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venerdì 10 giugno 2016

Cavallo e albero, di Rita Dove


Cavallo e albero
 
Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero –
o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento.
È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle
sono state equipaggiate con singolari stelle.
 
È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere
come fossero bambini, per questo accade che i bambini
all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui
si ostina a dire che la vita è tonda. No,
 
rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma;
il bello sempre sale e sempre scende.
Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora.
Nell'albero la linfa luminosa ascende.

Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
 
 
leggerezza e sudore,
galoppo, lungo la riva,
poi il prato e la folle corsa
verso la stalla...

giovedì 9 giugno 2016

Compagno di scuola, di Antonello Venditti


Compagno di scuola
 
Davanti alla scuola tanta gente
otto e venti, prima campana
"e spegni quella sigaretta"
e migliaia di gambe e di occhiali
di corsa sulle scale.
Le otto e mezza tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro, nello stesso modo,
con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto
una risposta chiara.
E la Divina Commedia, sempre più commedia
al punto che ancora oggi io non so
se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto
sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee e i cineforum i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un '68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Antonello Venditti
(1975)
 
 
 solo ricordi, attimi impressi,
ora è vita traslata, di sponda;
ricordo, l'agenda,
la gialla gru,
le buone cose di pessimo gusto...

Gujil

mercoledì 8 giugno 2016

La scuola è finita! di Carlo Michelstaedter

La scuola è finita!

È giunta l'ora del distacco, è giunta;
io vi lascio sedili riscaldati
aule sapienti portici affollati
ora e per sempre!

Ansie e battaglie e faticose veglie
liete sconfitte e facili vittorie
e voi quaderni carchi di memorie
io v'abbandono.

Libero sono dalla tirannia
d'ogni minuto; sono rotti i ceppi
che per lunghi anni rallentar non seppi.
Libero sono!

Libero, e innanzi a me s'apre la vita
con gli orizzonti vasti ed intentati
e coi premi lontani ed agognati
nei sogni antichi.

Freme nel petto l'animo convulso:
sete di gloria e sete di sapere
desiderio d'azione e di piacere
in me ribolle.

In un amplesso solo poderoso
vorrei legare a me tutta la terra
vincere il fato e la fortuna ch'erra
cieca nel mondo.

Ma un brivido mi corre per le membra,
la vita è fredda e piena di sgomento,
triste isolato debole mi sento
vo' ritornare.

Vo' ritornare ai banchi della scuola
alla diuturna noia, alle catene
a quel fetore che facea sì bene,
ai professori.

Amici, or vedo quanto abbiam perduto;
della nostra esistenza, calda un'onda
nel buio del passato si sprofonda
inesorato.

Con quel legame che ci die' comuni
ore di gioia ed ore di sconforto
anche un periodo della vita è morto
in quest'istante.

Ma non dobbiam però chinar la fronte.
Col ferro in pugno verso l'ideale
ci batterem con animo leale!
In alto i cuori!

E se fra le battaglie della vita
saremo vinti forse, da lontano
ci volgeremo a stringerci la mano
... addio compagni!

Carlo Michelstaedter
Gorizia, 25 giugno 1905
 
 
finita la scuola si fiatava,
si pensava all'estate, al mare,
si pensava agli amori;
ora penso alla fine del tempo...

martedì 7 giugno 2016

L'amore delle montagne è una cosa seria, di Juan Carlos Galeano

L'amore delle montagne è una cosa seria
 
Le montagne amano a qualunque età. Una montagna con
milioni di anni si innamora di una persona di venti.
 
Una montagna addormentata aspetta per migliaia di anni
un bacio da chiunque.
 
La montagna a forma di coppa vuole che la bacino solo
gli angeli.
 
Le montagne che ne amano altre lo esprimono semplicemente
scambiandosi stormi di uccelli.
 
Guardando indietro, un uomo si rende conto che una
montagna lo ha seguito.
 
La montagna che ulula d'amore è davvero una fiera.
 
Con solo un poco di riso e acqua ogni giorno, una
montagna è più alta e più saggia.
 
(Le montagne di soldi e di panni da lavare non provano
gli stessi sentimenti).

Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo ManeraAmazzonia
Finestre, nuvole, canoe
 
 
mi mancano le mie montagne,
un poco, ogni tanto;
molto è cambiato,
molto è stato fatto...

lunedì 6 giugno 2016

Mattinale

mattinale senza idee,
senza cuore;
in un contesto astruso
ritrovo parole, gesti,
dove? quando? come?
eppure...
 
Gujil
 
Vittorio Avondo
Luce mattinale
 

domenica 5 giugno 2016

Domenicale di giugno #0

mattina, presto, silenzio,
qualche uccello singhiozza,
qualche foglia si muove;
Giugno, senza aggettivo,
sono qui perplesso e stanco,
malgrado il riposo...
 
Gujil
 

 

sabato 4 giugno 2016

Allucinazione, di Arturo Graf


Allucinazione
 
Taci; non più; non ricordar quell’ore,
Quei brevi dì; non ricordarmi i baci,
Le folli ebbrezze, i turbamenti; oh, taci!
La memoria che langue e che si muore

Non ravvivar; le care ansie voraci
Non ridestar dall’antico sopore,
Tu che nel mezzo del mio tristo core
Sepolta come in una tomba giaci.

Morta dunque non sei? cenere muto
Io ti credeva: or come vivi? come
Parli e ridi, tu morta, ad un perduto?

O se’ tu dal tuo cenere risorta?
O non è questa Morte altro che un nome?
O sono io morto come tu se’ morta?
 
Arturo Graf
 
 
intravedere, credere, immaginare,
realtà distorte dal grigio,
annebbiate dal fumo;
poi ritorno, rivedo, risento...

venerdì 3 giugno 2016

Sto per frangermi, di Sibilla Aleramo

Sto per frangermi

Sto per frangermi,
tanta onda ho vinto,
tanta onda a te m'ha gettata!

Sto per frangermi,
tu alla fatica enorme mi segni un limite,
ma come alla morte...

Contro a te m'abbatto,
spezzarmi il cuore e la fronte,
sii la morte poi che sei così forte!

Ma se solo a svenire
solo per poi rinvenire
tanta onda a te m'ha gettata,

se la morte non sei,
amore, erto amore,
quali lontananze vedi, se ti volgi?

Sto per frangermi,
tanta onda ho vinto,
contro a te m'abbatto,

erto amore, contro a te.
 
Sibilla Aleramo
 
 
impavido, contro il sole,
a volte contro il vento,
spesso contro lei,
impavido...

giovedì 2 giugno 2016

Non lasciarmi quando..., di Boris Ryzhij

Non lasciarmi quando
Arde la stella di mezzanotte,
Quando fuori e in casa
Tutto va bene come non mai.
Non per qualcosa e senza un perché
Semplicemente e tra l'altro
Lasciami quando provo dolore
Vattene abbandonami del tutto.
Che si svuotino i cieli,
Che diventino neri i boschi,
Che prima di dormire
Abbia una gran paura
Di chiudere gli occhi.
Che l'angelo della morte
Come al cinema
Ora mi versi il veleno nel vino,
Ora la vita mia mischiando
Come un mazzo di carte
Butti sul panno la carta di fiori.
E tu resta pure in disparte –
Biancheggia come un ciliegio
Alla finestra e non arrivandoci, ridi,
allungandomi la mano.
 
Boris Ryzhij
Traduzione di Natalia Stepanova
da "Dèttami versi d'amore"
 
 
lasciarsi, incontrarsi,
essere insieme o soli;
destini dell'uomo nel segno
dell'essere...vivi...

mercoledì 1 giugno 2016

Che cosa sono gli anni?, di Marianne Moore

Che cosa sono gli anni?
 
Che cos’è la nostra innocenza,
che cos’è la nostra colpa? Tutti sono
nudi, nessuno è al sicuro. Da dove viene
il coraggio: la domanda senza risposta,
il dubbio fermo che –
chiamando muto, ascoltando sordo –
nella sventura, anche nella morte,
incoraggia gli altri
e nella sua sconfitta esorta
 
l’anima ad essere forte? In profondità
vede ed è felice colui che
sa arrivare alla mortalità
e nella sua prigione si leva
al di sopra di sé come
il mare nell’abisso, lottando
per essere libero e incapace di esserlo,
nella sua resa trova
la ragione di continuare.
 
Chi ha un forte sentire
agisce così. Anche l’uccello,
più alto mentre canta, rafforza
la sua forma in verticale. Benché prigioniero,
con il suo potente canto
dice: che bassa cosa
la soddisfazione, che pura la gioia.
È questa la mortalità,
è questa l’eternità.

Marianne Moore
Traduzione di Nicola Gardini
New York Anthology
 
 
gli anni sono tanti,
quelli che passano,
quelli a venire,
quelli che restano...