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domenica 20 luglio 2014

Aforisma

Gli scrittori si forgiano nell'ingiustizia 
come si forgiano le spade.
 
Ernest Hemingway
 
 
chissà
come si forgiano
i poeti...

sabato 19 luglio 2014

Pensiero per Sabrina, di Anonimo

 
Pensiero per Sabrina

Quando un battito d'ali
e non capire,
farfalle? 
falene?
fremere ogni volta
il cuore che piange...
quasi un anno è passato
ma ancora sussulto
quando un battito d'ali...

Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate


venerdì 18 luglio 2014

frementi desideri incombono..., di Anonimo


frementi desideri incombono
nel mattutino sceso,
come un giovane vecchio
assumo contegni dovuti;
nel chiaro riverbero
sogno pazzie...

Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati

giovedì 17 luglio 2014

Terra rossa, terra nera..., di Cesare Pavese

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi &endash;
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione &endash;
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d'agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.
 
27 ottobre 1945
Cesare Pavese
 
 
orizzonti e linee,
facile come sognare,
come bere;
eppure distanze infinite
sono a volte colmate... 

mercoledì 16 luglio 2014

Di Luglio, di Giuseppe Ungaretti

Di Luglio

Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.
Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
È furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l’estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro.

1931 (da “Sentimento del tempo”, 1943)
Giuseppe Ungaretti


assolate rive,
di mari, di fiumi,
nel baluginio lontano
miraggi di caldo e luce...

martedì 15 luglio 2014

Parole non dette, di Ada Negri

Parole non dette

Parole che la bocca mai non disse,
per pietà, per orgoglio o per paura,
che i labbri spinse una demenza oscura,
che un più forte volere ivi confisse:
 
parole non di suono ma di palpito,
miste al sangue pulsante, alla saliva
di che il tacer s'abbevera, alla viva
carne che soffre, al cuor che batte a scalpito:
 
han, nel profondo ove s'accolgon bieche
(e chi dir non le volle in sé le udrà
sempre), un'allucinante fissità
di facce spente, di pupille cieche.
 
O creatura dalle chiuse labbra,
sulla parte di te che fu soppressa
il tuo silenzio è pari a una compressa
gelida su ferita che si slabbra.
 
O creatura che disio non chiama
più, che amor più non sveglia!... Un'ora sola
a te segnava Iddio per la parola
che non dicesti: ed or entro ti clama.
 
Rannìcchiati in disparte, ingoia il pianto,
avviluppati d'ombra. È tardi adesso
per la tua verità. Tu sei già presso
la soglia eterna, ove il silenzio è santo.
 
da "Esilio", 1914
Ada Negri
 
quante parole tra i denti,
nascoste nel cuore,
appena affiorate alla mente
ma mai dette,
mai pronunciate...

lunedì 14 luglio 2014

Vecchio tronco, di Arturo Graf

Vecchio tronco

Buja e fredda è la notte; la gelata
Piova flagella i vetri e il tetto innonda:
Entro l’ampio camin la rubiconda
Fiamma s’alza ronfando e si dilata.
Sopra la bragia incandescente fuma
Riarso il legno, e fuor da’ capi spreme
Un vecchio tronco di betulla; geme
Mista a denso vapor candida spuma. 
Con le pupille spalancate e muto,
La feroce io contemplo opra del foco;
Guardo la fiamma e in mente a poco a poco 
Mi torna il tempo giovenil perduto.
Ed ecco, sulla ruvida corteccia, 
Cui già morde la fiamma, a un tratto io miro
Sculti due nomi e insiem legati; in giro
Come di mirto un ramoscel s’intreccia.
E mi sobbalza violento il core,
E più da presso a riguardar mi faccio:...
Il suo nome, il mio nome, ambi in un laccio;
Tutta la storia del mio primo amore!
Nel ribollir del subitano affetto
L’iniqua fiamma a spegnere m’accingo, 
Poi tosto indietro quel pensier respingo,
E immobil resto con le braccia al petto.
Oh, vecchio tronco! il bel tempo giocondo,
La felice stagion, quando levavi
Fronzuti i rami al ciel, quand’ombreggiavi
Il suo candido viso, il capo biondo!
Brucia, povero tronco! ormai la balda
Giovinezza svanì spenta è la lampa
Della mia vita ormai! brucia, divampa,
Anco una volta il freddo cor riscalda. — 
Fiammeggia il legno, e fuor da’ capi spreme 
L’ultime stille, e di morir si duole:
Io guardo e taccio, e il volto mio due  sole
Stille di pianto van rigando insieme.
 


Arturo Graf


la fine della strada non si vede,
ma c'è, là da qualche parte;
la intravedi nei visi dei vecchi,
la senti nelle loro mani
è un riflesso nei loro occhi...

domenica 13 luglio 2014

Aforisma, di Kahlil Gibran

Il vento può infuriare e posarsi,
e il mare si gonfia e si placa,
ma il cuore della vita
è una sfera quieta e immobile.
E la stella che vi rifulge
non avrà mai tramonto.

Kahlil Gibran



che dire, artefici di noi,
come sarti o al telaio,
pungendosi a volte...

sabato 12 luglio 2014

Scampoli, di Anonimo


Scampoli

Siamo scampoli d'ansia
sparsi come ghiaia
sui selciati del vivere;
ci si ritrova a volte
su rive vergini e verdi,
eppoi a vivere ancora.

Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

venerdì 11 luglio 2014

Ho udito i vecchi,... di William Butler Yeats


Ho udito i vecchi, molto vecchi, dire:
«Tutto muta,
E a uno a uno ce ne andiamo via».
Avevano mani come artigli, e le ginocchia
Erano contorte come i vecchi pruni
Sulla riva.
Ho udito i vecchi, molto vecchi, dire:
«Tutto ciò ch'è bello scorre via
Come l'acqua».
 
W.B. Yeats 


scavato dagli anni
ma ancora vivo;
la pioggia lo scorre,
il vento lo sferza,
ma ancora vivo...