venerdì 31 ottobre 2014

Soltanto addio, di Viron Leondaris

Soltanto addio
                 
Non dire: "Addio, ci divide un caos",
perché io non vedo nessun caos.
Bella la notte, con uccelli, con sussurri in fiore,
Bella la notte, e le stelle scintillano, e ridono
lontano le insegne gioiose della felicità...

Non dire: "Addio, ci divide l'infinito",
perché si può misurare quel che ci divide,
perché non è affatto l'"infinito" a dividerci,
ma è il martellìo spietato dell'infelicità che frantuma cuori,
demolisce i legami di ferro e le coscienze,
sradica gli alberi,
spezza le ancore e fa incagliare le navi,
spiana le grida della primavera, i cieli, i profumi e i sogni,
sono le mie mani morsicate,
il mio viso, scavato dai pallini della perfidia,
sono le rondini ferite dei miei occhi
- e i desideri nomadi del tuo corpo...
Chi ha mai pensato di farli schiavi?

Perciò non dire: "Addio, ci divide un abisso".
Guarda com'è semplice e pulita questa stradina con i melangoli, e di' soltanto "Addio".

 
Traduzione di Nicola Crocetti    
Viron Leondaris
 
 
quanti addii nelle nostre vite;
amore, passione, poi nulla;
qualche volta rimane il sapore,
qualche volta è solo torpore...   

giovedì 30 ottobre 2014

Succederà, di Juan Gelman


Succederà
 
Quando anima e spirito
e corpo sapranno,
e la luna sarà bella perché io la amai
ed il mondo sarà appeso al filo
della memoria e
sanguinerà la luce dietro
il bagno della sua grazia,
obbligheremo il futuro
a ritornare ancora. Allora
tutti gli occhi saranno uno
e la parola tornerà a parolare
contro le sue creature.
Avrà termine l'eternità e questa poesia
cercherà ancora il suo
equipaggio e ciò
che non seppe nominare, tanto lontano.

                 

Traduzione di Laura Branchini
La notte lentamente 
Juan Gelman

 
 
già di notte,
tutto nel silenzio;
sempre di corsa
e attento... 

mercoledì 29 ottobre 2014

Scherzo di natura, di Arturo Graf

Scherzo di natura
 
Il mar senza confin ride in bonaccia,
Sull’onde azzurre il chiaro sol balena;
Per l’aria un dolce venterel si sfrena
Che lungo soffia i nugoletti in caccia.
Sicuro i flutti un gran naviglio fende
Che tutte mostra le sue vele fuora;
Risplende in oro la tagliente prora,
Di spume a poppa un strascico si stende.
 
Il mar s’imbruna, il mar rugge in tempesta;
A soqquadro va il ciel tra lampi e tuoni;.
Corron dinanzi al vento i cavalloni
Drizzando in alto la bavosa cresta.
Pugna la nave conquassata e stracca,
S’imprua, straorza, sobbalza, s’affonda;
Cupa rintona sui gran fianchi l’onda,
Dopo l’uno l’altr’albero si fiacca.
Il mar senza confin ride in bonaccia,
Sull’onde azzurre il chiaro sol balena;
Per l’aria un dolce venterel si sfrena
Che lunge soffia i nugoletti in caccia.
In fondo al mar, sopra l’arena giace
Lo scafo enorme, e sur un fianco pesa:
Pel cassero qua e la sparsa e distesa
La ciurma amica al ciel riposa in pace.
Arturo Graf
 
mille tempeste agitano
i miei pensieri notturni,
fin all'alba galleggio,
fino al mattino derivo...

martedì 28 ottobre 2014

Ti adoro, di Charles Baudelaire

Ti adoro
 
T’adoro al pari della volta notturna,
o vaso si tristezza, o grande taciturna!
E tanto più t’amo quanto più mi sfuggi,
o bella, e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.
Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto
Come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e crudele, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.
 
Charles Baudelaire
 
 
 
amori fuori e dentro di me,
a volte incombono,
spesso ridono ed è gioia;
quando ripenso, ritrovo, rivivo,
mi accelera il battito in petto...  

lunedì 27 ottobre 2014

Tra le mute radici..., di Clara Janés

Tra le mute radici
che sostentano il bosco,
arcangelo mio d’ombra,
nell’insistente quiete
sotterranea,
apriamo rose d’amore,
trasudiamo il vino
dell’uva unica,
dolce sole della genesi
perenne,
che le nostre labbra
invitano a godere
dal clamore
dell’umida erba
che ci protegge.


Clara Janés
a cura di Annelisa Addolorato
  
 
radici,
quelle che legano, costringono,
quelle che alimentano,
quelle cantate...

domenica 26 ottobre 2014

Retaggi, di Anonimo

Giove e Olimpiade,
da Amore e Psiche a palazzo Tè Mantova
 
Retaggi
 
Retaggi distratti quadrano
cerchi immaginifici, colorati,
pastelli delicati, come carezze;
invio segnali ancestrali,
raccolgo improbabili sfide
poi stanco mi quieto.
 
Nel vento dal monte
respiro attimi di pace
ma il freddo che giunge
rivolge al cuore un allarme;
cospiro contro me stesso
e reclino la testa.
 
Retaggi distratti sfumano
come ghiaccio al calore
di pelli unite in amplessi
che ancora mi scuotono,
che ancora ricordo,
che ancora rivivo...
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate

sabato 25 ottobre 2014

Per balbettare così..., di Viron Leondaris

Per balbettare così...

                  Per balbettare così il mio destino
con parole sconnesse
e con la foglia amara d'alloro tra le labbra...

Il destino è un oracolo
che chiedi e che ricevi da te stesso
per sfuggire a ciò a cui non sfuggirai
per comprendere ciò che non comprenderai
ovvero un discorso inopportuno e infausto
che ti dissuade da quello a cui ti stimola
ti spinge in senso opposto a quello in cui ti tira
e il solo modo per compierlo è violarlo

Per questo sei esiliato da te stesso
e cadi nel banale
in miserande lotte per l'esistenza
in sedicenti avventure e agoni
risolvendo magari indovinelli e uccidendo i mostri della quotidianità
facendo il giusto e dicendo l'insignificante
in espiazioni inutili e intollerabili
inginocchiandoti per vivere

Così anch'io che ho avuto la sorte più pesante e nera
mi sono trovato a sopportare
una vita così incredibilmente banale.


Traduzione di Filippomaria Pontani
Viron Leondaris
 
 
quotidiano,
come lo stillicidio dei giorni,
uno in più alla vita,
uno in meno al futuro;
focalizzati alla meta...

venerdì 24 ottobre 2014

La sala d'aspetto, di Gianni Rodari

La sala d'aspetto

Chi non ha casa e non ha letto
si rifugia in sala d'aspetto.
Di una panca si contenta,
tra due fagotti s'addormenta.
Il controllore pensa: "Chissà
quel viaggiatore dove anderà?"
Ma lui viaggia solo di giorno,
sempre a piedi se ne va attorno:
cammina, cammina, eh, sono guai,
la sua stazione non la trova mai!
Non trova lavoro, non ha tetto,
di sera torna in sala d'aspetto:
e aspetta, aspetta, ma sono guai,
il suo treno non parte mai.
Se un fischio echeggia di prima mattina,
lui sogna d'essere all'officina.
Controllore non lo svegliare:
un poco ancora lascialo sognare.

Gianni Rodari


attese lunghe vite,
aspettare, nell'ansia,
poi cosa?
quando?

giovedì 23 ottobre 2014

Alice, di Francesco De Gregori

ricordo un lontano concerto,
qui, nella mia città;
era talmente alle prime volte
che finite le sue canzoni
cantò Dylan e Simon & Garfunkel,
(per inciso Cesare era Pavese)
e fu una primavera,
in tutti i sensi...
 
 
 
Alice
 
Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un'altra sigaretta.
E Lillì Marlen, bella più che mai,
sorride e non ti dice la sua età,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti
e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina,
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina.
E rimane lì, a bagnarsi ancora un pò,
e il tram di mezzanotte se ne va
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più e i pazzi siete voi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sol
mentre il sole fa l'amore con la luna.
Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l'ha,
ma tutto questo Alice non lo sa.
Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così che se ne andrà.
 
Francesco De Gregori
 

mercoledì 22 ottobre 2014

Svegliandomi il mattino,... di Camillo Sbarbaro

Svegliandomi il mattino, a volte provo
sì acuta ripugnanza a ritornare
in vita, che di cuore farei patto
in quell'istante stesso di morire.
Il risveglio m'è allora un alto nascere;
ché la mente lavata dall'oblio
e ritornata vergine nel sonno
s'affaccia all'esistenza curiosa.
Ma tosto a lei l'esperienza emerge
come terra scemando la marea.
E così chiara allora le si scopre
l'irragionevolezza della vita,
che si rifiuta a vivere, vorrebbe
ributtarsi nel limbo dal quale esce.
Io sono in quel momento come chi
si risvegli sull'orlo d'un burrone,
e con le mani disperatamente
d'arretrare si forzi ma non possa.
Come il burrone m'empie di terrore
la disperata luce del mattino.
Camillo Sbarbaro
 
 
alzarsi dopo i sogni,
via di mezzo tra paura e piacere;
quante volte il suono,
spesso il movimento
ed è risveglio...

martedì 21 ottobre 2014

Amore non è amore se muta..., di William Shakespeare


Amore non è amore se muta
quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.
Oh no!
Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta
e non vacilla mai;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore
e mi sarà provato,
io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.
 
William Shakespeare
 
 
quando si ama,
il tempo, le cose, i sensi;
le vite si sfanno, si sfilano,
come perle di collane rotte
rotolando si perdono
begli angoli di noi...

lunedì 20 ottobre 2014

Ognuno ha diritto..., di Ernesto Treccani


Ognuno ha diritto di essere
sbagliato rispetto a quello
che pensa l'altro che ti
vuole bene

Minime
Crocetti Editore, 1996

Ernesto Treccani
 
Nota Minima
 
 

noi, stracci dispersi,
correnti discontinue,
un senso d reale ci pervade;
poi...il sogno...

domenica 19 ottobre 2014

Brian Boru, di alan Stivell

suoni delicati
per nobili anime;
ho conosciuto l'uomo
amo l'arpa...
si odono liriche
aleggiano testi
si scopre il passato
si fonde al presente;
...fui, ...sono

domani?...

Brian Boru

Maraíodh Brian Boru chun beatha na hÉireann
Síochain in gCuige Uladh agus i mBaile 'Cliath
Aontacht an teaghlaigh, aontacht na dtuath
Aontacht an domhain is na gCeilteach

Diouzh nerzh ar c'hadou da nerzh an ehan
Diouzh 'bed doueek bennozh ar c'haroud

O neart an chatha go neart na síochana
On bhith dhiaga beannacht an ghrá

Duirt siad gurbh é seo sochraide ar muintire
Gur choir duine bheinn sollunta féin
Bíodh nach raibh brónach

Marv Brian Boru 'reiñ buhez 'n Iwerzhon
Dihan e Bro-Ulad ha ba kêr Dulenn
Unded an tiegezh, unded an dud-mañ
Unded ar Gelted hag an douar

Maraíodh Brian Boru chun beatha na hÉireann
Síochain in gCuige Uladh agus i mBaile 'Cliath
Aontacht an teaghlaigh, aontacht na dtuath
Aontacht an domhain is na gCeilteach

Diouzh nerzh ar c'hadou da nerzh an ehan
Diouzh 'bed doueek bennozh ar c'haroud

O neart an chatha go neart na síochana
On bhith dhiaga beannacht an ghrá

Tá muid 'nos na haimsire
Go h-airid an ghrían
Agus thogh muid áit bhóg cois abhann


Brian Boru sculpture
outside Chapel Royal,
Dublin, Dublin Castle
 
Brian Boru
 
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings, love
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings, love
They said that this was a (funeral) procession
That people would be solemn
But we were not sorrowful
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
Brian Boru will die for the life of Ireland
Peace in the province of Ulster and in Dublin
Family unity, tribal unity
Unity in the world of the Celts
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings, love
From so much battle to so much peace
From a world of divine blessings, love
We are like the weather
Especially the sun
And we chose a soft place by the river

sabato 18 ottobre 2014

Giovani sposi, di Artur Rimbaud

 
Giovani sposi
 
La stanza è aperta al cielo blu-turchino;
Niente spazio: cofanetti e madie!
Fuori il muro è pieno di stalloggi
In cui vibrano le gengive dei folletti.
 
Di certo sono intrighi di spiritelli
Questo sperpero e questi vani disordini!
È la fata africana che provvede
Alla mora, e alle reti negli angoli.
 
Entrano in molte, madrine scontente,
In lembi di luce nelle credenze,
E restano lì! la coppia si assenta
Poco seriamente, e non se ne fa niente.
 
Il marito ha il vento che lo burla
Durante la sua assenza, qui, tutto il tempo.
Anche gli spiriti dell'acqua, malefici
Cominciano a vagare nelle sfere dell'alcova.
 
La notte, l'amica oh! la luna di miele
Coglierà il loro sorriso e riempirà
Di mille fasce di rame il cielo.
Poi se la vedranno col topo scaltro.
 
- Se non arriva un pallido fuoco fatuo,
Come un colpo di fucile, dopo i vespri.
- Oh spettri santi e bianchi di Betlemme,
Incantate piuttosto il blu della loro finestra!
 
 27 giugno 1872
Artur Rimbaud
 
 
Nicostrato. Scena di anakalypsis,
fra due giovani sposi sul letto nuziale.
Terracotta, 150-100 a.C.
Dalla necropoli di Myrina (Turchia).
Musée du Louvre
 
Jeune ménage
 
 
La chambre est ouverte au ciel bleu-turquin,
Pas de place : des coffrets et des huches !
Dehors le mur est plein d'aristoloches
Où vibrent les gencives des lutins.

Que ce sont bien intrigues de génies
Cette dépense et ces désordres vains !
C'est la fée africaine qui fournit
La mûre, et les résilles dans les coins.

Plusieurs entrent, marraines mécontentes,
En pans de lumière dans les buffets,
Puis y restent ! le ménage s'absente
Peu sérieusement, et rien ne se fait.


 
Le marié a le vent qui le floue
Pendant son absence, ici, tout le temps.

Même des esprits des eaux, malfaisants
Entrent vaguer aux sphères de l'alcôve.


 
La nuit, l'amie oh ! la lune de miel
Cueillera leur sourire et remplira
De mille bandeaux de cuivre le ciel.

Puis ils auront affaire au malin rat.

- S'il n'arrive pas un feu follet blême,
Comme un coup de fusil, après des vêpres.
- O spectres saints et blancs de Bethléem,
Charmez plutôt le bleu de leur fenêtre !


27 juin 1872
Artur Rimbaud 
 

venerdì 17 ottobre 2014

Repulsa, di Arturo Graf

Repulsa
 
Inver d’amarvi sarei vago: e quale
Donna ebbe mai quell’incantevol riso?
E quale un pie che fosse al vostro eguale?
Deh, non chinate per vergogna il viso!
In voi cosa non e che non m’aggradi,
E di potervi amar sarei pur lieto;
Ma come ho a far (sentite un gran segreto)
Se il core io me lo son giocato a dadi?
 
Arturo Graf
 
 
ogni quando, ogni dove,
ispirato e vagabondo
un petalo si stacca
e cade nella terra bagnata,
si sporca, affoga...

giovedì 16 ottobre 2014

Mi desto dal leggero sonno, di Camillo Sbarbaro

Mi desto dal leggero sonno
 
Mi desto dal leggero sonno solo
nel cuore della notte.
Tace intorno
la casa come vuota e laggiù brilla
silenzioso coi suoi lumi un porto.
Ma sì freddi e remoti son quei lumi
e sì grande è il silenzio nella casa
che mi levo sui gomiti in ascolto.
Improvviso terrore mi sospende
il fiato e allarga nella notte gli occhi:
separata dal resto della casa
separata dal resto della terra
è la mia vita ed io son solo al mondo.
Poi il ricordo delle vie consuete
e dei nomi e dei volti quotidiani
riemerge dal sonno,
e di me sorridendo mi riadagio.
Ma, svanita col sonno la paura,
un gelo in fondo all'anima mi resta.
Ch'io cammino fra gli uomini guardando
attentamente coi miei occhi ognuno,
curioso di lor ma come estraneo.
Ed alcuno non ho nelle cui mani
metter le mani con fiducia piena
e col quale di me dimenticarmi.
Tal che se l'acque e gli alberi non fossero
e tutto il mondo muto delle cose
che accompagna il mio viver sulla terra,
io penso che morrei di solitudine.
Or questo camminare fra gli estranei
questo vuoto d'intorno m'impaura
e la certezza che sarà per sempre.
 
Ma restan gli occhi crudelmente asciutti.
 
Camillo Sbarbaro
 
 
le finestre del dolore, gli sguardi
poi rimane come un senso di vago,
una certezza irrisolta;
ben venga il sonno...

mercoledì 15 ottobre 2014

Le seduzioni, di Amalia Guglielminetti

Le seduzioni

Colei che ha gli occhi aperti ad ogni luce
e comprende ogni grazia di parola
vive di tutto ciò che la seduce.
Io vado attenta, perchè vado sola,
il mio sogno che sa goder di tutto,
se sono un poco triste mi consola.
In succo io ho spremuto ogni buon frutto,
ma non mi volli sazïare e ancora
nessun mio desiderio andò distrutto.
Perciò, pronta al fervor, l'anima adora
per la sua gioia, senza attender doni,
e, come un razzo in ciel notturno,
ogni ora mi sboccia un riso di seduzïoni.
 
Amalia Guglielminetti
 
Giovinetta con bicchiere di vino
(La dama con due gentiluomini)
1660 circa, olio su tela, Brunswick, Herzog Anton Ulrich-Museum.
  
fui sedotto dagli occhi,
dallo sguardo suadente;
un attimo di labbra,
un accenno di riso
e i capelli...
ordinati e raccolti...