lunedì 31 ottobre 2011

LA MALINCONIA

Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.

Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.

Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.

Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.

Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.

Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.

Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,

al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.

Umberto Saba


impietosi e impetuosi
si snocciolano in me pensieri
in assurde maree di impegni
eppure se ripiego il capo vedo
 capisco e mi adeguo...

domenica 30 ottobre 2011

Che cosa sono gli anni

Che cos'è la nostra innocenza,
che cosa la nostra colpa? Tutti
sono nudi, nessuno è salvo. E donde
viene il coraggio: la domanda senza risposta,
l'intrepido dubbio, -
che chiama senza voce, ascolta senza udire -
che nell'avversità, perfino nella morte,
ad altri dà coraggio
e nella sua sconfitta sprona
l'anima a farsi forte? Vede
profondo ed è contento chi
accede alla mortalità
e nella sua prigionia ti leva
sopra se stesso, come
fa il mare dentro una voragine,
che combatte per essere libero
e benché respinto
trova nella sua resa
la sua sopravvivenza.
Così colui che sente fortemente
si comporta. L'uccello stesso,
che è cresciuto cantando, tempra
la sua forma e la innalza. È prigioniero,
ma il suo cantare vigoroso dice:
misera cosa è la soddisfazione,
e come pura e nobile è la gioia.
Questo è mortalità,
questo è eternità.

Marianne Moore

passi di fianco ai miei passi,
affrettate zampe su terreni assetati
mi accompagnano e seguono;
ricordo il sole di quei giorni e la sete,
nei campi il fieno asciugava
ed io cercavo ombra e ristoro,
lei era sempre con me...

sabato 29 ottobre 2011

La pioggia è caduta tutto un giorno

La pioggia è caduta tutto un giorno.
Oh, vieni tra gli alberi madidi.
Le foglie giacciono fitte sul viale
Dei ricordi.

Nel viale dei ricordi sosteremo
Un poco e poi ci lasceremo.
Vieni, amore, dove io possa parlarti
Intimamente.

James Joyce


e nel ricordo affiora
un lontano gesto di consuetidine,
una mano tesa al saluto
verso un treno che parte;
miriadi di emozioni soccombono
al lento, graduale, presente
soffocate dal fango e dai sassi
le mani che scavano pena...

venerdì 28 ottobre 2011

un delicato ripiego consuma
un battito ritmico e un cuore
si stacca dal corpo e vive;
contesti costanti e maree
in vincoli e segni collimano
a dare incessanti messaggi
mentre aprono gli occhi
le mille distratte eresie;
nel sogno rifugio
finchè incubo appare...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

 

giovedì 27 ottobre 2011

CREDO IN TE ANIMA MIA

Credo in te, anima mia,
l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,
e tu non devi umiliarti di fronte a lui.
Ozia con me sull’erba,
libera la tua gola da ogni impedimento,
né parole, né musica o rima voglio,
né consuetudini né discorsi,
neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,
il suo mormorio mi piace.
Penso a come una volta giacemmo,
un trasparente mattino d’estate,
come tu posasti la tua testa
di per traverso sul mio fianco
ti voltasti dolcemente verso di me,
e apristi la camicia sul mio petto,
e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,
e ti stendesti sino a sentire la mia barba,
ti stendesti sino a prendere i miei piedi.
Veloce si alzò in me
e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza
che va oltre ogni argomento terreno,
io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,
e io conosco che lo spirito di Dio
è il fratello del mio,
e che tutti gli uomini mai venuti alla luce
sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,
e che il fasciame della creazione è amore,
e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,
e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,
e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,
pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

Walt Whitman


nel senno di un nulla ripongo
le labbra riarse dal sale e dal sole
di quando vagavo per mare,
novello odisseo trascesi nell'ira
di fanciulleschi errori;
ora sono diverso e riesco
a sopprimere impeti e scatti,
mi manca la giovanile irruenza...

mercoledì 26 ottobre 2011

La prima pioggia

Scendon le gocce della prima pioggia
che sui selciati ancor timida batte,
mentre settembre lietamente sfoggia
l'ardore delle sue bacche scarlatte.
E le foglie chiacchierine
parlano dell'autunno che ritorna
e che sotto la pioggia fine fine
di pampini e di bacche agile s'adorna.

M. Moretti


scivola, su perfetta tela, il sogno
di pioggia autunnale che lascia
nella pozza riflessa la luna
ed un freddo consueto si pone
e disegna rugiade mattutine;
è così che mi vedo,
nell'intreccio del ragno a seguire
le mille devianze notturne...

martedì 25 ottobre 2011

Canzone d'autunno


I singhiozzi lunghi
dei violini
d'autunno
mi feriscono il cuore
con languore
monotono.

Ansimante
e smorto, quando
l'ora rintocca,
io mi ricordo
dei giorni antichi
e piango;

e me ne vado
nel vento ostile
che mi trascina
di qua e di là
come la foglia
morta.

Paul Verlaine


piangere serve a chiunque,
lacrime rigano i volti, le espressioni,
nella lunga sequenza del dolore e della gioia;
ricordo il mio pianto di ieri, quello del male,
il mio stare da solo in attesa,
quell'attesa che ora è lontana,
eppure, in un senso qualunque,
rivedo il mio umido aspetto contrarsi
e l'orizzonte sfocare...

lunedì 24 ottobre 2011

Crisalide

L' albero verde cupo
si stria di giallo tenero e s'ingromma.
Vibra nell'aria una pietà per l'avide
radici, per le tumide cortecce.
Son vostre queste piante
scarse che si rinnovano
all'alito d'Aprile, umide e liete.
Per me che vi contemplo da quest'ombra,
altro cespo riverdica, e voi siete.
Ogni attimo vi porta nuove fronde
e il suo sbigottimento avanza ogni altra
gioia fugace; viene a impetuose onde
la vita a questo estremo angolo d'orto.
Lo sguardo ora vi cade su le zolle;
una risacca di memorie giunge
al vostro cuore e quasi lo sommerge.
Lunge risuona un grido: ecco precipita
il tempo, spare con risucchi rapidi
tra i sassi, ogni ricordo è spento; ed io
dall'oscuro mio canto mi protendo
a codesto solare avvenimento.
Voi non pensate ciò che vi rapiva
come oggi, allora, il tacito compagno
che un meriggio lontano vi portava.
Siete voi la mia preda, che m'offrite
un'ora breve di tremore umano.
Perderne, non vorrei neppure un attimo:
è questa la mia parte, ogni altra è vana.
La mia ricchezza è questo sbattimento
che vi trapassa e il viso
in alto vi rivolge; questo lento
giro d'occhi che ormai sanno vedere.
Così va la certezza d'un momento
con uno sventolio di tende e di alberi
tra le case; ma l'ombra non dissolve
che vi reclama, opaca. M'apparite
allora, come me, nel limbo squallido
delle monche esistenze; e anche la vostra
rinascita è uno sterile segreto,
un prodigio fallito come tutti
quelli che ci fioriscono d'accanto.
E il flutto che si scopre oltre le sbarre
come ci parla a volte di salvezza;
come può sorgere agile
l'illusione, e sciogliere i suoi fumi.
Vanno a spire sul mare, ora si fondono
sull'orizzonte in foggia di golette.
Spicca una d'esse un volo senza rombo,
l'acque di piombo come alcione profugo
rade. Il sole s'immerge nelle nubi,
l'ora di febbre, trepida, si chiude.
Un glorioso affanno senza strepiti
ci batte in gola: nel meriggio afoso
spunta la barca di salvezza, è giunta:
vedila che sciaborda tra le secche,
esprime un suo burchiello che si volge
al docile frangente - e là ci attende.
Ah crisalide, com'è amara questa
tortura senza nome che ci volve
e ci porta lontani - e poi non restano
neppure le nostre orme sulla polvere;
e noi andremo innanzi senza smuovere
un sasso solo della gran muraglia;
e forse tutto è fisso, tutto è scritto,
e non vedremo sorgere per via
la libertà, il miracolo,
il fatto che non era necessario!
Nell'onda e nell'azzurro non è scia.
Sono mutati i segni della proda
dianzi raccolta come un dolce grembo.
Il silenzio ci chiude nel suo lembo
e le labbra non s'aprono per dire
il patto ch'io vorrei
stringere col destino: di scontare
la vostra gioia con la mia condanna.
È il voto che mi nasce ancora in petto,
poi finirà ogni moto. Penso allora
alle tacite offerte che sostengono
le case dei viventi; al cuore che abdica
perché rida un fanciullo inconsapevole;
al taglio netto che recide, al rogo
morente che s'avviva
d'un arido paletto, e ferve trepido.

Eugenio Montale


Claudio Caldana, Crisalide 3

nel lento assorto rifluisce
un che di antico, lontano, cortese,
come quando scorsi la luce
in quel tetro buio cattivo;
restio ad ogni lusinga mi chiedo
e rispondo, a volte, rispondo... 

domenica 23 ottobre 2011

Serenata Indiana

Nel primo dolce sonno della notte
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
quando sospira lievemente il vento
e splendono le stelle luminose:
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
e uno spirito allora mi ha condotto,
chissà come, vicino alla finestra
della tua camera, o dolcezza mia!
Le arie vagabonde illanguidiscono
lungo il ruscello oscuro e silenzioso,
i profumi del Champak svaniscono
come dolci pensieri in un sogno;
muore il lamento dell'usignolo sul cuore
della diletta, proprio come me
destinato a morire sul tuo,
o tu che sei la mia amata!
Oh, ti prego, sollevami dall'erba!
Muoio e mi sento debole e languido!
Oh, che il tuo amore piova in mille baci
sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.
Ahimè, le guance sono fredde e pallide,
ed il mio cuore batte impetuoso e forte!
Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,
dove alla fine si dovrà spezzare!

Percy Bysshe Shelley


se è vero che siamo
vorrei dar posto a pensieri minimi,
quelli riposti e mai adoperati,
quelli più semplici;
i nativi americani
e la loro semplicità hanno usato
luna e sole e acqua dei fiumi,
hanno dato sguardi vasti
alle grandi praterie ed al bufalo;
hanno amato con umili gesti...
vorrei avere più avvezzo
ad usare il loro linguaggio,
sarei in pace, sereno col mondo
e sopratutto con me...

sabato 22 ottobre 2011

A te, viva

Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare,
come un limpido specchio dove cantano uccelli
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.

Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama,
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente ove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.

Quando accosto il mio labbro a quell'incerta musica,
al rumore di quanto è sempre giovane,
dell'ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna

Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare ove riflettersi.

Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è la tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.

La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d'amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.

Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.

Vicente Aleixandre


invece tu te ne vai, lieve
come un foglio di trama leggera
svolazzi tra foglie ingiallite, caduca
come loro ti appresti alla terra;
i miei amori su pezzi di carta,
luminosi ritratti di vita
in attesa di un sole più alto
ristò in questo brivido ottobrino...

venerdì 21 ottobre 2011

Amor fati

Quando dal mio buio traboccherai
di schianto
in una cascata
di sangue –
navigherò con una rossa vela
per orridi silenzi
ai cratèri
della luce promessa.

Antonia Pozzi
13 maggio 1937


LE CASCATE DI CAMERON AD ALBERTA, Canada

nei silenzi ritrovo il pensare,
quello vago di cose leggere
e il tormento del chiodo fisso,
rivedo le cose che amo, che amai,
mi specchio nel lago fatato
in cui vedo vagare la mia anima;
mi sento e sento le cose
quando chiudo lo sguardo
e riprendo un cammino interiore...

giovedì 20 ottobre 2011

Esistere psichicamente

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.

Andrea Zanzotto

Harumy Aoyaghi

ora che anch'io fiato
apprendo triste la fine di un grande
che corollava parole su fogli
che assorbivano tratti
e rimandavano versi;
riposa poeta nell'aere
che avesti compagna di rime,
io, qui,
non posso che leggerti...

mercoledì 19 ottobre 2011

RITORNAR BAMBINI

Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi dove una volta giocavamo.

Kahlil Gibran


scene impietose riallacciano
antichi legami consumati
in un intreccio di visi e stagioni,
non volli eppure dovetti
in ambiti stranianti e lucenti
eppure nel peso del cuore
c'è un grido che straccia la vita...

martedì 18 ottobre 2011

Vangando

Quatta quatta con il colpo in canna
Fra medio e pollice sta la penna.

Sotto la finestra un raspo netto all'internarsi
Della vanga nel terreno ghiaioso:
È mio padre che dissoda. Guardo in basso,

Finché sotto sforzo, a groppa curva
Sulle aiuole, torna venti anni indietro
Piegandosi a tempo per i solchi
Di patate che vangava.

A posto sul vangile lo scarpone,
Saldo fulcro del manico il ginocchio,
Cavava gambi, ficcava a fondo la lucente lama
Per spargere patate nuove che noi raccattavamo
Adorandone fresca la durezza nella mano.

Per Dio, il vecchio ci sapeva fare
Con la vanga. Come il suo vecchio.

Mio nonno in una giornata tagliava più torba
Di chiunque altro nella torbiera di Toner.
Una volta gli portai il latte in una bottiglia
Sciattamente turata con la carta.
Si raddrizzò per bere e subito riprese

Con cura a fare tacche e fette, spalandosi le zolle
Dietro le spalle, sempre più a fondo
A cercare quella buona. Scavando.

Il freddo afrore di terriccio di patate, risucchio e stacco
Da torba in guazzo, secco taglio della lama
Nelle radici vive, mi si risvegliano in testa.
Ma non ho vanga per seguire uomini come loro.

Fra medio e pollice
Quatta quatta sta la penna.
Sarà la mia vanga.

Seamus Heaney



Renato Guttuso, Contadini al lavoro
il comparto distacca le soglie
da improbabili ingressi,
celati agli sguardi si tramano
infiniti amori e passioni;
si staglia alle spoglie
vicende che umane poi sono
un perdono e l'aria si quieta...

Umberto Boccioni, Contadini al lavoro

Digging

Between my finger and my thumb
The squat pen rests; snug as a gun.

Under my window, a clean rasping sound
When the spade sinks il1to gravelly ground:
My father, digging. I look down

Till his straining rump among the flowerbeds
Bends low, comes up twenty years away
Stooping in rhythm through potato drills

Where he was digging.

The coarse boot nestled on the lug, the shaft
Against the inside knee was levered firmly.
He rooted out tall tops, buried the bright edge deep
To scatter new potatoes that we picked
Loving their cool hardness in our hands.

By God, the old man could handle a spade.
Just like his old man.

My grandfather cut more turf in a day
Than any other man on Toner's bog.

Once I carried him milk in a bottle
Corked sloppily with papero He straightened up
To drink it, then fell to right away

Nicking and slicing neatly, heaving sods
Over his shoulder, going down and down

For the good turf. Digging.

The cold smell of potato mould, the squelch and slap
Of soggy peat, the curt cuts of an edge
Through living roots awaken in my head.
But l've no spade to follow men like them.

Between my finger and my thumb
The squat pen rests.

l'll dig with it.

Seamus Heaney
Digging, The Forge, The Haw Lantern 
(traduzione di A. Gentili)