Cerca nel blog

sabato 31 gennaio 2026

Alte finestre aperte…, di Josefina de La Torre

Alte finestre aperte…

Alte finestre aperte
hanno lasciato ombre di luce
sulla sabbia.
La strada era immobile,
morta del bianco preciso
con dodici ferite invernali.
Tra i rami dei pini
il pensiero girava
le brezze degli ulivi.
Una volta vicino. Lo spazio
vuoto, libero, perso
lungo le braccia.
E quanto è lontano l’attimo,
quattro pareti economiche
immagini a specchio.
Né tu né io. Le finestre
alte, aperte, nude,
suicida nel primo mattino.

 Josefina de La Torre

Insapori attimi di risaputo gelo
nel cuore uno spiraglioe un vento
folata di freddo nell'anima stanca
profumo di nuovo, ricorrente...

venerdì 30 gennaio 2026

Insofferente, di Anonimo

Insofferente

 Insofferente a tutto chiedo
requie, risposte, posizioni;
scaramucce insensate affliggono
il mondo, gli uomini, la pace...

Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

 

giovedì 29 gennaio 2026

Sonetto d'Inverno, di Ada Negri

Sonetto d'Inverno

Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.

Nei boschi e su le immote alpi lontane
ogni soffio di vita sembra spento:
sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento
di piante, d’erbe e di tristezze umane.

Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:
tu mi sorridi: io penso, amico mio,
che dolcezza ha in quest’ora il nostro nido.

Cerco il tuo labbro che non sa mentire,
mi stringo al cor che non conosce oblio,
m’abbandono tremante al petto fido.

Ada Negri

Nell'intensità di abbracci
risaputi immaginari e tesi
rimango basito e capisco
che il tempo mi manca...

mercoledì 28 gennaio 2026

Giorno di pioggia, di Henry Wadsworth

Giorno di pioggia

La giornata è fredda, e scura, e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
La vite si aggrappa ancora al muro in rovina,
Ma ad ogni raffica le foglie morte cadono,
E i giorni sono scuri e cupi.

La mia vita è fredda e scura e triste;
Piove, e il vento non è mai stanco;
I miei pensieri si aggrappano ancora al passato in rovina,
Ma le speranze della gioventù scivolano nel nulla,
E i giorni sono scuri e cupi.

Stai tranquillo, cuore triste, e smetti di lamentarti;
Dietro le nuvole splende ancora il sole;
Il tuo destino è il destino comune di tutti,
In ogni vita deve cadere un po’ di pioggia,
Alcuni giorni devono essere bui e tristi. 

Henry Wadsworth Longfellow

Qui buio oltre la finestra
di un mattino d'inverno,
la pioggia che batte sui vetri
ricorda che il freddo è tenace...

martedì 27 gennaio 2026

Questa vecchia angoscia, di Fernando Pessoa

Questa vecchia angoscia

Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.

È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…

Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo e freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…

Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.
Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
Se almeno potessi credere a un feticcio
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?

Scoppia, cuore di vetro dipinto!

Fernando Pessoa

Vecchia amica/nemica che urti
il mio vivere in fretta, la furia
dei venti nei sentimenti indica
vie tralasciate oppur perdute...

lunedì 26 gennaio 2026

Lunedi, di Anonimo

Lunedi
 
Come sempre nel buio di un alba
che ancora non sboccia, seduto,
in attesa di caffè, caldo e fumante,
sospiro, la notte, il freddo, gli occhi...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

 

 

domenica 25 gennaio 2026

La sconfitta, di Adam Zagajewski

La sconfitta

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.

Adam Zagajewski

Più non sono in grado io ora
di arginare le onde possenti
il mio ego arranca come relitto
in rivoli di maleodoranti sconfitte...

sabato 24 gennaio 2026

Fiori di neve, di Vivian Lamarque

Fiori di neve 

Fiori di neve
erba ghiacciata
l’inverno è un’estate
pietrificata. 

Vivian Lamarque

Nel tedio del freddo
la neve scende in silenzio;
i monti che più non mi sanno
ora riposano avvolti di gelo...

venerdì 23 gennaio 2026

Abolissimo il gelo.., di Emily Dickinson

Abolissimo il gelo
Non avrebbe mai termine l'estate -
Che le stagioni muoiano o trionfino
È una scelta nostra -

Did We abolish Frost
The Summer would not cease --
If Seasons perish or prevail
Is optional with Us --

Emily Dickinson

Nel freddo dell'anima l'inverno
del nostro quotidiano vivere incede
nascondiamo le rughe del corpo
ma mostriamo quelle del cuore...

giovedì 22 gennaio 2026

S’ode ancora il mare, di Salvatore Quasimodo

S’ode ancora il mare

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare
 
Salvatore Quasimodo
Nella città di Parigi, una vista lungo la Senna nel 1900 durante l'Esposizione Universale, nel 2017: rimane imperturbabile la Torre Eiffel da lontanoIncontri successivi del tempo
come ragazzi ancora speriamo
di rivederci giovani e belli;
solo gli occhi possono mentire...

mercoledì 21 gennaio 2026

E dopo, di Federico Garcia Lorca

E dopo

I labirinti
creati dal tempo
svaniscono.
(Rimane solo
il deserto).
Il cuore,
fonte del desiderio,
svanisce.
(Rimane solo
il deserto).
L'illusione dell'aurora
e i baci
svaniscono.
Rimane solo
il deserto;
l'onduloso
deserto.

Federico Garcia Lorca

Y después

Los laberintos
que crea el tiempo
se desvanecen.
(Sólo queda
el desierto.)
El corazón,
fuente del deseo,
se desvanece.
(Sólo queda
el desierto.)
La ilusión de la aurora
y los besos,
se desvanecen.
Sólo queda
el desierto.
Un ondulado
desierto.

Dopo rimane tanto, o poco
non importa ci si dice sempre
ma è deserta l'anima da sola
finchè non si orizzonta un'oasi...

martedì 20 gennaio 2026

Sconfitta, di Kahlil Gibran

Sconfitta

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia solitudine e il mio distacco; Sei più cara a me di mille trionfi, E più dolce al mio cuore di tutta la gloria del mondo.

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia conoscenza di me stesso e la mia sfida, Attraverso te so che sono ancora giovane e veloce di piedi E non sono da intrappolare da allori appassiti. E in te ho trovato la solitudine E la gioia di essere evitato e disprezzato.

Sconfitta, mia Sconfitta, la mia spada e il mio scudo splendenti, Nei tuoi occhi ho letto Che essere intronizzato è essere schiavizzato, E essere compreso è essere livellato verso il basso, E essere afferrato è solo raggiungere la propria pienezza E come un frutto maturo cadere ed essere consumato.

Sconfitta, mia Sconfitta, il mio audace compagno, Tu ascolterai le mie canzoni e i miei pianti e i miei silenzi, E nessuno tranne te mi parlerà del battere delle ali, E dell'urgenza dei mari, E delle montagne che bruciano nella notte, E solo tu scalerai la mia anima ripida e rocciosa.

Sconfitta, mia Sconfitta, il mio coraggio immortale, Tu ed io rideremo insieme con la tempesta, E insieme scaveremo tombe per tutto ciò che muore in noi, E staremo al sole con una volontà, E saremo pericolosi

Kahlil Gibran

Gigante di carta frantumo
desiderata sul muro cocente
dell'indifferenza e del contesto
in vicissitudini come tempeste...

lunedì 19 gennaio 2026

Non resisti a questo inverno, di Amelia Rosselli

Non resisti a questo inverno

Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.

Non resisti a quest’inverno
modestamente
quel fango innocente
e con le scarpe in mano
e nudo attraversi
quella piazza,
viaggiare per piazze.

Amelia Rosselli

Flash di istanti freddi
come il gelo di giorni passati;
immagini a scatti di vita
siamo noi, percorsi indecisi...

domenica 18 gennaio 2026

Una preghiera, di James Joyce

Una preghiera

Ancora!
Vieni, dai, dammi tutta la tua forza!
Da lontano una parola bassa soffia nel cervello che si spezza
La sua calma crudele, la miseria della sottomissione,
La tranquillizza come un’anima predestinata.
Cessa, amore silenzioso! Mio destino!

Accecami con la tua oscura vicinanza, O abbi pietà, amato nemico della mia volontà!
Non oso resistere al freddo tocco che temo.
Allontana da me ancora
La mia lenta vita! Piegati di più su di me, testa minacciosa,
Orgoglioso della mia caduta, ricordando, compiangendo
Colui che è, colui che era!

Ancora!
Insieme, piegati dalla notte, giacevano sulla terra. Io sento
Da lontano la sua bassa parola alita nel mio cervello che si spezza.
Vieni! Mi arrendo. Piegati di più su di me! Sono qui.
Soggiogatore, non lasciarmi! Solo gioia, solo angoscia,
Prendimi, salvami, placami, Oh liberami!

James Joyce

Mani congiunte e pensare
un liquido fatto di lacrime e sale
nel buio, una candela rompe
l'incanto e la luce diffonde...

 

sabato 17 gennaio 2026

Specchio, di Salvatore Quasimodo

Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.

Salvatore Quasimodo 

Voglia di Primavera nel cuore,
oggi che non funziona niente,
oggi che vorrei risposte;
attesa come pietra pesante...

venerdì 16 gennaio 2026

Il campo dell'odio, di Aldo Palazzeschi

Il campo dell'odio

La terra è riarsa né l’acqua la bagna.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Nei tempi lontani
in quel campo
fu fatta la guerra.
Moriron, si dice, ridendo fratelli bruciati dall’odio.
La terra pestata in quel giorno
è ancora giallita e riarsa,
né l’acqua mai basta alla sete dell’odio
che ha posto radici profonde sotterra.
La gente si ferma
guardando in quel campo riarso.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Ogni anno, allorquando ricorre
la notte del giorno funesto,
la gente sta desta,
guardando in quel campo
si vedono alzare leggère e svanire
le fiammelle gialle:
«sorrisi dell’odio dei morti»

Aldo Palazzeschi

Pessima cosa la guerra
eppure l'uomo la usa,
la vita perde valore in guerra
si muore, si uccide la gente...

giovedì 15 gennaio 2026

Oltre il passato.., di Anonimo

Oltre il passato, ieri,
quegli attimi insieme forse
le strade ancora fredde e il sole
angoli coperti di passione...

Anonimo
del XIX° Secolo
frammenti ritrovati

mercoledì 14 gennaio 2026

Roosevelt, di Ernest Hemingway

Roosevelt

I lavoratori credevano
Che spezzasse i monopoli,
E mettevano in vetrina il suo ritratto.
«Cosa non avrebbe ftt�o in Francia!»
Dicevano.
Forse sì…
Forse sarebbe
Morto,
Anche se i generali muoiono quasi sempre nel loro letto,
Come alla fine è toccato anche a lui.
E tutte le leggende che ha fatto nascere in vita sua
Continuano a vivere e prosperare,
Per nulla ostacolate dalla sua esistenza.

Ernest Hemingway
Parigi, 1922
«Poetry» (gennaio 1923)

Three Stories & Ten Poems (1923)

La storia ci giudica, sempre
col tempo che passa le cose,
i fatti, le azioni di noi tutti
sul piatto di una bilancia...

martedì 13 gennaio 2026

Stendhal a Clémentine Curial (1826)

Quando ti vedo per tre giorni di seguito, angelo mio, mi sembra di amarti ancora di più, se possibile.
Perché siamo più intimi e dopo tre giorni di intimità ciascuno ha abbandonato i sospetti e non desidera che amare ed essere felice.
Come sono stato felice mercoledì!
Segno questo giorno, perché Dio sa quando oserò inviarti questa lettera.
La scrivo per sfogarmi.
Oggi ti amo talmente, ti sono così legato, che ho bisogno di scriverlo.
Se trascorressimo otto giorni insieme e i nostri cuori battessero sempre con lo stesso ardore, credo che finiremmo per non separarci più. 

Stendhal
(pseudonimo di Marie-Henri Beyle)
 

Quanta premura nell'ansia,
non vedersi, non toccarsi, soli
nel loop assurdo che fa la testa
poi, tutto torna e si respira...

lunedì 12 gennaio 2026

Sospesi, di Anonimo

Sospesi
 
Rimangono infine sospesi
i nostri intenti, le cose
che mai noi vorremmo finire.
 
Come attimi infiniti
ci ponianmo nell'essere,
siamo piccoli mivimenti.
 
Restiamo in attesa
fermi sul ciglio del tempo
in queste fatiscenti stazioni.

Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 11 gennaio 2026

Fine della fantasia, di Cesare Pavese

Fine della fantasia

Questo corpo mai piú ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è piú vivo,
ché la terra, anche all’alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.

Non abbiamo che questa virtú: cominciare
ogni giorno la vita – davanti alla terra,
sotto un cielo che tace – attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l’alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivido
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.

Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
– viva mano che sente la vita se tocca –
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell’alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l’alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
                    Altre volte svegliarsi nell’alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L’avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.

Cesare Pavese

 

Vero è che non si torna alla terra,
ora si è come vaghi, insulsi presagi
vagando sul mondo percosso da troppi
e gli attimi sono schegge impazzite...

sabato 10 gennaio 2026

Inverno rinsecchito , di Leo Paolazzi

Inverno rinsecchito 

Inverno rinsecchito
sotto sparse gelide nevi,
tra i cipressi e le case segnate dagli anni,
aggrappate a colline pietrose,
inverno del mio primo bacio,
con poche parole in accenno,
taciturno come i tuoi alberi senza fronde
e il volo breve timoroso del passero.

Stagione assorta

dove parlavo del vento
e le carezze di lei
intimorite, con le mani fredde,
con il cielo limpido
chiaro sopra di noi. 

Leo Paolazzi

 Un bacio nel gelido freddo
fiati tiepidi a confondersi;
 porta amorevoli cure l'abbraccio
inconstante, titubante, pauroso...

venerdì 9 gennaio 2026

Eclisse, di Libero De Libero

Eclisse

L'inverno ha gelato la luna,
quella che dava agli ulivi
calore nel lungo settembre.
Erano puerili nel sonno
i cavalli all'albero amici
per la notte campestre.
Allora segreti al fiume
ci teneva silenzio di foglie:
esuli i nostri volti
dall'ordine celeste,
a nuova luce assorti.
Sui ciottoli morti
insieme l'affanno pativamo
dell'acqua, cresciuto. Quando,
al fischio del pastore sospetto
nella tana entrò la luna
e l'ombra a noi fu prato,
d'altro deserto m'era l'avviso.

Libero De Libero

In questo freddo intenso mi manchi
 calore tenue di un qualsiasi abbraccio;
ripongo le armi, alzo bianche proposte
di pace, di sosta, di un riposare quieto...