giovedì 30 giugno 2016

impedimenti progressivi..., di Gujil

impedimenti progressivi,
nel contesto, tra le cose,
immagino un'essenza diversa,
meno sole e più luce;
come contesti astrusi insegnano
le teorie si ribellano al certo,
continuo a percorrere,
continuo a salire...
 
Gujil
 
 

mercoledì 29 giugno 2016

Come gentile logora l'amore..., di Giorgio Manganelli

Come gentile logora amore
le tue membra intense:
nasci taciturno bucchero, o logorata
anima; e adorna
dell’esatta grafia d’un sorriso
con delicata rinuncia
ti implíchi nella imprevista
geometria vegetale del tuo sangue.
 
settembre 58
 
Giorgio Manganelli
Poesie
 
 
logorato nel profondo,
ho dato, ho preso;
mi sono schernito e prosciugato
io, che ero fiume,
fino alla fonte, un tempo,
ora sono un rivolo...

martedì 28 giugno 2016

intorno a me si sgretola..., di Gujil

intorno a me si sgretola
il confine del mondo che è mio,
le cose tentennano, le certezze divagano;
in un vedo sbrecciarsi il muro
del mio perimetrato essere e capisco,
comprendo l'inarrestabile vita...
 
Gujil
 
 

lunedì 27 giugno 2016

Alcuni di noi sono come inchiostro..., di Khalil Gibran

Alcuni di noi sono come inchiostro,
altri come carta.
E se non fosse per il nero di alcuni di noi,
altri sarebbero muti.
E se non fosse per il bianco di alcuni di noi,
altri sarebbero ciechi.
 
Khalil Gibran
 
 
fiumi di inchiostro,
si diceva così,
dov'è ora l'inchiostro,
dove si trova lo scrivere...

domenica 26 giugno 2016

Parlammo sicuri tra belle acque..., di Susanna Rafart


Parlammo sicuri tra belle acque
bagnate da tamerici
e accordammo parole, quiete le nostre mani
– ricche in oro estorto –
e le fronti alte e assolate
dalle molte ore trascorse.
Dicevamo quello che non volevamo dire
e tacevamo le intenzioni amare;
immensamente gentili,
noi – i mortali, i non amati –
vegliavamo su rispettabili leggi umane.
Cosí, vedevamo cavalcare Ciro il nobile,
l’eletto, prudente sin dall’infanzia.
E noi, corruttibili e accecati dalla
bellezza del suo aspetto, muti
e silenziosi
dietro lo scudo di suo fratello Artaserse.

Susanna Rafart
Traduzione di Francesco Ardolino
Pozzo di neve


 
le tamerici, sole e caldo;
lungo la spiaggia le prime avvisaglie di mare
poi onde e risacche,
poi tutto quello che siamo...

sabato 25 giugno 2016

anfratti..., di Gujil

 
anfratti,
siamo angoli riposti,
nascosti;
il buio della sera,
il rosmarino e la salvia;
gli occhi col tempo si stancano,
la luce rimane dentro
ma fuori si opaca...
 
Gujil
 
 

venerdì 24 giugno 2016

La parola più bella, di Marino Moretti

La parola più bella
 
Mamma. Nessuna parola è più bella.
La prima che si impara,
la prima che si capisce e che s'ama.
La prima di una lunga serie di parole
con cui s'è risposto alle infinite,
alle amorose, timorose domande
della maternità.
E anche se diventassimo vecchi,
come chiameremmo la mamma
più vecchia di noi?
Mamma.
Non c'è un altro nome.
 
Marino Moretti



 
giorno di auguri,
li faccio lo stesso, comunque,
li faccio a prescindere;
anche se non sei più primo pensiero,
nel cuore è tumulto,
sempre, comunque...

giovedì 23 giugno 2016

Tavolo, diJuan Carlos Galeano

Tavolo
 
Il tavolo sogna spesso di esser stato un animale.
 
Ma se fosse stato un animale non sarebbe una tavola.
 
Se fosse stato un animale sarebbe scappato via come
gli altri
all'arrivo delle motoseghe che tagliavano gli alberi per
ricavarne tavoli.
 
Nella casa ogni sera viene una donna
e gli passa uno straccio tiepido sul dorso come fosse
un animale.
 
Con le sue quattro gambe il tavolo potrebbe andarsene
dalla casa.
Ma pensa alle sedie che lo circondano e un animale
non abbandonerebbe i suoi figli.
 
Quel che piace di più al tavolo è che la donna gli faccia
il solletico
mentre raccoglie le briciole di pane lasciate dai bambini.

Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo Manera
Amazzonia. Finestre, nuvole, canoe
 
 
 
sedie, anche le sedie,
quelle dove si stava, scrivendo, pensando;
piene di sospiri e passioni,
sotto a un tavolo, ma sedie...

mercoledì 22 giugno 2016

Meditazione di Giugno, di Gujil

Le cose, il loro senso, le vite;
piccoli ammassi stellari
nell'Universo del sempre.
Siamo balia della vita, delle cose,
sempre, comunque, e poi.
Piccole ribellioni ci permettono
di alzare gli sguardi e vedere.
 
Gujil






martedì 21 giugno 2016

Nel bosco, di Sibilla Aleramo


Nel bosco
 
Sono andata nel bosco
nel mattino ricco di luce
vagamente per te sperando cogliere
dalla musica tenera dell'aria
qualche fresco sussurro di parole
ed ecco ti porto invece
solo un poco di fragole rosse,
profumano e brillano,
per la tua gioia, o amato.
 
Sibilla Aleramo
 
 
amare con passione, trasporto,
spinti dai sensi, dai corpi;
le pulsioni attanagliano i sessi,
il sesso unisce, sempre nel fisico;
l'amore spesso divide...

lunedì 20 giugno 2016

Coscienza, di Arturo Graf

Coscienza
 
La coscïenza mia, usa al cimento,
Era uno scudo di temprato acciaro,
Lucido e forte, invulnerato e chiaro;
Squillava il suo metal come l’argento.

Sorgendo, l’orbe suo vinceva in poco
Spazio l’orror della più fitta notte,
E tra le nubi sgominate e rotte
Sedea come un superbo astro di foco.

Tal fu, tal più non è: sopra il suo disco
Immobil ora si distende un’ombra.
Che la mia mente di paura ingombra
Ogni qual volta di guardarvi ardisco.

E fuor del suo metal temprato e forte
Scoppia una voce d’ira e di flagello
Che per l’anima mia suona a martello
La rovina e il terror, l’odio e la morte.
 
Arturo Graf
 
 
sepolta da strati di scuse,
nascosta, intima mia,
coscienza dell'anima,
anima in pensa, ansiosa...

domenica 19 giugno 2016

Mattinale di giugno, ancora

mattina nuvolosa,
grigia come il ricordo di ieri,
uguali e contigue le cose;
in un gemito sprofondo
in profondi respiri di ansie.
 
Gujil
 
 

sabato 18 giugno 2016

Temporale, di Tomas Tranströmer

Temporale
 
Passando, s’incontra all’improvviso qui la vecchia
quercia gigantesca, alce pietrificato dalla
chioma sconfinata sulla fortezza nero-verde
del mare di settembre.
Temporale del nord. È il tempo in cui maturano
grappoli di nespole. Vegliando al buio si sentono
scalpitare le costellazioni alle loro poste
in alto sopra l’albero.
 
Tomas Tranströmer 
Traduzione di Maria Cristina Lombardi
Poesia dal silenzio
 
 
la mia vita è temporale,
scrosci di pioggia, vento;
le chiome impazzite, agitate
i mie capelli crescono,
le mie possibilità calano...

venerdì 17 giugno 2016

L'attesa, di Juan Carlos Galeano

L’attesa
 
Chi attende guarda il paesaggio aspettando chi non
verrà.
 
In lontananza si vede benissimo chi non verrà.
Lo si scorge in una barca solitaria, nel cielo, tra le
nuvole.
 
Due alberi tendono i rami per brindare al successo
del giorno.
 
Chi attende sarebbe felice se i granelli di sole che
entrano nella sala
volessero trasformarsi in chi verrà.
 
Chi non verrà passa a cavallo di una mosca senza
chiedere come va.
 
Chi attende vorrebbe che anche la barca solitaria e
le nuvole si preoccupassero.
Non sarebbe nemmeno male se gli alberi del brindisi
mostrassero un po’ d’interesse.


Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo Manera
Amazzonia. Finestre, nuvole, canoe
 
 
attesa, parola conosciuta bene,
quante volte, in quanti posti,
non mi manca aspettare,
ci sono attese che uccidono...

giovedì 16 giugno 2016

Tempus fugit, di Christina Rossetti

Tempus fugit
 
Deliziosa Primavera,
breve gioia passeggera,
vola via, l'ala leggera –
Dolce Estate dorata.
ospite a lungo bramata –
si annuncia, e già è passata –
Autunno gioia segreta,
delizia non completa –
raffiche di tempesta –
non c'è nulla che resta –
fragile esperimento
a un alito di vento –
trascorso, rovesciato
appena venuto, già andato –
Fare e disfare
insonne faticare,
un incessante alterno
dal nuovo al vecchio andare
un logorarsi eterno
fino al gelido Inverno.

Christina Rossetti
traduzione di Silvio Raffo
Nostalgia del cielo
 
 
già "tempus fugit..."
lo trovo ognidove nella mia mente,
il tempo, costante,
il futuro?

mercoledì 15 giugno 2016

Meditazione, di Gujil

 
 
parole che sprecano
frasi interdette,
pensieri...a volte
eppure siamo qui,
ancora ancorati ...
 
Gujil

martedì 14 giugno 2016

Geometria, di Rita Dove

Geometria
 
Dimostro un teorema e la casa si espande:
le finestre in un balzo si librano sino al soffitto,
il soffitto con un sospiro va alla deriva.
 
Appena le pareti si sono spogliate di tutto
ma non della trasparenza, l'odore dei garofani
se ne va con loro. Io sono fuori, all'aperto,
 
e sopra di me le finestre si sono incardinate su farfalle,
dove si congiungono un raggio di sole riluce.
La loro meta è un punto vero e indimostrato.


Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
 
 
linee interrotte tracciano
geometrie probabili, nascoste,
intravedo perimetri, zone
eppure la polvere invade...

lunedì 13 giugno 2016

in grandi e piccole cupole..., di Aleksandra Cibulja

in grandi e piccole cupole
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini
rondini
con teste umane
 
non loro forse
preparano i nidi sul vomere
gioiscono per le mattonelle smaltate
leggeri – come la fiamma
veloci – come il lampo
sonori – come voci di fanciulle
 
(e la pioggia, di conseguenza, i loro baci)
 
non forse loro
concisi, frettolosi
dicono: santo, santo, santo
Santo, Santo, Santo il Signore Sabaoth!
 
e si disseminano carte luccicanti
come fossero un decoupage di Matisse
 
e tutti i fiori – parlano di un appuntamento
io sono una persona dimessa
sono un infisso bucherellato
cado
 
e la voce si attorciglia come un capello
e la voce si alza a mo’ di spirale
in grandi e piccole cupole
 
in grandi e piccole cupole
folle di angeli ardenti, serafini

Aleksandra Cibulja
Traduzione di Paolo Galvagni
Viaggio al limite del sangue
 

rinchiusi in bolle di noi,
come fragili, eteree, bolle
danziamo nella vita,
qualche volta si scoppia...

domenica 12 giugno 2016

Didascalie, di Anonimo

Didascalie
 
Didascalie sbiadite accompagnano
le tele, gli scorsi, l' immagine;
la vita che siamo si ferma
in spots che la mente non teme.
 
Finali imprevisti disdegnano
i visi scontati, le feste, le pagine;
ciò che non siamo si afferma
in attimi che il cuore si geme.
 
Le vie, i sentieri dipanano
discorsi, frasi, compagine
che sembra stantia, conferma
assurda che schiaccia, che preme.
 
Anonimo
del XX° secolo
poesie ritrovate
 
 
 
 
 

sabato 11 giugno 2016

Son tanto brava, di Sibilla Aleramo

Son tanto brava

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!».
Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo perduto, e vene.
 
Sibilla Aleramo
 
 
bravissimo,
quando intensamente cerco,
le pallide luci sono velate,
le gialle ali sempre qui;
nel padiglione ritorno...

venerdì 10 giugno 2016

Cavallo e albero, di Rita Dove


Cavallo e albero
 
Chiunque sia qualcuno vuol essere un albero –
o cavalcarne uno, i capelli spumati dal vento.
È per questo che hanno inventato i cavalli, e le selle
sono state equipaggiate con singolari stelle.
 
È per questo che intrecciamo le loro ruvide criniere
come fossero bambini, per questo accade che i bambini
all’inizio abbiano paura di una giostra, per il modo in cui
si ostina a dire che la vita è tonda. No,
 
rispondiamo: c’è la musica, ma poi si ferma;
il bello sempre sale e sempre scende.
Li chiamiamo, e i bambini in coro: Ancora, ancora.
Nell'albero la linfa luminosa ascende.

Rita Dove
Traduzione di Federico Mazzocchi
L'imprevedibile esattezza della grazia
 
 
leggerezza e sudore,
galoppo, lungo la riva,
poi il prato e la folle corsa
verso la stalla...

giovedì 9 giugno 2016

Compagno di scuola, di Antonello Venditti


Compagno di scuola
 
Davanti alla scuola tanta gente
otto e venti, prima campana
"e spegni quella sigaretta"
e migliaia di gambe e di occhiali
di corsa sulle scale.
Le otto e mezza tutti in piedi
il presidente, la croce e il professore
che ti legge sempre la stessa storia
sullo stesso libro, nello stesso modo,
con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione.
Ma le domande non hanno mai avuto
una risposta chiara.
E la Divina Commedia, sempre più commedia
al punto che ancora oggi io non so
se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene
perché, ditemi, chi non si è mai innamorato
di quella del primo banco,
la più carina, la più cretina,
cretino tu, che rideva sempre
proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole,
gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto
sotto il banco.
Mezzogiorno, tutto scompare,
"avanti! tutti al bar".
Dove Nietsche e Marx si davano la mano
e parlavano insieme dell'ultima festa
e del vestito nuovo, fatto apposta
e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te)
e le assemblee e i cineforum i dibattiti
mai concessi allora
e le fughe vigliacche davanti al cancello
e le botte nel cortile e nel corridoio,
primi vagiti di un '68
ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare!
E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te...
"Compagno di scuola, compagno di niente
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Antonello Venditti
(1975)
 
 
 solo ricordi, attimi impressi,
ora è vita traslata, di sponda;
ricordo, l'agenda,
la gialla gru,
le buone cose di pessimo gusto...

Gujil

mercoledì 8 giugno 2016

La scuola è finita! di Carlo Michelstaedter

La scuola è finita!

È giunta l'ora del distacco, è giunta;
io vi lascio sedili riscaldati
aule sapienti portici affollati
ora e per sempre!

Ansie e battaglie e faticose veglie
liete sconfitte e facili vittorie
e voi quaderni carchi di memorie
io v'abbandono.

Libero sono dalla tirannia
d'ogni minuto; sono rotti i ceppi
che per lunghi anni rallentar non seppi.
Libero sono!

Libero, e innanzi a me s'apre la vita
con gli orizzonti vasti ed intentati
e coi premi lontani ed agognati
nei sogni antichi.

Freme nel petto l'animo convulso:
sete di gloria e sete di sapere
desiderio d'azione e di piacere
in me ribolle.

In un amplesso solo poderoso
vorrei legare a me tutta la terra
vincere il fato e la fortuna ch'erra
cieca nel mondo.

Ma un brivido mi corre per le membra,
la vita è fredda e piena di sgomento,
triste isolato debole mi sento
vo' ritornare.

Vo' ritornare ai banchi della scuola
alla diuturna noia, alle catene
a quel fetore che facea sì bene,
ai professori.

Amici, or vedo quanto abbiam perduto;
della nostra esistenza, calda un'onda
nel buio del passato si sprofonda
inesorato.

Con quel legame che ci die' comuni
ore di gioia ed ore di sconforto
anche un periodo della vita è morto
in quest'istante.

Ma non dobbiam però chinar la fronte.
Col ferro in pugno verso l'ideale
ci batterem con animo leale!
In alto i cuori!

E se fra le battaglie della vita
saremo vinti forse, da lontano
ci volgeremo a stringerci la mano
... addio compagni!

Carlo Michelstaedter
Gorizia, 25 giugno 1905
 
 
finita la scuola si fiatava,
si pensava all'estate, al mare,
si pensava agli amori;
ora penso alla fine del tempo...

martedì 7 giugno 2016

L'amore delle montagne è una cosa seria, di Juan Carlos Galeano

L'amore delle montagne è una cosa seria
 
Le montagne amano a qualunque età. Una montagna con
milioni di anni si innamora di una persona di venti.
 
Una montagna addormentata aspetta per migliaia di anni
un bacio da chiunque.
 
La montagna a forma di coppa vuole che la bacino solo
gli angeli.
 
Le montagne che ne amano altre lo esprimono semplicemente
scambiandosi stormi di uccelli.
 
Guardando indietro, un uomo si rende conto che una
montagna lo ha seguito.
 
La montagna che ulula d'amore è davvero una fiera.
 
Con solo un poco di riso e acqua ogni giorno, una
montagna è più alta e più saggia.
 
(Le montagne di soldi e di panni da lavare non provano
gli stessi sentimenti).

Juan Carlos Galeano
Traduzione di Danilo ManeraAmazzonia
Finestre, nuvole, canoe
 
 
mi mancano le mie montagne,
un poco, ogni tanto;
molto è cambiato,
molto è stato fatto...

lunedì 6 giugno 2016

Mattinale

mattinale senza idee,
senza cuore;
in un contesto astruso
ritrovo parole, gesti,
dove? quando? come?
eppure...
 
Gujil
 
Vittorio Avondo
Luce mattinale
 

domenica 5 giugno 2016

Domenicale di giugno #0

mattina, presto, silenzio,
qualche uccello singhiozza,
qualche foglia si muove;
Giugno, senza aggettivo,
sono qui perplesso e stanco,
malgrado il riposo...
 
Gujil
 

 

sabato 4 giugno 2016

Allucinazione, di Arturo Graf


Allucinazione
 
Taci; non più; non ricordar quell’ore,
Quei brevi dì; non ricordarmi i baci,
Le folli ebbrezze, i turbamenti; oh, taci!
La memoria che langue e che si muore

Non ravvivar; le care ansie voraci
Non ridestar dall’antico sopore,
Tu che nel mezzo del mio tristo core
Sepolta come in una tomba giaci.

Morta dunque non sei? cenere muto
Io ti credeva: or come vivi? come
Parli e ridi, tu morta, ad un perduto?

O se’ tu dal tuo cenere risorta?
O non è questa Morte altro che un nome?
O sono io morto come tu se’ morta?
 
Arturo Graf
 
 
intravedere, credere, immaginare,
realtà distorte dal grigio,
annebbiate dal fumo;
poi ritorno, rivedo, risento...

venerdì 3 giugno 2016

Sto per frangermi, di Sibilla Aleramo

Sto per frangermi

Sto per frangermi,
tanta onda ho vinto,
tanta onda a te m'ha gettata!

Sto per frangermi,
tu alla fatica enorme mi segni un limite,
ma come alla morte...

Contro a te m'abbatto,
spezzarmi il cuore e la fronte,
sii la morte poi che sei così forte!

Ma se solo a svenire
solo per poi rinvenire
tanta onda a te m'ha gettata,

se la morte non sei,
amore, erto amore,
quali lontananze vedi, se ti volgi?

Sto per frangermi,
tanta onda ho vinto,
contro a te m'abbatto,

erto amore, contro a te.
 
Sibilla Aleramo
 
 
impavido, contro il sole,
a volte contro il vento,
spesso contro lei,
impavido...

giovedì 2 giugno 2016

Non lasciarmi quando..., di Boris Ryzhij

Non lasciarmi quando
Arde la stella di mezzanotte,
Quando fuori e in casa
Tutto va bene come non mai.
Non per qualcosa e senza un perché
Semplicemente e tra l'altro
Lasciami quando provo dolore
Vattene abbandonami del tutto.
Che si svuotino i cieli,
Che diventino neri i boschi,
Che prima di dormire
Abbia una gran paura
Di chiudere gli occhi.
Che l'angelo della morte
Come al cinema
Ora mi versi il veleno nel vino,
Ora la vita mia mischiando
Come un mazzo di carte
Butti sul panno la carta di fiori.
E tu resta pure in disparte –
Biancheggia come un ciliegio
Alla finestra e non arrivandoci, ridi,
allungandomi la mano.
 
Boris Ryzhij
Traduzione di Natalia Stepanova
da "Dèttami versi d'amore"
 
 
lasciarsi, incontrarsi,
essere insieme o soli;
destini dell'uomo nel segno
dell'essere...vivi...

mercoledì 1 giugno 2016

Che cosa sono gli anni?, di Marianne Moore

Che cosa sono gli anni?
 
Che cos’è la nostra innocenza,
che cos’è la nostra colpa? Tutti sono
nudi, nessuno è al sicuro. Da dove viene
il coraggio: la domanda senza risposta,
il dubbio fermo che –
chiamando muto, ascoltando sordo –
nella sventura, anche nella morte,
incoraggia gli altri
e nella sua sconfitta esorta
 
l’anima ad essere forte? In profondità
vede ed è felice colui che
sa arrivare alla mortalità
e nella sua prigione si leva
al di sopra di sé come
il mare nell’abisso, lottando
per essere libero e incapace di esserlo,
nella sua resa trova
la ragione di continuare.
 
Chi ha un forte sentire
agisce così. Anche l’uccello,
più alto mentre canta, rafforza
la sua forma in verticale. Benché prigioniero,
con il suo potente canto
dice: che bassa cosa
la soddisfazione, che pura la gioia.
È questa la mortalità,
è questa l’eternità.

Marianne Moore
Traduzione di Nicola Gardini
New York Anthology
 
 
gli anni sono tanti,
quelli che passano,
quelli a venire,
quelli che restano...