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sabato 10 marzo 2018

Frammento, di Anonimo


Gocce di pioggia, diamanti
sul vetro, finestra sul mondo,
asciugo lacrime di tristezza.
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati
 
 

venerdì 9 marzo 2018

Non c'è più nessun nome..., di Maria Do Rosário Pedreira

Non c'è più nessun nome. Dopo di te
mi destinarono solo nomi che non amai,
volti sui quali non volli posare gli occhi per paura
di fissarli, mani che erano sempre l'ombra
delle tue mani sotto le lenzuola. Mai neanche le vidi

né toccai quelle dita che, nel buio, celebravano
nella mia la tua carne – se un altro motivo le portò,
per quanto vago, anche non volli udirlo, mai
lo seppi. Dopo di te, dopo gli altri uomini,
è ancora il tuo nome che dico, e nessun altro.


 Maria Do Rosário Pedreira
Traduzione di Mirella Abriani
 
Alessandro Venturi
"Gli amanti"
 
svaniscono i nomi, come i volti, nel tempo,
il passato riemerge qualche volta
ci ispira lunghe riflessioni in silenzio;
qualche sospiro, poi si torna a viaggiare...
 

giovedì 8 marzo 2018

Un ricordo, di Wisława Szymborska


Un ricordo
 
Stavamo chiacchierando,
siamo ammutoliti d’improvviso.
Sulla terrazza appare una ragazza,
ah, bella,
troppo bella
per il nostro tranquillo soggiorno.

Basia ha sbirciato in preda al panico il marito.
Krystyna ha posato d’istinto la sua mano
su quella di Zbyszek.
Io ho pensato: ti telefonerò,
ti dirò – non venire ancora,
è prevista pioggia per qualche giorno.

Solo Agnieszka, una vedova,
ha accolto la bella con un sorriso.
 
Wisława Szymborska
da "Attimo", 2002
traduzione di Pietro Marchesani
 
 
 sembra fatta apposta, strano,
il ricordo si affaccia sempre
anche stanotte, Tilde, lontana,
zia di passate cose perdute...

mercoledì 7 marzo 2018

Quando i ricordi, di Anonimo

 
Quando i ricordi
 
Quando i ricordi arrivano
la mente si ferma, richiama,
in un niente si fondono i volti,
le cose, la gente, le voci.
 
Fermando le vele ogni nave
rallenta, ondeggia, beccheggia;
così siamo noi, come foglie,
leggere scostanti, danzanti.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 

martedì 6 marzo 2018

Pelle azzurra, di Alfonso Gatto


Pelle azzurra

 Chi stringe i venti, e annebbia le specchiere
oltre i mari d'autunno, nell'alone
delle polveri cieche?
Tutta la notte nella pioggia ho visto
sparire la città, tremava il palco
il fradicio dei legni sul mareggio
della laguna, e la lumaca cieca
intrepida sbavava la sua strada.
L'amore era il sudario dei miei volti
affacciati da sempre,
le palpebre pesanti, il naso duro
come il silenzio fermo sulle labbra.
Mi dicevo di me ch'ero al tuo riso
lontano l'ombra che scavalca i ponti
il dannato che insegue la sua fuga.
Vicina eri il puntiglio della grazia
che tiene a bada la sua smania e al filo
degli occhi le tue ciglia da moscone,
il raggiro assonante dell'insidia.


Alfonso Gatto
 
 
come avatar imprevisto nel mondo,
come solito essere sempre, solo a volte,
l'amore, già l'amore, ricordo ancora;
in un solo secondo rivivo e sbiadisco...

lunedì 5 marzo 2018

quante cose porta seco,... di Gujil

 
quante cose porta seco,
il giorno dopo,
le riflessioni, i dubbi fugati,
gioie e delusioni come fiori
che, recisi, in un vaso,
presto appassiranno a morire
in un attimo tutto tornerà...
 
Gujil

domenica 4 marzo 2018

Tenendo le cose assieme, di Mark Strand

Tenendo le cose assieme
 
In un campo
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.
 
Mark Strand
da "Sleeping with One Eye Open", 1964
 

 
fatica enorme, improba, grande,
tenere assieme le cose, è vero,
chi lo fa lo sa, s'impegna;
qualche volta perfino riesce...

sabato 3 marzo 2018

E vi era un cullare, vi era un...., di Michael Donhauser


E vi era un cullare, vi era un
respiro e trascorreva nelle chiome
degli alberi sì che le foglie si
piegavano, si rizzavano, impetuose

e tremanti quando il vento dell’autunno
comprimeva i rami finché lentamente
il fremito si affievoliva e più leggero
fluttuava solo il bordo di un giardino:
io ero vissuto vicino a questo fremere
singhiozzare, precipitare e più fredde erano
ora le notti sì che le dalie erano appannate
di brina bianca, scendevano
le cornacchie dai monti nel villaggio
e stavano sulla sommità dei tetti
però invano si allineava immagine
ad immagine per formare un racconto, ché

del tutto solo restava l’oscuro gorgogliare
della fontana e abbandonati se ne stavano
i luoghi con l’odore del freddo, dei
cavalli – sentivo mettergli la ferratura

nelle stalle, sentivo l’odore del fumo della
ramaglia bruciata, la coperta di nuvole ora
si strappava, ora si ricomponeva e così
se ne andavano i giorni, se ne andava l’anno


Michael Donhauser
da " Il latte nero del sambuco"
a cura di Gio Batta Bucciol
 
Luigi Gioli (1854-1947)
"Cavalli all'abbeverata"
olio su tela 

le stagioni ripassano sempre,
questa fine inverno mi racconta
di cose che non ricordavo, del freddo,
improvvisa un'ala batte e s'invola...

venerdì 2 marzo 2018

Collaborative idee pervadono..., di Anonimo


 
Collaborative idee pervadono
spazi ampi della mente, sono
così vicino al relativo che
importo dosi di saggezza
e le stempero nell'irruenza,
quella mia, quella solita.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 1 marzo 2018

Frammento, di Anonimo

 
...neve e silenzio binomio,
di essere certi non vedo
poi scemo la voce,
il mio canto si stempera
nel sonno, la notte...
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati