giovedì 25 maggio 2017

Quiete lunare, di Arturo Graf

Quiete lunare
 
Nel gemmeo seren del firmamento
La luna tersa, radiosa, brilla,
E gli ermi campi innonda e la tranquilla
Immensita del suo lume d’argento.
 
Fronda non trema, e non trafiata il vento,
Muto fra l’erbe il picciol rio sfavilla;
Un usignuolo innamorato trilla
Sopra una rama il suo dolce lamento.
 
In fondo al ciel due nuvolette stanche
Vanno insieme aliando, e d’un leggero
Sogno in balia mutan l’aeree forme.
 
Laggiu laggiu, con le sue croci bianche,
Co’ suoi negri cipressi il cimitero
Nella quiete luminosa dorme.
 
Arturo Graf
 
RENATO NATALI  
(Livorno, 1883 - 1979)
"Quiete lunare"
 
la quiete, quella cercata, voluta,
quell'istante di sereno abbandono,
quel momento di facile respiro;
poi tornano, rientrano, ricomincia...

mercoledì 24 maggio 2017

Niente di più, di Jósef Czechowicz

niente di più

inquietudine del fuoco
cascata biancogrigia
i capelli arruffati di mia madre
quando li pettina sono divisi a metà
la tristezza irrompe dalla finestra
finire di sognare finire di dormire
giungere alle cattedrali con l'ultimo
giro di ruote

come fondo di un mosaico la mano
screpolata sul manico di una pala
può essere la mia un crimine
e un bel dono
janek joanna anna
bisbiglia lo stelo autunnale
come mai negli occhi umidi
quella rossa brace

così mi ha marcato il segno
andando a fondo vedo nell'abisso
vedo chi i miei giorni sgrossa
dal dolore e dalle cifre

non risolveranno niente
colonne ardenti in fila
si stendono
c'è la falce
soffierà un forte vento
- 1936 -
 
Jósef Czechowicz
Il visionario di Lublino
traduzione di Paolo Statuti
 
 
parliamo di inquietudini, tristezze,
agitati come non mai, come sempre;
un viaggio verso l'anima e il cuore
ritrovarsi a perdersi ancora...

martedì 23 maggio 2017

Giorni di minime #56

ancora, rosso, scarlatto,
sui fiori, sulle cose;
io vedo solo tristezza, inutilità,
mi pento, mi dolgo, il dolore
compagno solitario e continuo..
 
Gujil
 
 

lunedì 22 maggio 2017

Incubo, di Corrado Govoni

Incubo
 
Io non so, ma mi sembra che qualcosa
d' ostinato e indicibile m' insegua;
mi sembra che una forma misteriosa
mi pedini, che non mi lascia tregua:
 
qualche cosa così lussuriosa
da infiammare il mondo che la segua,
una cosa indecisa ed orgogliosa
che allor che sto afferrandola dilegua.

Indarno chino il capo tra le mani
sugli incunabuli veneziani
ornati dal velino e da l'alluda,

poiché le poesie belle ingombra
implacata continuamente l'ombra
d' una donna procace tutta ignuda.
 
Corrado Govoni
 

Renato Guttuso
"Nudo sdraiato"
 
è un periodo di brutti sogni,
quasi incubi costanti, notturni;
il petto si schiaccia e il respiro,
diventa sospiro, anelito...

domenica 21 maggio 2017

Giorni di minime #55

che senso ha? perché? per chi?
questo scrivere quotidiano,
questo postare pensieri e situazioni;
a volte mi chiedo se continuare,
mi domando e non mi so rispondere...
 
Gujil
 
 

sabato 20 maggio 2017

Felice chi è diverso..., di Sandro Penna

Felice chi è diverso
Essendo egli diverso
Ma guai a chi è diverso
Essendo egli comune

Sandro Penna
 
 
felicità raggiunta o solo sfiorata,
serene sere d'estate, afose;
arrivano penosi ricordi, cose
di tempi passati, remoti, felici...

venerdì 19 maggio 2017

Vento, Carlos de Oliveira

Vento

Le parole
scintillano
nella foresta del sonno
e il loro rumore
di cerbiatte inseguite
agile e schivo
come il vento
parla d'amore
e solitudine:
chi vi ferisce
non ferisce invano,
                    parole.                   

Carlos de Oliveira
L'ostinato rigore
traduzione di Giulia Lanciani
 
 
nei capelli, sulla faccia...
il vento ed i pensieri cupi,
vengono spazzati a volte stanno;
il vento e le nubi che vanno...

giovedì 18 maggio 2017

In riva al mare, di Arturo Graf

In riva al mare
 
Il sole in un raggiro
Di nuvoli s’e spento,
Un vapor grigio e lento
Intenebra l’empiro.
 
Livido, sonnolento,
Il mar si stende in giro;
Muore come un sospiro
Sull’onde pigro il vento.
 
Fra mare e ciel smarrito
Un bastimento anela
A sconosciuto porto.
 
Io guardo l’infinito
Spazio e la stanca vela,
E mi rincresce di non esser morto.
 
Arturo Graf
 
 
quando è calmo, presto la mattina,
piccole onde e battige deserte,
l'odore di salsedine, di alghe;
e il sole, sempre il sole...
 

mercoledì 17 maggio 2017

Gli astri d'intorno..., di Saffo

Gli astri d'intorno alla leggiadra luna
nascondono l'immagine lucente,
quando piena più risplende, bianca
sopra la terra.
 
Saffo
 
 
luna piena, vampiri, licantropi, amori,
plenilunio e sospiri nascosti, celati,
agli sguardi dei tanti, dei più;
torno ad essere inguaribile romantico...

martedì 16 maggio 2017

Giorni di minime #54

anche qui, ora, nel primo sole,
i tetti rilanciano luce, voci,
soffusi ricordi, impressi, indelebili;
sono qui, sempre, ancora,
ripenso e rivedo ma non rimpiango,
almeno per ora.
 
Gujil
 
 

lunedì 15 maggio 2017

"...O stella possente che cali a occidente!.., di Walt Whitman


“... O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte
– o malinconica notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra
     che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente –
     o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi
     liberare la mia anima ...”

 
Walt Whitman
"O capitano Mio capitano"
traduzione di Antonio Troiano
 
 
 o... invochiamo, oppure,
completando quadri indistinti,
cercando rapide soluzioni;
o... quante volte lo diciamo...

domenica 14 maggio 2017

Le lamine di Vulci, di Lucio Mariani

Le lamine di Vulci

Configurare uno spazio
          non occuparlo
uno spazio che uomini e cose,
passi e pesi di ogni tragitto,
possano attraversare senza sosta
in una successione da guardare
         alla finestra
mentre arrivano e fuggono
come pietre rollanti senza tempo
da uno dei sette colli
          di Istanbul, di Roma
i visi amati della cronaca nostra
parole
che lanciarono il segno
          dalla pagina
le pallide res gestæ
i chiodi, i grandi chiodi
          le lamine di Vulci
gli inganni per voce
          le fedi perdute
i rossi miraggi della carne
nei tagli sfrontati della luce d’agosto
e guerre raccontate
          sorrisi noia musica
poi la conquista degli ultimi silenzi.
Dal varco guardare sugli annali
quello spazio cosí configurato
come farebbe un pesco fiorito
indifferente al novero dei frutti.


Lucio Mariani
Parola estrema
 
 
 
Un posto, un luogo qualunque,
l'ansia che la notte è venuta e fatica
ad andare a lasciare lo stomaco;
un posto, un luogo, qualcuno...

sabato 13 maggio 2017

Chi era, di amalia Guglielminetti

Chi era
 
Lo seppi un giorno: or presso ed or lontano
me seguiva e la sua triste follia
l'uomo che amore flagellava invano.
 
Lo vidi ormare la mia stessa via,
sostare alle mie soste, con il volto
duro, e lo sguardo acuto di chi spia.

Egli andava col suo cuore sconvolto
pel desiderio fatto a sè tortura,
nulla godendo e disperando molto.

E non sapeva che la vana arsura
me pur struggeva, che un'angoscia eguale
fustigava la mia anima oscura,

ch'io pur morivo dello stesso male.
 
Amalia Guglielminetti
 
 
 
amori passati, solo sfiorati,
quelli avuti, quelli voluti;
lo stesso male, lo stesso
un punto fermo, orizzonte sfocato...
 

venerdì 12 maggio 2017

Le mie mani..., di Sibilla Aleramo

Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
ora ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.
 
Sibilla Aleramo
da “Poesie”,
Milano, Mondadori, 1929
 
 
le mani, come fare, come usarle,
sanno tutto di noi, sono nostre
propaggini sul mondo di fuori;
le mani, le mani...

giovedì 11 maggio 2017

La passione mi divorò giustamente..., di Amelia Rosselli

La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi
alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava
nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare
io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare
io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal
vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione
la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:
Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me
estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.
 
Amelia Rosselli
 
 
passione, quanta, negli anni, sempre,
ancora, adesso, sempre, continua;
surrogati solitari prevalgono, dominano,
io, per me, sogno ancora amori impetuosi...

mercoledì 10 maggio 2017

Invocazione, di Carlos Marzal


Invocazione

Che altre vite più profonde soffochino la mia
nostalgia
e che il dono del coraggio mi sia concesso.
Che l’amore s’ingrandisca e sia fedele e duri
e che estranei paesaggi impediscano la tristezza.
Che l’oblio e la morte, che il tempo e il dolore
si schierino per questa volta nella fazione dei vinti.
Che le luci si spengano, e nella notte del cinema
una breve menzogna ci renda più vivi.


Carlos Marzal
Oltre l’Esperienza
traduzione di Matteo Re
 
 
ho invocato, pregato, chiamato,
mi sono prostrato e rialzato;
la vita, le cose, i minuti
passaggi, passati e presenti...

martedì 9 maggio 2017

Sul ramo, di Kazimier Wierzynski

Sul ramo

Nessuno grida di gioia per essersi svegliato
Soltanto gli uccelli all'alba, gli uccelli dietro la finestra,
Tutti temono ciò che il giorno porterà loro,
Soltanto noi sul ramo no.

Nessuno vuol rinunciare a ciò che possiede
E nel folto letto si aggrappa ai resti del sonno,
Tutti vivono come se dovessero vivere in eterno,
Soltanto noi sul ramo no
.


Kazimierz Wierzynski
Cronache dall'esilio
Traduzione di Paolo Statuti
 
 
il noce, come costante e presenza,
rami, foglie, piccoli amici canori;
anch'io su quei rami indugio, barcollo,
io pure imparo nel volo insicuro che sono...

lunedì 8 maggio 2017

E in ultimo ti dirò: - Addio..., di Bella Achmadulina

 

E in ultimo ti dirò: - Addio,
e non promettermi amore.
Perderò la ragione. O troverò
la sublime serenità della follia.
Come mi hai amato? Pregustando
l'offesa della fine. Ma non è questo...
Come mi hai amato? Offendendo i principi
dell'amore. Ma in modo così goffo...
Crudeltà del fallimento, io
non ti perdono. Vivo, cammino,
vedo il bianco mondo,
ma il corpo mio è deserto.
La mente vorrebbe ancora un piccolo
lavoro. Ma son deboli le mani.
E uno sciame di odori e di sapori
in volo sghembo si allontana da me.
 
Bella Achmadulina
da “Tenerezza”, Guanda, 1971
 
 
in ultimo, comincio a temere,
a volte penso di intravedere là,
in un lontano orizzonte, qualcosa,
cosa sia non so, forse sarà... 

domenica 7 maggio 2017

Giorni di minime #53

silenzio a perdita d'occhio stamane,
domenica di nubi in attesa del sole;
quasi inesistente il sogno, l'assurdo,
come fosse una recita consueta e risaputa
quasi fosse un attimo perduto e ritrovato;
mi fermo nel senso di cose,
mi adagio in un passionale ricordo,
domenica di nubi i attesa del sole...
 
Gujil
 
 

sabato 6 maggio 2017

Scioglie amor da l'amorose..., di Ansaldo Ceba

Scioglie amor da l’amorose
vive rose
di duo labbra vermigliette
parolette, onde ’l mio core
tocca amore
di soavi favillette.
E ne l’alma amor le scrive
vive vive,
col soave e puro inchiostro
di quell’ostro, ond’a bei detti
vezzosetti,
apre amor di perle un chiostro.
Care note pellegrine,
porporine,
deh chi tanto il cor mi cela,
che non svela i vostri onori,
tra gli ardori,
onde l’alma avvampa o gela?
Ahi che voci così care,
così rare
moverian gli altrui desiri
a sospiri, onde repente
la mia mente
toccherian novi martiri.
Taccia dunque il cor geloso,
timoroso,
qualor Livia, un dolce detto
leggiadretto al cor mandando
sospirando,
dice “Caro il mio caretto”.
 
Ansaldo Ceba
 
 
antiche pulsioni riaffiorano
sempre avvolte da mani preziose,
come farei senza di loro?
come potrei sfogare l'istinto?

venerdì 5 maggio 2017

Apocalissi, di Arturo Graf

Apocalissi

Un orrendo fragor pien di spavento
Da sommo ad imo l’anima mi fende.
Con ingente ruina il firmamento
Della mia mente s’apre e si scoscende.

Il chiaro sol che gia vi fulse e spento;
Fitto d’intorno un tenebror si stende,
E per la buja immensita cruento
Un balenio di folgori s’accende.

Nembi di larve e tumide procelle
Passan di mostri in vortici ravvolte,
Pugnan sovversi i liquidi elementi.

E i miei pensier come crinite stelle
Fuori delle lor orbite travolte
Si disperdon nel nulla ai quattro venti.

Arturo Graf

 
un crescendo di sensazioni, di forse,
le interne vicende concluse, sospese?
io, per me amo la vita, le cose,
sentimenti come il tempo, continui...

giovedì 4 maggio 2017

Mettete dentro gli spezzati remi..., di Giannozzo Sacchetti


Mettete dentro gli spezzati remi,
calate vele, o stanchi marinai:
fortuna cresce e ’l giorno passa omai,
lungo è il viaggio e non mi par che scemi.
Non ci lasciàn conducer ne gli stremi,
abandonati corpi pien di guai,
ove veder si può che sempre mai
convien che la sua vita fredda tremi.
E se volete seguire il cammino,
cercate di trovare altro padrone
che più di me aventurato sia,
ch’i’ vo’ tornare al creator divino
con nova barca e con novo timone,
lasciando a voi la trista vita mia
 
Giannozzo Sacchetti
 
  
barche alla deriva, ecco cosa siamo,
il mare potrà essere buono o cattivo,
il fasciame più o meno robusto
che importa, si va, nel vento, nel sole,
con la pioggia o il sereno, si va...

mercoledì 3 maggio 2017

546, di Emily Dickinson

546

Per chiudere una falla
devi inserirvi ciò che la produsse -
Se con qualcosa d'altro vuoi richiuderla
ti si spalancherà sempre più grande -
Non puoi colmare un Abisso
con l'Aria.


Emily Dickinson
Le più belle poesie
Traduzione di Silvio Raffo
 
 
i buchi, quelli grossi,
nella nostra vita, in noi;
voragini di sentimenti e dolo,
noi sempre noi, ancora noi...

martedì 2 maggio 2017

Frutti tardivi, di Roberto Rossi Precerutti

Frutti tardivi

Entrare in una vita non tua, quasi
sconosciuta, come se in quei misteri
quieto dimorasse Amore, o i sentieri
di vicine perdite e ombra invasi

fossero d’incomprensibile
basica
luce: cosí, con nuova audacia ai neri
confini di un giorno morto, disperi
solo del tuo frutto tardivo, spasimo

di insorte dimenticate parole
a fermare i passi sopra affocati
tappeti, dietro finestre tremende –

sai che tutto, tutto si forma e splende
nell’aperto, nell’alto, o per stipati
piccoli inizi si consuma un sole.

 
Roberto Rossi Precerutti
La legge delle nubi
 
  
nella luce, nel chiarore,
camminare sicuri, lenti, continui;
io per me amo ancora
il suono delle gocce di rugiada...

lunedì 1 maggio 2017

Vivo e torno a vivere ogni poesia..., di Montserrat Abelló


Vivo e torno
a vivere
ogni poesia,
ogni parola.
Amo tanto
la vita
che la faccio mia
ancora e ancora.
 
Montserrat Abelló
 

la vita, la poesia, l'amore,
missing you so much!
il senso delle cose langue,
la vita, ancora lei,ancora...

domenica 30 aprile 2017

Dopo mezzanotte, di Hawad

Dopo mezzanotte

Noi che non abbiamo occhi da chiudere
a mezzanotte
come i gufi assennati
che attizzano il fuoco delle bruciature,
noi che non abbiamo altro modo di vegliare
che i gemiti del silenzio
e i respiri trattenuti
intorno alle sorgenti d'una volta,
usciamo dalle nostre grotte,
vediamo come gli slanci
del sonno
tolgono le foglie
dal torrente della vita.

Rovina di suoni,
moltitudine delle ombre
che i sibili del vento
radunano,
il cielo e la terra sono legati
dal raggio dei sogni,
lo stupore dei misteri.
Primavera del ciclo,
ogni scintilla luccica nel suo fulgore,
ogni bolla si appiattisce nella chiarità dei suoi laghi
sotto le ali leggere del Nulla
vuoto e silenzioso.

Noi che siamo assetati
di limpidezza freschezza profumo
di un'altr'acqua,
appoggiamoci al bastone degli esiliati,
avanziamo
a passo di formica
nel vasto regno dell'assoluto.

Sete, sete, sete.
Acque di tutte le sorgenti dell'universo,
il mio cuore è deserto
.              


Hawad
La carovana della sete
Traduzione di Mario Battiato
 
 
 
lungo le vie dell'Oriente carovane,
anche la mia, quella perduta, nel giallo
quella della mia anima, quella della gru;
sono un uomo di sogni, oasi di niente...

sabato 29 aprile 2017

La tenda, di Hayden Carruth


La tenda


Tieni la tenda della nostra finestra a nord chiusa.
Notte dopo notte ci abbracciamo stretti
nel nostro unisono appartato
sotto le coperte pesanti della Baia di Hudson
come fossimo due clarinetti sotto
i bassi e i violoncelli del mondo. Siamo privi
di essenza, due esistenze, quindi niente
vecchio né giovane, né maschio né femmina,
          né carne né pietra,
che nell'esistere e attraverso l'esistere sono
qualcosa di unico, unico, perfetto – o quasi.
La nostra canzone è una felice canzone di fusa.
Eppure
la tenda è sempre abbassata e nel retro
della mente mi chiedo perché – perché tu al mattino
scacci l'unica pura luce pulita del mondo
che ci arriva dal nord oltre il nord,
dalla chiarezza di là, invisibile, decisa e sincera.

 
 Hayden Carruth
Il primato dell'etica
Traduzione di Fiorenza Mormile

  
dietro una tenda un mondo,
guardiamo da fuori a dentro,
cerchiamo, spiamo, notiamo;
cerchiamo qualcosa sempre...

venerdì 28 aprile 2017

Giorni di minime #52

 
piove, dopo tanto secco,
le cince  bagnate riparano
sotto foglie neonate del noce;
il mondo dalla mia finestra si perde
dopo la cucina e l'aroma di caffè
è il mio mattutino, sempre, da tempo,
vivo in un continuo crepuscolo...
 
Gujil
 
 

giovedì 27 aprile 2017

Nessun maggior dolore..., di Tito Scialoja

Nessun maggior dolore
che ricordare il tempo
felice - scarse rose
alla luce di un lampo.
Uno specchio incoraggia
le rose a lume spento
- or le bagna la pioggia
in sogno e move il vento.
 
Toti Scialoja
 
 
il tempo felice, quello di un tempo,
ora rigiro le dita e le carte,
vivo si, ma vivo male;
le vie sono contratte e strette...