giovedì 31 marzo 2011

Anni dopo

La splendida la delirante pioggia s'è quietata,
con le rade ci bacia ultime stille.
Ritornati all'aperto
amore m'è accanto e amicizia.
E quello, che fino a poco fa quasi implorava,
dall'abbuiato portico brusìo
romba alle spalle ora, rompe dal mio passato:
volti non mutati saranno, risaputi,
di vecchia aria in essi oggi rappresa.
Anche i nostri, fra quelli, di una volta?
Dunque ti prego non voltarti amore
e tu resta e difendici amicizia.

Vittorio Sereni


nel rammarico del tempo passato
rifluiscono gli anni
e si tende al ricordo di eventi
che hanno traumatizzato
(nel bene e nel male)
il nostro percorso...
chi non ricorda trascina la vita
sui binari dell'incedere quotidiano,
senza aneliti, senza menzogne...
è una verità che non amo
e contro cui mi ribello
da sempre

mercoledì 30 marzo 2011


Canto di Donna

Lungo di donna un canto si trasfonde
come azzurro vapore
dai clivi lambiti dal sole d'autunno
che stanco dirada l'ardor delle fronde
e nuvole scioglie cercanti sopore.
Nel vuoto sostare dell'aria ascoltante
la voce mi palpita in cuore;
e le bellezze ripenso che sole
vaniscon senza amore:
baleno d'oro non giunto al guizzo,
pianta nel succhio divelta, tizzo
scordato sotto la cappa
a sognare la fiamma,
alito non respirato,
baci non schiusi,
forte corpo senza amplesso.
Dai clivi si versa si esala dispera
l'umido ombrare violetto:
a casa, a spremer la sera!

Clemente Rebora

donne della mia vita
accalcano e spingono l'anima
che non regge, non diga
e tutto dilaga...
rimescola volti, confonde ricordi
come intrecci di glicine
a coprire ramate interiori...
quanto amare, tanto amore...
eppure ho sfumato gioie e dolori
in un fiume potente
che ora rivola verso l'arsura...

martedì 29 marzo 2011

Giardini

O piccoli giardini addormentati
in un sonno di pace e di dolcezze,
o piccoli custodi rassegnati
di sussurri, di baci e di carezze;

o ritrovi di sogni immacolati,
di desideri puri e di tristezze
infinite, o giardini ove gli alati
cantori sanno di notturne ebbrezze,

o quanto v'amo! I sogni che rinserra
il mio core, fioriscono, o giardini,
lungo i viali, ne le vostre aiuole.

Io v'amo, io v'amo, o fecondati al sole
di primavera in languidi mattini,
o giardini, sorrisi de la terra!

Sergio Corazzini




i giardini di Marzo...
è vero, si sono vestiti di colori nuovi,
il verde sta nascendo e crescendo,
tra il velluto delle viole
e il giallo sole del ranuncolo selvatico...
tutto fa presagire positività
eppure, l'anima, non è ancora sicura,
il potente richiamo del freddo passato
ancora invita ad intimi tepori,
a camini accesi,
ad abbracci suadenti...

lunedì 28 marzo 2011

com'è diverso, ora vedo,
scrivere quando il giorno comincia;
la notte appena passata ha sedato,
con le immagini sognate,
i serotini pensieri, quelli del buio...
il luogoo è lo stesso, uguale;
nei risvegli usuali, quotidiani
si cercano le tante ragioni
di insistere, continuare a sorridere...
come i più sono io,
con il petto oltre un debole argine,
con la gola assetata, riarsa...
mi riporta da me
la tazza stracolma del primo caffè...


Canzone di Marzo

Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzo
di perle! Ogni stelo, una stilla
che ride: sorriso che brilla
su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbombò primo.
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sono
destate, ma per un momento:
pensarono serpi, a quel tuono;
sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al vento
le loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.
Han fatto, venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
Sì, ciò che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,
qualcuna è già rotta. Lavoro
ci vuole, ed argilla più salda;
perchè ci stia comoda e calda
la garrula prole.

Giovanni Pascoli

domenica 27 marzo 2011

Amore di lontananza

Ricordo che, quand'ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l'argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c'era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un'aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l'orizzonte;
socchiudevo un po' gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.

Antonia Pozzi
Milano, 24 aprile 1929


nel sogno troviamo rifugio,
riponiamo desideri e speranze,
imprigioniamo il dolore e l'angoscia...
la speranza si fonde in deja-vu risaputi,
si corolla di amichevoli sguardi
e ci sentiamo sereni, tranquilli...
l'incubo, invece, ci spiazza,
divora le nostre certezze,
si incunea dentro noi stessi 
come un coltello affilato
e lacera, strappa, deflagra...

sabato 26 marzo 2011

Veduta

Se la spiaggia declina, se l'ombra
piange sull'occhio e si consuma
se è lacrima l'azzurro,così
al sale dei denti affiora puro

vergine il fumo oppure l'aria
che culla in sé poi muore
eretta verso l'acqua di un mare
nel propio regno placata

colei che senza usirle
se il labbro freme al vento
si diletta a disperdere molte
vane parole dove ride amaro

sotto il bagliore umido dei denti
il dolcissimo fuoco interiore

Paul Valéry



Vue

Si la plage penche, si
l'ombre sur l'oeil s'use et pleure
si l'azur est larme, ainsi
au sel des dents pure affleure

la vierge fumée ou l'air
que berce en soi puis expire
vers l'eau debout d'une mer
assoupie en son empire

celle qui sans les ouit
si la lèvre au vent remue
se joue à évanouir
mille mots vains où se mue

sous l'humide éclair de dents
le très doux feu du dedans.

Paul Valéry
(1896) Album de Vers anciens, 1920


i simboli sono parte di noi,
li amiamo, li idealizziamo e stridono,
a volte, con il nostro apparire,
ci confondono l'anima, ci scaldano il cuore...
nel simbolo troviamo ragioni,
le mille spiegazioni irrazionali
a ciò che vogliamo comporre, pensare...
anche quando il reale ci assale
con la cruda verità delle cose...

venerdì 25 marzo 2011

Saluto al sereno

Addio, rabbia di tempesta!
Addio, strepito di tuoni!
Vanno in fuga i nuvoloni,
e pulito il cielo resta.

Addio, pioggia! Qualche stilla
dai molli alberi si stacca:
ogni foglia, fiore o bacca
al novello sole brilla.

 Consolato il mondo tace.
Su ciascuna afflitta cosa
come un balsamo si posa
la serena amica
Pace.

Angiolo Silvio Novaro


quattro merli canticchiano nel prato di fronte,
preda di turno qualche pezzo di pane
lanciato da finestre di cortile...
il benessere ancora indugia,
non ha forza di penetrare il freddo,
di estirpare l'oppressione sul petto...
nelle infinite corse mi perdo,
in istanti così veloci che sfuggono
e mi fermo, ogni tanto, ansimante...
rifletto quell'attimo...
poi arranco di nuovo

giovedì 24 marzo 2011

L'inverno è ormai passato

L’inverno è ormai passato,
l’epoca delle piogge se n’è andata.
I fiori sono apparsi sulla terra
Ed in questo momento è primavera.
E’ tempo di cantare.
La voce della tortora è nell’aria,
e il fico ha messo i primaticci teneri:
le viti in fiore mandano profumi.

(Da Il Cantico dei cantici)


è vero, ormai è andato,
qualche piovasco
ancora ci ricorda il freddo
ma è passato...anche stavolta
con il rito eterno che amiamo
il freddo lascia spazio al sole...
le nostre anime si gioiano di questo,
in tutti si rimescola il sangue
e si torna alla vita con la natura
che, derisa e schiacciata,
continua a regalarci...

mercoledì 23 marzo 2011


Non ho che le mani, e le uso
per stringere i pugni, chiusi,
a confinare le rabbie,
le tante, consuete, portanze
come fossero solidi guardiani
a muragliare emotive devianze.
Quanta voglia di sonno negli occhi,
quanto vigore perso in inutili sforzi,
quanti singhiozzi, e le lacrime.
"Nè potei sussurrare parole..."
Pensieri imprecisi, indecisi, divisi,
si assiepano oltre i declivi del cuore,
in attimi spenti sfavillano intermittenti
come deboli stelle nel mio cielo di Marzo.

anonimo del X° Secolo
frammenti ritrovati

martedì 22 marzo 2011

c'è silenzio, come ogni mattina,
il ticchettio dell'orologio riflette il tempo,
come sempre indugio...tentenno;
le dinamiche evolvono continuamente
e le certezze si intercalano ai dubbi,
mi ripeto "è la vita!"
e non sono convinto...
quest'ora del mattino, così immota, silente,
è una pausa, un sospeso;
il primo clacson mi trova da sempre
conscio si, ma impreparato al reale...


PROMEMORIA

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari

lunedì 21 marzo 2011

VENTO

Come un lupo è il vento
che cala dai monti al piano,
corica nei campi il grano
ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
illuminando case e orizzonti,
sconvolge l’acqua nelle fonti
caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
prende le cose, come dopo l’amore
 
Attilio Bertolucci




il vento, a Marzo, soffia spesso,
tra le fronde ancora spoglie,
sui teneri prati...
sfiora l'acqua che aspetta
la neve caduta disciolta,
la increspa, la accarezza, la saluta
sta passando la stagione del freddo
ed il cuore vorrebbe rispondere,
vorrebbe ma non sempre si riesce,
si può...
lo sforzo è da compiere,
il rito da rispettare...
senza indugio mi appresto,
lo sguardo piantato nel cielo
di questo terso mattino

domenica 20 marzo 2011

Confessioni di un teppista

Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo.

Sergei Esenin


sto aspettando le rondini,
con ansia scruto nel grigio e non vedo,
non ancora...ma sento...
le indicibili attese, costellano i cieli
delle tante lune insonni,
delle stelle di cui persi il conto...
questa finissima pioggia mi sveglia,
ricorda e dilava i ricordi
come un fiore mi carico l'umore
ed aspetto. ancora una volta

sabato 19 marzo 2011

se quello che sento è fragore
voglio fuggire, andarmene via;
chiudendo lo sguardo materializzo
un mio prato...è primavera
ed io dondolo al vento calma apparente,
c'è silenzio e ci sono
poche nuvole in cielo... ecco, là
io vorrei andare...


Il Sabato del Villaggio

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

Giacomo Leopardi

venerdì 18 marzo 2011

Forse un mattino andando

Eugenio Montale


la luce del mattino sta arrivando,
Marzo sta riportando i colori e sappiamo
quanto ne abbiamo tutti bisogno...
un velo mattutino c'è ancora,
lo sento, col freddo sul viso;  non importa;
la grande solitudine non basta
a sopire la mia voglia di sole...
...sale, in me una vivida sensazione
che riesco a malapena a contenere

giovedì 17 marzo 2011

APPARIZIONE

La luna s'attristava. Serafini piangenti,
L'archetto alzato, in sogno, dalle viole morenti
Traevan, nella calma di vaporosi fiori,
Bianchi singhiozzi a petali dagli azzurri pallori.
- Era quel santo giorno del nostro primo bacio.
La fantasia, martirio cui da sempre soggiaccio,
S'inebriava sapiente al profumo di tristezza
Che pur senza rimpianto lascia e senza amarezza
La vendemmia d'un sogno al cuore che l'ha colto.
Dunque erravo, alle vecchie pietre l'occhio raccolto,
Quando per via, col sole sui capelli splendente,
E nella sera, tu m'apparisti ridente,
Ed io vidi la fata dal cappuccio di luce
Che un tempo sui miei sonni di fanciullo felice
Già passava, lasciando, dalle sue mani belle,
Nevicar bianchi fiori di profumate stelle.

Stèphane Mallarmè



Apparition

La lune s'attristait. Des séraphins en pleurs
Rêvant, l'archet aux doigts, dans le calme des fleurs
Vaporeuses, tiraient de mourantes violes
De blancs sanglots glissant sur l'azur des corolles.
- C'était le jour béni de ton premier baiser.
Ma songerie aimant à me martyriser
S'enivrait savamment du parfum de tristesse
Que même sans regret et sans déboire laisse
La cueillaison d'un Rêve au coeur qui l'a cueilli.
J'errais donc, l'oeil rivé sur le pavé vieilli
Quand avec du soleil aux cheveux, dans la rue
Et dans le soir, tu m'es en riant apparue
Et j'ai cru voir la fée au chapeau de clarté
Qui jadis sur mes beaux sommeils d'enfant gâté
Passait, laissant toujours de ses mains mal fermées
Neiger de blancs bouquets d'étoiles parfumées.


quasi non sembra poesia, ma musica,
i simbolisti francesi cantano l'amore,
con frasi visionarie ed oniriche
in un folle volo verso cuori profondi...
noi, lucciole di stelle, amiamo quando riusciamo,
quando tocchiamo, quando possiamo..
non sempre si può nello stesso momento.

mercoledì 16 marzo 2011

Il Sogno Cattivo

Se guardo questo pettine sottile
di tartaruga e d'oro, che affigura -
opera egregia di cesellatura -
un germoglio di vischio in novo stile,

risogno un sogno atroce. Dal monile
divampa quella gran capellatura
vostra, fiammante nella massa oscura.
E pur non vedo il volto giovenile.

Solo vedo che il pettino produce
sempre capelli biondo-bruni e scorgo
un cielo fatto delle loro trame:

un cielo senza vento e senza luce!
E poi un mare... e poi cado in un gorgo
tutto di bande di color di rame.

Guido Gozzano


l'evocatività del sogno,
la sua persistenza nel dormiveglia,
prima che tutto ritorni reale...
mi respira una voglia di catarsi, di nuovo,
come una crisalide so che sfarfallerò,
che per un breve istante sarò tutto e di più...
eppure anche quest'attimo di limbo mi culla
e mi consente una sosta...
un respiro più calmo...
leggo e rileggo la scritta sul muro,
grafia di giovane, presumo,
e mi accorgo di quanto sia bella
se la osservo con gli occhi che ho dentro...

martedì 15 marzo 2011

come un vento leggero
accarezzo un volto che mi è caro
così, senza fragore o rudezza, senza malizia...
quando una presenza manca la mente sbanda,
barcolla alla ricerca di un approdo sicuro
come la zattera di un naufrago
sono preda indifesa del mare...


lunedì 14 marzo 2011

Non imitare le amiche

Non imitare le amiche, non occorre.
Non sei peggiore né più ruvida delle altre.
Sui mozziconi l'orma di rossetto
susciterà soltanto ripugnanza.
Prendi piuttosto in bocca un ramoscello
di serenella, amaro di rugiada
perché l'amato in un giorno di primavera
ne porti sulle labbbra il gusto acerbo.

Stepàn Scipacev


la pioggia di Marzo non bagna soltanto,
prepara la terra alla nuova stagione,
all'abbraccio del primo sole...
le violette in un angolo mi parlano
di un odore nuovo e così risaputo che anch'io,
capisco che l'ora è arrivata...è vicina...
mi accosto alla cancellata ed aspetto,
unisco i miei umori alle gocce insistenti.

domenica 13 marzo 2011

Marzo 1821

Soffermàti sull'arida sponda.
vòlti i guardi al varcato Ticino,
tutti assorti nel novo destino .
certi in cor dell'antica virtù.
han giurato: Non fia che quest'onda
scorra piu tra due rive straniere;
non fia loco ove sorgan barriere
tra l'Italia e l'Italia, mai piu!
L' han giurato: altri forti a quel giuro
rispondean da fraterne contrade.
affilando nell'ombra le spade
che or levate scintillano al sol.
Già le destre hanno stretto le destre;
già le sacre parole son porte:
o compagni sul letto di morte.
o fratelli su libero suol

Con quel volto sfidato » e dimesso,
con quel guardo atterrato ed incerto.
con che stassi un mendico sofferto
per mercede nel suolo stranier,
star doveva in sua terra il Lombardo:
l'altrui voglia era legge per lui:
il suo fato, un segreto d'altrui:
la sua parte. servire e tacer

O stranieri, nel proprio retaggio
torna Italia , e il suo suolo riprende:
o stranieri, strappate le tende
da una terra che madre' non v'è.
Non vedete che tutta si scote,
dal Cenisio alla balza di Scilla?
non sentite che infida vacilla
sotto il peso de' barbari piè?
Cara Italia!

Quante volte sull' Alpe spiasti
l'apparir d'un amico stendardo!
quante volte intendesti lo sguardo
ne' deserti nel duplice mar!
ecco alfin dal tuo seno sboccati,
stretti intorno a' tuoi santi colori ,
forti, armati de' propri dolori,
i tuoi figli son sorti a pugnar.

Oggi, o forti, sui volti baleni
il furor delle menti segrete:
per l'Italia si pugna, vincete!
il suo fato sui brandi vi sta.
O risorta per voi la vedremo
al convito de' popoli assisa ,
o piu serva, piu vii, piu derisa
sotto l'orrida verga starà.

Oh giornate del nostro riscatto!
oh dolente per sempre colui
che da funge, dal labbro d'altrui,
come un uomo straniero, le udrà!
che a' suoi figli narrandole un giorno
dovrà dir sospirando: io non c'era:
che la santa vittrice bandiera
salutata quel dì non avrà

Alessandro Manzoni



le strette irredentiste,
la voglia di patria,
la storia sui banchi di scuola
e la consapevolezza di essere qui.
Questo turbine di ricordi mi piace,
mi riporta al greco classico e alle ragazze...
io, allora, usavo la bicicletta
anche con la neve...

sabato 12 marzo 2011

Là, lungo le vie dell'Oriente si snoda,
 la carovana perduta della mia anima
e percorre sabbie d'oro finissimo
e pietraie ancestrali levigate dal tempo.
Ogni tanto un'oasi emerge tra dune
mi invita alla sosta, alle soglie del tempo
ed io sogno e mi approprio del volo.


come fiume tranquillo
esplodo in impetuosa cascata
quando l'anima è colma di tutto
e straborda nel rivolo energico
che si suole chiamare vita

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 11 marzo 2011

le luci, spesso,
rendono il mondo irreale, freddo,
la nostra mente si chiede e si risponde
creando magie od incubi
che la luce trasfigura o delinea.
Ecco perchè, anche se con timore,
cerchiamo di frequente la penombra...
in lei vediamo l'angolo sereno e tranquillo,
la tana nascosta che ci scalda e protegge...
e l'ombra?
l'ombra ci impaurisce.


Luci libere

E’ un sole bianco che intenerisce
sui monumenti le donne di bronzo.

Vorresti sparire alle case, destarti
ove trascinano lenti i carri
sbarre di ferro verso la campagna -

ché là pei fossi infuriano bambini
nell’acqua, all’aurora
e vi crollano immagini di pioppi.

Noi, per seguir la danza
di un vecchio organo
correremmo nel vento gli stradali…

A cuore scalzo
e con laceri pesi

di gioia.

27 gennaio 1938
Antonia POZZI

 

giovedì 10 marzo 2011


attingo ad energie antiche
che faticosamente smuovo dal mio più profondo,
in quest'ansia che mi attorciglia l'anima
non riesco a fermarmi...a pensare...
quando tutto contorna nell'ombra
io cerco un segno, un indizio...
mi è di conforto anche un mare agitato...


La Forza
A Mario B., lottatore

Bestialità divina, amico Mario,
quando affatichi i muscoli ben atti
e cingi e premi, ansando, e scuoti a tratti
il torso dell'atletico avversario!

Bene sai l'arte della forza. In vario
modo lo spossi e incalzi e pieghi e abbatti;
ti sussulta nei muscoli contratti
non so che desiderio sanguinario.

Gràvagli sopra, crudelmente bello,
con le scapole fa ch'egli riverso
tocchi la rena e "vinto" gli si gridi!

Ridevole miseria d'un cervello
quando il proteso già pollice verso
"Uccidi - griderei - Uccidi! Uccidi!"

Guido Gozzano

mercoledì 9 marzo 2011

Paesaggio

Gli alberi del giardino
si stagliano nell'aria lieve della sera
come se fossero dipinti
sopra una seta fina;
il bell'uccello grigio che si dondola
sul ramo di un pesco fiorito
si guarda bene dal turbare il silenzio
foss'anche con un grido soltanto;
tutto è in sonno,
e la luna che si specchianell'acqua del lago
è come esile barca
in mezzo a un prato illuminato di oro.

Tristan Klingsor
Schéhérazade, 1903


nubi limacciose offuscano il mio orizzonte
in continui cambi di luce
a disorientare il mio pensare...
fuori e dentro le vie, i percorsi, le lacrime inutili
e i sospiri, i tanti respiri e la fame di fiato...
le dinamiche procedono verso risapute mete,
sempre presenti ma volutamente relegate
in angoli sparuti, angusti...
vorrei un raggio di sole!

martedì 8 marzo 2011

La lettre
Doucement
Je t'ecris et la lampe écoute.
L'horloge attend à petits coups;
Je vais fermer les yeux sans doute
Et je vais m'endormir de nous...

La lampe est douce et j'ai la fièvre;
On n'entend que ta voix, ta voix...
J'ai ton nom qui rit sur ma lèvre
Et ta caresse est dans mes doigts.

J'ai de la douceur de naguère;
Ton pauvre coer songlote en moi;
Et mi-revant, je ne sais guère
Si c'est moi qui t'écris ou toi...

Pleureuses, 1895
Henri Barbusse


La lettera
Dolcemente
Ti scrivo e la lampada ascolta.
L'orologio aspetta a brevi colpi;
chiuderò gli occhi certamente
e mi addormenterò di noi due...

Dolce è la lampada, ho la febbre;
si ode solamente la tua voce...
Il tuo nome mi ride sulle labbra,
la tua carezza sta nelle mie dita.

Ho la dolcezza di un tempo; in me
singhiozza il tuo povero cuore;
in sonnoveglia non so proprio
se ti scrivo, o se invece sei tu...

Henry Barbusse, Pleureuses, 1895
Mani che più non stringono
si abbandonano a me ed implorano
la via di casa, del rifugio
dove trascorrere le ore che restano
prima che arrivi la sera e che sia serena.
Mi chiedo
e non trovo che banali risposte
chi sono e che faccio,
dove vado e con cosa.
Un'ombra compare alla soglia, si allunga,
ricopre e sbiadisce i colori,
li stempera in tristi ritagli,
sempre più scarni...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati