lunedì 28 marzo 2011

com'è diverso, ora vedo,
scrivere quando il giorno comincia;
la notte appena passata ha sedato,
con le immagini sognate,
i serotini pensieri, quelli del buio...
il luogoo è lo stesso, uguale;
nei risvegli usuali, quotidiani
si cercano le tante ragioni
di insistere, continuare a sorridere...
come i più sono io,
con il petto oltre un debole argine,
con la gola assetata, riarsa...
mi riporta da me
la tazza stracolma del primo caffè...


Canzone di Marzo

Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzo
di perle! Ogni stelo, una stilla
che ride: sorriso che brilla
su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbombò primo.
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sono
destate, ma per un momento:
pensarono serpi, a quel tuono;
sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al vento
le loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.
Han fatto, venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
Sì, ciò che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,
qualcuna è già rotta. Lavoro
ci vuole, ed argilla più salda;
perchè ci stia comoda e calda
la garrula prole.

Giovanni Pascoli

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