giovedì 31 marzo 2016

I dardi, di Andreas Embirikos

I dardi
 
 Una fanciulla in un giardino
 Due donne in un vaso di fiori
 Tre fanciulle nel mio cuore
 Senza limiti senza condizioni.

 
 Una palma di mano su un vetro
 Una palma di mano su un seno
 Un bottone che si sbottona
 Una mammella che si scopre
 Mentre il Sagittario con i dardi
 Brilla lassù in cielo
 Senza limiti senza condizioni.

  Andreas Embirikos
La liberazione dell'amore
Traduzione di Massimo Cazzulo
 
 
frecce nei cuori,
la mia faretra vuota mi guarda,
quante scagliate lontano,
troppo lontano...

mercoledì 30 marzo 2016

Primaverile

ho lasciato vuoti,
alcuni nascosti recessi,
le mille voglie represse,
le cose passate
e quelle a venire...
 
Gujil
 
 

martedì 29 marzo 2016

Io ti cerco, di Stein Stenarr



Io ti cerco
 
 Io ti cerco, tu cerchi un altro,
 e infine si perde il nostro desiderio
 nella distanza nelle giornate grigie
 e non vede una via verso la stessa meta.
 Oh, tu ed io, che non ci siamo mai incontrati,
 il mio cuore è stanco di cos’era ed è.
 Tu non mi desideri, e mi hai avuto per caso,
 io non ho potuto averti, e ti ho persa.

Stein Stenarr
Traduzione di Silvia Cosimini
 
 
 
cercare, scovare, sempre,
una ricerca continua, silente;
poi l'urlo, la gioia e il pianto,
nel tempo le risposte...

lunedì 28 marzo 2016

Pasquetta, di Gujil

in attesa del mattino
bevo un caffè, caldo e fumante;
le cince cinguettano coi merli,
l'arrivo di questa primavera...

Gujil
 

domenica 27 marzo 2016

La libertà, di Amalia Guglielminetti

La libertà
 
Dono di gelo, libertà, che vali?
Io vago, tratta da tue aeree dita,
per tante strade, e tosto oblio per quali.

Vado, e non so che strana ansia m'incita
di luogo in luogo, sì che giunta a pena
già mi sospinge a nuova dipartita.

Nuova lusinga all'anima balena,
l'attira con la sua dolce menzogna
ov'è d'oro o di ferro la catena.

Chi t'ha perduta, o libertà, ti agogna.
Chi ti possiede non t'apprezza più.
D'averti, alata scorta, si rampogna,

e t'adopra a cercar la schiavitù.
 
Amalia Guglielminetti
 
 
liberi e contenti;
mah! chissà?
eppure si respira,
si sente nell'aria...

sabato 26 marzo 2016

Invito, di Arturo Graf

Invito
 
Lungo la strada bianca e solitaria
Sfilano gli olmi rabbuffati e torvi;
Sotto la luna turbina nell’aria
Un negro cerchio di stridenti corvi.
O pellegrin, fermate in cortesia:
Dite, gli è ver che siete stanco morto?
Deh, non istate andare all’osteria,
Ché poco l’oste vi può dar conforto.
Badate a me, guardate: ecco una fossa:
Non vi par fatta come si conviene?
Provate solo a porci dentro l’ossa,
Vedrete come ci si dorme bene.
Per dio se ci si dorme, e non canzona!
Chi v’entra non ne vuole uscir più fuora:
Provate a porci dentro la persona,
Provatevici un poco alla malora!
 
Arturo Graf
 
 
 
discese sconfinate,
cali di umore e sentimento,
invitare qualcuno, una cura,
sensazione che lascia sapore...

venerdì 25 marzo 2016

Profondo, di Anonimo

Profondo
 
Nel cuore, giù, in fondo,
ho deposto le cose più mie,
profondo, giù, di più;
consuetudine e rimasugli,
il riarmo, la prora, le onde;
finisce in scia il passaggio.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
Elena Tutik,
"Sonno profondo"
 

giovedì 24 marzo 2016

Elegia, di Czeslaw Milosz

Elegia
 
 Non l’oblio eterno, e nemmeno il ricordo,
 la nebbia sui monti o il chiasso cittadino
 quietano il mondo. Dopo anni di guerre
 sulla croce o la pietra un uccello canta
 come già sopra le rovine di Troia.
 Compagno l’amore, compagni il cibo e il bere,
 ma l’occhio lungimirante non si volse.
 Un lume feroce brucia appesantite
 palpebre piene di sonno, e silenzioso
 ci ammonisce il tempo, prima di passare
 oltre la carne. Dolci animali fedeli,
 creature fuggevoli tormentano
 inutili mani nell’estasi rapprese.
 Ed una voce sorge dalla terra:
 nostra progenie, ombra! dunque passammo
 nell’invocarti tanto tempo invano?
 
Parigi 1935
 
Czeslaw Milosz
La poesia come un magico specchio
Traduzione di Valeria Rossella
 
 Bernhard Gillessen
Elegia pittorica sovra il Ponte d'Augusto a Narni
 
 
bucoliche visioni sono rotte,
dai fatti di oggi, di ieri,
le mie elegie sfornano
solo tristi suoni di cetra...

mercoledì 23 marzo 2016

Lutto, di Gujil

momento catartico,
quello che è successo
mi blocca,
sono profondamente prostrato
e triste...
 
Gujl
 
 

martedì 22 marzo 2016

Salvezza, di Alejandra Pizarnik


 Salvezza
 
 Fugge l'isola
 E la fanciulla torna a scalare il vento
 e a scoprire la morte dell'uccello profeta
 Adesso
 è il fuoco sottomesso
 Adesso
 è la carne
 la foglia
 la pietra
 perduti nella fonte del tormento
 come il navigante nell'orrore della civiltà
 che purifica la caduta della notte
 Adesso
 la fanciulla trova la maschera dell'infinito
 e abbatte il muro della poesia.

Alejandra Pizarnik
La figlia dell'insonnia
traduzione di Claudio Cinti
 
 
salvo su un sasso,
il fiume contorna
salvo su un ramo,
nel cielo la pioggia...

lunedì 21 marzo 2016

50, di Thomas Bernhard

50
 
 Le sillabe in questo marzo piovoso
 distruggono la casa dei miei padri
 e fanno vorticare neve in mani piegate
 e serrano gli occhi
 di una donna folle dietro il sagrato.
 Le sillabe in questo marzo piovoso
 rinfrancano una pecora dimenticata
 e fanno ristagnare il latte dei sogni
 in sette paesi, dai monti
 che sono di cenere.
 Le sillabe in questo marzo piovoso
 crollano sull'acqua del fiume
 e, in lunghe notti, si rintanano
 in egri crani e bianche lacrime,
 crepitando sopra le verdi cime
 di una notte esiliata di primavera.

Thomas BernhardSotto il ferro della luna
traduzione di Samir Thabet
 
 
marzo, oggi è primavera,
non piove fuori,
solo un po' dentro di me,
aspetto l'arrivo del sole...

domenica 20 marzo 2016

...sole nei cuori..., di Anonimo

 
...sole nei cuori,
sole, albe dorate;
sole, insieme, calore,
sole, sole, sole...
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati
 
 

sabato 19 marzo 2016

A mio Padre, di Leonardo Sinisgalli

A mio Padre
 
L’uomo che torna solo
 A tarda sera dalla vigna
 Scuote le rape nella vasca
 Sbuca dal viottolo con la paglia
 Macchiata di verderame.
 
L’uomo che porta così fresco
 Terriccio sulle scarpe, odore
 Di fresca sera nei vestiti
 Si ferma a una fonte, parla
 Con un ortolano che sradica i finocchi.
 
È un uomo, un piccolo uomo
 Ch’io guardo di lontano.
 È un punto vivo all’orizzonte.
 Forse la sua pupilla
 Si accende questa sera
 Accanto alla peschiera
 Dove si asciuga la fronte.

Leonardo Sinisgalli
 
 
mio padre mi aspetta
e io aspetto di andare da lui;
ora è l'ultima cosa,
l'ultima prima del vuoto;
poi sarò io...

venerdì 18 marzo 2016

Dal giardino, di Anne Sexton

Dal giardino
 
 Vieni, mio amato,
 contempla i gigli.
 Abbiamo poca fede.
 Parliamo troppo.
 Metti via il tuo scioglilingua di parole
 e vieni con me a osservare
 i gigli dischiusi nel campo,
 che crescono come yacht,
 che lentamente allungano i petali
 senza infermiere o orologi.
 Contempliamo la vista:
 una casa dove nubi bianche
 ornano le pareti fangose.
 Oh, metti via le tue buone
 e cattive parole. Sputa fuori
 le tue parole come pietre!
 Vieni qui! Vieni qui!
 Vieni a gustare i miei dolci frutti.

  Anne Sexton
La zavorra dell'eterno
Traduzione di Cristina Gamberi
 
 
un giardino, due fiori, l'erba;
basta questo, basta poco,
ci si ritrova lontano,
in un paese lontano...

giovedì 17 marzo 2016

Stocastico, di Anonimo

 
Stocastico
 
Stocastiche imprecisioni sfilano
compatte, numerose e intime;
nel silenzio ravvedo contatti,
nel buio intravedo contigui.
Vorrei, vorrei, vorrei;
unico verbo imperativo presente.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

mercoledì 16 marzo 2016

Casalinga, di Anne Sexton

Casalinga
 
 Certe donne sposano case.
 È un altro tipo di pelle; ha un cuore,
 una bocca, un fegato e movimenti intestinali.
 Le pareti sono stabili e rosa.
 Guarda come sta in ginocchio tutto il giorno,
 a lavarsi fedelmente.
 Gli uomini entrano con la forza, risucchiati come Giona
 nelle loro madri carnose.
 La donna è madre di se stessa.
 È questo che conta.

 Anne Sexton
La zavorra dell'eterno
Traduzione di Cristina Gamberi
 
 
e per un uomo?
cos'è l'uomo che vive di casa?
forse il connubio, la fede,
forse la contingenza...

martedì 15 marzo 2016

Vendetta, di Arturo Graf


Vendetta
 
Egli diritto, con le braccia al petto,
Di truci vampe ancor piena la cava
Orbita, livido, sopra il farsetto
Nero una croce, una catena flava

D’oro; a’ suoi piedi ella travolta, come
Fulminata, sul niveo candore
Del sen la pompa delle brune chiome
Sciolta, una lama di pugnal nel core.

L’elsa gemmata sui nitidi, caldi
Avorii sta; la fiammula tranquilla
D’una lucerna nei verdi smeraldi,
Nei rosei balasci arde e sfavilla.

Sui tondi vetri del balcon riposa
Il cheto lume della luna scema;
Giù nella via, lontano, un’amorosa
Canzon per l’aria si ravvolge e trema.
 
Arturo Graf
 
 
vendicarsi, perchè?
anime perse fallano
con frequenza sconcertante,
anche gli amici,
quelli che credevi tali...

lunedì 14 marzo 2016

Quando l'uomo entra nella donna, di Anne Sexton

Quando l'uomo entra nella donna
 
 Quando l'uomo
 entra nella donna,
 come un'onda che addenta la spiaggia,
 ancora e ancora,
 e la donna spalanca la bocca di piacere
 e le brillano i denti
 come un alfabeto,
 il Verbo appare mentre munge una stella,
 e l'uomo
 dentro la donna
 stringe un nodo
 così da non essere
 mai più separati
 e la donna sale su un fiore
 ne ingoia lo stelo
 e il Verbo appare
 a liberare i loro fiumi.
 
 Quest'uomo,
 questa donna
 nella loro duplice fame,
 cercano di spingersi oltre
 la cortina di Dio
 e per un attimo ci riescono,
 ma Dio
 nella Sua perversità
 scioglie il nodo.

 Anne Sexton
La zavorra dell'eterno
 Traduzione di Cristina Gamberi
 
Pompei, affreschi erotici
 
dentro, in fondo,
unici come mai,
come sempre;
ogni volta lo stesso,
sempre incauti...

domenica 13 marzo 2016

L'anello, di Veselin Simeonov Hancev

 
 L'anello
 
Perché tu sei venuta piano, e un'eco
 di tuono è la tua presenza in me,
 per quel che hai dato e non hai avuto,
 per un perdono di essere con te, e di non esserci,
 per le parole che spesso ho taciuto,
 per le carezze che tu non hai risparmiato,
 per la forza che hai infuso in me,
 quando tu stessa eri la più debole,
 per il fatto che in nome mio fu battezzata
 ogni tua cattiva, ogni tua buona ora,
 sul tuo piccolo dito, invece di un anello
 imprimo il mio bacio ardente. 

 Veselin Simeonov Hancev
 Traduzione di Valeria Salvini
 

prendi l'anel ti dono...,
cominciava così, ricordo,
un tempo era tutto,
ora si riprova,
riparto da me...

sabato 12 marzo 2016

Residui, di Anonimo

Residui
 
Residui di pensieri
come ciottoli sparsi,
le vie complicate dal freddo,
le strade precluse.
Residui di ricordi nel viale,
lungo improbabili storie
come petali di fiori
non ancora sbocciati.
Rivivo, rivedo, risento,
è un abbaglio continuo e contiguo,
risolvo l'enigma e mi accascio.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
 

venerdì 11 marzo 2016

Marzo, di Juan Rodolfo Wilcock

 
Marzo
 
Ho ascoltato silenziosamente
 i rumori dei rami, le foglie
 al sole. Dove sarai,
 amore del mio pensiero, senza ricordare
 la mia solitudine che si apre tra gli sterpi?
 Qui, in mezzo ai cardi viola
 e le libellule meravigliose, che altro
 può fare un giovane se non amarti
 con la faccia immersa tra le madreselve?
 Tra questi uccelli indifferenti,
 questi alberi così alti, queste nuvole,
 amore, che ritorni come le stelle
 a un luogo della notte; e così lieto
 di averti vista entrare in me
 con quel vapore illuminato intorno, con quel fumo
 vibrante che ho sempre immaginato,
 di trovarti, ombra del vento,
 ad abitarmi un cuore che cercava i tronchi vuoti
 e i lampioni rotti a sassate per nascondersi.
 
Juan Rodolfo Wilcock
 
 
nel primo sole rivedo,
riascolto col cuore lontano,
un posto, un amore, star bene;
mi cullo al pensiero...

giovedì 10 marzo 2016

Il canto delle crisalidi, di Carlo Michelstaedter

Il canto delle crisalidi

Vita, morte,
la vita nella morte;
morte, vita,
la morte nella vita.

Noi col filo
col filo della vita
nostra sorte
filammo a questa morte.

E più forte
è il sogno della vita -
se la morte
a vivere ci aita

ma la vita
la vita non è vita
se la morte
la morte è nella vita

e la morte
morte non è finita
se più forte
per lei vive la vita.

Ma se vita
sarà la nostra morte
nella vita
viviam solo la morte

morte, vita,
la morte nella vita;
vita, morte,
la vita nella morte. -
 
Carlo Michelstaedter
 
Mara Ruzza,
Soglia con crisalidi,
installazione ceramica
 
 
come crisalidi sbocciamo,
poi una vita effimera? come?
volando o camminando,
sempre pensando...

mercoledì 9 marzo 2016

Invernale #9, di Gujil

perdute strade riemergono
dai pensieri del tempo,
le vedo, percorro i selciati,
i sassi, le pozze fangose;
a piedi scalzi nel nulla
continuo, imperterrito,
finché posso...
 
Gujil
 
 

martedì 8 marzo 2016

Coro de "La commedia dell'amore", di Henryk Ibsen

Coro de
"La commedia dell'amore"

Apro le ali, tendo la vela.
Come un'aquila, spazio sul lago
trasparente della vita.
I gabbiani mi seguono.
Gettiamo la zavorra della ragione!
La mia nave forse naufragherà!
Ma è tanto bello navigare così!
 
Henryk Ibsen
 
Francesco De Grandi,
"Naufragio"
olio su tela (2014), cm150x180
 
naufragi, relitti e stanchezza,
neve nella tempesta vedo...
lontano una riva, nel buio,
schiaffi di onde, acqua salata...

lunedì 7 marzo 2016

Brevità della vita, di Mimnermo

Brevità della vita
 
Ma che vita, che godere, se manca lei, la Dea d'amore,
puro oro? Vorrò morire, quando non mi scalderanno
intimità segreta, scambi di miele, il letto:
ecco, i vaghi fiori dell'età più bella
per uomo e donna. Ma quando assale strazio
dell'età grigia che imbruttisce, incattivisce l'uomo,
squallide ansie, sempre lo disfanno, dentro,
e bagliore di sole, negli occhi, non rallegra:
ragazzi che diventano nemici, le donne indifferenti.
L'ha creata dolorosa la vecchiaia, dio!
 
Mimnermo
Traduzione di Ezio Savino
 
 
 
vero, siamo fragili,
viviamo prepotentemente da ragazzi,
poi ci si calma in attesa,
poi si diventa vecchi...

domenica 6 marzo 2016

Aretusa, di Ovidio


Aretusa

Cerere madre, ora che la figlia
 vede serena, chiede a te, Aretusa,
 il perché della fuga, e come avvenne
 che diventassi fonte. Tutte insieme
 si fermano le onde, dalle quali
 emerge la Divina, con il capo
 grondante d’acqua: strizza con la mano
 la chioma smeraldina, quindi narra
 l’amore antico, in Elide, del fiume:
 "Fra le Ninfe che vivono in Acaia
 vissi Ninfa bravissima. Nessuna
 sceglieva i gioghi con maggiore cura
 o stendeva le reti con più arte.
 Mi dicevano bella, pur se forte,
 pure se non curavo la bellezza,
 né gioivo alle lodi del mio viso.
 Ciò di cui gode ogni altra, mi era, invece,
 motivo di rossore, ché il piacere
 mi sembrava delitto. Ritornavo
 dalla selva Stinfalide, già stanca.
 Fu d’estate, ricordo: la fatica
 raddoppiava il calore. Trovo un fiume
 che scorre silenzioso, senza gorghi,
 dall’acqua trasparente fino al letto,
 al punto che si possono contare,
 dall’alto, i sassolini ad uno ad uno.
 L’onda talmente calma sembrerebbe
 immobile alla vista. Nei declivi
 salici bianchi e pioppi, alimentati
 naturalmente, davano alle sponde
 l’ombra nata con loro in quelle rive.
 Mi accosto al fiume e bagno solamente
 la punta del mio piede, poi la gamba
 sino al polpaccio. Quindi, non contenta,
 mi slego la cintura, sciolgo i veli
 e li appendo ad un salice ricurvo.
 
 Mi immergo nuda. Mentre con le braccia
 agito l’acqua, guizzo in mille giri,
 mi tuffo e dopo emergo, all’improvviso
 sento dal fondo come un mormorio.
 Spaventata mi accosto dove l’orlo
 è abbastanza vicino: ‘Dove corri?’
grida dall’onda Alfeo; quindi più roco:
‘Dove corri, Aretusa?’ Senza veli
 fuggo, così com’ero, ché la veste
 si trova all’altra riva. Quello brucia,
 e m’insegue ostinato, ché gli sembro
 facile preda, nuda come sono.
Quanto più corro tanto più m’insegue,
 simile allo sparviero quando insegue
 le timide colombe, e le colombe
 fuggono con le piume trepidanti.
 Mi spinsi sino a Psofo, ad Orcomeno,
 sino a Cillene, al Menalo boscoso,
 nell’Elide e nel gelido Erimanto.
 Né mi raggiunse, ch’ero più veloce.
 Ma cedono le forze: troppo a lungo
 è durata la corsa. Quello invece
 resiste alla fatica. Tuttavia
 corro per le campagne e dove i boschi
 sono più fitti; corro tra le rupi
 e in mezzo ai sassi privi di sentieri.
 Il sole è alle mie spalle: vedo un’ombra
 che oltrepassa i miei piedi e che si allunga.
Stremata dalla fuga prego infine:
‘Aiutami, Diana; mi ha raggiunto!
 Sono la tua guerriera; già mi offristi
 di reggere con l’arco le tue frecce
 chiuse nella faretra’. La Divina
 ode, si impietosisce, poi raccoglie
 le nuvole dal cielo e le riversa
 a coprire il mio capo, mentre il fiume
 cerca e ricerca, invano, dove il luogo
 si copre di caligine; poi gira
 attorno a quella nube, e per due volte
 sfiora, senza saperlo, giusto il punto
 dove sono celata. E per due volte:
‘Aretusa!’ mi grida ‘O tu, Aretusa!’
Misera! Con qual animo sopporto
 tanta paura? Come l’agnellino
 che sente i lupi fremere affamati
 dietro il recinto? O come quella lepre
 che, acquattata tra i rovi, sente i cani
 fiutare ostili e, timida, non osa
 muovere un pelo? Quello non demorde
 e, non vedendo al suolo alcuna traccia
 di piede umano, guarda quella nube
 e riguarda quel luogo. Sento il corpo
 grondante di sudore: gocce azzurre
 scendono sul terreno, dove io vado;
 la chioma è tutta rorida: veloce,
 più veloce del dire e raccontare,
 mi cambio in acqua. Pure trasformata
 riconosce nell’onda la diletta
 e lascia il corpo umano, ritornando
 quel fiume ch’era prima, poi che vuole
 fondere le sue acque con le mie.
 Ma Delia infranse il suolo: trascinata
 per le oscure caverne, giunsi a Ortigia
 che ha il nome della Diva a me più cara.
Questa mi spinse in alto, a respirare
 l’aria del mondo". Sino a qui Aretusa.
 Cerere, la feconda, sotto il carro
 aggioga due serpenti e ne costringe
 la bocca con i freni; quindi vola
 tra cielo e terra, dirigendo il carro
 nella città Tritonia. Poi ne scende
 e lo affida a Trittòlemo: gli ingiunge
 di riversare sulla terra incolta
 parte delle sementi a lui affidate
 e parte invece spargere nel suolo
 da rivangare dopo lunga sosta.

Ovidio
Metamorfosi

 
 
tu fonte, io fiume,
ti unisci al mio scorrere lento,
come argentina cascata lambisci
io scorro tu cadi e insieme ci uniamo...

Gujil

sabato 5 marzo 2016

Invernale #8

esitanti rovesci
costellano i rami di perle,
acqua come monile nel freddo,
io l'anima stanca!
 
Gujil
 
 

venerdì 4 marzo 2016

Sera, di Amalia Guglielminetti

 La sera
 
E quella che va sola ama sostare
a vespro sotto cieli d'alabastro
chiari ancora d'un lume che traspare.

Guarda l'ombra affinar d'un vïolastro
pallore i monti, e attraversare il cielo
l'ultimo raggio come un lungo nastro.

Poi, tutto andar sommerso dietro un velo
su cui ansa, sgomenta d'esser sola,
la prima stella, come un cuore anelo.

Stella solinga, amara è la parola
di chi ti dice: – Io sono come te! –
di chi presso la notte si desola

tanto, e non osa dirtene il perché.
 
Amalia Guglielminetti
 
 
sere incantate, lontane,
sere d'estate, calde e profonde;
notizie improvvise scompaiano
sconvolgono e irritano...

giovedì 3 marzo 2016

Euridice, di Urszula Kozio

Euridice
 
 che ricavo dal sapere
 cosa significa essere Orfeo
 evocare dall'aldilà uno
 così amato
 e trattenersi con forza
 per non voltarsi
 malgrado ciò all'improvviso
 d'istinto girare la testa
 e perdere tutto di nuovo
 
 Arpie sì sbranatemi
 viva!
 
 anch'io m'illudevo
 di strappare all'abisso uno
 già abituato al vuoto e alle tenebre
 ma quando eravamo già vicini
 così vicini
 non volendo
 d'istinto mi sono voltata
 
 Arpie
 oh Arpie
 fatemi a pezzi
 che ricavo da tale vita


 Urszula Kozio
La parola della poesia
Traduzione di Paolo Statuti
 
Antonio Canova
"Orfeo e Euridice"
 
 
vorrei voltarmi e non riesco,
la mia voce trema, trema,
il corpo continua, la mente no!
vorrei voltarmi spesso...

mercoledì 2 marzo 2016

Sogna, di Arturo Graf

Sogna
 
Dorme e sorride, seminuda, volta
Sul curvo fianco: le amorose poma
Turgon sul petto niveo, disciolta
Innonda l’origlier la flava chioma.

Tutto scoprendo il suo gentil secreto
S’avviluppa alle lucide colonne
Il padiglion; sul morbido tappeto
Eńfian lì presso le fragranti gonne.

Entro una spera lattea captivo
Vigila un chiaro spiritel di foco,
E fuor traspare irrequieto e vivo
In mezzo a un nimbo vaporoso e fioco.

Il vispo raggio balenando guizza
Sulle nitide lacche, e nel tormento
D’incisi vetri si scompiglia e frizza
I labbri a due forbite urne d’argento.

Veste le mura un fulgido broccato,
Di tal color qual è un brunito acciaro;
Serpeggia sul tessuto amarezzato
Un filo d’oro luminoso e chiaro.

Alla vezzosa dormïente un lieve
Sogno la svagolata anima illude;
Cresce l’onda ansïosa al sen di neve,
Treman di voluttà le membra ignude.

Ella sogna; che mai? bagna la schietta
Fronte un sottil madore, un rotto accento
Sfugge al turgido labbro... Ah, maledetta!
Ella sogna la colpa e il tradimento.
 
Arturo Graf
 
 
sto sognando strane cose,
le inquietudini, i sospiri;
amori persi e trovati,
cose presenti e passate...

martedì 1 marzo 2016

Sabbia, di Luis Aguilera

Sabbia
 
Passa l'ultimo amore
 verso un'età proibita.
 Nessuno esce a riceverlo,
 a rallegrarsene, a festeggiarlo.
 Come la foglia staccatasi dall'albero
 non interrompe la sua luce: narra
 un'altra stagione o la proscrive.
 Sedicente, matura nella lentezza
 lo splendore che lo scopre.
 Sopra la prima linea delle labbra
 baci di sabbia che rimangono
 per udire il mare quando si allontana.
 

Luis Aguilera 
Traduzione di Emilio Coco
 
 
quanta nella clessidra della mia vita,
quanta dalla nascita di tutto;
siamo in un' enorme bolla,
fondi di bottiglia, 
siamo granelli che scorrono in basso...