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giovedì 22 gennaio 2026

S’ode ancora il mare, di Salvatore Quasimodo

S’ode ancora il mare

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare
 
Salvatore Quasimodo
Nella città di Parigi, una vista lungo la Senna nel 1900 durante l'Esposizione Universale, nel 2017: rimane imperturbabile la Torre Eiffel da lontanoIncontri successivi del tempo
come ragazzi ancora speriamo
di rivederci giovani e belli;
solo gli occhi possono mentire...

mercoledì 21 gennaio 2026

E dopo, di Federico Garcia Lorca

E dopo

I labirinti
creati dal tempo
svaniscono.
(Rimane solo
il deserto).
Il cuore,
fonte del desiderio,
svanisce.
(Rimane solo
il deserto).
L'illusione dell'aurora
e i baci
svaniscono.
Rimane solo
il deserto;
l'onduloso
deserto.

Federico Garcia Lorca

Y después

Los laberintos
que crea el tiempo
se desvanecen.
(Sólo queda
el desierto.)
El corazón,
fuente del deseo,
se desvanece.
(Sólo queda
el desierto.)
La ilusión de la aurora
y los besos,
se desvanecen.
Sólo queda
el desierto.
Un ondulado
desierto.

Dopo rimane tanto, o poco
non importa ci si dice sempre
ma è deserta l'anima da sola
finchè non si orizzonta un'oasi...

martedì 20 gennaio 2026

Sconfitta, di Kahlil Gibran

Sconfitta

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia solitudine e il mio distacco; Sei più cara a me di mille trionfi, E più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia conoscenza di me stesso e la mia sfida, Attraverso te so che sono ancora giovane e veloce di piedi E non sono da intrappolare da allori appassiti. E in te ho trovato la solitudine E la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia spada e il mio scudo splendenti, Nei tuoi occhi ho letto Che essere intronizzato è essere schiavizzato, E essere compreso è essere livellato verso il basso, E essere afferrato è solo raggiungere la propria pienezza E come un frutto maturo cadere ed essere consumato.

Sconfitta, mia Sconfitta, il mio audace compagno, Tu ascolterai le mie canzoni e i miei pianti e i miei silenzi, E nessuno tranne te mi parlerà del battere delle ali, E dell'urgenza dei mari, E delle montagne che bruciano nella notte, E solo tu scalerai la mia anima ripida e rocciosa.

Sconfitta, mia Sconfitta, il mio coraggio immortale, Tu ed io rideremo insieme con la tempesta, E insieme scaveremo tombe per tutto ciò che muore in noi, E staremo al sole con una volontà, E saremo pericolosi

Kahlil Gibran

Gigante di carta frantumo
desiderata sul muro cocente
dell'indifferenza e del contesto
in vicissitudini come tempeste...

lunedì 19 gennaio 2026

Non resisti a questo inverno, di Amelia Rosselli

Non resisti a questo inverno

Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.

Non resisti a quest’inverno
modestamente
quel fango innocente
e con le scarpe in mano
e nudo attraversi
quella piazza,
viaggiare per piazze.

Amelia Rosselli

Flash di istanti freddi
come il gelo di giorni passati;
immagini a scatti di vita
siamo noi, percorsi indecisi...

domenica 18 gennaio 2026

Una preghiera, di James Joyce

Una preghiera

Ancora!
Vieni, dai, dammi tutta la tua forza!
Da lontano una parola bassa soffia nel cervello che si spezza
La sua calma crudele, la miseria della sottomissione,
La tranquillizza come un’anima predestinata.
Cessa, amore silenzioso! Mio destino!

Accecami con la tua oscura vicinanza, O abbi pietà, amato nemico della mia volontà!
Non oso resistere al freddo tocco che temo.
Allontana da me ancora
La mia lenta vita! Piegati di più su di me, testa minacciosa,
Orgoglioso della mia caduta, ricordando, compiangendo
Colui che è, colui che era!

Ancora!
Insieme, piegati dalla notte, giacevano sulla terra. Io sento
Da lontano la sua bassa parola alita nel mio cervello che si spezza.
Vieni! Mi arrendo. Piegati di più su di me! Sono qui.
Soggiogatore, non lasciarmi! Solo gioia, solo angoscia,
Prendimi, salvami, placami, Oh liberami!

James Joyce

Mani congiunte e pensare
un liquido fatto di lacrime e sale
nel buio, una candela rompe
l'incanto e la luce diffonde...

 

sabato 17 gennaio 2026

Specchio, di Salvatore Quasimodo

Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.

Salvatore Quasimodo 

Voglia di Primavera nel cuore,
oggi che non funziona niente,
oggi che vorrei risposte;
attesa come pietra pesante...

venerdì 16 gennaio 2026

Il campo dell'odio, di Aldo Palazzeschi

Il campo dell'odio

La terra è riarsa né l’acqua la bagna.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Nei tempi lontani
in quel campo
fu fatta la guerra.
Moriron, si dice, ridendo fratelli bruciati dall’odio.
La terra pestata in quel giorno
è ancora giallita e riarsa,
né l’acqua mai basta alla sete dell’odio
che ha posto radici profonde sotterra.
La gente si ferma
guardando in quel campo riarso.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Ogni anno, allorquando ricorre
la notte del giorno funesto,
la gente sta desta,
guardando in quel campo
si vedono alzare leggère e svanire
le fiammelle gialle:
«sorrisi dell’odio dei morti»

Aldo Palazzeschi

Pessima cosa la guerra
eppure l'uomo la usa,
la vita perde valore in guerra
si muore, si uccide la gente...

giovedì 15 gennaio 2026

Oltre il passato.., di Anonimo

Oltre il passato, ieri,
quegli attimi insieme forse
le strade ancora fredde e il sole
angoli coperti di passione...

Anonimo
del XIX° Secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 14 gennaio 2026

Roosevelt, di Ernest Hemingway

Roosevelt

I lavoratori credevano
Che spezzasse i monopoli,
E mettevano in vetrina il suo ritratto.
«Cosa non avrebbe ftt�o in Francia!»
Dicevano.
Forse sì…
Forse sarebbe
Morto,
Anche se i generali muoiono quasi sempre nel loro letto,
Come alla fine è toccato anche a lui.
E tutte le leggende che ha fatto nascere in vita sua
Continuano a vivere e prosperare,
Per nulla ostacolate dalla sua esistenza.

Ernest Hemingway
Parigi, 1922
«Poetry» (gennaio 1923)

Three Stories & Ten Poems (1923)

La storia ci giudica, sempre
col tempo che passa le cose,
i fatti, le azioni di noi tutti
sul piatto di una bilancia...

martedì 13 gennaio 2026

Stendhal a Clémentine Curial (1826)

Quando ti vedo per tre giorni di seguito, angelo mio, mi sembra di amarti ancora di più, se possibile.
Perché siamo più intimi e dopo tre giorni di intimità ciascuno ha abbandonato i sospetti e non desidera che amare ed essere felice.
Come sono stato felice mercoledì!
Segno questo giorno, perché Dio sa quando oserò inviarti questa lettera.
La scrivo per sfogarmi.
Oggi ti amo talmente, ti sono così legato, che ho bisogno di scriverlo.
Se trascorressimo otto giorni insieme e i nostri cuori battessero sempre con lo stesso ardore, credo che finiremmo per non separarci più. 

Stendhal
(pseudonimo di Marie-Henri Beyle)
 

Quanta premura nell'ansia,
non vedersi, non toccarsi, soli
nel loop assurdo che fa la testa
poi, tutto torna e si respira...

lunedì 12 gennaio 2026

Sospesi, di Anonimo

Sospesi
 
Rimangono infine sospesi
i nostri intenti, le cose
che mai noi vorremmo finire.
 
Come attimi infiniti
ci ponianmo nell'essere,
siamo piccoli mivimenti.
 
Restiamo in attesa
fermi sul ciglio del tempo
in queste fatiscenti stazioni.

Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 11 gennaio 2026

Fine della fantasia, di Cesare Pavese

Fine della fantasia

Questo corpo mai piú ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è piú vivo,
ché la terra, anche all’alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.

Non abbiamo che questa virtú: cominciare
ogni giorno la vita – davanti alla terra,
sotto un cielo che tace – attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l’alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivido
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.

Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
– viva mano che sente la vita se tocca –
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell’alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l’alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
                    Altre volte svegliarsi nell’alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L’avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.

Cesare Pavese

 

Vero è che non si torna alla terra,
ora si è come vaghi, insulsi presagi
vagando sul mondo percosso da troppi
e gli attimi sono schegge impazzite...

sabato 10 gennaio 2026

Inverno rinsecchito , di Leo Paolazzi

Inverno rinsecchito 

Inverno rinsecchito
sotto sparse gelide nevi,
tra i cipressi e le case segnate dagli anni,
aggrappate a colline pietrose,
inverno del mio primo bacio,
con poche parole in accenno,
taciturno come i tuoi alberi senza fronde
e il volo breve timoroso del passero.

Stagione assorta

dove parlavo del vento
e le carezze di lei
intimorite, con le mani fredde,
con il cielo limpido
chiaro sopra di noi. 

Leo Paolazzi

 Un bacio nel gelido freddo
fiati tiepidi a confondersi;
 porta amorevoli cure l'abbraccio
inconstante, titubante, pauroso...

venerdì 9 gennaio 2026

Eclisse, di Libero De Libero

Eclisse

L'inverno ha gelato la luna,
quella che dava agli ulivi
calore nel lungo settembre.
Erano puerili nel sonno
i cavalli all'albero amici
per la notte campestre.
Allora segreti al fiume
ci teneva silenzio di foglie:
esuli i nostri volti
dall'ordine celeste,
a nuova luce assorti.
Sui ciottoli morti
insieme l'affanno pativamo
dell'acqua, cresciuto. Quando,
al fischio del pastore sospetto
nella tana entrò la luna
e l'ombra a noi fu prato,
d'altro deserto m'era l'avviso.

Libero De Libero

In questo freddo intenso mi manchi
 calore tenue di un qualsiasi abbraccio;
ripongo le armi, alzo bianche proposte
di pace, di sosta, di un riposare quieto...

giovedì 8 gennaio 2026

Tentava la vostra mano la tastiera,.., di Eugenio Montale

Tentava la vostra mano la tastiera,
i vostri occhi leggevano sul foglio
gl’impossibili segni; e franto era
ogni accordo come una voce di cordoglio.

Compresi che tutto, intorno, s’inteneriva
in vedervi inceppata inerme ignara
del linguaggio più vostro: ne bruiva
oltre i vetri socchiusi la marina chiara.

Passò nel riquadro azzurro una fugace danza
di farfalle; una fronda si scrollò nel sole.
Nessuna cosa prossima trovava le sue parole,
ed era mia, era nostra, la vostra dolce ignoranza

Eugenio Montale

Dita sui tasti una volta
era macchina per scrivere:
il nastro, i fogli, gli errori;
oggi si sbaglia lo stesso...

mercoledì 7 gennaio 2026

Colore del freddo, di Anonimo

Colore del freddo

Soffermo la mente al colore
del freddo, blu intenso
e anime sole in silenzio.
 
Riassesto la vita, anima
in procinto di viaggi scomposti,
ricordi, visi, parole.
 
Fuori ancora nel buio
soppeso pensieri lontani
ciminieri intrise di umori.
 
Condensa il mio fiato
nel nulla di questo crepuscolo,
ancora inverno, ancora freddo.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 6 gennaio 2026

Fresca marina. di Salvatore Quasimodo

Fresca marina

A te assomiglio la mia vita d’uomo,
fresca marina che trai ciottoli e luce
e scordi a nuova onda
quella cui diede suono
già il muovere dell’aria.

Se mi desti t’ascolto,
e ogni pausa è cielo in cui mi perdo,
serenità d’alberi a chiaro della notte.

Salvatore Quasimodo

Pompeo Mariano
"Marina Ligure"

Con le correnti vago il mio
mare di sogni, di amori, di vele;
contesto azzardato mi provo
fasciame consunto galleggio...

lunedì 5 gennaio 2026

Invernale, di Oreste Ferrari

Invernale

Perché dobbiamo essere tristi?
Tutto non è perduto ancora!
Nella memoria ancor s'infiora
la stagion verde che ci ha visti

lieti nei prati che oggi sono
niveo sopore e indifferenza,
mentre dovunque la pazienza
dell'inverno è l'unico dono.

Sotto la neve il buio attende
il segno magico dell'anno.
Verrà il giorno! Rifioriranno
le più ineffabili leggende.

Sarà la nuvola rosata
del pesco apparso in cima al clivo,
il grido tenero e giulivo
della rondine alla nidiata.

Sarà il miracolo che fa
sorger dai bruchi le farfalle,
l'arcobaleno sulla valle,
o un viso: e la felicità. 

Oreste Ferrari

L'attesa di rinascita e colore
intanto il freddo macera i cuori
nascosti nell'ombra soffrono
amanti senza tempo e ragioni...