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venerdì 14 dicembre 2018

Un angelo storpio, di Archibald Randolph Ammons

Un angelo storpio
                 

Un angelo storpio ricurvo in una falce di dolore
piangeva in un lotto vuoto
     Passando mi fermai
divertito dell’addolorarsi dell’immortalità
e dissi
Dev’essere sublime
Il fumo usciva dalle orecchie dell’angelo
          gli assali
     di lente ruote del dolore
e sotto le palpebre bianche
si gonfiavano lacrime di luce violacea
Osservando l’agonia diffondersi in
          un lutto informe
interposi un’arpa
     L’atmosfera se ne appropriò entusiasta
e l’angelo
pregando per le cose del tempo
lasciò cadere le dita e bruciò
le corde liriche causando meraviglia

Il dolore risuonò come un oceano si sollevò
     in abiti splendenti
e il fuoco
erompendo sugli arti salendo
s’appiccò alle ali divaricate
     in un turbine di ascesa
Presi un arco e tirai trafiggendo
l’angelo a mezz’aria
tutto un miracolo di fuoco sospeso
alle travi del cielo
 
Archibald Randolph Ammons
da "L'Angelo storpio"
Traduzione di Paola Loreto

 
incredibilmente assidua l'anima,
persegue, insiste, accetta sempre;
angeli cadono come foglie nel cielo
del nostro infinito peccato mortale...

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