mercoledì 23 gennaio 2019

Dono, di Czeslaw Miłosz

Dono
 
Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e le vele.
 
Czeslaw Miłosz
 
 
orizzonti piacevoli di fronte,
un dono da Dio per chi guarda;
bisogna saper vedere per gustare
ciò abbiamo e non sappiamo di avere...

martedì 22 gennaio 2019

Il mirto, di Yves Bonnefoy

Il mirto
 
Talvolta io ti sapevo terra, bevevo
Sulle tue labbra l’ansia delle fonti
Sgorgante da pietre calde, e l’estate
Sovrastava la pietra felice e il bevitore.
Talvolta ti dicevo di mirto e bruciavamo
L’albero di tutti i tuoi gesti per un intero giorno.
Erano grandi fuochi brevi di luce vestale,
Così t’inventavo fra i tuoi capelli chiari.
Una lunga estate di niente aveva disseccato i nostri sogni,
Arrugginite le voci, accresciuti i corpi, disciolti i nostri ferri.
Talvolta il letto ruotava come una barca alla deriva
Che lentamente guadagna l’alto mare
 
Yves Bonnefoy
da "L'acqua che fugge"
traduzione di Maria Clelia Cardona
 
 
erbe, si fanno intrugli, bevande,
bere la terra in una sorta di connubio
stare in pace col mondo e la natura
ecco: appaiono le solite visioni...

lunedì 21 gennaio 2019

Risveglio, di Carlo Michelstaedter

Risveglio
 
Giaccio fra l'erbe
sulla schiena del monte, e beve il sole
il mio corpo che il vento m'accarezza
e sfiorano il mio capo i fiori e l'erbe
ch'agita il vento
e lo sciame ronzante degli insetti. -
Delle rondini il volo affaccendato
segna di curve rotte il cielo azzurro
e trae nell'alto vasti cerchi il largo
volo dei falchi…
Vita?! Vita?! qui l'erbe, qui la terra,
qui il vento, qui gl'insetti, qui gli uccelli,
e pur fra questi sente vede gode
sta sotto il vento a farsi vellicare
sta sotto il sole a suggere il calore
sta sotto il cielo sulla buona terra
questo ch'io chiamo "io", ma ch'io non sono.
No, non son questo corpo, queste membra
prostrate qui fra l'erbe sulla terra,
più ch'io non sia gli insetti o l'erbe o i fiori
o i falchi su nell'aria o il vento o il sole.
Io son solo, lontano, io son diverso -
altro sole, altro vento e più superbo
volo per altri cieli è la mia vita…
Ma ora qui che aspetto, e la mia vita
perché non vive, perché non avviene?
Che è questa luce, che è questo calore,
questo ronzar confuso, questa terra,
questo cielo che incombe? M'è straniero
l'aspetto d'ogni cosa, m'è nemica
questa natura! basta! voglio uscire
da questa trama d'incubi! la vita!
la mia vita! il mio sole!
Ma pel cielo
montan le nubi su dall'orizzonte,
già lambiscono il sole, già alla terra
invidiano la luce ed il calore.
Un brivido percorre la natura
e rigido mi corre per le membra
al soffiare del vento. Ma che faccio
schiacciato sulla terra qui fra l'erbe?
Ora mi levo, ché ora ho un fine certo,
ora ho freddo, ora ho fame, ora m'affretto,
ora so la mia vita,
ché la stessa ignoranza m'è sapere -
la natura inimica ora m'è cara
che mi darà riparo e nutrimento,
ora vado a ronzar come gl'insetti. -
sul S. Valentin, giugno 1910

Carlo Michelstaedter
 
 
risveglio mattutino, presto, è buio,
la paura della notte stempera il mattino
eppure dietro frasi pensierose e paure
albeggia ancora la mia speranza
 

domenica 20 gennaio 2019

Come aspetto, di Tino Villanueva

Come aspetto
                 

Oggi sto seduta ad una finestra, mentre il mio spirito
nuota nel profondo viola-azzurro del mare.
Sono una donna che aspetta, innamorata di un uomo,
e innamorata dell’amore che abbiamo insieme vissuto.
Ho giurato a me stessa che avrei aspettato,
e continuo ad aspettare appassionatamente,
anche dopo che la grande luce del sole si è consumata.

Raccolgo il mio dolore e me lo porto a letto,
e ancora aspetto
prima che il dolce sonno scenda pesante sui miei occhi.
Il giorno dopo mi alzo,
e mi ascolto pronunciare parole colme di speranza
… e continuo ad aspettare. Dico queste cose a voce alta
per serbare chiaro il mio pensiero,
per tenere viva la giornata.

Sono una donna che aspetta,
che aspetta, irrequieta e impaziente come le onde del mare
che si ripetono nella sua testa
come messaggi che giungono da lontano.

 
Tino Villanueva
da "Penelope e il suo poeta"
traduzione di Paola Mildonian
 
 
la parte femminile, quella maschile,
contrasto e completezza nei corpi;
quando si uniscono è gioia infinita,
quasi sempre, quasi spesso...

 

sabato 19 gennaio 2019

Ma il sole illumina il rio

Ma il sole illumina il rio
                                        (a Mario)
 
Il sole, l'acqua, i pesci,
passato recente si snoda
negli occhi ora spenti, inerti.
 
I pesci, amici lontani da tempo,
le lune, gli attrezzi, la vita,
pensieri ora solo riposti.
 
Il buono in te ora svanisce,
si accalca la gente, gli amici,
eppure non conta più niente...
 
Gujil
da " troppe poesie sparse"
 
 
è così, di colpo, si passa,
si diventa parte del passato,
siamo passati e passati,
la via come sempre preclusa...

venerdì 18 gennaio 2019

Liberatemi il cuore..., di Alda Merini

Liberatemi il cuore
da questa assurda stagione d'amore
piena di segreti ricordi.
La sua bellezza come un sandalo d'oro
mi ha colpito la fronte
in cima ai miei pensieri.
La sua bellezza, unica al mondo possibile,
e il suo giovane cuore
buttato tra le siepi delle mie povere cose
mi hanno donato la speranza del fiore.
Lui stesso è un fiore, madre,
un fiore di giovinezza,
il fiore del gaudio e del dominio,
il fiore della mia lenta stagione.
Lui stesso è zolla, madre,
ma le zolle vogliono essere fecondate
e io non ho semi.
 
Alda Merini
da "Ballate non pagate", 1995
 
 
il cuore prigioniero batte ma soffre,
le vicissitudini insite in noi campeggiano
come stendardi vittoriosi sull'anima;
cerco riparo nelle rade nascoste del sogno...

giovedì 17 gennaio 2019

Primavera..., di Ibico

 
Primavera. Cotogni meli dissetati da rivoli
d'acqua di canale, là all'albereto
innocente di Vergini. Vinate fluorescenze
mature sotto opaco verde
di vite svettano. Per me no: eros
non ha epoche quiete, mai.
Sbiancata di lampi
settentrionale bora
raffica di Cìpride, con ossessioni
ardenti, cupa, sprezzante
scuote brutalmente alla radice
la mia interna febbre. 
 
Ibico
Traduzione di Ezio Savino
 
 
...e siamo in Inverno, il verde
ora è solo accennato, tra i grigi;
camminate in compagnia distaccano
anime sole da questo grigiore...