mercoledì 30 novembre 2011

Cos'è la poesia?

Un prolungamento della vista
- e la musica è
un prolungamento dell'udito.
Voglio che un uomo dica,
leggendo queste pagine:
"Ci sono altri mondi
- remoti, solitari, silenziosi, lontani -
di strana, deliziosa vita:
andiamo!"

Kahil Gibran
New York, 20 giugno 1914


lontano, in un niente,
ho raccolto le cose che amo
e le ho relegate a un istante
quel solo attimo che vive;
in uno squarcio di buio
ritrovo da sempre me stesso...

martedì 29 novembre 2011

nei giorni frettolosi
ritrovo perduti sorrisi
che esaltano visi scordati
da dense coltri di oblio;
nel mentre del fare
rivedo contrasti contorti
riprendere forza, vigore
nel lento scorrere altero
del tempo che sfiora la vita...

Anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

lunedì 28 novembre 2011


Deve il mattino sempre ritornare?
La potenza terrestre avrà mai fine?
Consuma un vano affaccendarsi il volo
celeste della notte. E mai l'offerta
segreta dell'amore
arderà in eterno?
Fu misurato alla luce il suo tempo;
ma il regno della notte è senza tempo
e senza spazio. - Eterno dura il sonno.
Sonno santo -
non fare troppo raramente lieti
i consacrati alla notte
in questa terrestre
quotidiana fatica.
Soltanto i folli non ti riconoscono
e di te nulla sanno se non l'ombra
che tu spandi su noi pietosamente
nel crepuscolo
della notte vera.
Non ti sentono
nel flutto d'oro del grappolo -
nell'olio miracoloso
del mandorlo, e nel latice bruno
del papavero.
Non sanno
che tu adombri il tenero seno
della vergine e il suo grembo fai cielo -
non indovinano
che uscita da antiche leggende
tu avanzi e schiudi i cieli,
portando la chiave
dei soggiorni beati,
silenzioso araldo
di misteri infiniti.

Novalis
Inni alla notte

Franca Griva, Luce del mattino, olio su tela

un preciso istante corona
nei segni e nei vuoti la vita
che sembra assentarsi, a volte,
nei richiami suadenti del gioco;
contesti indelebili adornano
le mie finestre sul mondo,
qualcuno mi ascolta e io parlo
con parole su fogli elettronici...

domenica 27 novembre 2011

A...

Se io avessi una bella forma d'uomo,
allora i miei sospiri entro l'avorio
di codesta conchiglia, il tuo orecchio,
saprebbero echeggiare e il tuo gentile
cuore trovare senza indugio; armato
troppo bene sarei dalla passione
per questa impresa. Ahimè, ma cavaliere
di cui muoia il nemico non son io,
sul petto prominente non mi brilla
corazza alcuna; né un pastor di valle
sono, felice, che per gli occhi d'una
fanciulla gli tremarono le labbra.

Pure bisogna ch'io per te vaneggi,
dolce chiamarti, delle rose d'Ibla
più dolce assai che sentono di miele
quando le impregna una rugiada ricca
tanto che inebria. Ah sì, quella rugiada
gustare voglio, quella mi bisogna,
e quando il viso pallido disvela
la luna voglio andarne raccogliendo
qualche po' con incanti e con malie.

John Keats


non ho che attimi
e corolle di voci attorno
giunchi giunti da lontano
si flettono al gelido soffio
del vento d'autunno;
riscopro le piccole gioie di un mentre
nel flebile, inerte, sentore di freddo
raccolgo le foglie già secche
che inviolabili leggi hanno sparso per terra...

sabato 26 novembre 2011


Le mie labbra

Talvolta, quando parlo, tu al mio fianco
guardi la forma pura delle mie labbra,
segui le ali della loro curvatura,
me le vai modellando, a grado a grado.

Io ti avverto e il mio volo appassionato
si regge sulla tua brezza e sull'alto
per rampe a spirale ascende, e attesta
- senza guardarti - il tuo spiro innamorato.

Le mie labbra serie d'innocenza appuri
e in una delle loro pieghe - neppure si nota -
ti occulti - leggerissima -, ti stendi,
così senza peso, senza gravame.

Su, su,labbra di cuore: il gabbiano
e la sua ombra nel mare alla deriva.

Gerardo Diego



ed io parlavo, parlavo, parlavo
e raccontavo fiabe incantate
c'era la luna piena e splendente;
narravo le gesta di eroi e furfanti
con vove suadente e melliflua
a qualcuno che ascoltava;
poi fu solo silenzio e gemiti
ed il sonno nella calma notturna,
le mia labbra sono ancora coscienti...

venerdì 25 novembre 2011

SERA TEMPESTOSA

Oh, le rosse ore serali!
Baluginante oscilla alla finestra aperta
la vite confusamente all'azzurro intrecciata,
dentro nidificano i fantasmi dell'ansia.

Polvere danza nel fetor delle gore.
Tintinnando batte nei vetri il vento.
Corteo di selvaggi destrieri
sospingono fulmini nuvole stridenti.

Con fragore si spezza dello stagno lo specchio.
Gabbiani alle finestre gridano.
Il cavalier di fuoco precipita dal colle
e si frantuma nell'abete in fiamme.

Ammalati nell'ospedale stridono.
Azzurrino ronza della notte il piumaggio.
Scintillando scroscia all'improvviso
la pioggia giù sopra i tetti.


Georg Trakl


un dormiveglia pieno di calma
accalca i lembi della mia mente
mentre aroma di caffè si spande
nel tepore noto della cucina;
a piccoli passi mi approccio
all'imminente giorno è sereno
ma dentro di me un pò sta piovendo
contrasto puro, animo indomito
intellettuale pseudoromantico
sorseggio la calda bevanda
dalla mia tazza preferita...

giovedì 24 novembre 2011

Non recidere, forbice, quel volto

Non recidere, forbice, quel volto
solo nella memoria che si sfolla,
non fare del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala... Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di novembre

Eugenio Montale

il fiore nel vaso,
un taglio netto che ha reciso
per portare colore, un pò di primavera
alla fine di quest' autunno;
sta lì, solitario vessillo
e quasi nessuno lo guarda,
chissà se ricorda
la sua vita nel vento, sotto il sole,
irrorato da spruzzi di pioggia,
chissà se ricorda...

mercoledì 23 novembre 2011

in un attimo solo si sfalda
sfilacciandosi, un senso comune
intorno annaspa la vita
di un quotidiano stridore
così, dentro noi, si rinsalda
un languido sentimento, barlume
di luce che spesso è sbiadita
e s'incarna in un denso dolore;
questo vago sentore
si stempera e gracchia
si allarga come una macchia
che mi avvolge in un cupo grigiore...

Anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

martedì 22 novembre 2011

Colloquio sentimentale


Nel vecchio parco gelido e deserto
sono appena passate due forme.

Hanno occhi morti, e labbra molli,
e le loro parole si odono a stento.

Nel vecchio parco gelido e deserto
due spettri hanno evocato il passato.

- Ricordi la nostra estasi d'allora?
- E perché vuoi che la ricordi?

- Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
Ancora vedi in sogno la mia anima? - No.

- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.

- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

Andavano così tra l'avena selvatica,
e le loro parole le udì solo la notte.


Paul Verlaine
feste galanti



aspettative deluse
riflettono pallide sagome
su bordi di improbabili pozze
mentre intorno è arrancare di visi
che nebbie autunnali confondono
a viali alberati scheletrici;
rami spogli rammentano
la stagione del freddo
io vedo ma ancora non guardo
in un lieve indeciso
scivolo cauto...

lunedì 21 novembre 2011

Pianto autunnale

Chi ha messo la sordina all'usignolo
che tintinna sul salice?
S'è forse punto in una ignuda spina,
che ha tutto il petto rosso?
O triste annunziatore dell'inverno,
che saltelli tra i bruscoli e cammini
sull'erba morta,
dove ho visto l'ultima incensaria
e la prima margherita solitaria.
Saltellando e camminando becchi
l'ultimo duro pippolo. che resta:
e vien giù con gli spazzacamini,
quando anche i morti fanno
la lor pallida silenziosa festa
di sole a malincuore;
è pur dolce i tuo tremulo canto:
come dopo la gioia rumorosa
il calmo pianto.

Corrado Govoni


riga il marciapiede umido,
la soglia delle lacrime;
fino a dove? per quanto? perchè?
son domande inespresse
ma intrise nel volto...
mutevoli aspetti s'intonano
a circostanze di rito
mentre annaspa nel caos
la mia dignità...

domenica 20 novembre 2011

UN RICORDO

Io non sapea qual fosse il mio malore
né dove andassi. Era uno strano giorno.
Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che di uno stupore
immenso che quella pianura in torno
mi facea, cosí pallida in quel giorno,
e muta, e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d'un infinito
silenzio, dove un palpitare solo,
debole, oh tanto debole, si udiva.

Poi, veramente, nulla piú si udiva.
D'altro non mi sovviene. Eravi un solo
essere, un solo; e il resto era infinito.

Gabriele D'Annunzio


dentro mille riflessi è facile
intravedere le cose che amo,
difficile è trovarle nel grigio
di quando lo studio diventa peso,
di quando la musica tace;
eppure mi manca, lo sò,
sò quanto mi manca
il respiro veloce
di quando si ama...

sabato 19 novembre 2011


imprecise, indecise,
sottili lamine di cristallo
nel centro del dosso
concise, improvvise
sensazioni in stallo
come cavallo scosso
nel lento fruire
il tempo impazzendo
non riesce a lenire
chi giace gemendo...

Anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 18 novembre 2011

Non una sola volta

La Morte non viene una sola volta
E bisogna saperla riconoscerla.
Non è la Signora con la faccia mangiata
Come si vede nei frontespizi latini.
Spesso è gentile e ha buoni modi:
Non toglie nulla di vistoso.
Le basta che muoia una cosa
Una sola, diversa ogni volta.
E ci toglie dalle mani la rosa.

Raffaele Carrieri


è vero, come quando volavo,
con ali di cera e di cartone
cercavo il cielo e vedevo notti
piene di stelle e galassie;
pensai spesso alla fine di tutto,
pensai anche di fare del male,
di dar sofferenze...
ora sono diverso, meno lucido
ma il cuore mi dice
che l'ombra ha volti risaputi
e ghermisce anche luci colorate,
ora la mente mi dice
che vivere è un passo
ma non sò verso dove...

giovedì 17 novembre 2011


fili sottili intrecciano i giorni,
le dimenticanze e i rammenti
sono solo rammendi dell'anima
mentre il giorno riduce la luce,
mentre il sonno vorrebbe e non può;
salvifiche immagini informi
si levano al cielo dal cero
che odora di acre ed espande
una flebile luce che squarcia,
come dita artigliate,
il denso mio oscuro...


Salvezza

Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che m'addormenterà...

Ho goduto il risveglio
dell'anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.


Guido Gozzano
La via del rifugio

mercoledì 16 novembre 2011

Autunno

Se ne vanno nella nebbia un contadino storto
e il suo bue lentamente nella nebbia d'autunno
che cancella le borgate povere e vergognose

Mentre s'allontana il contadino canticchia
una canzone d'amore e d'infedeltà
che parla di un anello e d'un cuore infranto

Oh l'autunno l'autunno ha ucciso l'estate
Se ne vanno nella nebbia due grigie figure.

Guillaume Apollinaire


è tornata la nebbia
la respiro con gli occhi
mentre incalza uno stupido dubbio
e mi preme alla gola;
gli altri sono macchie indistinte
che muovono concitati passi,
nelle sere sempre più buio,
le mattine sono silenzi infiniti
con il freddo a tracciare confini...

martedì 15 novembre 2011

Non Vita
Non vita perchè tu sei nella notte
la rapida fiammata, e non per questi
aspetti della terra e il cielo in cui
la mia tristezza orribile si placa:
ma, Vita, per le tue rose le quali
o non sono sbocciate ancora o già
disfannosi, pel tuo Desiderio
che lascia come al bimbo della favola
nella man ratta solo delle mosche,
per l'odio che portiamo ognuno al noi
del giorno prima, per l'indifferenza
di tutto ai nostri sogni più divini,
per non potere vivere che l'attimo
al modo della pecora che bruca
pel mondo questo o quello cespo d'erba
e ad esso s'interessa unicamente,
pel rimorso che sta in fondo ad ogni
vita, d'averla inutilmente spesa,
come la feccia in fondo del bicchiere,
per la felicità grande di piangere,
per la tristezza eterna dell'Amore,
per non sapere e l'infinito buio...  
per tutto questo amaro t'amo, Vita.

Camillo Sbarbaro
infine rientro in me stesso e confido
nel pianto di un cielo stellato,
rivedo negli astri il rimpianto
di un segno percorso da tempo...
ora sento ed il senso abbandona
precise distanze, lontano
una flebile fiamma richiama...

lunedì 14 novembre 2011

Dall'immagine tesa

Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Clemente Rebora


cortecce impregnate di pioggia
si staccano e cadono a terra
in frammenti di legno e di muschio
ritrovo lucidità di pensiero;
ho camminato nel bosco bagnato,
il bavero alzato e l'umido nel fiato,
ho intravisto alcuni raggi di sole
ma il profilo del monte ora nasconde...

domenica 13 novembre 2011

Soldati

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

Giuseppe Ungaretti


poi infine si cade,
si svolazza per quel poco
che il vento ci dà
e poi si cade;
in una pozza fangosa
o su un asfalto corroso,
su di un madido prato
o sulla riva sassosa;
si cade e si scivola in nulla
per dare substrato alla vita
mentre un fiore resiste
ed il freddo si insinua...

sabato 12 novembre 2011


nè fu un fine raggiunto
il decorso stanco,
nè raggiunse mete
se non di poco conto;
respiri grevi,
movimenti vaghi,
i gesti impetuosi là
dove il pensiero geme...


anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 11 novembre 2011

San Martino

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Giosuè Carducci


quest'estate fugace, tiepida,
fatta di vaghi ricordi un pò stemperati,
piena di pensieri di freddo
e di frasi di circostanza;
quest'estate novembrina
che ancora mi affascina e lieve
ricopre di un manto sereno il mio corpo...

giovedì 10 novembre 2011

La quiete dopo la tempesta

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato
L'artigiano a mirar l'umido cielo,
Con l'opra in man, cantando,
Fassi in su l'uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
Della novella piova;
E l'erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.
Si rallegra ogni core
Sì dolce, sì gradita
Quand'è, com'or, la vita?
Quando con tanto amore
L'uomo a' suoi studi intende?
O torna all'opre? o cosa nova imprende?
Quando de' mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, ch'è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.
O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D'alcun dolor: beata
Se te d'ogni dolor morte risana.

Giacomo Leopardi


non sò cos'è che agita il mio cuore,
superato un grande affanno
ti senti spossato, sfinito;
forse è questo vivere alla giornata,
questo senso di precarietà continuo,
o forse è solo il grande pessimismo
di leopardiana memoria che affligge;
non vedo che orizzonti lontani,
troppo imprecisi per dare risposte,
troppo indefiniti per mostrare qualcosa
e questo cielo di Novembre ingrigisce
le anime sensibili, quelle più belle...