domenica 30 aprile 2017

Dopo mezzanotte, di Hawad

Dopo mezzanotte

Noi che non abbiamo occhi da chiudere
a mezzanotte
come i gufi assennati
che attizzano il fuoco delle bruciature,
noi che non abbiamo altro modo di vegliare
che i gemiti del silenzio
e i respiri trattenuti
intorno alle sorgenti d'una volta,
usciamo dalle nostre grotte,
vediamo come gli slanci
del sonno
tolgono le foglie
dal torrente della vita.

Rovina di suoni,
moltitudine delle ombre
che i sibili del vento
radunano,
il cielo e la terra sono legati
dal raggio dei sogni,
lo stupore dei misteri.
Primavera del ciclo,
ogni scintilla luccica nel suo fulgore,
ogni bolla si appiattisce nella chiarità dei suoi laghi
sotto le ali leggere del Nulla
vuoto e silenzioso.

Noi che siamo assetati
di limpidezza freschezza profumo
di un'altr'acqua,
appoggiamoci al bastone degli esiliati,
avanziamo
a passo di formica
nel vasto regno dell'assoluto.

Sete, sete, sete.
Acque di tutte le sorgenti dell'universo,
il mio cuore è deserto
.              


Hawad
La carovana della sete
Traduzione di Mario Battiato
 
 
 
lungo le vie dell'Oriente carovane,
anche la mia, quella perduta, nel giallo
quella della mia anima, quella della gru;
sono un uomo di sogni, oasi di niente...

sabato 29 aprile 2017

La tenda, di Hayden Carruth


La tenda


Tieni la tenda della nostra finestra a nord chiusa.
Notte dopo notte ci abbracciamo stretti
nel nostro unisono appartato
sotto le coperte pesanti della Baia di Hudson
come fossimo due clarinetti sotto
i bassi e i violoncelli del mondo. Siamo privi
di essenza, due esistenze, quindi niente
vecchio né giovane, né maschio né femmina,
          né carne né pietra,
che nell'esistere e attraverso l'esistere sono
qualcosa di unico, unico, perfetto – o quasi.
La nostra canzone è una felice canzone di fusa.
Eppure
la tenda è sempre abbassata e nel retro
della mente mi chiedo perché – perché tu al mattino
scacci l'unica pura luce pulita del mondo
che ci arriva dal nord oltre il nord,
dalla chiarezza di là, invisibile, decisa e sincera.

 
 Hayden Carruth
Il primato dell'etica
Traduzione di Fiorenza Mormile

  
dietro una tenda un mondo,
guardiamo da fuori a dentro,
cerchiamo, spiamo, notiamo;
cerchiamo qualcosa sempre...

venerdì 28 aprile 2017

Giorni di minime #52

 
piove, dopo tanto secco,
le cince  bagnate riparano
sotto foglie neonate del noce;
il mondo dalla mia finestra si perde
dopo la cucina e l'aroma di caffè
è il mio mattutino, sempre, da tempo,
vivo in un continuo crepuscolo...
 
Gujil
 
 

giovedì 27 aprile 2017

Nessun maggior dolore..., di Tito Scialoja

Nessun maggior dolore
che ricordare il tempo
felice - scarse rose
alla luce di un lampo.
Uno specchio incoraggia
le rose a lume spento
- or le bagna la pioggia
in sogno e move il vento.
 
Toti Scialoja
 
 
il tempo felice, quello di un tempo,
ora rigiro le dita e le carte,
vivo si, ma vivo male;
le vie sono contratte e strette...

mercoledì 26 aprile 2017

aruspice divino scaltro uccello..., di Ferdinando Falco

aruspice divino scaltro uccello
che infra le molecole di gas
che ciminiere e lucernari sfiatano
scheletri appropinqui e larve et altri oggetti
già sopraggiunge a strati larghi il tempo
un tempo antico nomato primavera
e già dovrebbe scapocchiarsi il fiore
e già la tortora fra i rami incrudelire
ma le ombre delle case che in fastelli
se stesse alle finestre sovrappongono
alle scatole di noan ai profilattici
velano ambiguamente me e una donna
distesi a fianco dopo un coito falso
(l'energia che si sperde non rimane
nel cosmo come vuole un'ipotesi)
e veramente od soltanto
un grido un trepestio dolori immondi
è il soldato che stramazza nell'agguato
è il bambino che avresti fatto nascere
e che per questo desio di nullità
al nulla è nato


Ferdinando Falco
da "Così malato di parole"
 
Due Aruspici e la Porta dell'Ade
 Tarquinia, Tomba degli àuguri. VI sec. a.C.
 
indovina indovinello,
che sarà mai? quando?
domande inespresse e desideri,
le mani si muovono ancora...

martedì 25 aprile 2017

25 aprile 1945, di Pietro Calamandrei

25 Aprile 1945

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

Pietro  Calamandrei
 
 
dedicata allo zio,
quello mai conosciuto,
quello del ricordo e rimpianto;
lo zio tanto amato, eroe ed uomo...

lunedì 24 aprile 2017

Giorni di minime #51

Risultati immagini per milestone

percorsi e ricorsi, date,
giorni fissati dal tempo
rocce indistruttibili all'apparenza;
eppure così sole, fragili dentro,
inamovibili forse, ma dimenticate spesso...
 
Gujil

domenica 23 aprile 2017

Idea fissa, di Arturo Graf


Idea fissa
 
Un chiaro, fisso, attonito pensiero,
Sempre confitto in mezzo della mente,
Come un chiodo d’acciajo aspro e lucente
Battuto a forza in un assito nero.
 
Un’immobile angoscia, un insistente
Dolor che tutti i di si fa piu fiero;
Non so qual vago orror pien di mistero,
Non so che oppression cupa e latente.
 
Sempre cosi; fulgido il sol risplenda
Che la vita del mondo ha in sua balia,
O la notte pel ciel tetra si stenda.

Sempre cosi; dovunque io vada, o stia,
Checche mediti, o faccia, o dica, o intenda;
Fin tra le braccia della donna mia.

Arturo Graf
 
  
già quando l'idea si fissa,
quando non cambia e non ascoltiamo;
a volte siamo distrutti dal desiderio,
spesso incediamo in lente volute...

sabato 22 aprile 2017

Crocicchio, di Ardengo Soffici

Crocicchio
 
Dissolversi nella cipria dell’ordinotte
Con l’improvviso clamore dell’elettricità del gas dell’acetilene

e delle altre luci
Fiorite nelle vetrine
Alle finestre e nell’areoplano del firmamento
Le scarpe che trascinano gocciole di diamanti e d’oro lungo i
marciapiedi primaverili
Come le bocche e gli occhi
Di tutte queste donne pazze d’isterie solitarie
Le automobili venute da pertutto
Le carrozze reali e i tramways in uno squittio d’uccelli mitragliati
Nous n’avons plus d’amour que pour nous-mêmes enfin
"È proibito parlare al manovratore"
Oh nuotare come un pesce innamorato che beve smeraldi
Fra questa rete di profumi e di bengala!
 
Ardengo Soffici
 
 
belli i crocicchi di paese,
quelli polverosi, le strade di sassi
con la terra sempre secca ed arida,
passaggio di zoccoli e carri di fieno...

venerdì 21 aprile 2017

Tu sie come un giorno di primavera..., di Kazimierz Wierzynski

Tu sei come giorno di primavera

Tu sei come giorno di primavera col tempo azzurro
E del maggio nella tua anima porti i poemi,
Con la gioia i pensieri piantati in te fioriscono
Vivaci come farfalle e profumati come fiori.

Amo ricordare i tuoi sguardi amorosi
Celati nella palpebre, come pratoline nell'erba,
E la tonda risata, che ti fa brillare i denti,
Bianchi come polpa di mela in rossa cornice.

E quando verrà un mesto autunno senza di te,
Quando la tristezza colmerà il mio cuore ammutito,
Mi vengano in sogno, in bianche vesti di primavera,
I baci solari: le tue piccole efelidi
.


Kazimierz Wierzynski
Cronache dall'esilio
Traduzione di Paolo Statuti
 
 
primavera, sole, verde, colori,
una solitaria cincia mi fa compagnia
mi viene a trovare, mi allieta;
il tempo passa, loro non passano mai...

mercoledì 19 aprile 2017

A farewell, di Giovanni Orelli

A Farewell

Io mi pento e mi dolgo del non coraggio avuto
a chiederti: chi sei? che fai? da dove vieni?
Slenzio e imaginativa, con sue nubi e sereni.
Come facevo un tempo. Così sono rimasto muto.

Su cose della bellezza tua (temuta?)
su mani volto di tuoi capelli il biondo.
Salveranno (pensavo) con altro vento il mondo?
Salvezza può venire da bellezza? Sono rimasto muto.

Poco prima che arrivassimo alla fine, a Como
come avevo promesso a Milano nel mio inglese giù
dissi dopo il vasto silenzio: "We are in Como".

Come scendevi balbettai: "I'll never never see you
again". Mandai in extremis bacio con le dita
e tu idem, in più un lampo, tu, di gioia divertita.

 
Giovanni Orelli
Come le api di Montaigne
 
 
 
gli addii, tristi, lacrimosi,
eppure servono anche loro,
riempiono il cuore di cose,
i ricordi ad esempio, la vita...

martedì 18 aprile 2017

Non chiedermi parole oggi non bastano, di Maria Luisa Spaziani

Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te - è lo stesso con Dio -
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.
Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach. 
 
Maria Luisa Spaziani
 
 
già, non "chiederci la parola"
di poeta docile e pensoso,
nei dejà vu la nostra vita,
quella che siamo o che avremmo voluto...

lunedì 17 aprile 2017

Poesia della moglie, di Hayden Carruth

Poesia della moglie

Ed è chiaro che, alla fine, lei è caduta giù
dalla luna, non come una
snella Cinzia a Delfi, dopotutto
non è diciassettenne, ma con la grazia
sensuale e l'implacabilità personale
di una dea dei nostri tempi; così lui dice a
se stesso di notte vedendo il bagliore
del sonno di lei nella metà (due-terzi a rigore)
del loro letto, il claire de lune della spalla
e della fronte dietro le nuvole scure
dei capelli. Lui beve il suo vino
e ingoia più pillole. Gli uccelli
cantano la loro prima mattinata, piccoli cinguettii e
frinire di insetti, e fuori la prima luce
vela la finestra. Il giorno sarà orribile,
nervoso, cupo e pieno di tensione. L'ultima
sigaretta, il sorso finale di chardonnay,
e si stringe contro il caldo bagliore di lei,
pensando a quando dodicenne
nuotava nel caldo laghetto oltre
gli olmi e gli alberi di noce al limite
del prato. Si rigirava come una carpa assonnata
tra le ninfee, sotto le libellule
e le nuvole roventi dei vecchi giorni d'estate.


Hayden Carruth
Il primato dell'etica
Traduzione di Fiorenza Mormile
 
 
e mi sta vicino, appresso,
malgrado tutto, sebbene il carattere,
mi accompagna e mi vuol bene
mi è fedele e mi consola...

domenica 16 aprile 2017

Campane di Pasqua, di Gianni Rodari

Campane di Pasqua
 
Campane di Pasqua festose
che a gloria quest'oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
"Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!"
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch'è bella, ch'è buona la vita,
se schiude la porta all'amore.
 
Gianni Rodari
 
 
ricordo la Pasqua dai nonni,
il sapore dell'uovo di venerdì Santo,
il sapore di amore e di gioia;
rivedo in me il fanciullo di allora...

sabato 15 aprile 2017

Seguace, di Amalia Guglielminetti

Seguace

V'era qualcuno, un tempo, non veduto,
che ovunque mi seguiva, da vicino
senza stancarsi, con un passo muto.

La sera in qualche tacito cammino
parevami sentir sui miei capelli
rabbrividendo il suo profilo chino.

Forse eran molli ali di pipistrelli
che passavan su me con la prudenza
trepida di leggeri polpastrelli.

Io non sapevo, e m'affrettavo senza
paura, ma non più tanto leggera,
o volgevo con rapida movenza

gli occhi a scoprire dietro me chi v'era.

Amalia Guglielminetti
 
 
una volta anch'io,
tempo fa, nel mio cuore,
tra i monti insieme, con l'acqua,
ho riprovato e ho fallito...
 

venerdì 14 aprile 2017

La via, di Anonimo

La via
 
La via che percorriamo
quella diritta, storta,
la via che porta.
 
La via che conosciamo
sconfina orizzonti
la via, i suoi ponti.
 
La via che finiamo,
si arresta alle porta
della morte.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 
 

giovedì 13 aprile 2017

Giorni di minime #50

il silenzio della notte violato,
un rumore leggero, di passi;
un risveglio mattutino e un sospiro,
così comincia un nuovo giorno,
così si riparte nella vita...
 
Gujil
 
 
 
 

martedì 11 aprile 2017

Giorni di minime#49


 assurde pretese si ridimensionano,
le scelte velate dal dubbio, le cose di sempre;
affacciato al mio balcone osservo, guardo,
negli occhi la luce si sta affievolendo,
i colori si appannano e disperatamente
cerco soluzioni all'ineluttabile
e non ne trovo...
 
Gujil

lunedì 10 aprile 2017

Là fuori, di Jamie McKendrick

Là fuori

Se lo spazio comincia in una zona incerta
dove il caso che due molecole di gas collidano
è più raro di un cane verde o di una luna blu
allora nulla è più vicino di così al niente.

Nostalgia per la terra e la sua atmosfera
fiaccava ossa e carne agli astronauti.
Svegliandoti trovavi un tuo compagno in tuta
che alla domanda: "dove vai", diceva: "a fare un giro"

e ti toccava dormire tra il suo corpo e la porta a pressione.
Un altro sentiva un cane abbaiare e un bambino piangere
a metà strada dalla luna. Ciò che un tempo era il cielo

ora è un deserto oltre ogni pensiero.
E mai tanto acutamente come da là fuori
chi è perso può sentire la terra come il solo paradiso.


Jamie McKendrick
Vari tipi di resti
Traduzione di Antonella Anedda
 
 
tutto da vedere, da scoprire,
là fuori, oltre, oltre mare;
in una musica infinita e bella
con orizzonti puri, sospesi...

domenica 9 aprile 2017

Umana tragedia, di Arturo Graf

Umana tragedia
 
Quand’io contemplo la funesta arena
In cui men perde chi piu presto muore,
Asil di colpe e stanza di dolore,
Sparsa di sangue e di spavento piena;
 
Quando de’ casi in me, quando dell’ore
Volgo e degli anni la fatal catena,
E veggo immani sull’orribil scena
Passeggiar, biechi numi, Onta ed Errore;
D’odio, d’angoscia, di pieta, di sdegno
Sento stringermi il cor, sento piu scura
Farsi la notte dello stanco ingegno;
Ed un pensiero immobile m’assedia,
E prorompo in un grido: Empia Natura,
Quanto ha mai da durar questa tragedia?
 
Arturo Graf
 
 
mai, non impareremo mai,
distruzione, dolore, morte;
la vita dell'uomo è fatta di odio,
l'amore sembra solo istinto animale...

sabato 8 aprile 2017

Sodomia, di Elisa Maffezzoni


Sodomia
 
Follie scorrono calde
bramando segreti recessi
Di pelle bruciano
furiosi palpiti
 
Ventre
bacia la seta
ti posi privo
di vergogna
di rugiada bagnato
nel nido delle mie natiche
 
Ingorda
gli ansiti soffoco
con la sola
forza delle mie labbra
 
Elisa Maffezzoni
"Poesie erotiche"
 
 
poche volte, raramente,
sempre con passione e desiderio,
qualche volta era amore,
qualche volte è stato amore...

venerdì 7 aprile 2017

Ira, invidia, lussuria e sodomia, di Pietro Aretino

Ira, invidia, lussuria e sodomia

Ira, invidia, lussuria e sodomia,
accidia, gola, superbia e furore,
avarizia, discordia, odio e rancore,
vanagloria, sciocchezza e simonia,
malignità, rapina, ipocresia,
tirannia, tradimento con timore,
bugia, assassinamento, arte e favore,
falsità, boria, errore e bareria,
la voluntà e la disperazione,
la malinconia fredda più d’un sasso,
adulazione, affanno e passione,
infido viso, il mirar torto e basso,
sono in contrasto rinchiusi in prigione
per creare un fattore a Satanasso.
Va ciascuno in conquasso
per esser lui, né posson fare accordo,
tanto è ciascun di quel boccone ingordo.
E io do per ricordo,
che al fin di loro il più tristo sie fatto 
e darà a chi non crede scacco matto.
 
Pietro Aretino 
 

 
sicuramente tra tutti ira e lussuria,
forse più l'ultima, spesso, sempre;
invidia no, molto poco, quasi mai,
sono ossessionato dall'acqua...
 

giovedì 6 aprile 2017

Aprile, di Anna Frank


Aprile
 
 Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice.


Anna Frank



un mese di transizione, di sole,
gli ultimi freddi mattutini
le prime foglie sui rami del noce
e la sua voce, ancora con me...

mercoledì 5 aprile 2017

Sorgente di Alda Merini

Sorgente

Ah, non fate che il sole mi sorprenda
coi suoi giubili pieni
né mostratemi parchi
gioiosamente in crescita di voce.
Nascondetemi i fiori,
i fedeli sorrisi dei fanciulli,
gli amorosi convegni.
Sospendete la musica e la danza:
se giungo dalle tenebre feroci,
fate che trovi intatto ogni confine!


Alda Merini
Testamento
 
 
dove tutto comincia e continua,
fin quando resiste, zampilla;
poi piano scema e risecca
poi piano va scomparendo...

martedì 4 aprile 2017

Giorni di minime #48


tema ricorrente la partenza,
che va, chi viene, chi resta,
siamo prede di un viaggio continuo,
siamo soli nel salire e nel scendere
da quel treno immaginario che altro
non è che metafora della vita che siamo...
 
Gujil
 
 

lunedì 3 aprile 2017

Inquietudini sentimentali VII, di Teresa Wilms Montt

Inquietudini sentimentali

VII

Due seni pallidi e inquietanti insieme; occhi rapiti
di lubricità, e una carezza impudica e carnale,
di traverso al mio passo e al mio cammino. E una voce
dal suono indefinibile, come il duro singhiozzo
di un bambino, che mi sussurra: Vieni! Io sono l’eros.

Ed io andavo seguendo questa menade folle, come
un lembo d’acciaio segue la calamita. Avanzavo
sospinta dal mistero... S’eran fatte di ghiaccio le
mie labbra, chiusa la gola da sbarre di ferro. Il mio
sguardo era lucido d’umore, gli occhi raggianti come
pietre alcoliche...

E ritornai, le labbra insonnolite, gli occhi accecati e
trepide le mani contro se stesse in orrido conflitto,
assetate di scempio e, nel mio cuore, una sorta
di marchio rosso fuoco, denso della più amara delusione.
Ma io non ero lì: non mi porgeva, la baccante folle,
alcun rimedio per il mio mal d’amore.


Teresa Wilms Montt
Un canto di libertà
Traduzione di Cristina Sparagana
 
 
inquieto come sempre, solamente,
in un impeto di gioventù rivedo
seni, lunghi capelli e sogni;
poi, sempre, rientro dentro di me...

domenica 2 aprile 2017

La man che nelle dita..., di Anton Giulio Brignole Sale

La man che ne le dita ha le quadrella
con duro laccio al molle tergo è avvolta.
L’onta a celar ch’è ne le guance accolta,
spande il confuso crin ricca procella. 
Sul dorso, ove la sferza empia flagella,
grandine di rubini appar disciolta;
già dal livor la candidezza è tolta,
ma men candida ancor, non è men bella.
Su quel tergo il mio cor spiega le piume, 
e per pietà di lui già tutto essangue,
ricever le ferite in sé presume.
In quelle piaghe agonizzando ei langue;
ma nel languir non è il primier costume,
che il sangue corra al cor: ei corre al sangue.
 
 Anton Giulio Brignole Sale
 
 
 
la mano, cosa farei senza la mano,
mi accarezza e accarezza, mi tocca, ti tocca;
amore mio lontano nel tempo ho sognato
il nostro primo incontro il primo bacio... 

sabato 1 aprile 2017

Giorni di minime #47

imperscrutabili disegni affollano
le pagine del mio libro,
rileggo basito alcuni pensieri, lontani, segreti,
mi pongo nell'essere estremo e riluce
nel profondo di me qualcosa di grande,
ora chiudo le palpebre e bevo
mi sento meglio, presente, riparto...
 
Gujil