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domenica 10 giugno 2018

Riflesso

  
una domenica mattina di sole,
dalla mia finestra nessun rumore,
la strada tace, è presto, eppure...
In questi momenti sono sereno,
ora che ascolto il respiro vivo...
 
Gujil

sabato 9 giugno 2018

La Quinta elegia, di Rainer Maria Rilke

La Quinta Elegia
[...]

Angelo! Ci fosse un posto c
he non conosciamo, e là,
sull’indicibile tappeto, gl’innamorati, che qui
non arrivano mai a farcela, ci mostrassero le audaci
magnifiche figure dei loro cuori danzanti,
le loro torri di piacere, le loro
scale a lungo poggiate solo l’una all’altra, dove
non ci fu mai un appoggio, vacillanti –, e riuscissero,
davanti alla cerchia degli spettatori, gl’innumerevoli
morti silenziosi.
Non getterebbero allora questi le loro ultime
monete, sempre risparmiate, sempre nascoste,
a noi sconosciute,
eternamente valide monete della gioia, davanti
alla coppia che
finalmente avrà un sorriso vero, sul tappeto
pacificato?


Rainer Maria Rilke

Elegie duinesi
traduzione di Maria Grazia Marzot
 

 
elegiaco come i prati in montagna,
o gli amici che vanno e tornano;
sento un'eco nostalgico in me,
percepisco il grido dell'ambiente...

venerdì 8 giugno 2018

Piove, di Anonimo

Piove
 
Piove sul noce, su noi
che siamo insieme sempre
e sempre vicini malgrado.
 
Piove su asfalti drenanti
soluzioni moderne, tecno,
ed ancora si muore nelle strade.
 
Piove sopra l'erba di città,
anch'essa verde satura di piombo
nel nostro viale è ancora silenzio.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 

giovedì 7 giugno 2018

Quattro passi, di Fernando Bandini

Quattro passi
 
Forse perché c’è qualche
parentela tra cicuta e mandorlo
(e lo conferma in ambedue l’amaro)
mi scheggia l’osso la pallottola
diretta ad altri. Forse
perché c’è qualche oscura
connivenza tra la neve e il fuoco,
nel refolo che passa
sento frusciare i piedi dei vampiri
lungo gli asfalti della città lontana.
 
Fernando Bandini
 
 
sempre più spesso li faccio,
per far passare il tempo,
per domare le lunghe ore;
poi, d'improvviso, più non ne avrò...

mercoledì 6 giugno 2018

Gli alberi, di Nikolaj Stepanovič Gumilëv

Gli aberi

 
So che agli alberi, e non a noi,
È data la grandezza di una vita perfetta.
Sulla terra benevola, sorella delle stelle,
Noi siamo in esilio, e loro in patria.
 
Nel profondo inverno in campi vuoti
Tramonti rosso rame, aurore
D’ambra gli insegnano il colore, –
Popoli liberi, verdi.
 
Vi sono Mosè tra le querce,
Marie tra le palme… Le loro anime, certo,
Inviano l’una all’altra un invito sommesso
Con l’acqua, zampillante nell’oscurità immensa.
 
E nelle viscere della terra, affilando un diamante,
Frantumando il granito, le fonti gorgogliano veloci,
Le fonti cantano, urlano – dov’è spezzato un olmo,
Dove s’è svestito del fogliame un sicomoro.

Nikolaj Stepanovič Gumilëv
Traduzione di Paolo Galvagni
 

 
fronde fresche, aleggiano, stormiscono,
mi riposo con loro e respiro,
vivo, come sempre ed ancora;
la musica mi salva, mi tiene...

martedì 5 giugno 2018

Fossero i miei versi..., di Pierluigi Bacchini

Fossero i miei versi
 
Fossero i miei versi quello che la neve
è per i bambini quando si svegliano
e guardano dal vetro sbalorditi la lieve
polvere caduta da lontani mondi.
 
Fossero i miei versi quello che l'acqua
di maggio è per i meli dalla foglia lustra
quello che il vento è per i pini (una frusta
verde che schiocca sulla selva e sul pascolo).
 
Quello che per i pesci guizzanti è la ghiotta
esca, per il tordo bottaccio
la trappola insidiosa fatto col setaccio
di casa ancora sporco di farina.
 
Capaci di catturare, capaci di ferire,
capaci di serbare un segno segreto,
un mistero d'origine nel lieto
turbinio delle cose che lievita la massa.
 
Fossero i miei versi quello che le stelle
sono per la notte quando esplodono in cielo
come larghi rododendri sullo stelo
d'un sospiro che veglia alle finestre.
 
Fossero i miei versi di bella fattura
ma nutriti di umana realtà.
Fossero i miei versi come la libertà
aria della lotta e pane del riposo.
 
Pierluigi Bacchini
 
 
già fossero proprio loro,
le mie cose sui fogli, gli schermi;
io non so se così fosse o sarà,
già, fossero proprio loro...

lunedì 4 giugno 2018

Frescura, di Anonimo

 
Frescura
 
Frescura e rami verdi
primavera inoltrata, caldo
gli uccelli cantano il sole.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 3 giugno 2018

Felicità pacata, di Anonimo

 
Felicità pacata
 
Felicità pacata nei sogni,
come tanti bisogni
si fondono insieme
 
Così come spesso conviene
ci si affida alla speme
desiderio  irrisolto
 
Il cuore ancora è rivolto
ai contorni sfumati di un volto
di ieri ma ancora i pensieri
 
Accarezzano sagome indecise
alle quali soventi mi arrise
la vita, quella stessa che vivo.
 
Anonimo
del XX° Secolo
Poesie ritrovate
 
 
 
 
 

sabato 2 giugno 2018

Rinvio calcolato, di Ghiannis Ritsos

Rinvio calcolato
                 

Bella esce dal porto la nave. Il fumo rosa
nella polvere d'oro della sera. Dunque,
per quante volte ti abbiano rifiutato o tu abbia rifiutato,
una casa bianca sul colle chiede il tuo sguardo,
un bambino si bagna i piedi in mare sorridendo,
un uccello di notte canta anche per te.
Dunque, rinviamo di nuovo; incoroniamo
sul vetro incrinato questa piccola farfalla.

                                                              

                                                                     Karlòvasi (Samo), 29.VI.87

Ghiannis Ritsos
da "Molto tardi nella notte"
traduzione di Nicola Crocetti
 
 
calcolare, valutare, non sbagliare,
la vita è fatta di errori, di sbagli,
come potrei essere ciò che sono;
senza errare non significa nulla...

venerdì 1 giugno 2018

Considerazioni su un masso, di Pier Luigi Bacchini

Considerazioni su un masso
 
Specie casta del geoide.
Giallognolo verdastro
e lunghe piogge, chissà perché
non ti avevo riconosciuto prima, sasso
roccia
raggiera d'angoli cristalli odiati a scuola.
 
Mi sei apparso nell'ombra del bosco, dall'umidità
affioravi come una schiena d'animale morto.
Ti eri frantumato senza sangue
o linfa senza dolore
né morte o vita.
Inerzia
peso: l'opposto del divino.
Ti ho accarezzato per la prima volta
sede dei torrenti d'estate asciutti e vani.
 
Ti accarezzavo. Le acque non ti avevano ancora levigato
e mi parevi buono benché sappia della tua insensibilità.
Da te ha proceduto la vita
e fai le due dimore degli uomini. Mi sostenti
hai sprizzato la scintilla.
 
Anche il fuoco non t'intacca
ma il vento
ma l'acqua ti rodono, la vegetazione ti ricopre
come una tomba. Sosti
in silenzio. Di te
so che sei l'impalcatura del mondo.
So che sei la memoria del mondo, graffita.
 
Pier Luigi Bacchini
 
 
c'è un enorme masso,  erratico, là
sulla mia verde montagna
guarda la mia casa, allora felice,
oggi, ancora guarda tristezza...