sabato 25 marzo 2017

Il sepolcro, di Jurij andruchovic

Il sepolcro

ed ecco ci siamo tutti riuniti l'intera famiglia
quando gli inservienti del cimitero hanno reciso
un raggio incerto dietro l'ultimo di noi
ci siamo rincontrati come negli ultimi tempi
del gioco in borsa
delle corse in carrozza
dei balli domenicali al club fuori città
siamo coricati sul pavimento duro
sotto una coppa di marmo
pesante per le foglie secche e l'acqua piovana
comunque in compagnia dignitosa
a destra un magnate dello zucchero
a sinistra un tenore d'opera
non sentiamo l'acqua che scorre il vento che sibila ma
a volte in una notte sorda tremiamo
quando i giovani intonano una canzone indolente
ritornando nei sobborghi operai
a ora tarda dal ballo 

 
Jurij Andruchovic
Traduzione di Paolo Galvagni

 
 
sarà per tutti un attimo, solo un istante,
nel fumo accecante di sigarette scadenti,
nel sapore acre di cibi di strada,
partiremo nel viaggio scopriremo

venerdì 24 marzo 2017

Voglio finalmente sapere tutto del dolore!, di Christine Lavant

Voglio finalmente sapere tutto del dolore!
Rompi la campana di vetro della devozione
e porta via l'ombra del mio angelo.
Voglio andare là, dove la tua mano rinsecchisce
nel cervello dei pazzi, nella crudeltà
di cuori rattrappiti che, morsi dall'ira,
si lacerano da soli per spargere la rabbia
nel sangue del mondo.
Il mio angelo se ne va, con la tenda della grazia
sulle spalle, e una scintilla delle tue braci
ha fuso ora tutto il vetro.
Sono colma di superbia e rumino il coraggio
pazzo e borioso, l'ultimo pane che mi resta
da tutto il raccolto della devozione.
Sei stato molto benevolo, Signore, e molto intelligente,
perché senza di te la campana di vetro l'avrei rotta io.
Adesso voglio dare la caccia al mio cuore con i cani
e farlo sbranare, per risparmiare
un lavoro ributtante alla morte.
Sia grazie a te – ora ne so abbastanza.


Christine Lavant
Porta via l'ombra del mio angelo
Traduzione di Anna Ruchat
 
 
vorrei non sapere niente del dolore,
eppure c'è vive in me, in noi tutti;
sapere condiziona la vita, le cose,
sapere assomma iperboliche situazioni...

giovedì 23 marzo 2017

Quando un dì vedremo, di Anonimo

 
Quando un dì vedremo
 
Quando un dì vedremo
le nostre cose riaffiorare al sole,
ci lasceremo dietro il peso,
questa spoglia che va deperendo.
 
Quando un dì vedremo
la luce bella come non mai
ci lasceremo intorno pianti
e qualche sospiro di sollievo.
 
Quando un dì vedremo
il nostro essere intero
saremo noi, con noi, con loro
ed un attimo sarà il tutto, sempre.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

mercoledì 22 marzo 2017

Ultimo amore, di Arturo Graf

Ultimo amore
 
I.
Era il suo primo amor, l’ultimo mio!
Gli anni senza merce faccian lor corso,
Dieno pur nel mio cor, dieno di morso;
Esso trionfera gli anni e l’obblio.

Dolce ricordo, angustioso e pio;
Mia suprema sciagura e mio conforto!
Meco vivra, morra quand’io sia morto:
Era il suo primo amor, l’ultimo mio!

II.
Di sua persona ell’era esile e sciolta,
Tutta una gentilezza ed un candore;
A volerla abbracciar solo una volta
Temuto avresti di spezzarne il fiore.

Un soave nitor di fiordaliso
Nel suo volto di vergine splendeva;
Breve e di rado l’allegrava un riso,
Ma inteneriva il cor quando rideva.


Era la fronte sua d’un velo ingombra
Di dolor consueto, intimo, arcano;
Tremar parea ne’ suoi grand’occhi l’ombra
D’alcuna cosa sospirata invano.

E spesso, senza usar d’altra favella,
Lo sguardo nell’altrui volto fissava,
Seria, sicura: l’anima cercava
Inconsciamente l’anima sorella.

E della prima volta mi rammento
Che cosi gli occhi nel mio volto mise:
Quando li richino dopo un momento
Arrossi leggermente e poi sorrise.

III.
L’anima giovinetta ancor non era
liberamente nel suo fior dischiusa
E gia d’una ineffabile, severa
Mestizia tutta si vedea suffusa.

Ombra d’arcane ritrosie, secreto
Antiveder di tenebrosi eventi,
Un terror della vita, un inquieto
Senso d’inevitabili cimenti,

Di villanie codarde, ove smarrita,
Senza difesa, nell’altrui balia,
Miseramente la sua stanca vita,
Il suo povero cor sciupato avria.


IV.
Come m’amo? perche m’amo, che lesse
Sulla mia fronte impallidita e china?
Indovino l’abisso e la ruina?
Vide nel cor le cicatrici impresse?

Vide e senti quella che l’alme lega
Comunion d’affetto e di pensiero?
Chi mel dira? chi gliel dira? mistero
E supremo d’amor, nessun lo spiega.

V.
Ma io tra me diceva: I pensier miei
Sono una landa desolata e scura;
Dove porro, dove porro costei
Che di gel non vi muoja e di paura?

Nel mio cor c’e la morte e l’abbandono;
Una bruciata selce, ecco il mio core!
Dove trapiantero, tristo ch’io sono,
Questo leggiadro e delicato fiore?

VI.
E un di (come m’avvenne?) un di m’accorsi
Di cominciare a riamar; nel petto
Sentii rifar la vita e a lunghi sorsi
Bevvi la volutta del novo affetto.


E fui lieto e sperai! ma gia da tergo
M’incalzava il destin: tremando infransi
Il mio vano pensier, ruppi l’usbergo
Delle speranze mal temprate e piansi.

VII.
Giunta la sera ch’ebbi a dirle addio,
Noi l’un dell’altro sedevamo a fronte:
Moriva il sol fra mezzo a un turbinio
Di sanguinose nubi all’orizzonte.

Pallida ell’era e fredda e sbigottita,
E tutto in un pensier l’animo assorto,
Convulsamente fra le bianche dita
Volgea non so che fior gracile e smorto,

E indietro alquanto il bel capo travolto,
Ambe le man congiunte in sui ginocchi,
Senza dir verbo mi fissava in volto
E mi beveva l’anima con gli occhi.

VIII.
Piu non contemplo il suo leggiadro viso,
Piu ’l dolce e schietto favellar non odo,
Piu non m’allieto del soave riso,
Piu del gentile suo stupor non godo;

Ma della immagin sua l’anima ho piena,
Ma del ricordo il mio pensier trabocca;


Sempre in mezzo del core ho la sua pena,
Sempre il suo nome benedetto ho in bocca.
E quando in ciel regna la notte, o quando
M’occupa un greve sonno il corpo affranto,

Come un lamento soffocato e blando
Ne’ travolti miei sogni odo il suo pianto.

IX.
Poveri versi miei, nati e cresciuti
Dove raggio di sol piu non arriva,
Ben sapete s’io v’ho con la piu viva
Parte di me medesimo tessuti.

Poveri versi miei, s’unqua si dia
Ch’ella oda il mesto suon che in voi si frange,
Potra saper come si strugge e piange
Lunge da lei l’afflitta anima mia.
 
Arturo Graf
 
 
ci sarà sempre un ultimo amore,
quello che non si riesce, non si può;
ci si consuma le forze, si tiene lontano,
a volte neanche lo sa...

martedì 21 marzo 2017

23, di Miguel Hernández

23

Se noi vivessimo
quanto la rosa, con la sua intensità,
il profondo profumo dei corpi
sarebbe maggiore.


Ah, breve, intensa vita
di un giorno eterno di rose,
sei passato per la casa
uguale, uguale, uguale
a una meteora ferita, fragrante
di bellezza e verità.


L'orma che hai lasciato è un abisso
di rose disfatte
ove un profumo persistente spinge
i nostri corpi ad andare lontano
.

Miguel Hernández
Quaderno di assenze
Traduzione di Gabriele Morelli 
 
 
i fiori ora arrivano, è Primavera,
tra un po' le rose, così amate,
così curate da loro, ovunque,
rosa, rosae, rosae...

lunedì 20 marzo 2017

Adesso che il tempo..., di Patrizia Cavalli

Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c'è richiamo e non c'è più ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l'accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.
 
Patrizia Cavalli
 

 
è vero, dov'è la prigione?
ora che le distrazioni sono minime,
ora che il suono è più ovattato,
adesso che il tempo imperterrito incombe...

domenica 19 marzo 2017

Serenata, di Norbert Conrad Kaser

Serenata

così le notti stanno intrepide sulla neve
il giorno si è smarrito dietro i salici bianchi
ragazza mia
ragazza mia
Tu
sei lontana

non so se ora pensi o
sogni o dormi
intrepide stanno le nostre notti
separate
come le orme dei corvi
sui giardini
qui e lì

 
 Norbert Conrad Kaser
La dolcezza della ribellione
Traduzione di Gio Batta Bucciol
 
 
tra canzoni e rime baciate
suoni alla bella di turno,
a lei,
poi caduche situazioni e corpi
lontane passioni a volte passive...