Alte finestre aperte…
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sabato 31 gennaio 2026
Alte finestre aperte…, di Josefina de La Torre
Alte finestre aperte
venerdì 30 gennaio 2026
Insofferente, di Anonimo
giovedì 29 gennaio 2026
Sonetto d'Inverno, di Ada Negri
Sonetto d'Inverno
Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.
Nei boschi e su le immote alpi lontane
ogni soffio di vita sembra spento:
sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento
di piante, d’erbe e di tristezze umane.
Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:
tu mi sorridi: io penso, amico mio,
che dolcezza ha in quest’ora il nostro nido.
Cerco il tuo labbro che non sa mentire,
mi stringo al cor che non conosce oblio,
m’abbandono tremante al petto fido.
Ada Negri
mercoledì 28 gennaio 2026
Giorno di pioggia, di Henry Wadsworth
La giornata è fredda, e scura, e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
La vite si aggrappa ancora al muro in rovina,
Ma ad ogni raffica le foglie morte cadono,
E i giorni sono scuri e cupi.
La mia vita è fredda e scura e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
I miei pensieri si aggrappano ancora al passato in rovina,
Ma le speranze della gioventù scivolano nel nulla,
E i giorni sono scuri e cupi.
Stai tranquillo, cuore triste, e smetti di lamentarti;
Dietro le nuvole splende ancora il sole;
Il tuo destino è il destino comune di tutti,
In ogni vita deve cadere un po’ di pioggia,
Alcuni giorni devono essere bui e tristi.
Henry Wadsworth Longfellow
martedì 27 gennaio 2026
Questa vecchia angoscia, di Fernando Pessoa
Questa vecchia angoscia
Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.
È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…
Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo e freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…
Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.
Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
Se almeno potessi credere a un feticcio
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?
Scoppia, cuore di vetro dipinto!
Fernando Pessoa
lunedì 26 gennaio 2026
Lunedi, di Anonimo
domenica 25 gennaio 2026
La sconfitta, di Adam Zagajewski
La sconfitta
Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.
Adam Zagajewski
Più non sono in grado io orasabato 24 gennaio 2026
Fiori di neve, di Vivian Lamarque
Fiori di neve
Fiori di neve
erba ghiacciata
l’inverno è un’estate
pietrificata.
Vivian Lamarque
venerdì 23 gennaio 2026
Abolissimo il gelo.., di Emily Dickinson
Abolissimo il gelo
Non avrebbe mai termine l'estate -
Che le stagioni muoiano o trionfino
È una scelta nostra -
Did We abolish Frost
The Summer would not cease --
If Seasons perish or prevail
Is optional with Us --
Emily Dickinson
giovedì 22 gennaio 2026
S’ode ancora il mare, di Salvatore Quasimodo
S’ode ancora il mare
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare
Incontri successivi del tempomercoledì 21 gennaio 2026
E dopo, di Federico Garcia Lorca
E dopo
I labirinti
creati dal tempo
svaniscono.
(Rimane solo
il deserto).
Il cuore,
fonte del desiderio,
svanisce.
(Rimane solo
il deserto).
L'illusione dell'aurora
e i baci
svaniscono.
Rimane solo
il deserto;
l'onduloso
deserto.
Federico Garcia Lorca
Y después
Los laberintos
que crea el tiempo
se desvanecen.
(Sólo queda
el desierto.)
El corazón,
fuente del deseo,
se desvanece.
(Sólo queda
el desierto.)
La ilusión de la aurora
y los besos,
se desvanecen.
Sólo queda
el desierto.
Un ondulado
desierto.
martedì 20 gennaio 2026
Sconfitta, di Kahlil Gibran
Sconfitta
Sconfitta, mia Sconfitta, la mia solitudine e il mio distacco; Sei più cara a me di mille trionfi, E più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.
Sconfitta, mia Sconfitta, la mia conoscenza di me stesso e la mia sfida, Attraverso te so che sono ancora giovane e veloce di piedi E non sono da intrappolare da allori appassiti. E in te ho trovato la solitudine E la gioia di essere evitato e disprezzato.
Sconfitta, mia Sconfitta, la mia spada e il mio scudo splendenti, Nei tuoi occhi ho letto Che essere intronizzato è essere schiavizzato, E essere compreso è essere livellato verso il basso, E essere afferrato è solo raggiungere la propria pienezza E come un frutto maturo cadere ed essere consumato.
Sconfitta, mia Sconfitta, il mio audace compagno, Tu ascolterai le mie canzoni e i miei pianti e i miei silenzi, E nessuno tranne te mi parlerà del battere delle ali, E dell'urgenza dei mari, E delle montagne che bruciano nella notte, E solo tu scalerai la mia anima ripida e rocciosa.
Sconfitta, mia Sconfitta, il mio coraggio immortale, Tu ed io rideremo insieme con la tempesta, E insieme scaveremo tombe per tutto ciò che muore in noi, E staremo al sole con una volontà, E saremo pericolosi
Kahlil Gibran
lunedì 19 gennaio 2026
Non resisti a questo inverno, di Amelia Rosselli
Non resisti a questo inverno
Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.
Non resisti a quest’inverno
modestamente
quel fango innocente
e con le scarpe in mano
e nudo attraversi
quella piazza,
viaggiare per piazze.
Amelia Rosselli
domenica 18 gennaio 2026
Una preghiera, di James Joyce
Ancora!
Vieni, dai, dammi tutta la tua forza!
Da lontano una parola bassa soffia nel cervello che si spezza
La sua calma crudele, la miseria della sottomissione,
La tranquillizza come un’anima predestinata.
Cessa, amore silenzioso! Mio destino!
Accecami con la tua oscura vicinanza, O abbi pietà, amato nemico della mia volontà!
Non oso resistere al freddo tocco che temo.
Allontana da me ancora
La mia lenta vita! Piegati di più su di me, testa minacciosa,
Orgoglioso della mia caduta, ricordando, compiangendo
Colui che è, colui che era!
Ancora!
Insieme, piegati dalla notte, giacevano sulla terra. Io sento
Da lontano la sua bassa parola alita nel mio cervello che si spezza.
Vieni! Mi arrendo. Piegati di più su di me! Sono qui.
Soggiogatore, non lasciarmi! Solo gioia, solo angoscia,
Prendimi, salvami, placami, Oh liberami!
James Joyce
sabato 17 gennaio 2026
Specchio, di Salvatore Quasimodo
Specchio
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.
Salvatore Quasimodo
Voglia di Primavera nel cuore,
oggi che non funziona niente,
oggi che vorrei risposte;
attesa come pietra pesante...
venerdì 16 gennaio 2026
Il campo dell'odio, di Aldo Palazzeschi
Il campo dell'odio
La terra è riarsa né l’acqua la bagna.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Nei tempi lontani
in quel campo
fu fatta la guerra.
Moriron, si dice, ridendo fratelli bruciati dall’odio.
La terra pestata in quel giorno
è ancora giallita e riarsa,
né l’acqua mai basta alla sete dell’odio
che ha posto radici profonde sotterra.
La gente si ferma
guardando in quel campo riarso.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Ogni anno, allorquando ricorre
la notte del giorno funesto,
la gente sta desta,
guardando in quel campo
si vedono alzare leggère e svanire
le fiammelle gialle:
«sorrisi dell’odio dei morti»
Aldo Palazzeschi
giovedì 15 gennaio 2026
Oltre il passato.., di Anonimo
mercoledì 14 gennaio 2026
Roosevelt, di Ernest Hemingway
Roosevelt
I lavoratori credevano
Che spezzasse i monopoli,
E mettevano in vetrina il suo ritratto.
«Cosa non avrebbe ftt�o in Francia!»
Dicevano.
Forse sì…
Forse sarebbe
Morto,
Anche se i generali muoiono quasi sempre nel loro letto,
Come alla fine è toccato anche a lui.
E tutte le leggende che ha fatto nascere in vita sua
Continuano a vivere e prosperare,
Per nulla ostacolate dalla sua esistenza.
Ernest Hemingway
Parigi, 1922
«Poetry» (gennaio 1923)
Three Stories & Ten Poems (1923)
martedì 13 gennaio 2026
Stendhal a Clémentine Curial (1826)
Quando ti vedo per tre giorni di seguito, angelo mio, mi sembra di
amarti ancora di più, se possibile.
Perché siamo più intimi e dopo tre
giorni di intimità ciascuno ha abbandonato i sospetti e non desidera che
amare ed essere felice.
Come sono stato felice mercoledì!
Segno questo
giorno, perché Dio sa quando oserò inviarti questa lettera.
La scrivo
per sfogarmi.
Oggi ti amo talmente, ti sono così legato, che ho bisogno
di scriverlo.
Se trascorressimo otto giorni insieme e i nostri cuori
battessero sempre con lo stesso ardore, credo che finiremmo per non
separarci più.
Stendhal
(pseudonimo di Marie-Henri Beyle)
lunedì 12 gennaio 2026
Sospesi, di Anonimo
domenica 11 gennaio 2026
Fine della fantasia, di Cesare Pavese
Fine della fantasia
Questo corpo mai piú ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è piú vivo,
ché la terra, anche all’alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.
Non abbiamo che questa virtú: cominciare
ogni giorno la vita – davanti alla terra,
sotto un cielo che tace – attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l’alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivido
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.
Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
– viva mano che sente la vita se tocca –
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell’alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l’alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
Altre volte svegliarsi nell’alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L’avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.
Cesare Pavese

sabato 10 gennaio 2026
Inverno rinsecchito , di Leo Paolazzi
Inverno rinsecchito
Inverno rinsecchito
sotto sparse gelide nevi,
tra i cipressi e le case
segnate dagli anni,
aggrappate a colline
pietrose,
inverno del mio primo bacio,
con poche parole in
accenno,
taciturno come i tuoi
alberi senza fronde
e il volo breve timoroso
del passero.
Stagione assorta
dove parlavo del vento
e le carezze di lei
intimorite, con le mani
fredde,
con il cielo limpido
chiaro sopra di noi.
Leo Paolazzi
venerdì 9 gennaio 2026
Eclisse, di Libero De Libero
Eclisse
L'inverno ha gelato la
luna,
quella che dava agli ulivi
calore nel lungo settembre.
Erano puerili nel sonno
i cavalli all'albero amici
per la notte campestre.
Allora segreti al fiume
ci teneva silenzio di
foglie:
esuli i nostri volti
dall'ordine celeste,
a nuova luce assorti.
Sui ciottoli morti
insieme l'affanno pativamo
dell'acqua, cresciuto.
Quando,
al fischio del pastore
sospetto
nella tana entrò la luna
e l'ombra a noi fu prato,
d'altro deserto m'era
l'avviso.
Libero De Libero



















