Cerca nel blog

sabato 14 giugno 2025

"Cara, amore...", di Italo Calvino

“Cara, amore ho sempre un’apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di gratitudine e amore leggendo le tue parole d’amore.
Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini, ndr] è molto bello, uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere i tipi più diversi,questa tua gran dote largamente provata nei coetanei.
È la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa.
Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia.
E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moti psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro.
È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro”.

Italo Calvino

Lettere che scrissi ricordo,
canzoni, velate poetiche non rime;
confusi amori e passioni ora vedo
risvolti, nei riflessi nascosti...

venerdì 13 giugno 2025

Il tempo è.., di Henry Van Dyke

Il tempo è
troppo lento per coloro che aspettano,
troppo rapido per coloro che temono,
troppo lungo per coloro che soffrono,
troppo breve per coloro che gioiscono;
ma per coloro che amano,
il tempo non è.

Henry Van Dyke

Il tempo come costante sola,
nei riflessi di luce, gli occhi;
ho visto lacrime disperate e furtive,
ho pianto lo scorrere di ore...

giovedì 12 giugno 2025

Agonia, di Cesare Pavese

Agonia

Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.

Son lontani i mattini che avevo vent’anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato
.
E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d’esser io: gettando un’occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

Cesare Pavese

Colori che mi ricoprono il cuore
di tonalità pastello, forse acquerello;
certo tenui come il filo di speranza
che ancora dentro di me si tende...

mercoledì 11 giugno 2025

Fuscello teso dal muro, di Eugenio Montale

Fuscello teso dal muro

Fuscello teso dal muro
sì come l’indice d’una
meridiana che scande la carriera
del sole e la mia, breve;
in una additi i crepuscoli
e alleghi sul tonaco
che imbeve la luce d’accesi
riflessi – e t’attedia la ruota
che in ombra sul piano dispieghi,
t’è noja infinita la volta
che stacca da te una smarrita
sembianza come di fumo
e grava con l’infittita
sua cupola mai dissolta.

Ma tu non adombri stamane
più il tuo sostegno ed un velo
che nella notte hai strappato
a un’orda invisibile pende
dalla tua cima e risplende
ai primi raggi. Laggiù,
dove la piana si scopre
del mare, un trealberi carico
di ciurma e di preda reclina
il bordo a uno spiro, e via scivola.
Chi è in alto e s’affaccia s’avvede
che brilla la tolda e il timone
nell’acqua non scava una traccia.

Eugenio Montale

Come ore che passano sempre
in attesa di un cenno, un riscontro;
il timore che frena nel cuore
ed il labbro che freme sul viso...

martedì 10 giugno 2025

Il segno, di Aldo Palazzeschi

Il segno

Laddove le vie fan crocicchio
poggiata a un cipresso è la croce.
Sul nero del legno risplendono
i numeri bianchi.
La gente passando si ferma un istante,
e sol con due dita toccando leggero quel legno
fa il segno di croce.

Aldo Palazzeschi

Popolari credenze albergano
nei cuori di umili e puri;
decisioni imperative discordano
ciò che era prassi prima...

lunedì 9 giugno 2025

Canzone, di Michael McClure

Canzone

LAVORO CON LA FORMA
dello spirito
che muove la materia
nelle mie mani;
io
la plasmo
dalla
matrice interiore.
Perfino un corvo o una volpe
lo può capire.

Michael McClure

Nell'immensità dlle parole
sgorga un refolo di immagine;
restiamo schiavi del sogno,
siamo burattini nel cosmo...

domenica 8 giugno 2025

Protocollo cittadino #169 (Four-leaf clover), di Gujil

Four-leaf clover

Due quadrifogli raccolti
prima dllo sfalcio, quasi una nemesi;
mantenere un concetto nel travaglio
di anime così impreviste...
 
Gujil

sabato 7 giugno 2025

Bellezza della vita, di Amalia Guglielminetti

Bellezza della vita

Bellezza della vita, io non ti trovo.
Pure ti cerco in me, pure ti spio
su fronti di sorelle. Ombre d'oblio
or tento ed or gelosi veli io smuovo.

Il primo balenar d'un riso nuovo
scruto, m'insinuo in qualche spirto pio,
indago ogni speranza, ogni desio,
ma a scoprirti con vana ansia mi provo.

Tu esisti forse in spiriti virili
esperti in trar da ciascun fiore ebrezza,
o in chiara gioia d'anime infantili.

Non nel nostro anelar d'anime inermi:
inquete fiamme, chiuse da saggezza
d'antiche norme fra leggiadri schermi

Amalia Guglielminetti

Le vite disperatamente incongrue,
sottili significati intimamente schivi
come i corpi quasi nudi nascondono
suoni di cuori perdutamente soli...

venerdì 6 giugno 2025

Uccello della notte, di Ernest Hemingway

Uccello della notte

Coprimi gli occhi con le tue piume
Scuro uccello della notte
Stendi le ali nere come un tacchino che incede con sussiego
Trascina le ali robuste come un gallo cedrone che starnazza
Graffia la pelle liscia del mio ventre
Con artigli squamosi
Accòstati col becco alle mie labbra
Ma coprimi gli occhi con le tue piume.
Chicago, 1921 

Ernest Hemingway

In tutte le notti di incubi
il buio approda l'anima;
sempre più spesso le grida
sono lacrime e solitudini...

giovedì 5 giugno 2025

Lindoro di deserto, di Giuseppe Ungaretti

Lindoro di deserto
Cima Quattro il 22 dicembre 1915

Dondolo di ali in fumo
mozza il silenzio degli occhi

Col vento si spippola il corallo
di una sete di baci

Allibisco all’alba

Mi si travasa la vita
in un ghirigoro di nostalgie

Ora specchio i punti di mondo
che avevo compagni
e fiuto l’orientamento

Sino alla morte in balia del viaggio

Abbiamo le soste di sonno

Il sole spegne il pianto

Mi copro di un tepido manto
di lind’oro

Da questa terrazza di desolazione
in braccio mi sporgo
al buon tempo

Giuseppe Ungaretti

La poesia esprime cose che non,
diversi approdi, approcci;
visibilmente scosso dalla marea 
di contatti attenti, contigui...