giovedì 28 ottobre 2010

ma dove andare
quando passa il segno
e si rinfodera il sorriso
mentre le nebbie invadono
il residuo verde?


MEMORIA

È la memoria una distesa
di campi assopiti
e i ricordi in essa
chiomati di nebbia e di sole.

Respira
una pianura
rotta solo
dagli eguali ciuffi di sterpi:

in essa
unico albero verde
la mia serenità.

David Maria Turoldo

mercoledì 27 ottobre 2010

Veleggiando

Via, via veleggio nella mia barca
leggera,
Salta il mio cuore con grandi salti
di gioia.
Tra i rami spogli scorgo il tempio
nel bosco;
Sul rivo sottile torreggia il ponte di
pietra.
Giù per i viottoli passano pecore e
bovi,
Nel villaggio nebbioso gridano corvi
e gazze.
Di ritorno a casa bevo una coppa di
vino.
Né temo il vento vorace che s'alza
di sera.

Lu Yu


animali animano gli scuri rientri del bosco
mi accingo a raccogliere frutti nel freddo
e mi sento di nuovo sereno e vitale
mentre ansimo l'erta di fronte
respiro di nuovo a pieni polmoni

martedì 26 ottobre 2010

La mia vita
nella tua si specchia
tremante come un giunco
si flette ad intemperie e venti
ma sale a cercare la luce del sole
e sboccia nei fiori e nei frutti


ADOLESCENTE

Adolescente
Su te, vergine adolescente,
sta come un'ombra sacra.
Nulla è più misterioso
e adorabile e proprio
della tua carne spogliata.
Ma ti recludi nell'attenta veste
e abiti lontano
con la tua grazia
dove non sai chi ti raggiungerà.
Certo non io. Se ti veggo passare
a tanta regale distanza,
con la chioma sciolta
e tutta la persona astata,
la vertigine mi si porta via.
Sei l'imporosa e liscia creatura
cui preme nel suo respiro
l'oscuro gaudio della carne che appena
sopporta la sua pienezza.
Nel sangue, che ha diffusioni
di fiamma sulla tua faccia,
il cosmo fa le sue risa
come nell'occhio nero della rondine.
La tua pupilla è bruciata
dal sole che dentro vi sta.
La tua bocca è serrata.
Non sanno le mani tue bianche
il sudore umiliante dei contatti.
E penso come il tuo corpo
difficoltoso e vago
fa disperare l'amore
nel cuor dell'uomo!
Pure qualcuno ti disfiorerà,
bocca di sorgiva.
Qualcuno che non lo saprà,
un pescatore di spugne,
avrà questa perla rara.
Gli sarà grazia e fortuna
il non averti cercata
e non sapere chi sei
e non poterti godere
con la sottile coscienza
che offende il geloso Iddio.
Oh sì, l'animale sarà
abbastanza ignaro
per non morire prima di toccarti.
E tutto è così.
Tu anche non sai chi sei.
E prendere ti lascerai,
ma per vedere come il gioco è fatto,
per ridere un poco insieme.
Come fiamma si perde nella luce,
al tocco della realtà
i misteri che tu prometti
si disciolgono in nulla.
Inconsumata passerà
tanta gioia!
Tu ti darai, tu ti perderai,
per il capriccio che non indovina
mai, col primo che ti piacerà.
Ama il tempo lo scherzo
che lo seconda,
non il cauto volere che indugia.
Così la fanciullezza
fa ruzzolare il mondo
e il saggio non è che un fanciullo
che si duole di essere cresciuto.

Vincenzo Cardarelli

lunedì 25 ottobre 2010


anima pura dissolve
nel dubbio la prece
che speme non chiede
ma geme ed implora
nel viso che soffre
e in quello che teme.

Anonimo del XX° Secolo
frammenti ritrovati


giovedì 21 ottobre 2010

e la mia mano coglie il rosso frutto
e screziature gialle e nere a fondersi
in crepe distanti di maturità raggiunte
sono io con il mio sole
a riscaldare pensieri di un fine viaggio
che intravedo negli occhi che amo
e a volte mi pento 



PIANTO ANTICO

L'albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da' bei vermigli fior,
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l'inutil vita
Estremo unico fior,
Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol più ti rallegra
Né ti risveglia amor.

Giosuè Carducci


lunedì 18 ottobre 2010

ed io mi muovo
e lei mi avvolge
in un mentre incostante
circondato da forme
in un vago sentore di mondo 


NEBBIA
 

Dal grigio della nebbia fitta fitta
traspaiono cipressi
ombre nere
spugne di nebbia.
E di lontano dondolando lento
ne vien un suono di campana quasi spento.
Più lontano lontano lontano
passa un treno mugghiando.

Aldo Palazzeschi

venerdì 15 ottobre 2010

forse ho risolto, ho sconfitto
il male che in me covava
alimentando la mente di ansie
e paurose visioni di pena e dolore,
forse ho cambiato, deciso
e mi muovo di nuovo, sereno



Si è sollevato un incendio azzurro

Si è sollevato un incendio azzurro,
Le lontananze natie offuscando.
Ho cantato d'amore, ho rinunciato
A far scandali: per la prima volta.
Non ero che un giardino abbandonato,
Ero avido d'alcool e di donne.
Non amo più bere, ballare e perdere,
Senza voltarmi indietro, la mia vita.
Vorrei solo guardarti, contemplando
L'oro-castano abisso dei tuoi occhi
E, rinnegando il passato, far sì
Che con un altro tu non te ne vada.
Dolce andatura ed elegante vita:
Tu, dal cuore inflessibile, sapessi
Come è capace un teppista d'amare,
Come è capace d'esser sottomesso.
Le bettole per sempre scorderei,
Smettendo anche di scrivere versi:
Soltanto per sfiorare la tua mano
E come un fiore autunnale i capelli.
E vorrei sempre seguirti da presso,
Sia in patria che in paesi forestieri...
Ho cantato d'amore e ho rinunziato
A far scandali: per la prima volta.

Sergei Esenin

giovedì 14 ottobre 2010

mi muovo come posso
ed aumenta il disagio
di un'attesa saputa
ma mai amata...
scorrendo la mente
parafrasi scarne mi urtano
e i sensi risaltano
e amplificano...

(anonimo del XX° secolo)



lunedì 11 ottobre 2010

ed io che dico?
che faccio?
L'amore mio dimora a Sud del Grande Mare
e ad Ovest del nulla,
dove le fragili vele s'inceppano
in aridi venti e seccano
quadri immoti di rena.


Questo amore

Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo 
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando è buio
Così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cure della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d'occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt'intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
È il tuo amore
È il mio amore
È quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
Che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l'estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddomentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere
Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Saldo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l'ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov'eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati t'abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.

Jacques Prèvert
da Poesie, Guanda, 1979

venerdì 8 ottobre 2010

e così, avrò forse ragione
nei percorsi che animano il cuore,
cercando la sola risposta
ansimando le ansie e i dolori.
Il mio vento respira
l'odore del mare
ora deserto.

FORSE UN MATTINO ANDANDO

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Eugenio Montale

giovedì 7 ottobre 2010


non ho parole
solo immane stupore
ho visto il dolore far capolino
do occhi sbarrati che già presagivano
senza vedere
e provo tristezza e malessere
la nausea,
lo schifo,
il mio essere tale mi fa ora soffrire
per te
ragazza capelli di grano
che sarai linfa alla terra
 e questo mi fa ora del male

mercoledì 6 ottobre 2010

Vorrei sempre sapere,
anche quando so non è possibile,
anche quando disperatamente cerco risposte.
Vorrei sempre capire,
e non è semplice nè possibile
comunque mi guardo e rifletto


L'Ama

C'era una volta una povera ama,
per essere una lama intera,
una vera lama di coltello,
le mancava la elle:
gliel'aveva rubata
un apostrofo pirata.
La poverina non tagliava più
né la carne cruda
né la carne cotta:
non tagliava nemmeno la ricotta.
In fondo al cassetto deperiva,
e del mal della ruggine pativa.
Per fortuna la scoprì un arrotino
che da bambino
aveva studiato bene l'ortografia:
le ridiede la elle, l'affilò
e per il mondo la rimandò
col suo coltello
a ritagliare questo e quello.
Dunque state attenti, per piacere:
lasciatele la sua elle, o per vendetta
è capace di tagliarvi
qualche falangetta.

Gianni Rodari


martedì 5 ottobre 2010

come in un sospeso
mi accorgo della vaghezza di me,
di come integrato e allineato mi muovo
e mi blocca il pensarmi così
ma non so altre strade
non so come infrangere il muro
e gridare la mia libertà


La vigna vecchia

Mi sono seduto per terra
accanto al pagliaio della vigna vecchia.
l fanciulli strappano le noci
dai rami, le schiacciano tra due pietre.
lo mi concio le mani di acido verde.
mi godo l'aria dal fondo degli alberi.

Leonardo Sinisgalli

lunedì 4 ottobre 2010

non lascerò scorrere il tempo,
io che lo rintocco ogni volta
come flebile giunco nel vento.
non credo alla noia
vestita di festa e di suono,
mi lascio nel dubbio
e qui penso


Sera di Ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.
Vien per la strada un povero che il lento
passo tra le foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina.

Giovanni Pascoli