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lunedì 10 giugno 2019

guarda le mia dita,... di Edward Estlin Cummings

guarda
le mie dita, che

toccarono te
e il tuo caldo e il frale
tuo poco
– vedi? non sembrano le mie
dita. Le mani i polsi miei
che strinsero cautamente il fioco silenzio
di te (del corpo del
sorriso degli occhi delle mani dei piedi tuoi)
sono diversi
da quello che erano. Le mie braccia
in cui tutto di te si ripiegò
quietamente, come una
foglia o qualche fiore
appena fatto dalla Primavera
Stessa, non sono le mie
braccia. Non riconosco
come me stesso questo che trovo davanti
a me in uno specchio. Non
credo
di avere mai visto queste cose;
qualcuno che tu ami
e che è più magro
più alto di
me è entrato e divenuto le
labbra che uso per parlare,
una nuova persona vive e
gesticola con il mio
o sei forse tu che
con la mia voce
stai
giocando. 

Edward Estlin Cummings
da "Il periodo dentro l'istante"
traduzione di Nicola
Gardini
 
 
in un istante si trova l'eternità,
sarebbe bello se fosse così;
saremmo esseri eterni in continuum
come spazio temporalità latenti...

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