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lunedì 10 maggio 2021

Dopo un lungo silenzio, di William Butler Yeats

Dopo un lungo silenzio

Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli esseri amati,
nascosta nell’abat-jour l’ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l’Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia:
giovani ci siamo amati senza saperne nulla.

William Butler Yeats

conto gli atti del mio respiro, nel silenzio,
vedo il petto che singhiozza, ritmico,
 ridicolezza da piccolo dramma, scomposto,
rilascio frasi sconnesse, a casaccio, sui fogli...

domenica 9 maggio 2021

Farewell, di Pablo Neruda

Farewell

Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come te, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
Dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per i suoi occhi, aperti sulla terra
Vedrò un giorno le lacrime nei tuoi.

Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi,
che nulla ci unisca.
Né la parola che profumò la tua bocca
né ciò che le parole non dissero…
Né la festa d’amore che non avemmo
né i tuoi singhiozzi vicino alla finestra

(Amo l’amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Mai più ritornano.
In ogni porto una donna attende:
i marinai baciano e se vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.)

Amo l’amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato che si avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.

Più non si incanteranno i miei occhi nei tuoi,
più non si addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dovunque andrò porterò il tuo sguardo
e dove andrai porterai il mio dolore.
Fui tuo, fosti mia. Cos’altro? Insieme facemmo
un angolo di strada dove l’amore passò.
Fui tuo, fosti mia. Tu sarai di colui che t’amerà,
di colui che taglierà nel tuo orto ciò che io ho seminato.
Me ne vado. Son triste: ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
Dal tuo cuore mi dice addio un bimbo.
Ed io gli dico addio

Pablo Neruda
da "Crepuscolario", 1923

Frida Kahlo
"Diego nella mia mente"
, 1943

Non è mai facile allontanarsi, togliersi,
potenti fragilità nel cuore, negli occhi;
rimaniamo aggrappati al sogno il mattino,
ci svegliamo e non vogliamo capire...

sabato 8 maggio 2021

La fiera, di Corrado Govoni

La Fiera

Non ricordi la turbinante fiera?
I pagliacci e la giostra coi lumini?
Tutto fu bello, musica e lustrini,
solo al ritorno nella buia sera.

Tu pedalavi vaporosa in avanti,
ed io a volo dietro il tuo cappello,
come in un delizioso carosello
mosso da Dio sol per noi amanti.

Sull’erba della darsena intrecciammo
le nostre impolverate biciclette
come in gelosa lotta due caprette.
Sul loro esempio, muti, ci avvinghiammo.

E quando entrammo a piedi dalla porta
tra gli sguardi dei pochi curiosi
composti e seri come vecchi sposi,
la città non mi parve più così morta.

I baci nella sera freddolina
riscaldato mi avevano d’amore,
dandomi dei sussulti dolci al cuore
come quei colpi, là, di carabina.

Ed io ti vedevo in un barbaglio,
per effetto dei tuoi baci brucianti,
sotto le stelle, strane e doloranti,
come le bianche pipe del bersaglio.

Corrado Govoni

immagini d'infanzia le fieri, i circhi,
uno, di fronte a casa da sempre;
poi il tempo che passa, lo studio, la vita,
rimane indelebile in me l'immagine ancora...

venerdì 7 maggio 2021

Quel confine che abbiamo tracciato, di Anonimo

Quel confine che abbiamo tracciato

Interlinea discontinuo nei passi
di chi cammina insicuro, straniti,
 abbiamo di nuovo passato
quel confine che abbiamo tracciato.

Nell'ansia di nascondere i fatti
proponiamo misure di contenimento
instabili anime fibrillanti
scintilliamo d'attrito, di scontri.
 
Involontari protagonisti di irrisolti
pseudodrammi di quartiere crediamo
di aver soluzioni ad antiche domande
che buttiamo come carta nel vento.

Abbiamo nuovamente valicato
quel confine che abbiamo tracciato.
 
Anonimo
del XX° Secolo
da "Le implicazioni sentimentali"
 

giovedì 6 maggio 2021

Il silenzio, di Thomas Hood

Il silenzio

V’è silenzio ove suono non è stato,
V’è silenzio ove suono non può essere:
Nella fredda tomba – nel fondo del mare,
O nel deserto grande dove non c’è vita,
Che è stato muto e sempre dormirà;
Non una voce tace, e nessuna vita cammina in silenzio,
Ma nubi e ombre nuvolose vagano libere
E mai sulla terra oziosa hanno parlato,
Se non tra verdi rovine e mura abbandonate
Di palazzi antichi dove l’Uomo è stato,
Pur tra i richiami di una volpe bruna e iena
E pur se i gufi convulsamente
Stridono all’eco, nel pianto sommesso del vento
Consapevole, dove vive il vero Silenzio.
 

Thomas Hood

Carichiamo spesso di significati gli attimi,
quando il sielnzio prevale su tutto;
si tende l'udito a percepire i piccoli suoni,
mondo nascosto che non si considera mai

mercoledì 5 maggio 2021

Gironi di minime #63

John Constable
"Studio per paesaggio marino, barca e cielo tempestoso"

 

 
La ricerca del pretesto confluisce
in soluzioni inattese, nei silenzi assordanti
che accompagnano le ansiose aspettative.
Siamo vigili fari sentimentali in corso d'opera,
pochi attimi di sereno tra fortunali e tuoni,
le saette illuminano di tanto in tanto gli scenari,
gli occhi brillano di quel bagliore residuo,
poi, le nuvole nere, oscurano il cielo
si richiude il cuore costretto da parte.
La mente raziona i palpiti, le scosse,
il nostro essere giudice tuona dal goffo pulpito
del nostro moraleggiante istinto,
rientro in me stesso, ritiro la mano;
agitato, tremante e scosso,
come una barca nel mare che sono
delle mie piccole minimali tempeste...
 
Gujil
 

martedì 4 maggio 2021

Primavera, di Vincenzo Cardarelli

Primavera

Oggi la primavera
é un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi:
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce:
Tutto è color di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’umori campestri.
Ebbra la primavera
corre nel sangue.

Vincenzo Cardarelli

verde a perdita d'occhio vedo,
la città vive il ritorno, le strade;
ancora verde nei mie occhi svegli,
silenzio mattutino, e pace, e giorno...

lunedì 3 maggio 2021

Potessero le mie mani..., di Federico Garcia Lorca

Potessero le mie mani...

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T'amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!
 

Garcia Lorca

"running dry" in un maggese freddo,

non sento l'odore dell'erba, del fieno;
pago pegno alle cose che dico, che scrivo,
infierisco ancora su quello che sono...

domenica 2 maggio 2021

Riflesso

un crescendo di note infrange
le silenziose rive che attraverso;
il mio fiume è ora palude
osservo un rosseggiare lontano...

sabato 1 maggio 2021

Amori di carta, di Anonimo

Amori di carta

 Intridono fogli di belle parole
gli amori di carta,
delicati sbuffi di risa,

parole tenere e scarne.

Alleviano il mesto di persone sole
carezzando la loro anima ritorta
ancora ferita, unica, intrisa
di soli morenti, il cuore, la carne.

Si avvinghiano al collo in guisa di stole
preziose, lucenti, disposte in sorta
di fanciulle gaudenti, le risa
nei volti che non sanno parlarne

Anonimo
del XX° Secolo
da "Le implicazioni sentimentali
"