venerdì 16 novembre 2018

In Sarum Close, di Lord Alfred Douglas

In Sarum Close

 

Stanco d’ansie amorose e insonni brame,
sabbie mobili di una vita infida,
volli alleviare le mie mani ardenti
in un placido e gotico crepuscolo.

Ridendo Amore dispiegò le ali
più forti delle mie misere piume
e con serici nastri il cuore affranto
legò di nuovo a torbide passioni.

Ma tu, amore, mio fiore e mio gioiello,
in più gentili modi hai da aiutarmi
a sopportare Amore: in due è una gioia,

se sono il solo ad amare è uno strazio.
Nel diadema d’Amore noi dobbiamo

brillare insieme, due contigue stelle. 

               

Lord Alfred Douglas
da "L'amore che non osa"
traduzione di Silvio Raffo
 
 
amore, amore, passione, sessualità,
la gioventù brama contatti e orgasmi,
la maturità centellina passiva le cose,
la vecchiaia rimpiange, sempre...

giovedì 15 novembre 2018

Alcuni, di Giovanni Giudici

Alcuni
 
Alcuni inseguono tutta la vita
uno scopo – il disegno di un meccanismo
un seme particolare di grano un incrocio di canarini
l’attuazione di un piano la costruzione di una casa.

 
Alcuni in abitazioni private o in asili
psichiatrici ritentano solitari di carte
o calcoli di moto perpetuo o altre
più improbabili imprese come rivoluzioni.
 
Essi sono uomini o donne derisi
o tutt’al più gentilmente commiserati
sia perché l’ambizione che li muove si giudica eccessiva
sia perché appare futile l’obiettivo.
 
Ma io voglio dire che al confronto
non c’è impresa spaziale né invenzione
pari all’attento studio di costoro che sacrificano
alla cosa impossibile ogni raggiungibile piacere.
 
Essi hanno parenti amici e figli madri e padri
mogli e mariti hanno maestri e direttori di coscienza
che accampano più esperienza
e che li esortano alla quotidiana concretezza.
 
Essi come ognuno di noi hanno persone e cose
di cui la presenza stessa ha forza più delle parole
e gli argomenti risultano inoppugnabili
quando gli dicono – pensa a quel che fai.
 
Non c’è dubbio – i persuasori sono nel giusto
perché è senza conforto lo stato di questi ostinati
e agitato è il loro sonno scarsa la salute del corpo
e non hanno alleata la minima probabilità.
 
Non è il loro coraggio coraggio di giocatore
o rischio calcolato di trafficante
e nemmeno intuito di stratega o di capo politico
o di chirurgo all’unica estrema occasione.
 
Essi non hanno con sé la tradizione di una fede
anzi tradiscono a volte
sovvertono la morale fomentano il disordine
in se stessi perduti prima di ogni salvezza.
 
E non possono indicarti il nome di qualcuno
perché non ha fama chi è nella vera ignominia
né superbia di martirio né la gloria di un emblema
ma grazie ad essi ha un senso la specie uomo.
 
Pensando di loro ti scrivo queste parole
oggi che dirci insieme è dire nessuna speranza
sbarrati da ogni saggezza sbarrati dalla storia
ormai più di passato che di futuro nutribili.
 
E chiamandoti a un futuro di penuria
io chiedo la tua insania perché la mia abbia forza
perché si possa dire che è una cosa reale
quella che due distinte persone vedono identica.
 
E tutto questo è ancora poco al confronto
del nulla di chi insegue un solitario ideale.
Essere umani può anche significare rassegnarsi.
Ma essere più umani è persistere a darsi.
 
Giovanni Giudici
da "O beatrice", Mondadori, 1972
 
 
già gli altri... intorno, vicini,
qualcuno più  vicino di altri,
tra gli altri, alcuni ancora;
noi siamo alcuni anche noi...

mercoledì 14 novembre 2018

Quattromila giorni e quattromila notti, di Tamura Ryuichi

Quattromila giorni e quattromila notti


Per far nascere una poesia,
dobbiamo uccidere.
Dobbiamo ammazzarli quasi tutti.
Dobbiamo fucilare, assassinare, avvelenare coloro
          che più amiamo.

Ammirate:
solo perché
volevamo la lingua tremante
          di un uccellino,
dal vuoto di quattromila giorni e quattromila notti
abbiamo fucilato
il silenzio di quattromila notti,
il bagliore di quattromila giorni.

Ascoltate:
solo perché
avevamo bisogno delle lacrime
          di un bambino affamato,
da tutte le metropoli piovorne,
gli ormeggi di mezza estate,
le miniere di carbone,
gli altiforni,
abbiamo assassinato
l’amore di quattromila giorni,
la pietà di quattromila notti.

Ricordate:
solo perché volevamo l’angoscia di un cane randagio,
che vede ciò che i nostri occhi non vedono,
che sente ciò che le nostre orecchie non sentono,
abbiamo avvelenato
la fantasia di quattromila notti,
i gelidi ricordi di quattromila giorni.

Per
dare vita a una poesia,
uccideremo coloro che amiamo.
Questa è l’unica via per far risorgere i morti,
l’unica via che dobbiamo percorrere.


1956
 
Tamura Ryuichi
da "Dopo la modernità"
a cura di Emanuele Sigismondi
 
Risultati immagini per quattromila
 
il tempo che passa inesorabile,
qualsiasi cosa accada lui scorre;
è un rigagnolo nell'infanzia, un torrente
in giovinezza poi fiume possente nel mare...

martedì 13 novembre 2018

Riflesso autunnale n°8

 
sono sempre inattese, le brutte nuove,
partenze impreviste si prospettano,
ho il cuore pesante e l'anima sola;
farò ciò che posso, come sempre, come ieri,
un risultato scontato alimenta la mia nausea,
sono uomo d'affetti, d'amore...
 
Gujil

lunedì 12 novembre 2018

A colei che mi sfegge, di Giulio Gianelli

A colei che mi sfugge
 
Sappilo, ancor io t’amo;
ma di serpenti imagino il tuo nome
scritto, con bel ricamo,
nel corusco baglior delle tue chiome
 
E nelle tue pupille,
cerule fonti d’amoroso affanno,
veggo serpi tranquille,
che, fedelmente, covano l’inganno.
 
T’amo, di te mi struggo;
lo sanno rupi e balze ove deliro;
dalle memorie sfuggo
la tua voce il tuo gesto il tuo respiro.
 
Ma, balenando il vero,
ergomi fosco e giuro il mio riscatto;
scaglio l’igneo pensiero
a blasfemar nei sogni il tuo ritratto.
 
Vedi se ti rinnego:
in un canoro spasimo, il disperso
amor dal tuo diniego;
va, brace e fiamma, a crepitar nel verso.
 
O bella creatura,
giglio che tralignasti a poco a poco,
se per buona ventura
fossi di cera tu com’io son foco,
 
disfatta in me, non più
riluttante, né ostile alla mia gioia,
contro voglia, anche tu,
impareresti se d’amor si muoia.
 
Giulio Gianelli
 
Risultati immagini per colei che sfugge
 
e coloro che mai hai sfiorato?
andate, rimaste, viste?
coloro che hanno saputo stare
e quelle che un alito di vento...

domenica 11 novembre 2018

Grido, di Angelo Barile

Grido
               

Voci parole son tutte di piombo,
cadono morte nel grembo alla sera
come in un mare.
 
O desiderî, cavalli leggeri!
Ora sul prato pascolate avare
erbe, mordete l’aria che s’annera.
 
Sentirvi,
o desiderî, o miei pegasi stanchi,
battere ancora uno scalpito! e fosse
l’ultimo, quello che rapisce: il grido
sullo strapiombo.
 
Angelo Barile
Risultati immagini per pegaso
 
la voglia di gridare, la rabbia, il dolore,
tutte sensazioni che uccidono l'uomo,
lo rendono improbabile essere sensiente;
oggi vorrei gridare, troppo, sempre...

sabato 10 novembre 2018

Epitaffio, di Juan Gelman

Epitaffio
 
Un uccello viveva in me.
Un fiore viaggiava nel mio sangue.
Il mio cuore era un violino.
Amai a volte, altre no. Qualche volta
fui amato. Anche a me
rallegravano: la primavera,
la mano nella mano, ciò che è felice.
Dico che l’uomo deve esserlo!
(Qui giace un uccello.
Un fiore.
Un violino).
 
Juan Gelman
 Risultati immagini per epitaffio
 
amare tutto, anche un epitaffio,
questa poesia insegna, parla al cuore;
io, per me amo solitarie case di paese,
amo anche dove vivo, diversamente...