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sabato 12 aprile 2014

Mare interno, di Arturo Graf

Mare interno

L’anima mia superba è fatta un mare
Vasto, profondo, senza suon, senz’ira;
Si stende il flutto quanto l’occhio gira,
Nè terra alcuna all’orizzonte appare.
Dall’incurvato ciel nell’onde amare
La fredda luna con terror si mira,
E mai sopr’esse l’aquilon non spira
Suscitator di fortunose gare.
Giù nel profondo, in tenebroso orrore,
Chiude gli avanzi d’un perduto mondo,
Occulta l’opre dell’iniqua sorte;
Città sommerse, inabissate prore,
Inutili tesor buttati al fondo,
Tutta una infinità di cose morte.

Arturo Graf


ciò che dentro abbiamo
è un mare,
di gesti, di parole,
che tenersi in fondo alla gola
è assurdo e ridicolo...

venerdì 11 aprile 2014

...tra le incertezze sentire..., di Anonimo

...tra le incertezze sentire
un suono che nenia l'aria,
poi curvarsi sul centro
di un assurdo incostante
e tornare a dormire...

Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati


giovedì 10 aprile 2014

Strada, di Yehuda Amichai

Strada

Un bagliore di automobili in fuga
i miei pensieri riordinava in bianco e nero.

Io che attraverso la strada
solo nei punti consentiti dalla legge,
sono stato invitato all’improvviso
fra le rose.

E come si chiarisce un bruno ramo
nel punto in cui si spezza, così io
nel mio amore
sono chiaro.

Yehuda Amichai
Traduzione di Ariel Rathaus

i ricordi hanno facce lontane,
come vivide immagini,
come passi a ritroso,
io mi sento qui...

martedì 8 aprile 2014

Mare, di Sophia de Mello Breyner Andresen

Mare

I
Di tutti gli angoli del mondo
Amo d’un amore piú forte e piú profondo
La nuda spiaggia in estasi e la duna
Dove mi unii al mare, al vento e alla luna.

II
Odoro gli alberi la terra e il vento
Che la primavera colma di profumi
Ma io vi voglio solo e solo vi procuro
La selvaggia esalazione delle onde
In ascesa verso gli astri come un grido puro.


Sophia de Mello
Breyner Andresen

 

vedo un niente di mare
dal lucernario della mansarda
eppure è abbastanza,
è un sogno che ricorre...

lunedì 7 aprile 2014

Cicuta, di Arturo Graf

Cicuta

E te pur ama il generoso aprile.
Virulenta cicuta. Il sol, che infonde
La virtù nella vite e nelle bionde
Messi, t’educa e non ti tiene a vile.
Ti guardo e rido: oh strana cosa! e donde
Trasse Natura il tossico sottile
Entro il gracile stelo e nel gentile
Frastaglio inciso delle verdi fronde?
Ti guardo, e l’egro cor mi si dischiude.
E mi guizza un pensier dentro la mente
Siccome serpe in gorgo di palude:
Ti sia propizio il sole ed il veleno
Sia benedetto della tua semente,
Che d’ogni mal più rio guarisce a pieno.

Arturo Graf


amaro veleno infonde
animi soli e perde
significato lungo la via;
un sorso solo,
solo un momento;
poi il nulla...

domenica 6 aprile 2014

Le cime degli alberi..., Proverbio cinese

Le cime più alte degli alberi vengono raggiunte
dagli animali più intelligenti, le aquile,
e dagli animali che strisciano, i serpenti.
 
proverbio cinese
 
 

sabato 5 aprile 2014

Presunto, di Anonimo

Presunto

Presunto distratto
nel mio pensare,
le tegole del mondo
si scrignano unite.
presunto contesto
nel mio prosieguo,
in un quadro artefatto
rigiungo e rimango.
Presunto contratto
ridolgo e rivolgo
attenzioni lontane
come in un sogno.

Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

venerdì 4 aprile 2014

La fiamma viva straziò l'aria..., di Clara Janés

La fiamma viva straziò l’aria,
uní i volti in purpureo gesto,
svegliò la freschezza delle bocche,
fece delle braccia un nido,
e dei corpi
brezze nelle dune,
cullarsi delle foglie nelle brezze.


Clara Janés
Arcangelo d'ombra


Vivo come mai ripiego
in usuali pensieri,
le fila dei discorsi
si stendono quiete...

mercoledì 2 aprile 2014

Fede, di Arturo Graf

Fede

E tu candida luna, irradiavi
Il ciel di maggio, e la sparente scena
De’ gran monti nevosi, e la serena
Pace dell’acque ove ti specchi e lavi.
E tu, gentile zeffiro giocondo,
Tripudiavi tra le piante, e il molle
Inebbriante olezzo alle corolle
Givi predando e il polline fecondo.
Lungo i viali del giardin, davanti
Ai tassi bruni, ove a cantar si chiude
Il notturno usignol, nel marmo ignude
Biancheggiavan le ninfe e le baccanti.
Sopra l’alto terrazzo, a canto a un plinto
Che il simulacro dell’Amor reggea,
Sedean gli amanti insieme; egli le avea
L’un braccio al collo flessuoso avvinto.
E poi che il biondo capo ebbe a sè tratto:
"Oh come — disse — io brucio a te vicino!
Deh va’, mi colma di fragrante vino
Il bicchier sacro all’amoroso patto".
Ella sorrise e pronta volse il piede
Entro la stanza: ivi di lucid’asse
Era uno stipo ond’ella il bicchier trasse
Di nitido cristal sacro alla fede.
E di vin lo colmò poscia di seno
Trasse un’ampolla, e con la man di neve,
Senza un sussulto, circospetta e lieve,
V’infuse dentro l’infernal veleno.
Ei bevve, e in premio sull’amata fronte
Dieci e dieci stampò baci soavi:
E tu, candida luna, irradiavi
Il ciel di maggio e la pianura e il monte.
Ei bevve, e dieci e dieci volte al core
Strinse il bel corpo tenero e lascivo:
E tu, gentile zeffiro giulivo,
Tripudiavi tra le piante in fiore.
Ei bevve!... ahimè quale inaudito, orrendo
Strazio fu il suo! qual empia lotta! come
Morì Non sospettò l’amato nome,
L’iniquo nome profferì morendo.
Ella il pianse e più bella in veste nera
Apparve agli occhi d’amator novello: —
Morigerate genti a cui favello,
Non mente il labbro mio, la storia è vera.

Arturo Graf


chiarore diffuso
fuori da qui,
è l'alba
ed io sono sveglio...

martedì 1 aprile 2014

La luna e l'onda, di Lucio Mariani

La luna e l’onda

Mentre la prima luna s’alza in trono
occhi sui vivi, col pallore e lo scherno
d’una vecchia pastiglia consumata,
il passeraccio solo e imbalonato
dall’egra tamerice guarda al mare
– azul y azul, immenso azul redondo –
guarda al di là di dune e di barene
con un occhio soltanto l’altro in sonno,
trepidante per prendere la mira,
dell’onda definita e trionfante
che nessun colpo potrà mai fermare
sul confine del sogno che viviamo.
Quell’onda che avanzando ci costringe
e senza requie ci fa domandare
perché io, io chi, io quando
ed io per quanto ancora?
Ma la luna procede verso il cielo
che livido s’imbruna
testimone impassibile e solenne
sull’affanno del nulla.


Lucio Mariani
Canti di Ripa Grande (2010-2013)



moto perpetuo,
crinali scoscesi
e il mio dare e dire
come un consumato paesaggio
mi copro di luna