lunedì 21 marzo 2011

VENTO

Come un lupo è il vento
che cala dai monti al piano,
corica nei campi il grano
ovunque passa è sgomento.
Fischia nei mattini chiari
illuminando case e orizzonti,
sconvolge l’acqua nelle fonti
caccia gli uomini ai ripari.
Poi, stanco s’addormenta e uno stupore
prende le cose, come dopo l’amore
 
Attilio Bertolucci




il vento, a Marzo, soffia spesso,
tra le fronde ancora spoglie,
sui teneri prati...
sfiora l'acqua che aspetta
la neve caduta disciolta,
la increspa, la accarezza, la saluta
sta passando la stagione del freddo
ed il cuore vorrebbe rispondere,
vorrebbe ma non sempre si riesce,
si può...
lo sforzo è da compiere,
il rito da rispettare...
senza indugio mi appresto,
lo sguardo piantato nel cielo
di questo terso mattino

5 commenti:

  1. ascolta e guarda...
    Il vento, una delle cose amate da Claude e di cui a suo dire ascoltava la voce. La stessa che vent’anni prima che mi conoscesse gli sussurrò che lo stavo aspettando. Fu così che una volta mi disse. Successe durante un viaggio che fece in estremo Oriente, per uno dei suoi servizi fotografici. Mi sentii come presa per mano e lo seguii in quel racconto, raggiungendolo in un tempo in cui non lo conoscevo e che fu il luogo in cui, senza che lo sapessimo, mi narrò che c’incontrammo. Per la prima volta. Vent’anni prima. Accadde mentre era nel deserto del Gobi, nel silenzio annunciante e sospeso di un maestoso altopiano posato sull’alba. L’erba era così alta, disse, che, stesosi a terra, innanzi a sé il paesaggio desertico cambiò volto, diventando un’unica infinita prospettiva di steli giganteschi e verdi, che si riproducevano all’infinito. Come se, al di là di essi, fosse impossibile immaginare l’esistenza di qualsiasi altra cosa che non fosse quell’erba fitta e così alta. Il vento, che a quelle latitudini non si fa attendere, annunciò il suo passaggio nell’onda frusciante e sterminata che unificò quello scenario d’erba. Avanzò lento, regale, impetuoso, spalancando un varco che spazzò il silenzio. Attraversò l’aria, scivolando sul nastro dello spazio, mentre lasciava la scia della sua voce. Come la coda di un suono e di cui si colga il senso sul suo finire. Quando è passato. Quel vento aveva attraversato il tempo per parlargli all’anima, proseguì. Svelò il messaggio che gli portava. Lo distinse netto, preciso, isolandolo dalla coda del suo passaggio: era il richiamo di una voce. La mia. Io che gli dicevo che sapevo che mi stava aspettando. Lo ascoltai sedotta mentre, sul fondo delle sue pupille nere e dilatate dalla commozione, vidi scorrere il movimento delle nuvole nel turgore di quelle volte maestose, poste a guardie di un silenzio solenne e che apriva l’anima alle mie parole…

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  2. Veronica,
    posso solo dire che vorrei qualcuno scrivesse così di me...ricordati che "e non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto (R. Vecchioni - L'ultimo spettacolo).
    Un giorno ti parlerò ,del mio tanto Sudamerica, del Messico, di un amore balinese e chissà quantaltro vissuto nei miei mille e più viaggi.
    Il ricordo è una piattaforma potente, usala!
    Chi ha vissuto di cielo negli occhi difficilmente si ferma a soffocare in un abbraccio.

    ancora più vicino a te

    Gujil

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  3. L'abbraccio, quello che intendo io non soffoca Gujil. Io penso che chi ha vissuto di cielo negli occhi non ha spazio per altro... Claude è solo un uomo che ha paura di vivere. e' tutto qui.
    p.s.è l'estratto di un racconto al quale sto lavorando.
    Buona giornata

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  4. Buona e dolce primavera a entrambi.
    Un dolce sorriso!

    Sabrina


    p.s.
    (sono And Matis) non ho capito bene come funziona forse ho pasticciato in fase di registrazione...sorry.

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  5. Grazie Sabrina,

    di avermi ricordato che oggi è il primo giorno (non ci avevo fatto caso). Speriamo sia una lunga primavera per tutti noi.

    Gujil

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