domenica 30 novembre 2014

Lontano di qui, di Philip Larkin

Lontano di qui

Al di là delle luminose insegne
ci sono spazi più oscuri: lassù
piccoli nidi brumosi di stelle
sembra ondeggino in aria.

Non hanno specifici nomi:
nessun uomo che vaghi nella notte
volge a loro il suo sguardo
per orientarsi, o per puro piacere;

una polvere tanto evanescente
può dar ben poca luce:
è molto meno il noto che l'ignoto,

è molto più il lontano che il vicino.
                 

Traduzione di Silvio Raffo
Philip Larkin
Lettere dall'esilio
 
 
lontano, lontano...
quanto spesso, quanto sentito;
un area grigia del ricordo,
a volte scordiamo...

sabato 29 novembre 2014

Selciato e pioggia, di Anonimo

 
Selciato e pioggia
 
Il selciato bagnato accompagna
passi di chi torna, di chi parte;
nel vuoto cosmico del dolore
impegno, costrizione e fede,
nel tempo delle cose si cerca,
un percorso, la via, una strada,
nel silenzio tace anche l'anima,
si ferma, una pozza, un pensiero,
si forma nel petto, nel cuore.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

venerdì 28 novembre 2014

Fascini, di Amalia Guglielminetti

Fascini
 
Colei che a un riso di seduzïoni
tutta sola sen va, volgesi e gode
or dei fascini belli ed or dei buoni.
Talora si sofferma e una sua lode
sorridendo susurra, ma sì piano,
che niuno fuor del suo silenzio l'ode.
Ascolta il mare urlar tragico un vano
suo amore, oppur gioisce in numerare
gl'intrichi delle vene in una mano.
Sosta in ansia d'attesa al limitare
d'un vecchio parco, oppur s'abbaglia al gioco
d'arcobaleno delle gemme rare
sotto rovesci calici di fuoco.

Amalia Guglielminetti
 
 
un tempo anch'io,
fuori dai verdi occhi un mondo,
fatato, incantato, trasmesso;
colei che vide amai...

giovedì 27 novembre 2014

Il silenzio che segue, di Viron Leondaris

Il silenzio che segue
                 

Non solo le rimostranze più innocenti,
che un calcio nel costato capovolge,
non soltanto le grida, che fanno sdraiare sulle piazze,
non soltanto gli insospettabili entusiasmi.

Più è forte, e più pesa
il silenzio che segue,
il silenzio delle strade ostinate, delle finestre chiuse,
il silenzio dei ragazzi davanti al primo ucciso,
il silenzio di fronte all'improvvisa infamia,
il silenzio del bosco,
il silenzio del cavallo accanto al fiume,
il silenzio tra due bocche che non possono baciarsi,
e quella "quiete istantanea",
che si prolunga e s'ingigantisce
nei cuori, nei secoli,
il silenzio, che decide
che cosa deve perdersi o restare.

Viron Leondaris
Traduzione di Nicola Crocetti 
 
 
silenzio e rumore,
alternanza contigua al mio stare
stare in silenzio,
fare rumore...

mercoledì 26 novembre 2014

Screziata, di Anonimo

Screziata
 
Oblique immagini screziano
le ancestrali icone di ieri,
perdura quel senso di stasi
si rispolvera il senno;
costernate preci dilagano
a compenso del sogno...
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 

martedì 25 novembre 2014

Rimembranza, di Arturo Graf

Rimembranza
 
Cheta e la notte, vaporosa e grande
Dal mar la luna emerge;
Dal ciel stellato la rugiada lacrima,
E il volto mio di freddo pianto asperge.
Per la schiena del monte in giu si spande,
Silenziosa e cupa,
La selva dei castagni: orrido, livido,
Quinci uno scoglio in acqua si dirupa.
Una soave rimembranza amara
Dentro dal cor mi preme;
Su questa pietra or son dieci anni, un secolo,
Su questa pietra sedevamo insieme.
Ahime, compagna mia, gentile e cara
Compagna, ove se’ ita?
Vedi come d’angoscia ho piena l’anima,
Vedi la vita mia com’e smarrita.
L’ingrato mondo conoscesti appena,
E molti a te gli acerbi
Anni sembrar; volasti a miglior patria
Ove di me nulla memoria serbi
Cheta e la notte, vaporosa e piena
La luna in mar s’immerge;
Piove per l’aria la rugiada in lacrime
E il volto mio di freddo pianto asperge. 
 
Arturo Graf

Marina Musset, "Rimembranza felice"
 
ricordi...ricordo...
il tempo sbiadisce
ma il cuore conserva
la testa rinnova... 

lunedì 24 novembre 2014

Mestiere, di Juan Gelman

Mestiere

Quando iniziando il verso io mi spiazzo
o non entra un avverbio e mi si spezza
tutta la musica, la forma guarda
col suo mostruoso volto di abortita,
l'aria mi fa male, soffro il sostantivo,
penso che bello andare sotto gli alberi
o far lo spaccapietre o essere passerotto
e preoccuparsi del nido e della
passerotta e i piccoli, sì, che bello,
chi me lo dice di mettermi, endecasillabo,
a cantare, chi me lo dice
di afferrarmi il cervello con le mani,
il cuore con i verbi, la camicia
per le punte ed esprimermi,
chi me lo dice, ti domando, essendo juan,
un juan così semplice coi suoi pantaloni,
i suoi amiconi, il suo lavoro e la sua
condannata abitudine di esser vivo,
chi me lo dice di andare gravido di frasi,
di calzare un cappello immaginario, di andare
ad aspettare una rima lì all'angolo di strada
come un fidanzato puntuale e disgraziato,
chi me lo dice di litigare con la grammatica,
maledirmi la notte, digrignare
fieramente, negarmi, rinnegare,
gemere, piangere, che bello è il passerotto
con la sua passerotta, i suoi piccoli e
il suo nido, il suo capriccio di esser grigio,
                  o far lo spaccapietre, dammi retta amico,
io scambio sogni e musica e anche i versi
per un piccone, pala e una carriola.
Ad una condizione:
lasciami un poco
di questo maledetto piacere di cantare.

                 

Traduzione di Laura Branchini
Juan Gelman.
La notte lentamente
 
 
...così semplice
da sembrare complicato,
così unico
da essere solitario... 

domenica 23 novembre 2014

Domenica sera, di Juana Bignozzi

Domenica sera
                  

Quando si siedono faccia a faccia
amori impossibili, chincaglieria affettuosa,
tipi che osarono e quella donna intensa
che porta auguri a felicità che non capirà mai,
la brava gente smette le parole cattive,
la brava gente dice tutti hanno possibilità nella vita,
sentono crescere il loro amore per quella donna intensa,
così sola, che vivrà sempre dietro a una finestra
e tutto ciò che le offrono è troppo zuccherato.


Traduzione di Stefano Bernardinelli
Juana Bignozzi
 
 
domenica come silenzio,
mattutino di novembre,
grigiore diffuso nel cielo;
passa un corvo e gracchia...

sabato 22 novembre 2014

La foglia, di Umberto Saba

 La foglia
  
  Io sono come quella foglia - guarda -
sul nudo ramo, che un prodigio ancora
tiene attaccata.

Negami dunque. Non ne sia rattristata
la bella età che a un'ansia ti colora,
e per me a slanci infantili s'attarda.

Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce.
Morire è nulla; perderti è difficile.
 
Umberto Saba
 
 
dove ve ne andate?...
una poesia che conosceva
mia madre, la amava,
ora è Autunno,
anche nel cuore l'ambra
si stempera nelle nebbie...

venerdì 21 novembre 2014

Oltremare, di Anonimo

Oltremare
 
In un sogno navigo,
acque oltremare, chiare,
tranquille e rifugio,
quasi una fuga.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 

giovedì 20 novembre 2014

Allegria di Naufraghi, di Giuseppe Ungaretti

Allegria di naufragi
Versa il 14 febbraio 1917
 
E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare.
 
Giuseppe Ungaretti
 
Antonio Maria Marini (1668-1725,
"Straordinaria tempesta"
dettaglio
 
relitti nel tempo
alcuni pensieri vagano
nel nostro mare segreto
delle mille inquietudini...

mercoledì 19 novembre 2014

Alla maniera di Franco Fortini, di Luca Canali

Alla maniera di Franco Fortini
 
a priori

Per amare la vita si deve
avere orrore del mondo. Chi
lo diceva? Forse
io, ma come amare la vita se anche
le parole bisogna che invecchino, come sorbe
nella paglia o vino
pregiato nelle cantine, per amarle
per farne corde all'arpa
di un'amicizia che altrimenti si fa
tisica e si spegne se il filo che ci lega
trasmette solo stilemi omologati
dall'uso quotidiano dei transistor?

Luca Canali
Alla maniera di. Inediti apocrifi di poeti moderni
 
 
 
in un cencio di stoffa
affido il mio amare solitario;
mattutino, quasi sempre,
il buio prima del giorno...

martedì 18 novembre 2014

solo nel buio..., di Anonimo

solo nel dubbio,
si pone uno sguardo,
traballa le luce del lume;
improvviso mi scorgo
profilo in penombra...
 
Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati
 
 

lunedì 17 novembre 2014

La giovinezza, di Amalia Guglielminetti

La  giovinezza
 
Giovinezza, a te sola io m'accompagno.
Tu sai tacere quando son serena,
sai parlare quand'io aspra mi lagno.
Sai ammonirmi con la voce piena
di blandizia : — Ma piangere che vale ?
Meglio cantar con voce di sirena.
Mi baleni negli occhi un riso eguale
al tremore d'argento d'una stella,
meravigliando d'ogni mio gran male.
Tenti la lode e mormori : — Sei bella !
e scherzi : — Hai sui capelli una corona...
E m'accarezzi come una sorella
finch'io non ti sorrida : — E tu sei buona !
 
Amalia Guglielminetti
 
Lucas Cranach,
"La fontana della giovinezza" dettaglio
 
tornerei, io ritornerei;
quei lidi lasciati
per mari percorsi,
quei porti sicuri
l'orizzonte davanti...

domenica 16 novembre 2014

Infinito, di Arturo Graf

Infinito
 
Come un antico, lacerato legno,
Che per ignoto mar, con dubbio evento,
Fugge dinanzi ai cavalloni e al vento
Ed al suo corso non puo far ritegno;
Cosi, d’ansia ripieno e di sgomento,
Fugge pugnando il mio spossato ingegno
Via per il mar dell’infinito, e un segno
Indarno spia che il guidi a salvamento.
E gia sopr’esso errando alla fortuna
Guizzar vid’io come brandite lame
Orrendi mostri dentro l’onda bruna;
E il fiotto udii delle travolte eta,
E sotto cieli di corrusco rame
Tonar la voce dell’eternita.

Arturo Graf
 
Tobia Ravà,
"Angolo d'infinito celeste", 2008
 
 
infinitamente perso,
come un ricordo galleggia
nel mare dei pensieri,
il mio io affonda
e naufraga con dolcezza
quasi leopardiana...

sabato 15 novembre 2014

La pioggia, Federico Garcia Lorca

La pioggia
 
La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da' all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
 
Federico Garcia Lorca
 
 
piove sul mio mondo,
piove su di me,
il chiarore mattutino è offuscato
dal grigiore di nuvole dense;
piove sul mondo che vivo...

venerdì 14 novembre 2014

Crescendo, di Anonimo

Crescendo
 
La fine del parco sfuma
mescolando immagini e bruma,
la nebbia nell'aria insiste
un dolore profondo persiste.
Così camminando nel prato
rileggo un recente passato
poi torno a pensare nel grigiore
di quest'autunno in cui conto le ore.
Volessi rimuovere il senso
di quello che sono, che penso!
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 

giovedì 13 novembre 2014

Mi nasconda la notte..., di Sandro Penna

Mi nasconda la notte e il dolce vento.
Da casa mia cacciato e a te venuto
mio romantico fiume lento.

Guardo il cielo e le nuvole e le luci
degli uomini laggiù così lontani
sempre da me. Ed io non so chi voglio
amare ormai se non il mio dolore.

La luna si nasconde e poi riappare
- lenta vicenda inutilmente mossa
sovra il mio capo stanco di guardare.
Sandro Penna.
Il dono e la scelta della poesia
 
 
è sempre la notte,
il buio e il silenzio;
mentre piove il rumore ovattato
e gli occhi ancora svegli...

mercoledì 12 novembre 2014

Novembre, di Giovanni Pascoli


Novembre


Gemmea l'aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l'odorino amaro
senti nel cuore...

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E' l'estate
fredda, dei morti.
 
Giovanni Pascoli

 
 
San Martino di Tours e la sua estate,
quest'anno piena di pioggia,
senza sereno
umida e fredda 

martedì 11 novembre 2014

Il volto nuovo, di Antonia Pozzi

Il volto nuovo
 
Che un giorno io avessi
un riso
di primavera – è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch’io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.
Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.
Mi trovò l’alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.
Mi vollero donare
un volto nuovo.
Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta –
così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.
 
20 agosto 1933
Antonia Pozzi
 
Nani Tedeschi, "Pinocchio"
 
 
già...illuminato da un fascio di vita,
un nuovo volto, dopo le tempeste;
sarebbe bello vagare senza meta,
raggiungere i lidi riposti
dove le anime sole si uniscono...

lunedì 10 novembre 2014

Notturno per Mondrain, di Alfonso Gatto

Notturno per Mondrian

Più o meno,
croci armoniose
dell'alfabeto che non parla mai.
Di sé solo perfetto
cimitero di segni
l'infinito.

Alfonso Gatto
da Il poeta del canto fioco
  
 
Notturno a Novembre
significa buio, pioggia;
nel vento le cose
e l'ansia che sale...

domenica 9 novembre 2014

Io sono quella..., di Isabella Leardini


Io sono quella che di notte
ascolta tutti gli altri respirare,
ho bisogno di vegliare sulla casa
di girare frenetica su tutto...
Ma il mio momento è con i primi voli in fronte
dopo tutte le scale a piedi nudi
una ringhiera tra la notte e l'alba...
Ci siamo io, quell'uomo in bicicletta,
gli urli strani dell'estate e un po' di freddo
a portare fino a qui la nostra ansia.


Isabella Leardini
da Il miele del silenzio
 
Vittoria Salati, "Volo notturno"
 
è vero, la notte parla,
fa quel rumore assordante
quello che romba in testa
in un turbinio di pensieri...

sabato 8 novembre 2014

Aforisma, di Roberto Benigni

 
"O sei innamorato, o non lo sei.
E' come la morte...
o sei morto, o non lo sei:
non è che uno è troppo morto!
Non c'è troppo amore,
l'amore è lì,
non si può andare oltre un certo limite
e quando ci arrivi, a questo limite,
è per l'eternità."
 
Roberto Benigni
 
Clusone (BG), affreschi e Danza Macabra
che dire...
profonda e geniale,
semplicità disarmante
ma vera!...

venerdì 7 novembre 2014

quale amore?... di Anonimo

quale amore?
dove e perché?
Giovani anime incontrano
la furia dei sensi,
poi si calma e sbiadisce
come il mare
dopo la tempesta.
quale amore?
perché e dove?
Vecchi ricordi
impennano orgogli sopiti,
poi il pensiero trascende...

Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati

 

giovedì 6 novembre 2014

Dolcezze, di Amalia Guglielminetti

Dolcezze
 
Questo m'abbaglia un attimo e scompare,
disperso in lieve polverio di fuoco
che cade dietro i monti o dentro il mare.
Solo una meraviglia di bel gioco
e uno sprazzo di luce entro i miei occhi
ne resta, che si spegne a poco a poco.
Ma sembrami talora che mi tocchi
una mano leggiera e di dolcezza
viva l'anima chiusa mi trabocchi.
E se cerco chi mai quella carezza
tentò nell'ombra con la man furtiva,
sorprendo la mia folle giovinezza
che sorridendo, muta, mi seguiva.
 
Amalia Guglielminetti
 
Ross, Dolcezza, Acrilico
 
dolce?, salato? insipido?
quale sapore ho dato,
quale ho provato?
nei rimasugli del cuore
aleggia una gialla visione...

mercoledì 5 novembre 2014

Potatura, di Jean Hollander


Potatura
 
Gli alberi potano se stessi al vento
i rami morti si rompono
con una raffica improvvisa
dopo anni di gemiti a strofinarsi
contro i gemiti degli altri
si spezzano di netto
o si frantumano in resti aggrovigliati
legno scrostato che brama di riunirsi
al tronco vivo
nei freddi sogni dei morti
ridiventare polpa
l'albero della vita si apre ancora
si pavoneggia al sole neonato,
il ramo, all'ombra di se stesso, intatto -
innocente rametto che protende
il suo frutto verso il fantoccio Eva
e Adamo appisolato nella stalla
del suo signore ignoto
 
Traduzione di Silvia Bre
Jean Hollander
 
Potare
 
foglie secche cadono,
rami sparuti al cielo,
secchi, da potare,
la pioggia li bagna...

martedì 4 novembre 2014

Aspettando le vesti, di Leanne O'Sullivan

Aspettando le vesti
                 

Il giorno che i dottori e le infermiere
hanno i loro colloqui settimanali coi pazienti,
siedo aspettando il mio turno fuori dello studio,
schiena al muro, gambe raccolte sotto il mento,
                  giocando con il lembo della mia camicia bianca da

ospedale.
Hanno preso ogni cosa che a loro giudizio
doveva esser presa – le mie vesti, i miei libri,
la mia musica, come se venir spogliata
facesse parte della cura, come rimuovere il fodero
da una lama che ha fatto strage.
Hanno detto: aspetta qualche giorno, e se fai la

brava
potrai riavere le tue cose. Avevano preso
il mio diario, la mia parola fatta carne, e penso
a questi dottori che mi conoscono nuda,
mi tengono per la spina dorsale, due dita
sotto il collo, come si tiene un bimbo,
mi cavano l'anima dalle costole,
sfogliano le pagine dei miei pensieri,
come se mi leggessero la mano,
il mio nome sotto di loro come una confessione,
che sono padroni di questa ragazza, che rivendicano
questo mondo di oscurità, leggerezza, morte
e nascita. È nelle loro mani come una sagola di

salvataggio,
e io mi sento in caduta libera o a pezzi.
Sentono la mia voce mentre leggono
e pensano: Chi è questa ragazza che parla?
Io conosco la fine, a loro lo dice lei.
È l'ultima riga, sia sorgente che termine.
È ciò per cui gli oceani cantano, come si muove
il sole,
un luogo per i cartografi dove cominciare.
Dietro la porta, niente è detto.
Come sogni, le mie vesti escono dalle scatole.


Traduzione di Alessandro Gentili
Sogno di nascita
Leanne O'Sullivan
 
Alessandro Drago
"Veli", acquerello
 
le attese si frappongono,
a quei momenti dove il tempo manca;
troppo o troppo poco,
la misura è difficile,
si interpone al vago...

lunedì 3 novembre 2014

Desiderio, di Arturo Graf

 
Desiderio
 
In malora, spiccatevi dai panni!
Che m'ho da far di vostra compagnia?
Mi va per capo un’alta fantasia;
Esser morto vorrei da tremil’anni.
Morto, ma non sepolto: e’ non c’e caso;
Odio l’ingorda, maledetta fossa,
L’aria tufata, l’umido nell’ossa,
E la villana polvere nel naso.
Vorrei giacer sul vertice d’un monte,
Lungo disteso, o in mezzo a un verde piano,
E che d’intorno a me vestigio umano
Non si scoprisse insino all’orizzonte.
Potrei passar per un eroe di Troja,
E mi starei senza fiatar, contento,
Al sole, all’acqua, alle brinate, al vento;
Non credo gia che mi darebber noja.
Me ne starei come un bambino in culla.
Come un bambino addormentato e cheto;
L’aria avrei di covare un gran segreto,...
E il gusto, ahi dio, di non pensare a nulla.
 
Arturo Graf
 
 
il desiderio accompagna la vita,
a volte è ossessione, a volte piccola cosa;
poi rimane una qualche traccia
a ricordo, a sostegno...