domenica 31 luglio 2011

Come lucciola allor ch’estate volge
All’ardor di luglio, stanca posa
Sull’erba che la vide errare quando
Più temperate sere il cielo invia,
Dov’è caduta luce tramortita
E fioca, e così sola nella notte,
Così l’anima giace poi che il curvo
Giro degli anni a suo fine declina.
Una stellata notte allor consoli
Nostra tremante quiete, quale questa
Che s’apre dolce e silente
Su te, lucciola morente.

Attilio Bertolucci


vorrei una luce, una guida
che mi costringa da questo buio,
che dissolva le tenebre agli occhi...
con il mese del sole ritrovo
un leone ruggire nel caldo
di un torrido bruciare di anima...

sabato 30 luglio 2011

al mare

Al mare getta un dì sogni ed amori
come l'altra sua amante solitaria
gli getta fra due nubi fiori ed ori.
E ride con la sua anima varia,
mentre le spume in favolosi aprili
fioriscon gigli fatti d'acqua e d'aria.
Ella getta nel mar tutti i monili
dei quali, per piacere a sé, si para
la stoltezza dei cuori giovanili.
E ride ancora, ma con bocca amara.
Sul bene ch'ella non possiede piiì
sembran le spume i fiori d'una bara
e un poco di sé stessa è ormai laggiù.

Amalia Guglielminetti


di questo mare mi colpisce il grigio
ho solo visioni in bianco nero
le raccolgo in un contesto più serio
e mi rannicchio a raccogliere il vento;
una conchigli spezzata mi ricorda la vita...

venerdì 29 luglio 2011

Pioggia d'agosto

Nel mio giardino triste ulula il vento,
cade l'acquata a rade goccie, poscia
più precipite giù crepita scroscia
a fili interminabili d'argento...
Guardo la Terra abbeverata e sento
ad ora ad ora un fremito d'angoscia...

Soffro la pena di colui che sa
la sua tristezza vana e senza mete;
l'acqua tessuta dall'immensità
chiude il mio sogno come in una rete,
e non so quali voci esili inquiete
sorgano dalla mia perplessità.

"La tua perplessità mediti l'ale
verso meta più vasta e più remota!
È tempo che una fede alta ti scuota,
ti levi sopra te, nell'Ideale!
Guarda gli amici. Ognun palpita quale
demagogo, credente, patriota...

Guarda gli amici. Ognuno già ripose
la varia fede nelle varie scuole.
Tu non credi e sogghigni. Or quali cose
darai per meta all'anima che duole?
La Patria? Dio? l'Umanità? Parole
che i retori t'han fatto nauseose!...

Lotte brutali d'appetiti avversi
dove l'anima putre e non s'appaga...
Chiedi al responso dell'antica maga
la sola verità buona a sapersi;
la Natura! Poter chiudere in versi
i misteri che svela a chi l'indaga!"

Ah! La Natura non è sorda e muta;
se interrogo il lichène ed il macigno
essa parla del suo fine benigno...
Nata di sé medesima, assoluta,
unica verità non convenuta,
dinanzi a lei s'arresta il mio sogghigno.

Essa conforta di speranze buone
la giovinezza mia squallida e sola;
e l'achenio del cardo che s'invola,
la selce, l'orbettino, il macaone,
sono tutti per me come personae,
hanno tutti per me qualche parola...

Il cuore che ascoltò, più non s'acqueta
in visïoni pallide fugaci,
per altre fonti va, per altra meta...
O mia Musa dolcissima che taci
allo stridìo dei facili seguaci,
con altra voce tornerò poeta!

Guido Gozzano


dopo la pioggia ritorna il sereno,
prenderemo per mano l'arcobaleno...
vecchie reminescenze affollano la mente
in questo giorno di preparativi;
aspetto tranquillo i risvegli
mentre osservo le nuvole sparse
che andranno per lasciar posto al sole...
un mese di corse infinite, sfiancanti
ed ora?
di nuovo ho ripreso la via,
le vele non ancora spiegate,
la voglia di andare lontano...

giovedì 28 luglio 2011

Giorno di Pioggia
Oggi giorno di pioggia,
ma la gente è tranquilla,
io sono figlio della gente.
Prendimi la mano dammela,
cerchiamo di venire insieme,
la tua tessera è scaduta.
Grazie per l'invito sì,
stasera non ho voglia di vedere
gli incidenti stradali lungo il fiume.
Oggi giorno di pioggia

ma la gente si muove,
io sono figlio della pioggia.
La festa è stata magica,
le ragazze han ballato,
mi han coperto di lodi e di sorrisi.
La prossima vigilia di Natale

avremo tutti partorito,
potremo farne un'altra per allora.
A volte potrai avermi con un fiore,
a volte un fiore non ti basterà,
a volte penserai
di avermi chiuso in una stanza.
Dammi le tue chiavi dolci,
voglio farne una copia,
voglio scrivere una lunga poesia per le tue braccia.


Francesco De Gregori


già, piove su questo Luglio palpabile,
così profondamente intriso di grigio
che non mi riesce di ricordare;
la silhouette dei palazzi, tristi presenze,
 scherma un orizzonte velato, vicino...
dove ho messo la mia volontà?
cerco nelle pieghe del cuore
e scopro angoli ancora vergini,
inesplorati..e soli...

mercoledì 27 luglio 2011

TRISTEZZA

Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe
una parola più dolce della gioia.

Kahlil Gibran


si è spenta la candela,
è bastato un niente, un refolo;
ora che il buio profondo spaventa,
ora che la notte è assai fredda,
è tempo di andare...
non si volse, quel giorno,
a passo spedito condusse
lontano da me anima e pensieri;
cercai di fermare un immagine vaga,
mi sfilò impalpabile tra le dita...

martedì 26 luglio 2011

Mi mandi Via?

Io rubo, fornico, uccido,
faccio il mezzano e la spia:
ebbene? mi mandi via?
ti rido in faccia, ti rido.

La vita è breve ed è un gioco
che si perde troppo presto.
Mette conto essere onesto
(breve la vita) per poco?

Io rubo, uccido, fornico,
so tender bene i miei lacci:
e che per ciò? mi discacci?
Càlmati, càlmati, amico.

Mio Dio, la vita è sì corta,
si fa sera tanto presto
che l'esser buono ed onesto
è ormai di un'epoca morta.

Ci credi, sii sincero,
ci credi punto per punto
alle virtù di un defunto?
Se ci credo io? No davvero.

Essere onesto! ma è come
porre una foglia di fico
su un tondino d'ombelico:
eccesso di precauzione.

Essere onesto! Non oso
nemmeno pensarci. Onesto!
Finché nel mondo ci resto
non vo' trovarlo noioso.

Io rubo, fornico, uccido,
faccio il mezzano e la spia
e vendo l'anima mia
a un Mefistofele fido.

Ebbene? Mi mandi via?
Vado, fratello mio buono,
ma ti assicuro che sono
in ottima compagnia.

Marino Moretti


scritte in punta di matita
le mie cose arrossiscono in segreto
si tracciano in esili tratti
a creare forme e espressioni;
oggi è difficile far uscire parole,
dare sfogo alla gola...
oggi è dura, è il giorno dopo,
quello più carico di senno, quello triste;
la tela si è infranta, consunta
Atropo ha reciso quel filo...

Atropo, Palazzo Segni Masetti

lunedì 25 luglio 2011

SENZA PIU' PESO

Per un Iddio che rida come un bimbo,
Tanti gridi di passeri,
Tante danze nei rami,

Un'anima si fa senza più peso,
I prati hanno una tale tenerezza,
Tale pudore negli occhi rivive,

Le mani come foglie
S'incantano nell'aria...

Chi teme più, chi giudica?

Giuseppe Ungaretti


nascosto in un angolo in ombra
ascolto una musica antica
nel silenzio di nuvolaglie assiepate
strane presenze in questro Luglio
con poco sole e quasi freddo;
uno sprazzo di rosa mi dice
più di mille parole...
nel cerchio ristretto del mio agire
spiraglia un sospiro...

domenica 24 luglio 2011

l'attesa brucia nel tempo che resta
così come siamo noi eravamo
e nell'attimo solo conta il riporto
di pensieri distratti e risaputi stanchi;
nel cuore galleggia il rimorso
di un chiarore lancinante
di un disatteso incontro
eppure rimane indelebile il gesto
e l'insieme percorso
e le risa,
i discorsi,
gli abbracci
e le strette di mano...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati


sabato 23 luglio 2011

Il frutteto

Anche né malinconico né lieto
(forse la consuetudine assecondo
cara d'un tempo al bel fanciullo biondo)
oggi varco la soglia del frutteto.

Ah! Vedo, vedo! Come lo ravviso!
È bene questo il luogo; in questa calma
conchiusa, certo l'intangibil salma
giacque per sempre dell'amor ucciso,

del vero antico Amore ch'io cercai
malinconicamente per l'inquieta
mia giovinezza, la raggiante mèta
sì perseguìta e non raggiunta mai.

Or mi soffermo con pupille intente:
le cose mi ritornano lontano
nel Tempo - irrevocabile richiamo! -
mi rivedo fanciullo, adolescente.

O belle, belle come i belli nomi,
Simona e Gasparina, le gemelle!
Pur vi rivedo in vesta d'angelelle
dolce-ridenti in mezzo a questi pomi.

Ed anche qui le statue e le siepi
ed il busso ribelle alle cesoie.
(Natali dell'infanzia, o buone gioie,
quando n'ornavo i colli dei presepi!)

Ma sull'erme, sui cori, sopra il busso
simmetrico, sui lauri, sugli spessi
carpini, sulle rose, sui cipressi,
sulle vestigia dell'antico lusso

da cento anni un folto si compose
di pomi e peri; il regno statuario
ricoperse; nel florido sudario
sfiorirono le siepi delle rose;

nell'ombre il musco ricoperse i cori
curvi di marmo intatto (l'Antenata
non vede lo sfacelo, contristata?)
e nell'ombre languirono gli allori.

Son l'ombre di una gran pace tranquille:
il sole, trasparendo dall'intrico,
segna la ghiaia del giardino antico
di monete, di lunule, d'armille.

M'avanzo pel sentiero ormai distrutto
dalla gramigna e dal navone folto;
ascolto il gran silenzio, intento, ascolto
il tonfo malinconico d'un frutto.

Ma quanti frutti! Cadono in gran copia
in terra, sui busseti, sui rosai:
sire Autunno, quest'anno come mai,
munifico vuotò la cornucopia.

O gioco strano! Pur nella faretra
di Diana cadde una perfetta pera,
così perfetta che non sembra vera
ma sculturata nell'istessa pietra.

Il frutto altorecato assai mi tenta:
balzo sul plinto, il dono della Terra
tolgo alli acuti simboli di Guerra,
avvincendomi all'erma sonnolenta.

S'adonta ella, forse, ch'io la tocchi,
l'erma dal guardo gelido e sinistro?
(il tempo edace lineò di bistro
le palpebre lapidee delli occhi).

Ma un sorriso ermetico, ha la faccia
attirante, soffuso di promesse,
- O miti elleni! - s'ella mi stringesse
d'improvviso, così, tra le sue braccia! -

E tolgo e mordo il frutto avventurato
e mi pare di suggere dal frutto
un'infinita pace, un bene, tutto
tutto l'oblio del tedio e del passato.

Ma guardo in torno. Vedo teoria
d'erme ridenti in loro bianche clamidi,
ridendi tra le squallide piramidi
del busso. - Torna la malinconia:

Ridevano così quando mio padre
esalò la grande anima e pur tali
(udranno allor le mie grida mortali?)
sorrideranno e morirà mia madre.

Ridevano così che nella culla
dormivo inconsapevole d'affanno:
implacabili ancor sorrideranno
quando di me non resterà più nulla.

Guido Gozzano

Camille Pissarro: Frutteto a Louveciennes
ancora un tema di partenze, di morte,
di un viaggio mai voluto, odiato;
il tono vorrebbe essere austero, solenne,
ma è rotto da pianti e singhiozzi...
spiragli ormai minimi si chiudono
e un corvo ha attraversato il mio cielo;
le nuvole accarezzano il mio stato d'animo
nel mentre che aspetto e cerco
di ricreare i tratti, i somi e i pensieri...

venerdì 22 luglio 2011

Fantasia

Tu parli; e, de la voce a la molle aura
lenta cedendo, si abbandona l'anima
del tuo parlar su l'onde carezzevoli,
e a strane plaghe naviga.
Naviga in un tepor di sole occiduo
ridente a le cerulee solitudini:
tra cielo e mar candidi augelli volano,
isole verdi passano,
e i templi su le cime ardui lampeggiano
di candor pario ne l'occaso roseo,
ed i cipressi de la riva fremono,
e i mirti densi odorano.
Erra lungi l'odor su le salse aure
e si mesce al cantar lento de' nauti,
mentre una nave in vista al porto ammaina
le rosse vele placida.
Veggo fanciulle scender da l'acropoli
in ordin lungo; ed han bei pepli candidi,
serti hanno al capo, in man rami di lauro,
tendon le braccia e cantano.
Piantata l'asta in su l'arena patria,
a terra salta un uom ne l'armi splendido:
è forse Alceo da le battaglie reduce
a le vergini lesbie?

Giosuè Carducci


figure sciolte dal sonno danzano
intorno a me come veli al vento
e i colori assumono forme e contorni
i volti si plasmano e poi regrediscono
a fumo, a impalpabile aria...
nel mio più segretto parcelle di pace
si stemperano in afinalistico languore
che gocce di rugiada imperlano
fino a portare di nuovo un messaggio
che sò e mai vorrei fosse...

giovedì 21 luglio 2011

 una filastrocca, quasi una poesia,
per sorridere appena e ritornar bambini
solo quell'attimo che serva e rassereni
perchè la tristezza di dentro si stemperi,
un poco, solo a dare momentaneo sollievo...


Un rotolo di corda

Un rotolo di corda
se ne sta lì tutto arrotolato
e finge di essere un pitone addormentato.
Una nuvola finge
di essere un castello,
una balena un cammello.
Ieri uno specchio ha finto
di essere la mia faccia e mi mostrava i denti.
Con tanti bugiardi in giro bisogna stare attenti!
Un sacco nero finge
di essere spazzatura:
in realtà è un abito da sera.

Gianni Rodari 

mercoledì 20 luglio 2011

Non è vile la mia anima

Non è vile la mia anima
non trema nella tempestosa sfera del mondo
vedo risplendere la gloria celeste
risplende così la mia fede armandomi contro ogni paura

O Dio nel mio cuore,
onnipotente, onnipresente Divinità
vita, che in me riposa,
come io, Vita Immortale, ho forza in te.

Vane sono le mille convinzioni
vive nel cuore degli uomini, inesprimibilmente vane,
come erba avvizzita non hanno forza,
come la pigra schiuma tra le libere onde

Per suscitare dubbi in chi crede
così intensamente alla tua infinità
in chi con tanta certezza si regge
alla salda roccia dell'immortalità

Con amore che tutto abbraccia
il tuo spirito anima gli inni dell'eternità
pervade ed in alto si libra,
muta, sorregge, dissolve, crea e serba la vita

Se terra e luna svanissero
se cessassero di esistere soli e universi
se tu solo esistessi
ogni esistenza esisterebbe in te

Non vi è spazio per la morte
non un solo atomo che la sua forza possa annientare
poichè tu sei Essenza e Respiro
e quel che tu sei non può venire distrutto

Emily Bronte


eppure si muore e quasi sempre soffrendo;
la vita ci lascia con preavvisi diversi
e nessuno in realtà sa dove vada...
il problema non è la morte in quanto tale,
è la mancanza di dignità che spesso,
accompagna gli ultimi giorni, i più difficili...
nella sua infinita perfezione la natura
ci beffa con questo che è l'ultimo atto
e ci vede impotenti e incapaci di gestirlo
di dargli il senso corretto e necessario...

martedì 19 luglio 2011

Scritto con inchiostro verde

L'inchiostro verde crea giardini, selve, prati,
fogliami dove cantano le lettere,
parole che son alberi,
frasi che son verdi costellazioni.

Lascia che le parole mie scendano e ti ricoprano
come una pioggia di foglie su un campo di neve,
come la statua l'edera,
come l'inchiostro questo foglio.
Braccia, cintura, collo, seno,
la fronte pura come il mare,
la nuca di bosco in autunno,
i denti che mordono un filo d'erba.

Segni verdi costellano il tuo corpo
come il corpo dell'albero le gemme.
Non t'importi di tante piccole cicatrici luminose:
guarda il cielo e il suo verde tatuaggio di stelle.

Octavio Paz


il verde, in tutte le sfumature possibili,
è sempre stato il mio colore preferito;
verde è la speranza che ci serve,
verde è l'erba vitale dei prati,
verde è la foglia carica di pioggia
e la chioma del bosco baciata dal sole...
è verde anche la rabbia, quella cupa,
quella che accompagna il risentimento,
verde può essere la goccia di mare,
tranquillo e celato in cale nascoste... 

lunedì 18 luglio 2011

Un cuore

Io intesi un cuore in fondo alla sua nicchia
a colpi sordi palpitare, in fretta.
Domandai : — È il mio cuore o il tuo che picchia ?
Noi l'ascoltammo urtare nella stretta
sua cella, in ansia, come si dibatte
forzata in prigionìa la passeretta.
Ascoltammo con anime disfatte
dalla dolcezza i palpiti concordi
chiedendoci : — È il mio cuore o il tuo che batte ?
Udimmo rallentare i colpi sordi
e tanto attenuarsi nel languore,
che sospirammo, come chi si scordi
di vivere : — È il mio cuore o il tuo che muore ?

Amalia Guglielminetti


e quando più non batte il cuore?
e i cuori di pietra?
e quelli senza il cuore?
dove sta perduto un amore c'è dolore
estrazio ad atteggiare situazioni
in un contesto di pose e razionali
che non sentono ragioni nè preghiere;
eppure in ciò che sono ha ristoro il cuore
anche quello più vago e contorto...
mi piace pensare di essere e fare
così da riuscire di nuovo a volare...

domenica 17 luglio 2011

Dove l'ombra

Dove l'ombra procede e le strade ristano
tra i fiori, ricordarmi le parole
e le grida dell'uomo è forse un inganno.
Ma sempre sotto il cielo consueto
ritrovo le mie tracce, il mio sole
e gli alberi remoti dal tempo
fissi dietro le svolte. E sempre,
ancor che mi sia noto il dolce segreto,
sulla polvere quieta, tra le aiuole,
m'indugio ad aspettare che sporga
un viso inenarrabile dal sole

Mario Luzi


dove nascono le stelle alpine
il sole accarezza la nuda terra, le rocce,
gli alberi radi sembrano avanguardie sparute
di un verde mare più in basso, giù a valle...
io respiro quando riesco e mi calmo
al freddo tocco dell'aria montana
è così calmo qui...
apro gli occhi per vedre tutto quel blù
ma sono a casa mia ed è mattina presto
richiudo subito ma l'incanto è svanito...

sabato 16 luglio 2011

L' amico

Beh cos’è quella faccia eh? Dài su, non ne facciamo un dramma.
Vedrai che quando sarai guarito ci ridi sopra!

Ma cosa fai? Ma cosa fai?
Dài non piangere, sei peggio d’un bambino!
Ma guarda un po’, alla tua età!
Dài finiscila, che vuoi che sappiano le suore!
Ma smettila fissato, è chiaro che guarisci!
Ma che ti metti in mente, vedrai che starai bene.

Vedrai, vedrai…

Vedrai, andremo in giro insieme e troveremo il bosco pieno di animali
e poi andremo con la barca dove il mare è alto in mezzo ai pescecani
e poi stanchi morti andremo fuori a cena dalla zia Morina
che ci farà il coniglio e ci darà quel vino che c’ha solo lei.

Vedrai, vedrai…

Ci ubriacheremo insieme e canteremo in coro le nostre canzoni
e poi ci butteranno fuori e sveglieremo tutti pieni d’allegria.

Ma cosa fai? Ma cosa fai?
Ma piangi ancora, dài, non è poi tanto grave.
Non far così, dà retta a me, non hai niente,
ho già parlato col dottore.
Ti senti di morire, ma via, che cosa dici?
Vedrai che domattina starai senz’altro meglio.

Vedrai, vedrai…

Vedrai, ti porterò a ballare e ti farò sentire in forma come allora
vedrai, le nostre mogli a casa, andremo in giro soli in cerca d’avventura
e come da ragazzi tu sarai il migliore e mi farai soffrire
mi ruberai la donna e mi dirai ridendo che ami solo lei.

Vedrai, vedrai…

Ci ubriacheremo insieme e canteremo in coro le nostre canzoni
e poi ci butteranno fuori e sveglieremo tutti pieni d’allegria.

Vedrai…
Vedrai…
Vedrai…

Giorgio Gaber


ho rimorso, adesso che forse è tardi,
ho rabbia e dolore nell'impotenza dei gesti,
ho voglia di urlare e mi esce un singhiozzo...
nell'impari lotta col mondo non si vince mai
si rimane schiacciati e preda degli eventi...
"mea culpa",
è fin troppo facile cavarsela con una frase,
rimanere aggrappato a sensazioni sconvolte;
farò quello che posso, mi dico,
e vago nel buio come un animale ferito...