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lunedì 20 giugno 2016

Coscienza, di Arturo Graf

Coscienza
 
La coscïenza mia, usa al cimento,
Era uno scudo di temprato acciaro,
Lucido e forte, invulnerato e chiaro;
Squillava il suo metal come l’argento.

Sorgendo, l’orbe suo vinceva in poco
Spazio l’orror della più fitta notte,
E tra le nubi sgominate e rotte
Sedea come un superbo astro di foco.

Tal fu, tal più non è: sopra il suo disco
Immobil ora si distende un’ombra.
Che la mia mente di paura ingombra
Ogni qual volta di guardarvi ardisco.

E fuor del suo metal temprato e forte
Scoppia una voce d’ira e di flagello
Che per l’anima mia suona a martello
La rovina e il terror, l’odio e la morte.
 
Arturo Graf
 
 
sepolta da strati di scuse,
nascosta, intima mia,
coscienza dell'anima,
anima in pensa, ansiosa...

domenica 19 giugno 2016

Mattinale di giugno, ancora

mattina nuvolosa,
grigia come il ricordo di ieri,
uguali e contigue le cose;
in un gemito sprofondo
in profondi respiri di ansie.
 
Gujil
 
 

sabato 18 giugno 2016

Temporale, di Tomas Tranströmer

Temporale
 
Passando, s’incontra all’improvviso qui la vecchia
quercia gigantesca, alce pietrificato dalla
chioma sconfinata sulla fortezza nero-verde
del mare di settembre.
Temporale del nord. È il tempo in cui maturano
grappoli di nespole. Vegliando al buio si sentono
scalpitare le costellazioni alle loro poste
in alto sopra l’albero.
 
Tomas Tranströmer 
Traduzione di Maria Cristina Lombardi
Poesia dal silenzio
 
 
la mia vita è temporale,
scrosci di pioggia, vento;
le chiome impazzite, agitate
i mie capelli crescono,
le mie possibilità calano...

venerdì 17 giugno 2016

L'attesa, di Juan Carlos Galeano

L’attesa
 
Chi attende guarda il paesaggio aspettando chi non
verrà.
 
In lontananza si vede benissimo chi non verrà.
Lo si scorge in una barca solitaria, nel cielo, tra le
nuvole.
 
Due alberi tendono i rami per brindare al successo
del giorno.
 
Chi attende sarebbe felice se i granelli di sole che
entrano nella sala
volessero trasformarsi in chi verrà.
 
Chi non verrà passa a cavallo di una mosca senza
chiedere come va.
 
Chi attende vorrebbe che anche la barca solitaria e
le nuvole si preoccupassero.
Non sarebbe nemmeno male se gli alberi del brindisi
mostrassero un po’ d’interesse.


Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo Manera
Amazzonia. Finestre, nuvole, canoe
 
 
attesa, parola conosciuta bene,
quante volte, in quanti posti,
non mi manca aspettare,
ci sono attese che uccidono...

giovedì 16 giugno 2016

Tempus fugit, di Christina Rossetti

Tempus fugit
 
Deliziosa Primavera,
breve gioia passeggera,
vola via, l'ala leggera –
Dolce Estate dorata.
ospite a lungo bramata –
si annuncia, e già è passata –
Autunno gioia segreta,
delizia non completa –
raffiche di tempesta –
non c'è nulla che resta –
fragile esperimento
a un alito di vento –
trascorso, rovesciato
appena venuto, già andato –
Fare e disfare
insonne faticare,
un incessante alterno
dal nuovo al vecchio andare
un logorarsi eterno
fino al gelido Inverno.

Christina Rossetti
traduzione di Silvio Raffo
Nostalgia del cielo
 
 
già "tempus fugit..."
lo trovo ognidove nella mia mente,
il tempo, costante,
il futuro?

mercoledì 15 giugno 2016

Meditazione, di Gujil

 
 
parole che sprecano
frasi interdette,
pensieri...a volte
eppure siamo qui,
ancora ancorati ...
 
Gujil

martedì 14 giugno 2016

Geometria, di Rita Dove

Geometria
 
Dimostro un teorema e la casa si espande:
le finestre in un balzo si librano sino al soffitto,
il soffitto con un sospiro va alla deriva.
 
Appena le pareti si sono spogliate di tutto
ma non della trasparenza, l'odore dei garofani
se ne va con loro. Io sono fuori, all'aperto,
 
e sopra di me le finestre si sono incardinate su farfalle,
dove si congiungono un raggio di sole riluce.
La loro meta è un punto vero e indimostrato.


Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
 
 
linee interrotte tracciano
geometrie probabili, nascoste,
intravedo perimetri, zone
eppure la polvere invade...

lunedì 13 giugno 2016

in grandi e piccole cupole..., di Aleksandra Cibulja

in grandi e piccole cupole
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini
rondini
con teste umane
 
non loro forse
preparano i nidi sul vomere
gioiscono per le mattonelle smaltate
leggeri – come la fiamma
veloci – come il lampo
sonori – come voci di fanciulle
 
(e la pioggia, di conseguenza, i loro baci)
 
non forse loro
concisi, frettolosi
dicono: santo, santo, santo
Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth!
 
e si disseminano carte luccicanti
come fossero un decoupage di Matisse
 
e tutti i fiori – parlano di un appuntamento
io sono una persona dimessa
sono un infisso bucherellato
cado
 
e la voce si attorciglia come un capello
e la voce si alza a mo’ di spirale
in grandi e piccole cupole
 
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini

Aleksandra Cibulja
Traduzione di Paolo Galvagni
Viaggio al limite del sangue
 

rinchiusi in bolle di noi,
come fragili, eteree, bolle
danziamo nella vita,
qualche volta si scoppia...

domenica 12 giugno 2016

Didascalie, di Anonimo

Didascalie
 
Didascalie sbiadite accompagnano
le tele, gli scorsi, l' immagine;
la vita che siamo si ferma
in spots che la mente non teme.
 
Finali imprevisti disdegnano
i visi scontati, le feste, le pagine;
ciò che non siamo si afferma
in attimi che il cuore si geme.
 
Le vie, i sentieri dipanano
discorsi, frasi, compagine
che sembra stantia, conferma
assurda che schiaccia, che preme.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
 
 
 

sabato 11 giugno 2016

Son tanto brava, di Sibilla Aleramo

Son tanto brava

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!».
Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene.
 
Sibilla Aleramo
 
 
bravissimo,
quando intensamente cerco,
le pallide luci sono velate,
le gialle ali sempre qui;
nel padiglione ritorno...