo e così risaputo che anch'io,
capisco che l'ora è arrivata...è vicina...
mi accosto alla cancellata ed aspetto,
unisco i miei umori alle gocce insistenti.

domenica 13 marzo 2011

Marzo 1821

Soffermàti sull'arida sponda.
vòlti i guardi al varcato Ticino,
tutti assorti nel novo destino .
certi in cor dell'antica virtù.
han giurato: Non fia che quest'onda
scorra piu tra due rive straniere;
non fia loco ove sorgan barriere
tra l'Italia e l'Italia, mai piu!
L' han giurato: altri forti a quel giuro
rispondean da fraterne contrade.
affilando nell'ombra le spade
che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno stretto le destre;
già le sacre parole son porte:
o compagni sul letto di morte.
o fratelli su libero suol

Con quel volto sfidato » e dimesso,
con quel guardo atterrato ed incerto.
con che stassi un mendico sofferto
per mercede nel suolo stranier,
star doveva in sua terra il Lombardo:
l'altrui voglia era legge per lui:
il suo fato, un segreto d'altrui:
la sua parte. servire e tacer

O stranieri, nel proprio retaggio
torna Italia , e il suo suolo riprende:
o stranieri, strappate le tende
da una terra che madre' non v'è.
Non vedete che tutta si scote,
dal Cenisio alla balza di Scilla?
non sentite che infida vacilla
sotto il peso de' barbari piè?
Cara Italia!

Quante volte sull' Alpe spiasti
l'apparir d'un amico stendardo!
quante volte intendesti lo sguardo
ne' deserti nel duplice mar!
ecco alfin dal tuo seno sboccati,
stretti intorno a' tuoi santi colori ,
forti, armati de' propri dolori,
i tuoi figli son sorti a pugnar.

Oggi, o forti, sui volti baleni
il furor delle menti segrete:
per l'Italia si pugna, vincete!
il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
al convito de' popoli assisa ,
o piu serva, piu vii, piu derisa
sotto l'orrida verga starà.

Oh giornate del nostro riscatto!
oh dolente per sempre colui
che da funge, dal labbro d'altrui,
come un uomo straniero, le udrà!
che a' suoi figli narrandole un giorno
dovrà dir sospirando: io non c'era:
che la santa vittrice bandiera
salutata quel dì non avrà

Alessandro Manzoni



le strette irredentiste,
la voglia di patria,
la storia sui banchi di scuola
e la consapevolezza di essere qui.
Questo turbine di ricordi mi piace,
mi riporta al greco classico e alle ragazze...
io, allora, usavo la bicicletta
anche con la neve...

sabato 12 marzo 2011

Là, lungo le vie dell'Oriente si snoda,
 la carovana perduta della mia anima
e percorre sabbie d'oro finissimo
e pietraie ancestrali levigate dal tempo.
Ogni tanto un'oasi emerge tra dune
mi invita alla sosta, alle soglie del tempo
ed io sogno e mi approprio del volo.


come fiume tranquillo
esplodo in impetuosa cascata
quando l'anima è colma di tutto
e straborda nel rivolo energico
che si suole chiamare vita

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 11 marzo 2011

le luci, spesso,
rendono il mondo irreale, freddo,
la nostra mente si chiede e si risponde
creando magie od incubi
che la luce trasfigura o delinea.
Ecco perchè, anche se con timore,
cerchiamo di frequente la penombra...
in lei vediamo l'angolo sereno e tranquillo,
la tana nascosta che ci scalda e protegge...
e l'ombra?
l'ombra ci impaurisce.


Luci libere

E’ un sole bianco che intenerisce
sui monumenti le donne di bronzo.

Vorresti sparire alle case, destarti
ove trascinano lenti i carri
sbarre di ferro verso la campagna -

ché là pei fossi infuriano bambini
nell’acqua, all’aurora
e vi crollano immagini di pioppi.

Noi, per seguir la danza
di un vecchio organo
correremmo nel vento gli stradali…

A cuore scalzo
e con laceri pesi

di gioia.

27 gennaio 1938
Antonia POZZI

 

giovedì 10 marzo 2011


attingo ad energie antiche
che faticosamente smuovo dal mio più profondo,
in quest'ansia che mi attorciglia l'anima
non riesco a fermarmi...a pensare...
quando tutto contorna nell'ombra
io cerco un segno, un indizio...
mi è di conforto anche un mare agitato...


La Forza
A Mario B., lottatore

Bestialità divina, amico Mario,
quando affatichi i muscoli ben atti
e cingi e premi, ansando, e scuoti a tratti
il torso dell'atletico avversario!

Bene sai l'arte della forza. In vario
modo lo spossi e incalzi e pieghi e abbatti;
ti sussulta nei muscoli contratti
non so che desiderio sanguinario.

Gràvagli sopra, crudelmente bello,
con le scapole fa ch'egli riverso
tocchi la rena e "vinto" gli si gridi!

Ridevole miseria d'un cervello
quando il proteso già pollice verso
"Uccidi - griderei - Uccidi! Uccidi!"

Guido Gozzano