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giovedì 12 febbraio 2026

“Nostalgia della mia dimora”, di Jin Yi

“Nostalgia della mia dimora”

Una città immersa nella nebbia del lago,
la pioggia suona come una canzone di canne.
Persino adesso nella dimora che ho lasciato,
i fiori sono caduti e i rami sono scarni.

Jin Yi

Questo inverno che è ora
pieno di sconfitte e deliri;
rimane un deprecabile gesto
combatto il vuoto dentro...

mercoledì 11 febbraio 2026

L'orto dei veleni, di Aldo Palazzeschi

L'orto dei veleni

È cinto da un muro ch’è alto tre spanne,
la via lo circonda.
Di fuori si vedon le frutta mature.
Son alberi grandi
che piegano i rami
col peso
possente
dei pomi.
I pomi maturi rilucono al giorno.
Al centro dell’orto v’è un mucchio di sassi,
di pietre ruinate.
V’è sotto, sepolta, la vecchia padrona dell’orto.
Aveva centanni la vecchia,
viveva nell’orto,
viveva di frutti,
soltanto di frutti.
La gente al narrarlo fa il segno di croce.
Nessuno ha mai colto quei frutti,
nessuno ha varcato quel muro.
Soltanto la sera vi ridon civette a migliaia.
E cadono e cadono i frutti maturi,
s’ammassano ai piedi dei tronchi robusti,
s’ammassan s’ammassan
mandando profumi soavi.

Aldo Palazzeschi

Inaccessibili luoghi, la mente
contiene ricordi e posti segreti;
nel brivido intenso del senso
rivedo cose perdute, lontane...

martedì 10 febbraio 2026

Non me ne importa niente..,(93), di Publio Valerio Catullo

93

Non me ne importa niente di piacerti, Cesare,
né di sapere se sei bianco o nero.

Publio Valerio Catullo

Oggi è troppo razzismo,
diffuso, strisciante, inutile;
abbiamo paura dell'altro
e spesso noi siamo l'altro...

lunedì 9 febbraio 2026

Non mi piacciono i fine settimana.., di Charles Bukowski

Non mi piacciono i fine settimana. 
Tutti erano fuori per le strade. 
Tutti a giocare a ping pong o a falciare l'erba o a lustrare le macchine o in giro per i supermercati per i parchi e per le spiagge. 
Gente dappertutto. 
Il lunedì era il mio giorno preferito. 
Tutti tornavano al lavoro e non mi toccava vederli.
 
Charles Bukowski
Hollywood, Hollywood!, 1990 
Non è mai stato giorno
diverso da altri, forse
intenso come il vivere
che non sa differenze...

domenica 8 febbraio 2026

Lettera mai spedita di Frida Kahlo al marito Diego Rivera

…La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra.
Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quan
to me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore...

Frida Kahlo

Mai, e poi, mai, scritto poi letto
ricordo la lingua, i fiocchi di neve
quei superflui inviti spesso recisi
da forbici che tagliano tutto...

sabato 7 febbraio 2026

Un sabato, di Anonimo

Un sabato

 Un sabato di Febbraio, silenzio
appena albeggia, silenzio,
tra un pò la città si sveglia
ma ora io penso, in silenzio...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

 

venerdì 6 febbraio 2026

Cabina Telefonica Numero 301, di Pero Pietri

Cabina Telefonica
Numero 301

quando ero molto giovane
ero solito avere tante
ragazze immaginarie
ora che sono un adulto
mi mancano parecchio 

Pedro Pietri

Un vecchio libertino ondeggia
barcollante bicchiere di nulla;
rimangono incise nel buio
alcune luci di stelle passate...

giovedì 5 febbraio 2026

La tosse, di Loredana Savelli

La tosse

mi rassegno al non-senso del respiro
e non chiedo
-piuttosto credo-
in chi mi ha venduto
lo sciroppo del domani:
certo più dell’oggi.

Loredana Savelli

Colpo di tosse e silenzi,
ondeggio tra alti e bassi
ago impazzito di bilancia
starata, ruggine erode...

mercoledì 4 febbraio 2026

Galaverna, di Alfredo Poli

Galaverna

Stupita sta la terra nel candore.
Di vetro l’aria, indaco il cielo.
Alberi e prati hanno sfoggiato
vesti di diamanti e crinoline.

Difficile credere sia il gelo
custode generoso della vita.
Difficile credere al ritorno
di una variopinta primavera.

Forse il segreto è stare immobili,
confinare il vivere nel ghiaccio
e difendere quel poco che noi siamo:
grumi gelati pronti a sciogliersi
nell’intimo calore di un abbraccio.

Alfredo Poli

Annegare fiumi di parole e risa
mescolate al ricordo, gli anni
sembrano una coperta smunta,
 immagini come contigui sospiri...

martedì 3 febbraio 2026

Insonnia, di Vincenzo Cardarelli

Insonnia

Solo in te, alba, riposa
la mia morte affannosa.
Solo in te trova pace
l’insonnia mia, ch’è simile
ad un rombante fiume
rapinoso, infernale,
dov’io vado ogni notte
dibattendomi invano.
Dinanzi a te, che giungi
sempre così furtiva
da far quasi paura, e origli e spii,
spettro anche tu, il più vago,
alba dal freddo viso,
cessan gli orrori, fuggono i fantasmi.
La morte, mia nera
compagna di veglia,
se ne va, s’allontana
a passi di ladro.
Ond’io emergo e mi libero
dall’onda tenebrosa
e affranto mi riduco
al mio sonno di pietra.
 
Vincenzo Cardarelli
Questo non sonno che vivo
la mia distruttiva notte;
il non dormire mi pesa
la testa mi sembra vagare...

lunedì 2 febbraio 2026

Solitudine, di Bruna

Solitudine
 
Ho pianto molto; ora una pace blanda,
quasi mortale, scende sul mio core.
Parmi di camminare in una landa
vasta, silenzïosa, senza un fiore.

Ma dove, dove, vado? che mai spero
così sola e dolente ne l'intenso
silenzio? Nulla so del gran mistero
che mi circonda, ed altro più non penso.

Il mio pensiero, ch'è dolore, tace;
pietoso tace perchè molto ho pianto:
io vo, come dormendo, in questa pace.
Ed è il mio core un ermo campo santo.
 
 Bruna
(pseudonimo di Clenmentna Maiocchi) 

Solo, di sassi il sentiero,
attraverso le immagini indecise
e si sogni, vividi accorrono;
sono un animale di affetti...

domenica 1 febbraio 2026

Sensazioni, di Arthur Rimbaud

Sensazioni

Le sere turchine d’estate andrò nei sentieri,
Punzecchiato dal grano, calpestando erba fina:
Sentirò, trasognato, quella frescura ai piedi,
E lascerò che il vento m’inondi il capo nudo.

Non dirò niente, non penserò niente: ma
L’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, più lontano, come uno zingaro
Nella Natura – felice come con una donna. 

Arthur Rimbaud

Ricordando quelle estati e le perdute
passioni arginate dal senso del tempo,
spiraglio infinitesimale di vivida gioia,
confronto sgradito a questo presente...

Sensation

Par les soirs bleus d’été, j’irai dans les sentiers,
Picoté par les blés, fouler l’herbe menue :
Rêveur, j’en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
Je laisserai le vent baigner ma tête nue.

Je ne parlerai pas, je ne penserai rien :
Mais l’amour infini me montera dans l’âme,
Et j’irai loin, bien loin, comme un bohémien,
Par la Nature, — heureux comme avec une femme.

Arthur Rimbaud

sabato 31 gennaio 2026

Alte finestre aperte…, di Josefina de La Torre

Alte finestre aperte…

Alte finestre aperte
hanno lasciato ombre di luce
sulla sabbia.
La strada era immobile,
morta del bianco preciso
con dodici ferite invernali.
Tra i rami dei pini
il pensiero girava
le brezze degli ulivi.
Una volta vicino. Lo spazio
vuoto, libero, perso
lungo le braccia.
E quanto è lontano l’attimo,
quattro pareti economiche
immagini a specchio.
Né tu né io. Le finestre
alte, aperte, nude,
suicida nel primo mattino.

 Josefina de La Torre

Insapori attimi di risaputo gelo
nel cuore uno spiraglioe un vento
folata di freddo nell'anima stanca
profumo di nuovo, ricorrente...

venerdì 30 gennaio 2026

Insofferente, di Anonimo

Insofferente

 Insofferente a tutto chiedo
requie, risposte, posizioni;
scaramucce insensate affliggono
il mondo, gli uomini, la pace...

Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

 

giovedì 29 gennaio 2026

Sonetto d'Inverno, di Ada Negri

Sonetto d'Inverno

Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.

Nei boschi e su le immote alpi lontane
ogni soffio di vita sembra spento:
sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento
di piante, d’erbe e di tristezze umane.

Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:
tu mi sorridi: io penso, amico mio,
che dolcezza ha in quest’ora il nostro nido.

Cerco il tuo labbro che non sa mentire,
mi stringo al cor che non conosce oblio,
m’abbandono tremante al petto fido.

Ada Negri

Nell'intensità di abbracci
risaputi immaginari e tesi
rimango basito e capisco
che il tempo mi manca...

mercoledì 28 gennaio 2026

Giorno di pioggia, di Henry Wadsworth

Giorno di pioggia

La giornata è fredda, e scura, e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
La vite si aggrappa ancora al muro in rovina,
Ma ad ogni raffica le foglie morte cadono,
E i giorni sono scuri e cupi.

La mia vita è fredda e scura e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
I miei pensieri si aggrappano ancora al passato in rovina,
Ma le speranze della gioventù scivolano nel nulla,
E i giorni sono scuri e cupi.

Stai tranquillo, cuore triste, e smetti di lamentarti;
Dietro le nuvole splende ancora il sole;
Il tuo destino è il destino comune di tutti,
In ogni vita deve cadere un po’ di pioggia,
Alcuni giorni devono essere bui e tristi. 

Henry Wadsworth Longfellow

Qui buio oltre la finestra
di un mattino d'inverno,
la pioggia che batte sui vetri
ricorda che il freddo è tenace...

martedì 27 gennaio 2026

Questa vecchia angoscia, di Fernando Pessoa

Questa vecchia angoscia

Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.

È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…

Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo e freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…

Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.
Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
Se almeno potessi credere a un feticcio
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?

Scoppia, cuore di vetro dipinto!

Fernando Pessoa

Vecchia amica/nemica che urti
il mio vivere in fretta, la furia
dei venti nei sentimenti indica
vie tralasciate oppur perdute...

lunedì 26 gennaio 2026

Lunedi, di Anonimo

Lunedi
 
Come sempre nel buio di un alba
che ancora non sboccia, seduto,
in attesa di caffè, caldo e fumante,
sospiro, la notte, il freddo, gli occhi...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate