mercoledì 30 giugno 2010

Questa continua rincorsa per la sopravvivenza mi sta stremando ma so che è necessaria e mi ci dedico con tutta l'anima e la forza di volontà che possiedo.
Non vedo l'ora di lasciarmi alle spalle questi attimi pesanti come macigni ma che si sono scolpiti indelebili nella mia mente come un bassorilievo tatuato ad eterna memoria.
....


L'invetriata
La sera fumosa d'estate
Dall'alta invetriata mesce chiarori nell'ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la
lampada? - c'è
Nella stanza un odor di putredine: c'è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c'è
Nel cuore della sera c'è,
Sempre una piaga rossa languente.
...
Dino Campana
...

martedì 29 giugno 2010

O GIOVINEZZA

O Giovinezza, ahi me, la tua corona
su la mia fronte già quasi è sfiorita.
Premere sento il peso della vita,
che fu si lieve, su la fronte prona.
Ma l'anima nel cor si fa più buona,
come il frutto maturo. Umile e ardita,
sa piegarsi e resistere; ferita,
non geme; assai comprende, assai perdona.
Dileguan le tue ultime aurore,
O Giovinezza; tacciono le rive
poi che il torrente vortice dispare.
Odo altro suono, vedo altro bagliore.
Vedo in occhi fraterni ardere vive
lacrime, odo fraterni petti ansare
.

Gabriele D'Annunzio
---

La fuga dalla realtà è sempre più dura e mi ricollego al presente con un forte rumore di fondo che disturba la mia anima e la pone in perenne agitazione emotiva.
Boh!
Non mi è chiaro il disegno e mi consumo nell'attesa dell'evento...quasi fosse un tragico "rendez-vous" del quale non è possibile fare a meno e nel quale si è costretti come burattini senza più volontà.

lunedì 28 giugno 2010

Se dovessi credere, crederei, solo questo posso dire, non me la sento di aggiungere altro.
Il percorso si allunga, diventa tortuoso e l'ansia torna come un maglio a colpire il mio quotidiano...resistere!
e resistere è la parola d'ordine che continuo a ripetere a me stesso, ma è dura, molto dura e lo sconforto mi prende alla gola e mi disturba i pensieri che non scorrono più con la necessaria lucidità e coerenza.
La musica mi salverà continuo a ripetermi!
Così ho rincorso il passato nel quale cerco un riparo e un approdo tranquillo in questo mare tempestoso che è diventata la mia vita di quest'ultimo anno.
Speriamo sia sufficiente.
...
Andrea Figari, Veduta di Boccadasse, 1905 circa, olio su tela

venerdì 25 giugno 2010


Un torrente,
nel suo strepere
si frange
in fresca cascata.
Così la mia mente
vagheggia in ricordi
e rimpianti.
Illusi, lo so
e delusi
ma amai.

Anonimo del XX° Secolo
(frammenti ritrovati)

giovedì 24 giugno 2010

Ricomincia questo non-sonno a starmi addosso ed impedirmi il riposo. Sogno, è vero, ma che sogni sono querlli pieni di corsa ed ansia? L'incubo del "non fare", della staticità pervade il mio taccuino quotidiano e non mi lascia molti spazi di riflessione perchè mi concentra sui pensieri non graditi, su quelli che non vorrei mai...


Tutta l'anima mia, tutte le pure

Tutta l'anima mia, tutte le pure
gioie godute nella giovinezza;
ogni mia più soave tenerezza,
tutte le mie speranze malsecure

nelle loro precoci sepolture,
l'eterna immensurabile tristezza
che il mio cuore dissangua ma non spezza
offerte alle mortali creature.

Anima, come vano, come vano
l'amor tuo, come triste il disinganno!

Sergio Corazzini

mercoledì 23 giugno 2010

Il gelsomino notturno

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso a' miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l'ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l'odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l'erba sopra le fosse.
Un'ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l'aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s'esala
l'odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s'è spento . . .
È l'alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l'urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

Giovanni Pascoli


Le cause del malumore sono sotanzialmente sempre quelle, la malattia e l'attesa, i soldi e le spese, gli altri che non vedono altro che la loro vita e solo ti sfiorano ma con poca importanza ed una fastidiosa noncuranza. Quando mi comporto così mi arrabbio con me stesso ma è anche questa una valvola per sfogare la mia incredulità di fronte agli eventi.

martedì 22 giugno 2010

La luce è alta ora quando mi sveglio, finalmente il sonno sembra prevalere sull'angoscia e riesco a dormire un pò meglio e più di prima. Non mi brucio più così tanto nell'attesa e riempio questo taccuino virtuale con meno paura e timore. La scala dei valori continuan a ridistribuire il suo peso a seconda delle tante circostanze che incombono.
Staremo a vedere.


IDILIO DI GIUGNO

O che gaio mattino!
Se tu vuoi nel giardino
Scendere, mia Francesca,
A raccogliere andiamo
Le ciliegie sul ramo
All'aria fresca,
Le ciliegie vermiglie,
Enormi cocciniglie
Tra le fogliuzze appese,
Che fanno rubiconde
Delle piante le fronde
In questo mese.
Colla scala a piuoli
Rubata ai vignaiuoli,
Quest'albero gigante
Io piglierò d'assalto
E cercherò là in alto
Esser galante.

Remigio Zena

lunedì 21 giugno 2010


Il ladro di ciliegie

Una mattina presto, molto presto del canto del gallo,
un fischiettio mi svegliò ed andai alla finestra.
Sul mio ciliegio- l'alba empiva il giardino-
sedeva un giovane, con un paio di calzoni sdruciti,
e vispo coglieva le mie ciliege. Vedendomi
mi fece cenno col capo, con tutte e due le mani
passando le ciliegie dai rami alle sue tasche.
Per un bel po' di tempo ancora, che già ero tornato al mio letto,
lo sentii che fischiava la sua allegra canzonetta.

Il ladro di ciliegie di Bertolt Brecht
Augusta 10 febbraio 1898- Berlino,14 agosto 1956
(da poesie e canzoni Einaudi,Torino)


Un'attesa incolore, immota, senza sbalzi particolari di umore, ecco cos'è questo periodo; sono qui in vigile attesa, come prima, solo che ora so cosa sto aspettando e cerco di buttare il problema oltre l'ostacolo e di definirmi meglio con me stesso.
Non cerco più tente risposte e, finalmente, ogni tanto ho qualche barlume di felicità che mi fa sentire nuovamente bene, non dura molto, è vero, ma il fatto che sia riapparsa questa sensazione è molto positivo. Di sicuro tutto il resto delle cose che accadono, quelle materiali inten do, sono cadute in un relativismo assoluto...forse questo è un bene.

venerdì 18 giugno 2010

Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.

Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorietante dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.

Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere.

Alda Merini
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Ho anch'io bisogno di Silenzio, di quel non rumore che placa la rabbia e si diffonde come una magia nel corpo a donare sollievo e lenire il dolore. Ne vedo tanto, intorno, oro che ci sono...che sono più conscio e non me ne capacito, non vedo il nesso e non ne capisco il fine. Rifurgiarsi nell'imperscrutabile non mi è di troppo aiuto ma un pò mi conforta e mi protegge da me stesso e dalle mie lucubrazioni a volte estreme.
Cerco la resistenza e la forza ma fatico a trovarla ed utilizzarla.
Questo "taccuino" personale si va riempiendo di cose per lo più inutile ma sono mie e rimangono così come vaghe parole a perenne ricordo di chi mai riuscirà a leggere.

giovedì 17 giugno 2010

Così, cavalcando ramingo raggiungo ogni volta la fine del giorno e la stanchezza prevarica da troppo la mia voglia di notte e pensieri nel buio.
Non è sicuramente uno dei momenti migliori ma questo taccuino me li ricorderà potenti e vividi perchè possa ripensare allo sforzo di essere e non di apparire.
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La Fine del Giorno

Come corre, danza e si torce senza ragione
la Vita, chiassosa ed impudente,
sotto una luce scialba!
Poi, appena la notte
Sale voluttuosa all'orizzonte
E placa tutto, anche la fame,
e cancella tutto, anche l'onta,
il Poeta si dice: "Finalmente!
Il mio spirito e il mio corpo
ardentemente invocano il riposo;
col cuore pieno di funebri sogni
mi stenderò supino
e m'avvolgerò nei vostri veli,
rinfrescanti tenebre!"

Charles Baudelaire

mercoledì 16 giugno 2010

Farò tesoro di queste parole che seguono cercando nel loro suone le cose che vorrei e non posso. Ho avuto la fortuna di incontrare questa persona meravigliosa e il suo "God bless you" è ancora con me in questi momenti duri della mia vita. Echeggia ancora nel profondo della mia anima disperata e triste ma so che la forza non manca anche se la stanchezza è indicibile.
La voglia di vita è immensa anche quando questi giorn i sono bui e vedo intorno a me dolore e sofferenza dilagare come la cosa che mi sta crescendo dentro in silenzio eppure così presente.


Vivi la vita
La vita è un'opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, godine.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un'avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.

Madre Teresa di Calcutta

martedì 15 giugno 2010


Passerà,
anche oggi forse passerà davvero e tutto scivolerà via e verrà stemperato dalle solite idiozie quotidiane.
Le difficoltà sono molte e quasi tutte previste.
Nell'inseguire la vita a volte si cade pesantemente a terra e puà essere difficile rialzarsi e rimettersi a correre.
Quando manca il fiato, quando è corto.
Passerà, col tempo e la sofferenza necessaria dalla quale non imparerò, e cercherò negli anni di cancellare i ricordi spiacevoli, anche quelli così connessi con gli altri da diventarne parte inscindibile.

venerdì 11 giugno 2010


Nei meandri del tempo ci sono tutte le risposte...ma non è facile trovarle. Sono perdutamente alla ricerca del senso di quanto mi accade e non riesco a venirne a capo. Le vicissitudini ancorano lo stato mentale in un letargico torpore che non aiuta a scrollarsi di dosso la malinconia ed il dispiacere.

"Sursum corda".

Alla ricerca del tempo perduto, come Proust, in sella ad una vaga idea di sentimentalismo da fotoromanzo ma carico di speranza.

giovedì 10 giugno 2010

Filastrocca dei mesi

Gennaio con febbraio fa il paio
febbraietto freddo e maledetto,
marzo è pazzo,
aprile dolce dormire,
maggio è paggio,
giugno la falce in pugno,
luglio canta il cuculo,
agosto moglie mia non ti conosco,
settembre la notte al dì contende,
ottobre chi vuole si copre,
novembre all'inverno si arrende,
dicembre, davanti ti ghiaccia
e dietro t'offende.

Ci gioco col fato ma è una partita difficile fatta di mosse e contromosse alimentate solo dal desiderio che la partita finisca in fretta e sia io quello che vince.
Vincere non è mai stato così importante come oggi perchè per me si apre una nuova stagione della mia vita e devo organizzarmi per viverla al meglio.

mercoledì 9 giugno 2010

Le ore trascorrono lente quando non si hanno risposte alle mille domande che ci assillano. Il taccuino della pena è percorso dalla penna immaginaria del mio scrivere di me e della mia vita e si riempie giorno dopo giorno di miriadi di piccoli e grandi pensieri che si incollano tenaci sulla carta del mio libro che continuo a scrivere.


SALUTO

Nulla, spuma, vergine verso
A non designar che la coppa;
Tal si tuffa lungi una frotta
Di sirene, il dorso riverso.
Noi navighiamo, o miei diversi
Amici, io già sulla poppa
Voi sulla prua ch'apre alla rotta
Flutto di folgori e d'inverni;
Un'ebbrezza bella m'ingiunge
Senza temer beccheggio lungo
Di levar alto questo salve
Solitudine, scoglio, stella
A non importa ciò che valse
La cura bianca della vela.

Stephane Mallarmé

martedì 8 giugno 2010

Sono nel Limbo!

In quella sorta di nulla dove niente accade nè bello nè brutto...chissà per quanto ancora ci resterò. Sono nelle mani di altri e non posso fare altro che rimettermi alle disponibilità e alle decisioni; intanto aspetto e mi carico di angosce e pensieri.

E' un bel casino!



Due sognatori

C'era una volta un uomo che faceva bellissimi sogni tutte le notti. Poi si alzava e.... ma facciamo un esempio.
Una mattina il signor Proietti si svegliò e chiamò la moglie:
- Presto, vestiti, andiamo in campagna.
- E dove?
- Perbacco, ma sul Lago Maggiore, nel nostro nuovo villino.
- Villino?
- Insomma, sei proprio tonta: quel villino con un bel portico davanti e un pergolato d'uva in giardino.
- Te lo sei sognato per caso?
- Appunto, me lo sono sognato. e ora voglio andarci a passare una quindicina di giorni.
La signora Proietti ebbe un bel protestare: dovette rassegnarsi a fare le valigie per andare in campagna.
Prima di sera avevano fatto il giro di tutto il Lago Maggiore, compresa la sponda svizzera, ma del villino sognato nessuna traccia.
- Vedi,- disse la signora Proietti,- era soltanto un sogno.
- Non capisco,- borbottò il signor Proietti,- possibile che abbiano rubato un villino intero, compreso il portico e il pergolato?
Una volta il signor Proietti sognò di parlare correntemente il bulgaro. Corse in libreria, comprò due pacchi di libri scritti in bulgaro e giunto a casa cominciò a sfogliarli ansiosamente.
- Strano,- dovette ammettere poco dopo,- non ci capisco piú una parola. Da quando mi sono svegliato sono passate soltanto due ore: possibile che in due ore si possa dimenticare totalmente una lingua straniera?
Il signor Proietti continuò così per anni a scambiare i suoi sogni con la realtà, finché una mattina - dopo aver sognato di volare con l'ombrello - si gettò da una finestra del primo piano appeso al parapioggia di sua moglie e si ruppe una gamba.
Guarì in poche settimane. Guarì dalla frattura della gamba e dalla sua fede nei sogni, contemporaneamente. Sognava ancora, ma appena sveglio cercava di dimenticare quello che aveva sognato. Sognava anche a occhi aperti, ma appena se ne accorgeva si scuoteva tutto, come fanno i cani quando escono dall'acqua e vogliono asciugarsi il pelo.
Dimagriva, diventava triste, non parlava più con nessuno. suo figlio, che al principio della storia era un bambino, e non ne avevamo parlato per non complicare inutilmente le cose, crebbe, si fece un bel giovanottone, allegro, studioso, sportivo, una perla di ragazzo. Ma, per il padre, egli era troppo sognatore.
-Ah,- diceva il ragazzo,- come sogno un bel viaggio! Vorrei fare il giro di tutta l'Europa, dal Portogallo agli Urali.
- Svegliati,- lo ammoniva il padre.- non fare come me.
Il giovanotto, invece di svegliarsi, fece la valigia e partì con l'autostop, e quando tornò aveva girato davvero tutta l'Europa.
- Ah,- diceva poi - come sogno di andare sulla Luna!
- Svegliati,- gli diceva il padre,- non confondere i sogni con la realtà. Certe confusioni sono pericolose.
Il giovanotto, invece di svegliarsi, continuò a fare confusioni, e ne fece tante che alla fine diventò astronauta, andò sulla luna e anche più lontano.
Il signor Proietti, però, parlando di lui, diceva sempre: - Un gran bravo figliolo, ma è troppo sognatore. Se ne accorgerà, se ne accorgerà.

Gianni Rodari

lunedì 7 giugno 2010


Giugno

Eri più bello a primavera!
All'orto disse un dì la capinera.
Con quei fioretti tutti bianchi e rosa
sembravi il lieve velo di una sposa.
Risponde l'orto: Ho cose nuove in pugno:
le mostrerò a giugno.
Un dì, all'alba, l'orto si destò;
di rosso le ciliege pitturò,
diede il colore giallo alle albicocche,
empì di dolci succhi avide bocche:
mise fiocchetti viola al prugno:
era arrivato giugno.

G. M. Noventa

venerdì 4 giugno 2010

E' stata dura, molto più di quanto credessi.

Forse adesso sto già risalendo dall'abisso e intravedo la luce della superficie.



Bellezze

Il campo di frumento è così bello
solo perché ci sono dentro i fiori di papavero e di veccia;
ed il tuo volto pallido perché
è tirato un poco indietro dal peso della lunga treccia.

Corrado Govoni