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mercoledì 31 dicembre 2025

L'ultimo giorno dell'anno, di Carlos Drummond De Andrade

L'ultimo giorno dell'anno

L’ultimo giorno dell’anno
non è l’ultimo giorno del tempo.
Altri giorni verranno
ed altre cosce e ventri ti comunicheranno
il calore della vita.
Bacerai bocche, strapperai lettere,
farai viaggi e tanti festeggiamenti
di compleanni, laurea, promozioni, gloria,
una morte dolce con sinfonie e cori,
tanto che il tempo sarà colmo
e non sentirai il clamore,
gli irreparabili ululati
del lupo, nella solitudine.

L’ultimo giorno del tempo
non è l’ultimo giorno di tutto.
Avanza sempre una frangia di vita
in cui si siedono due uomini.
Un uomo e il suo contrario,
una donna e il suo piede,
un corpo e la sua memoria,
un occhio e la sua luce,
una voce e la sua eco,
e chissà anche Dio…

Accetta con semplicità questo dono del caso.
Ti sei meritato un altro anno di vita.
Vorresti vivere per sempre e consumare la feccia dei secoli.
Tuo padre è morto, anche tuo nonno.
Anche in te molto si è estinto,
il resto sbircia la morte,
ma sei vivo.
Ancora una volta sei vivo,
e col bicchiere in mano
attendi l’alba.

La risorsa del bere.
La risorsa della danza e del grido,
la risorsa della palla colorata,
la risorsa di Kant e della poesia,
tutte insieme… e nessuna serve.
È tutto pulito, in ordine.
Il corpo esausto si rinnova nella schiuma.
Tutti i sensi all’erta funzionano.
La bocca sta masticando vita.
La bocca s’ingozza di vita.
La vita scorre dalla bocca,
imbratta le mani, la strada.
La vita è grassa, oleosa, mortale, surrettizia.

 Carlos Drummond De Andrade

Tutto sta per finirie stanotte
o ricominciare, che importa?
File di uomini e donne figure
in disegni tracciati, infiniti..?

martedì 30 dicembre 2025

Non resisti a questo inverno, di Amelia Rosselli

Non resisti a questo inverno

 
Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.

Non resisti a quest’inverno
modestamente
quel fango innocente
e con le scarpe in mano
e nudo attraversi
quella piazza,
viaggiare per piazze.
 
Amelia Rosselli
Nello spirito del freddo impera
il concetto di sopore, di sonno;
nell'immensità del blu elettrico
rivedo ragazzi giocare la neve...

lunedì 29 dicembre 2025

Mattiniero, di Anonimo

Francis Seymour Haden

"Un mattiniero" (An early raiser)
 Mattiniero

Ormai rimane il freddo
e un sapore di ansia
nella bocca riarsa dal sonno.
 
Vorrei poter dormire sempre
nel caldo tepore che sono
avvolto dai miei pensieri.

Lucide idee si affrettano
al mio mattiniero risveglio,
fuori è ancora buio...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

domenica 28 dicembre 2025

Solchi, di Anonimo

Solchi

Solchi del freddo quando
il ghiaccio allenta la sua morsa,
passaggi di uomini, di cose;
luminose tracce al sole invernale
vivido ma che non scalda;
la luce si accende di bianco,
la neve impronta la terra
io ricordo quetse cose...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate
 


 

sabato 27 dicembre 2025

Riflesso, di Gujil

Nel suo sincerare risposte, emozioni,
la stizzita rivolta alla sete di vita,
preclusa, assuefatata dal mio tempo
trascorso che si sente ancora nel cuore...

venerdì 26 dicembre 2025

Santo Stefano, di Giovanni Pascoli

Santo Stefano

Il giorno dopo la festa,
quando l’aria è più fredda
e la terra più muta,
passa un pianto per l’aria.

Non c’è canto, non c’è luce.
C’è un bimbo che dorme
e non sa.
C’è un uomo che soffre e sa.

Il cielo è basso e grigio.
La strada è vuota.
Ma il dolore cammina
accanto agli uomini.

È Santo Stefano.
Il sangue dell’innocente
ricade ancora
sulla neve del mondo.

Govanni Pascoli

Il giorno dopo,sempre guardare
nell'anima spenta da feste,
nel cuore, sempre in attrito;
il mondo ancora pieno di luci...

giovedì 25 dicembre 2025

Vetro colorato, di Anonimo

Vetro colorato

Un'emozione solo mia traspare
da quel goffo tentativo fallito;
resta nel vento il senso di pace
che oscura i segni del cuore.
Particolari infinitesimi
scompaiono al viso che vedo
riflesso nel vetro, confusi
tra luci multicolori di festa...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

mercoledì 24 dicembre 2025

Vigilia, di Anonimo

Vigilia

In questa vigilia di bimbi
ancora in attesa, gioiosi
senza la neve che arriva;
ricordo aspettavo dietro vetri
che ora sanno di antico
i disegni dei candidi fiocchi,
ora levo lo sguardo ai sospiri...

Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 23 dicembre 2025

Canto d'Inverno, di Adriano Grande

Canto d'Inverno

Canto d'inverno, terrore solenne,
scialbore immane che uccidi, è fuggita
ogni gioia serena della vita.
L'aria di nebbia è satura, gremita
di voci in pianto; e il vento le create
forme distrugge. Svanì quel che venne
ad illustrare i cieli dell'Estate...
Come lontana sei tu, Primavera!
Anche il ricordo ne ha perduto il cuore.
Ed esiliata in questo freddo orrore
l'anima aspetta, senza rifiatare,
non sa che cosa: se la morte o il sole. 

Adriano Grande

In quel contesto astruso
scollinasti, o sguardo, oltre;
io ero perduto nel tuo sogno,
il freddo invitava all'abbraccio...

lunedì 22 dicembre 2025

This winter day, di Maya Angelou

This winter day

La cucina è la sua prontezza
le cose bianche, verdi e arancioni
perdono il loro sangue nella zuppa.
Un sacrificio rituale che scatena
un odore al mio naso e fa sì che
la mia lingua a marciare
scivolando nel liquido del suo gocciolare.
Il giorno, striato d’argento
di pioggia, si scontra con
la mia finestra e la mia zuppa.

Maya Angelou

"Bevendo un brodo caldo..."
manca il tempo passato, ieri
le palpebre sbattono il sonno
lontano dal senno, è Inverno...

domenica 21 dicembre 2025

Albero secco, di Corinne Albaut

Albero secco

In uno splendore di fuoco,
rosse, gialle, bruciacchiate
le foglie se ne sono andate.

L’albero ora tende
le braccia nodose e nere
verso un cielo grigio e greve.

L’inverno è arrivato.

Corinne Albaut

Inverno come il cuore,
attesa di giorni di luce
 ristoro ferite ancora dolenti, 
dentro come coltelli affilati...

sabato 20 dicembre 2025

Tardo autunno a Venezia, di Rainer Maria Rilke

Tardo autunno a Venezia

La città più non fluttua come un’esca
a captare ogni giorno che s’affacci;
ora al tuo sguardo i vitrei palazzi
dànno un suono più crudo. E dai giardini penzola

l’estate come marionette in mucchio,
a testa in giù, estenuate, uccise.
Ma dal fondo, da antichi scheletri di foreste,
una volontà sale, come se l’Ammiraglio

dovesse in una notte raddoppiare le galere
nell’Arsenale in veglia a incatramare
già la prossima brezza mattutina

con una flotta che a forza di remi
avanza e empiendo il giorno di pavesi
prende il gran vento, raggiante e fatale.

Rainer Maria Rilke

Non amo la città dell'acqua
ma vivo uguale la sua bellezza;
stanco di precedere il tempo
siedo su un contesto usato...