domenica 31 agosto 2014

si riflette nell'acqua..., di Anonimo

si riflette nell'acqua
un onda mentale,
accosta le rive
dimenticate,
lambite;
ritorno alla casa,
alla pace;
convinto dal fato
rotolando, stravolto,
è un mare sereno

Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati
Riflessi nell'acqua, di NelyS

sabato 30 agosto 2014

Vividi, di Jamie McKendrick

Vividi
 
I morti sono furfanti che fingiamo di amare.
I loro visi di cera un rimprovero severo.
Impariamo i loro segreti con disgusto:

le loro azioni li rendono cattivi
almeno come noi – anche peggio visto
che sono morti e noi vivi e possiamo migliorare.

I morti sono furfanti che fingiamo di amare.
Sono morti volutamente, per dispetto
succhiandoci la linfa per la loro arsura.

Vestiamo le loro colpe di virtù irreali
soltanto per farli stare al loro posto
là dove devono, a una giusta distanza.

I morti sono furfanti che fingiamo di amare
benché a volte li sentiamo parlare
esattamente come ci parlarono,

e li vediamo sorridere come un tempo sorrisero,
con i capelli vividi che avevano in vita.

Traduzione di
Antonella Anedda
Jamie McKendrick


Arnold Böcklin. L'isola dei morti,
olio su tela, 1880-1886

dove sono e cosa fanno?
cosa faremo e saremo?
un fiore per parlare
basterebbe un bianco asfodelo...

venerdì 29 agosto 2014

Frammento#6


Essenze orientali
(strani effluvi sensoriali)
lasciano scie di segreti aromi,
la mia mente risiede le pieghe del tempo
come un attimo vale un altro
ricorro le cose perdute, nel sogno;
cariatidi alternano gargoyles
agli occhi che credono vedere
eppure così nitido è il cerchio
eppure è così fantastico.

Lanterne in lontananza,
odore di muschio, bagnato, umido,
intriso di umori del bosco;
seguo il fruscio,
eppure sono fermo,
viaggia il percorso dei sensi,
lontano, sfumato;
le pieghe del tempo si stirano ora,
dov'è che mi trovo?
chi sono?


Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati

giovedì 28 agosto 2014

Sabbie mobili, di Jaques Prevert

Sabbie mobili

Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
S'è ritirato già il mare in lontananza
E tu
Come alga dolcemente dal vento accarezzata
Nelle sabbie del letto ti agiti sognando
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Il mare s'è ritirato già in lontananza
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Dèmoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per farmi annegare.

Jaques Prevert


insabbiati, spesso soffocati,
sabbie mobili dentro di noi,
il nostro io che soccombe
soffoca un grido,
ad occhi chiusi
si ritrova il mare...

mercoledì 27 agosto 2014

Mura, di Giorgio Vigolo

Mura
 
Mura ch' io vidi in un sogno d' infanzia
cadermi addosso a strapiombi di torri,
a blocchi d' ocra fulva e di tufo
sulla silenziosa via del sonno,
 
vi ritrovo, passati tanti anni,
lungo la stessa strada sonnolenta,
altissime mura deserte di voci;
tremano al cielo pochi fili d' erba.
 
Per miglia e miglia un sentiero solingo
circonda le altissime mura di sonno:
immobile il sole vi batte sul giallo
e ferma è l' ora in un colore eterno.
 
Giorgio Vigolo
 
 
mura intorno a noi,
le nostre,
quelle erette in fretta,
quelle fatte di furia;
circondano noi
e a volte
si sgretolano....  

martedì 26 agosto 2014

Acheo contemporaneo, di Nikifòros Vrettakos


Acheo contemporaneo

 

  Meglio aver vissuto ai tempi di Troia.
Potevo fare allora qualcosa di più, chissà,
invece di questa paralisi e incertezza
e questa paura ogni giorno, queste traversie
nell'ultima metà del ventesimo secolo.

Forse allora con una cetra, traversando di corsa
su e giù l'accampamento, avrei cantato
carmi epici, per infondere coraggio ai Greci,
forse avrei potuto dar consigli ad Achille,
far finire prima la guerra e certo
con esempi più nobili e generosi,
senza cavalli di legno, senza gli inganni
degradanti per gli eroi e soprattutto senza
quell'incendio e quella spada
che annientarono Ilio. Allora forse
non sarebbero periti Ettore e altri numerosi,
belli come i Greci.

Forse
poi avrebbe preso anche me Ulisse,
uno in più tra i suoi compagni,
per dieci anni o anche oltre, – che importa?
una mia Itaca io non l'avevo – e forse gli dèi
non adirati, ma benevoli ci avrebbero
mantenuto propizio il tempo per la nave.

Meglio aver vissuto ai tempi di Troia,
e non ora, quando fuggendo lontano dalla patria
(ma Troia non è caduta, le nostre bandiere
ormai lacere, ed Elena
abbandonata alle nostre spalle) vado errando
da trent'anni, di qua e di là nei apesi degli amici,
senza Itaca, senza fede, senza compagni.

 

1974 Traduzione di Gilda Tentorio
Riplasmare il mondo con versi di luce

Nikifòros Vrettakos.


 



Elena, 
dov'è ora Elena?
sospiri dai banchi di scuola;
lutti agli achei
sospiri leggendo parole...

lunedì 25 agosto 2014

Avorio, di Mario Luzi

Avorio

Parla il cipresso equinoziale, oscuro
e montuoso esulta il capriolo,
dentro le fonti rosse le criniere
dai baci adagio lavan le cavalle.
Giù da foreste vaporose immensi
alle eccelse città battono i fiumi
lungamente, si muovono in un sogno
affettuose vele verso Olimpia.
Correranno le intense vie d'Oriente
ventilate fanciulle e dai mercati
salmastri guarderanno ilari il mondo.
Ma dove attingerò io la mia vita
ora che il tremebondo amore è morto?
Violavano le rose l'orizzonte,
esitanti città stavano in cielo
asperse di giardini tormentosi,
la sua voce nell'aria era una roccia
deserta e incolmabile di fiori.

Mario Luzi


Là lungo le vie dell'Oriente
gialla visione ritorni
ad accompagnare il mio astio;
la rabbia cancella la mente
e urlo cattivo e insolente...

domenica 24 agosto 2014

Fine delle vacanze, di Luciano Erba

Fine delle vacanze
Ero uno che sollevava la pietra
affondata nell’erba tra la malva
scoprendo un mondo di radicole bianche
di città color verde pisello;
ma partite le ultime ragazze
che ancora ieri erano ferme in bicicletta
nascoste da grandi foglie di settembre
alle sbarre del passaggio a livello
mi sento io stesso quella pietra.
Anche le nuvole sono basse sui campi di tennis
e il nome dell’hotel scritto sul muro
a nere, grandi lettere è tutto intriso di pioggia.

Luciano Erba


rientri piovosi, assolati, di venti;
così finisce l'estate, nel caos;
un ritorno di niente
e mi rivedo...nel caos...

sabato 23 agosto 2014

Il passato, di Vincenzo Cardarelli

Passato
 
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
 
Vincenzo Cardarelli


il passato è ricordo,
episodi indistinti a volte
a volte troppo nitidi;
eppure il passato è qui,
con noi riposto in noi... 
 

venerdì 22 agosto 2014

La gabbia con il leone, di Victor Neborak

La gabbia con il leone

Il leone è colui che emana fiori di sangue,
baffuto Maupassant, la morte con la criniera,
inspira col respiro le belle donne oltre le sbarre
e lecca la soave durezza dei loro ventri.

I loro capelli fluttuano attraverso il ferro,
i loro fianchi si muovono, tremanti,
le loro dita nella criniera, come in un bosco,
sono camosci pavidi, goccioline amare,

le gole di cristallo, gli occhietti
fumosi, le lingue vivaci...
S'intreccia un dolce sospiro nella criniera,
urlano le leonesse, impallidiscono i giovani.


Traduzione di Paolo Galvagni
Bu-Ba-Bu, L'ironia e la parodia della poesia ucraina
Viktor Neborak

Eugene Delacroix, Testa di un leone


fiere nel verde
e nel marrone;
una tigre
uccisa,
un elefante
divelto:
un mondo così
cos'è?..

giovedì 21 agosto 2014

Quello che volevo dire..., di Rabindranath Tagore

Quello che volevo dire
e che non ho detto
era solo questo:
Attraverso la mia porta
davanti agli occhi
ho visto mille volte
l’universo eterno.
L’eterna intelligenza dello sconosciuto
ogni giorno in tanta semplicità
ha riempito l’intimo del cuore:
non so se potrò dire con parole semplici
questa verità.
Risuona il canto della nuda terra
sotto l’ombra solitaria del gelso:
sull’altra sponda del fiume
ara il contadino la ripida riva:
volano via le anitre dalla spiaggia sabbiosa
senza erba e senza gente.
Le acque stanche del fiume dimesso
come occhio spento e mezzo attento
chissà se vanno o sono ferme.
Da molto tempo segnata da impronte di piedi,
la strada, amica del raccolto,
cammina tortuosa lungo i campi:
corre una parentela tra la capanna e il fiume.
quante volte il poeta ha contemplato
tutte queste immagine,
questo villaggio alla luce di marzo,
quella terra desolata, quel traghetto,
quella linea azzurra del fiume,
in quel lontano seno di sabbia
presso le acque solitarie
nel luogo del mercato,
quel bisbiglio serrato,
solo questo guardare,
questo camminare sulla strada,
questa luce, questa aria,
questo fuggire improvviso di nubi
sulla corrente del fiume,
il cammino silenzioso delle ombre:
il cuore ha cercato di vedere
quello che nelle gioie e nelle pene
a più riprese lo ha reso perfetto.

Sul Gange, 19 febbraio 1916
da "Stormi nel cielo"
Rabindranath Tagore


fiume come percorso,
verso un lago, poi il mare;
ricordi legate alle brezze,
sartie e gomene che stirano
voglie di barche legate...

mercoledì 20 agosto 2014

A thousand years, Christina Perri


A thousand years

Heart beats fast
Colors and promises

How to be brave
How can I love when I'm afraid to fall

But watching you stand alone
All of my doubt suddenly goes away somehow

One step closer

I have died everyday waiting for you
Darling don't be afraid I have loved you
For a thousand years
I'll love you for a thousand more

Time stands still
Beauty in all she is
I will be brave
I will not let anything take away
What's standing in front of me
Every breath
Every hour has come to this
One step closer

I have died everyday waiting for you
Darling don't be afraid I have loved you
For a thousand years
I'll love you for a thousand more
And all along I believed I would find you
Time has brought your heart to me
I have loved you for a thousand years
I'll love you for a thousand more

One step closer
One step closer

I have died everyday waiting for you
Darling don't be afraid I have loved you
For a thousand years
I'll love you for a thousand more
And all along I believed I would find you
Time has brought your heart to me
I have loved you for a thousand years
I'll love you for a thousand more

Christina Perri


Mille anni

Il cuore batte veloce
Colori e promesse
Come essere coraggiosi?
Come posso amare se ho paura di cadere?
Ma guardandoti stare da solo
Tutti i miei dubbi all’improvviso
svaniscono in qualche modo
Un passo più vicina...
Sono morta ogni giorno aspettandoti
Tesoro, non aver paura
Ti ho amato per mille anni
E ti amerò per altri mille
Il tempo resterà fermo e
la bellezza resterà in tutto quello che lei è
Sarò coraggiosa
Non lascerò che nulla porti via
Quello che adesso ho davanti a me
Ogni respiro, ogni ora che ha portato a questo
a farmi essere un passo più vicina...
Sono morta ogni giorno aspettandoti
Tesoro, non aver paura
Ti ho amato per mille anni
E ti amerò per altri mille
E per tutto il tempo ho creduto
Che ti avrei trovato
Il tempo ha portato il tuo cuore da me
Ti ho amato per mille anni
E ti amerò per altri mille
un passo più vicina...
un passo più vicina...
Sono morta ogni giorno aspettandoti
Tesoro, non aver paura
Ti ho amato per mille anni
E ti amerò per altri mille
E per tutto il tempo ho creduto
Che ti avrei trovato
Il tempo ha portato il tuo cuore da me
Ti ho amato per mille anni
E ti amerò per altri mille

martedì 19 agosto 2014

Maternità, di Ada Negri

Maternità
 
Io sento, dal profondo, un'esile voce chiamarmi:
sei tu, non nato ancora, che vieni nel sonno a destarmi?
 
O vita, o vita nova!... le viscere mie palpitanti
trasalgono in sussulti che sono i tuoi baci, i tuoi pianti:
 
tu sei l'Ignoto. - Forse pel tuo disperato dolore
ti nutro col mio sangue, e formo il tuo cor col mio core;
 
pure io stendo le mani con gesto di lenta carezza,
io rido, ebbra di vita, a un sogno di forza e bellezza:
 
t'amo e t'invoco, o figlio, in nome del bene e del male,
poi che ti chiama al mondo la sacra Natura immortale.
 
E penso a quante donne, ne l'ora che trepida avanza,
sale dal grembo al core la stessa devota speranza!...
 
Han tutte ne lo sguardo la gioia e il tremor del mistero
ch'apre il loro seno a un essere novello di carne e pensiero.
 
Urne d'amore, in alto su l'uomo e la fredda scienza,
come su altar, le pone del germe l'inconscia potenza.
 
È sacro il germe: è tutto: la forza, la luce, l'amore:
sia benedetto il ventre che il partorirà con dolore.
 
Oh, per le bianche mani cucenti le fascie ed i veli
mentre negli occhi splende un calmo riflesso dei cieli:
 
pei palpiti che scuoton da l'imo le viscere oscure
ove, anelando al sole, respiran le vite future:
 
per l'ultimo martirio, per l'urlo de l'ultimo istante,
quando il materno corpo si sfascia, di sangue grondante:
 
pel roseo bimbo ignudo, che nasce - miserrima sorte... -
su letto di tortura, talvolta su letto di morte:
 
uomini de la terra, che pure affilate coltelli
l'un contro l'altro, udite udite!... noi siamo fratelli.
 
In verità vi dico, poiché voi l'avete scordato:
noi tutti uscimmo ignudi da un grembo di madre squarciato.
 
In verità vi dico, le supplici braccia traendo:
non vi rendete indegni del seno che apriste nascendo.
 
Gettate in pace il seme nei solchi del campo comune
mentre le forti mogli sorridon, cantando, a le cune:
 
nel sole e ne la gioia mietete la spica matura,
grazie rendendo in pace e l'inclita madre, Natura.
 
Ada Negri
 
 
 
''Aspettando'', quei quadri che raccontano la maternità
Maternità, Gino Severini 
 
 
chissà domani?
le grige piogge,
il sole a singhiozzo,
madri lontane... 

lunedì 18 agosto 2014

Autogrill, di Francesco Guccini

 

Autogrill

La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up,
e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità,
come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill,
mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR...

Bella, d' una sua bellezza acerba, bionda senza averne l' aria,
quasi triste, come i fiori e l' erba di scarpata ferroviaria,
il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere...

Basso il sole all' orizzonte colorava la vetrina
e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina,
lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina
ed io.... sentivo un' infelicità vicina...

Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box
per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox,
ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché
picchiettavo un indù in latta di una scatola di té...

Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...",
poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via."

Terminò in un cigolio il mio disco d' atmosfera,
si sentì uno sgocciolio in quell' aria al neon e pesa,
sovrastò l' acciottolio quella mia frase sospesa,
"ed io... ", ma poi arrivò una coppia di sorpresa...

E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d' ogni cosa,
cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa,
mi chiamò la strada bianca, "Quant'è?" chiesi, e la pagai,
le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai...
 
Francesco Guccini

domenica 17 agosto 2014

Prato, di Anonimo


Prato

Bagnato di pioggia o rugiada,
gli steli piegati, un inchino;
nel mondo nascosto si beve
e fragranze nell'aria
ai primi raggi di sole.
Ramingo un refolo di vento
accarezza il verde mare,
qualche petalo vola
una farfalla si posa.

Anonimo
del XXé secolo
poesie ritrovate

sabato 16 agosto 2014

Occidente, di Giorgio Vigolo

Occidente
 
Al fuoco d' occidente
popolosa declina
la via di festa; e filtra
a quel raggio d' ebrezza
la folla che già fonde
in amorosa amalgama di membra.
 
A fiotti a fiotti il florido
fiume di carne scende;
si rigonfia sul ciglio
dell' alta rampa, poi rovescia ombroso
e franto in ime gole
di tetri rioni e di chiese.
 
Giorgio Vigolo
 
 
Ovest, ad Ovest,
nel mentre dei sempre
nel seno dei poi,
ad Ovest... 

venerdì 15 agosto 2014

Viandante,... di Antonio Machado

Viandante, le tue orme sono
il cammino, e niente più;
viandante, non c’è cammino,
se non andando avanti.
Andando nasce il cammino,
e girandosi si vede
il sentiero laggiù che mai
si tornerà a calcare.
Viandante, non c’è cammino
se non scie sul mare.

Antonio Machado

Caspar David Friedrich, olio su tela, 
Viandante sul mare di nebbia

sempre in viaggio,
sentieri impervi, strade a volte;
confuso da discordanti segnali
proseguo ed osservo;
stanchezza ed oblio
profuse nel sonno...

giovedì 14 agosto 2014

Foglio di via, di Franco Fortini

Foglio di via
 
Dunque nulla di nuovo da questa altezza
Dove ancora un poco senza guardare si parla
E nei capelli il vento cala la sera.
 
Dunque nessun cammino per discendere
Se non questo del nord dove il sole non tocca
E sono d'acqua i rami degli alberi.
 
Dunque fra poco senza parole la bocca.
E questa sera saremo in fondo alla valle
Dove le feste han spento tutte le lampade.
 
Dove una folla tace e gli amici non riconoscono.
 
Franco Fortini
 
 
come quella volta,
col sole al tramonto,
con gli occhi stanchi;
poi il sentiero in discesa
le voce provate
ma era tutto così vero... 

mercoledì 13 agosto 2014

Frammento#5



rumori scorsi passano
nel duro di un cielo grigio
compaiono segni nel nulla
poi tutto s'acquieta....





le file dei propositi impegnano
antiche vie di città nascoste,
ricorro con gli occhi
le dune riarse, la sabbia...







comparse incoscienti attirano
ancora qualche visione
ripesco l'essenza, i profume
e riesco a contenere il respiro...







nel vago sentore di muschio
affondo passi insicuri
la pioggia è sospesa
mugula un tuono lontano...




Anonimo
del XX° secolo
frammenti ritrovati

martedì 12 agosto 2014

 Caro Secolo Ventesimo, di Gianni D'Elia


Caro Secolo Ventesimo,
 
Ora che hai tutto
il mondo qui su ogni schermo
e basta tu muova un dito
nostro sopra un tasto
perché a una parte
di mondo guasto
succeda un'altra
parte di mondo perso
Ora che dall'alto
dei satelliti hai il controllo
d'ogni mossa di chi
tu voglia occhiuto e vile
perseguire o colpire
all'incollo
del millesimo
di secondo sottile
Ora che lo scroscio
universale dei bit e dei circuiti
sovrasta il concerto
delle grandi cascate
e la massa mondiale in orchestra
dei motori e dei fluidi
batte nella colonna
assordante delle strade
o cova al silenzio
sotto mari e città o sui monti
come gli atomici funghi
tuoi dormienti nelle testate
 
Ora che nelle fabbriche
e nei laboratori
negli immensi hangar
nella gola bicroma dei reattori
nella piccola giungla
trasparente delle rianimazioni
nelle sterminate metropoli
di quartieri ricchi e dormitori
nelle nuove cattedrali
di vetrometallo delle Borse
delle Banche e delle Reti
delle Società per Azioni ˆ
sale l'osanna a te
secolo delle invenzioni e degli orrori ˆ
 
Ma ora che la più vera
speranza cade non lo senti
né ti chiedi perché
sei così vuoto e menti? 
 
(1994)
Gianni D'Elia
 
 
passaggi di tempo
e tempi passati;
il confine del secolo
traballa nei sensi...