sabato 30 aprile 2011

Il Filo

Ma questo filo... tutto questo filo!...
In pensieri non dolci e non amari
il Vecchio stava chino sulli alari
con le molle, così, come uno stilo.

"Scrivi? Bruci? Miei versi? I sillabari?
Il nome dell'Amata e dell'Asilo!"
(nel Vecchio riconobbi il mio profilo)
"Lettere? Buste? Annunzi funerari?

Un nome, un nome! Quello della Mamma!"
E caddi singhiozzando sulli alari.
Il Vecchio tacque. M'additò la fiamma.

"Da trent'anni?! Perdute le più tenere
mani! Ma resta il sogno! I sogni cari..."
Il Vecchio tacque. M'additò la cenere.

Guido Gozzano


ora che manca, che langue, capisco,
nei cieli del mio vagare lo vedo...
veleggia come foglia leggera sull'acqua,
si staglia come un filo di fumo,
mi accompagna nel viaggio, nel vivere;
eppure a volte fa male, l'amore,
quando è troppo, quando scotta, quando cade...
quando cerca e non trova, quando cede;
oppure s'impunta, s'adombra,
in capricciosi momenti di dubbio...

venerdì 29 aprile 2011

LA FIERA

Non ricordi la turbinante fiera?
I pagliacci e la giostra coi lumini?
Tutto fu bello, musica e lustrini,
solo al ritorno nella buia sera.

Tu pedalavi vaporosa in avanti,
ed io a volo dietro il tuo cappello,
come in un delizioso carosello
mosso da Dio sol per noi amanti.

Sull’erba della darsena intrecciammo
le nostre impolverate biciclette
come in gelosa lotta due caprette.
Sul loro esempio, muti, ci avvinghiammo.

E quando entrammo a piedi dalla porta
tra gli sguardi dei pochi curiosi
composti e seri come vecchi sposi,
la città non mi parve più così morta.

I baci nella sera freddolina
riscaldato mi avevano d’amore,
dandomi dei sussulti dolci al cuore
come quei colpi, là, di carabina.

Ed io ti vedevo in un barbaglio,
per effetto dei tuoi baci brucianti,
sotto le stelle, strane e doloranti,
come le bianche pipe del bersaglio.

Corrado Govoni



ancora ricordi e pensieri,
come pennellate decise macchiano
di colorate immagini gli occhi...
ci si perde nell'indaco, nel blu, nel celeste,
poi le sfumature del verde fino al limone..
giallo, ocra, arancione...e il calore dei rossi;
un bianco bagliore ha distolto il turbinio,
si ritorna ad adesso, a questo momento
con un senso sereno di pace, abbandono
ed un pò di rimpianto...

giovedì 28 aprile 2011

Verso sud

Zenit
Tutti quei rimpianti
Quei giardini sconfinati
Dove modula il rospo un tenero grido d'azzurro
La cerva del silenzio sperduto rapida passa
Un usignolo straziato dall'amore canta sul
Tuo corpo giardino di rose che ho colto
I nostri cuori pendono uniti dallo stesso melograno
E i fiori di granato nei nostri sguardi schiusi
Cadendo poco a poco hanno coperto il sentiero.

Guillaume Apollinaire

Palazzo Strozzi Firenze,
Pere Borrell "In fuga dalla critica" 1874.


ebbene si, lo ammetto,
la voglia di fuggire è grande,
come un maglio possente percuote, martella...
il coraggio, quello dei folli, però latita
così rimango qui, invischiato, impantanato,
coinvolto dalle cose di sempre...
chissà se è responsabilità o solo timore,
chissà se la vera paura è quella del nulla...
e il gesto in sè, quello da eroe tardo romantico,
quello da spirito bohemienne, forse
altro non è che un leggero tratto a matita
che scompare sfiorato da un dito...

mercoledì 27 aprile 2011

E LE PAROLE SONO SEMPRE QUELLE

Fuori è quasi l'alba...
e le parole sono sempre quelle
indugio in un sospiro
abbraccio il vento
e le parole mie come un diluvio vanno verso il Sud...
Nevrosi accarezzate
leggende raccontate ai miei vent' anni...
eroico Don Chisciotte
con la notte sottobraccio
e le parole mie come cascata vanno verso il Sud...
No,..no,..no... non sono più io... no,..no,..no...
Ma se potessi raccogliere un sasso
scagliarlo lontano, rincorrere il tempo
tornerei... forse... io tornerei.

E fuori il tempo scorre...
e le parole sono sempre quelle
nel fumo le risposte
un po' offuscata la mia mente
aspetta un treno per volare incontro al Sud
Intanto parte un sogno...
ricordo i suoi capelli lunghi e biondi
due occhi acquamarina
e nel suo sguardo navi e
fiumi di ricordi la cui rotta è dritta a Sud
No,..no,no... non sono più io... no,..no,..no...
Ma se potessi imitare la tigre
sbranare chimere, correre forte
tornerei... io so che tornerei.

Dettagli trascurati...
e le parole sono sempre quelle
sbiadita all'orizzonte
la mia anima sul mare
si riflette mentre piano arranca verso il Sud
E piove sulla strada...
e dall'asfalto nuvole leggere
la radio in sottofondo
mi avvisa che anche Aprile
sta finendo ed io non sono ancora al Sud
No,..no,..no... non sono più io... no,..no,..no...
Ma se potessi evitare gli scogli
eludere sbagli, capire ogni cosa
Non tornerei... forse non tornerei
non tornerei... io so che non tornerei...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

martedì 26 aprile 2011

Tutte le lettere d'amore

Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole.

Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
come le altre,
ridicole.

Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
devono essere
ridicole.

Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d’amore
sono
ridicoli.

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.

La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Tutte le parole sdrucciole,
come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente
ridicole).

Fernando Pessoa



è vero, rileggendo alcune cose scritte
a volte le si sente ridicole, inutili,
però altre volte sono importanti, potenti,
perchè gridano al cielo ciò che siamo,
fosse anche solo in quel momento,
non importa per quanto...
ridicola è la rabbia dell'isolamento,
quella fatta di pensieri solitari e infiniti;
ridicole sono le frasi fatte e sputate,
le sentenze e gli appelli per apparire vivi;
ridicolo sono io quando ci provo davvero
e sorrido nei momenti sbagliati,
non colgo "al volo" il senso
e mi siedo perchè non sò ballare...

lunedì 25 aprile 2011

25 Aprile

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull'Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio, tutti sono diventati pazzi,
ridono, si abbracciano, i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte che gelano il sangue
e al rombo ansimante dei motori le case non saranno mai più così immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno qua
uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell'aria, notte e dì,
capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici

Dino Buzzati


dedicata al partigiano Angelo Zanoni, di Izano,
caduto in un imboscata nel Marzo del 1945,
morì poco dopo, il 6 Aprile
senza aver visto la sua terra libera
ma con il cuore pieno di libertà
non lo ho mai conosciuto
ma mi è d'esempio morale.


domenica 24 aprile 2011

ricordo una Pasqua in paese,
una di quelle piene di rintocchi
e a cornice l'odore buono dell'erba,
ricordo mia nonna sveglia da sempre
a pettinarsi per andare alla Messa;
il sole, il sereno, l'azzurro,
i risolini dei bimbi felici,
l'atmosfera di un giorno sereno
e le rondini in cielo festose...


Dall'uovo di Pasqua

Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".

Gianni Rodari

sabato 23 aprile 2011


In Viaggio

tutto tace e nel buio una luce
squarcia e una traccia si staglia
nel mio cuore una morsa attanaglia
qualcosa che alla pena mi induce
nel corso del tempo, a rilento
rilessi i suoni, le frasi scontate
nel silenzio solo voci ovattate
mi rivolsi a un pensiero scontento
un ciglio di strada è bastato
per ricredermi ancora, di nuovo
cercando un rifugio, un ritrovo
un universo già calpestato
salendo deciso nel folto del bosco
ripercorro convinto risaputi sentieri
mescolo presente a frammenti di ieri
ricordo sguardi che più non conosco.

anonimo del XX° secolo,
poesie ritrovate

venerdì 22 aprile 2011

Gli Amici miei

In questa storia che diventa tempo
in questo tempo che diventa amore,
ho conosiuto ragazze ridenti fuggenti
nel giro di poche ore,
e con due ali di cera mi sono permesso
di andare a toccare il sole;
qualche sorriso di madre fa
crescere in fretta
fa bene alla pelle e al cuore.
E adesso ho vinto, se pure si vince
che è tutto da dimostrare;
ho ereditato la terra che aveva
mio padre,
ovvero le sue parole;
e guardo l'alba che insegue il tramonto,
che insegue la notte per far l'amore;
e sento te che mi riempi la stanza
e la vita
ché niente può farmi male,
e penso

Dove saranno gli amici miei,
quelli del tempo che c'era lei?
come vorrei... cosa darei...
dove saranno gli amici miei?

amore, amore, tienimi forte la mano
e aiutami a ricordare:
io sono un piccolo uomo sotto un
piccolo vetro
che non si può più spezzare;
vorrei mandare in frantumi
memoria, pensieri, almeno per un
saluto;
e avere ancora vent'anni, ancora
tutto da dire per un minuto.

E chiudo gli occhi più forte del tempo,
però tu non mi lasciare; e
all'improvviso li vedo: lontani, vicini,
gli stessi di mille sere;
e sento tutte le voci: la dolce,
l'acuta, la tenue la disperata;
e devo chiedere scusa a qualcuno,
ricordo... ma forse è una puttanata,
stasera

Tornano tutti gli amici miei,
forse non sono partiti mai:
erano qui dentro di me
e non l'avevo capito mai;
tornano tutti gli amici miei,
noi non ci siamo lasciati mai,
e sono qui dentro di me,
tornano tutti gli amici miei.

Roberto Vecchioni



dove se ne andranno per il mondo
le persone incrociate, quelle sfiorate appena?
quali perversi meccanismi,
quale disegno divino traccia le linee?
si sta come presenza, come dettaglio
e dal nulla si ricava paura
e nel niente ci si vuole annullare...
così siamo noi, povere barche
a galleggiare in un mare bizzarro
eppure...si intravede, a volte, un approdo...
 tutto diventa diverso,
eppure...si solleva, a volte, il vento...
il viaggio riprende...

giovedì 21 aprile 2011

Ebrietà

Sotto il salice avvinto dall'edera,
cerchiamo scampo all'intemperie.
Ci ripara le spalle un mantello,
intorno a te le mie braccia si avvincono.

Ma no. Le piante nel folto
non s'avvolgono d'edera, ma d'ebrietà.
Stendiamo, allora, questo mantello
sotto di noi in tutta la sua ampiezza.

Boris Pasternak



ebrietà, esaltazione causata
da violente passioni,
i poeti russi scoperti per caso,
i miei giovanili errori
e le anime che mi hanno sfiorato...
un quadretto armonico,
come una serenata per archi,
come quella che amo ascoltare...
si perde nel vago, riaffiora, punge,
si staglia nitido poi sfuoca e scompare...

mercoledì 20 aprile 2011


ssh...ssh...dorme il creato
mentre sto scrivendo in questo notturno,
l'aria è di ovatta ed è fresca;
nei cuori dei più ora è riposo,
rari chiarori sparsi interrompono il buio...
dov'è la mia luna nel pozzo?
e il dito che addita nel cielo?
un fragore immenso, da dentro, mi dice
che sono nel mondo in continua ricerca...


Il Buon Compagno

Non fu l'Amore, no. Furono i sensi
curiosi di noi, nati pel culto
del sogno... E l'atto rapido, inconsulto
ci parve fonte di misteri immensi.

Ma poi che nel tuo bacio ultimo spensi
l'ultimo bacio e l'ultimo sussulto,
non udii che quell'arido singulto
di te, perduta nei capelli densi.

E fu vano accostare i nostri cuori
già riarsi dal sogno e dal pensiero;
Amor non lega troppo eguali tempre.

Scenda l'oblio; immuni da languori
si prosegua più forti pel sentiero,
buoni compagni ed alleati: sempre.

Guido Gozzano

martedì 19 aprile 2011

Ho preso tutti i colori

Ho preso tutti i bambini per mano,
andiamo in corsa per la città.
Alto più alto, nano più nano,
ewiva ewiva la libertà!
Ho preso tutti i bambini per mano,
ho preso tutti i colori e i pennelli.
Tingiamo a n uovo case e ruscelli,
le porte, i chioschi la barba al sultano.
Ho preso tutte le nubi per mano
tutti i rumori gli strilli, il baccano.
Alto più alto, nano più nano,
ewiva ewiva la libertà!

Alfonso Gatto



il gioco delle luci crea,
distoglie attenzione ed appaga lo sguardo,
i colori sfumano in cambiamenti repentini,
scivolando tra chiari ed ombre...
più abbagliante è il ricordo
meno si presta la mente
e confondo passato, futuro, presente...

lunedì 18 aprile 2011

Ti vidi piangere

I.
Ti vidi piangere: la grande lacrima lucente
Coprì quell'occhio azzurro
E poi mi parve come una viola
Stillante rugiada.
Ti vidi sorridere: la vampa di zaffìro
Accanto a te cessò di brillare;
Non poteva eguagliare i raggi che affollavano
Vividi quel tuo sguardo.

II.
Come le nubi dal sole lontano
Ricevono un colore intenso e caldo
Che a stento l'ombra della sera vicina
Può cacciare dal cielo,
Quei sorrisi infondono nell'animo
Più triste gioia pura;
Il loro sole lascia dietro un fuoco
Che risplende sul cuore.

George Byron



come in un film di trama risaputa
mi appresto ad una nuova giornata,
un usignolo canta, lo sento e mi ferma,
nel mio solito inconcludente divagare...
il silenzio prevale a quest'ora,
incombe una bigia mattina;
resterò intento, convinto,
nel cumulo inutile eppur così caro
ho cercato un vestito migliore...

domenica 17 aprile 2011

artefatti  ingenui stagliano
le loro sagome indistinte
quando la notte è senza luce;
qui, in città, ci hanno tolto
la luna e le stelle relegandole
a semivisibili indecisi,
 dietro colate di cemento,
velate da nuvole artificiali,
nascoste da giganti immoti...
eppure qualcosa capolina, di rado,
e ciò basta per dire al mio battere
che ancora ci sono le cose che amo,
stanno solo celate, sommerse,
ma lì ad aspettarmi
e ogni tanto il velo si squarcia...


Sera d'aprile

Batte la luna soavemente
Di là dai vetri
Sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.

A. Pozzi

sabato 16 aprile 2011

 La musique


La musique souvent me prend comme une mer!
Vers ma pâle étoile,
Sous un plafond de brume ou dans un vaste éther,
Je mets à la voile;

La poitrine en avant et les poumons gonflés
Comme de la toile
J'escalade le dos des flots amoncelés
Que la nuit me voile;

Je sens vibrer en moi toutes les passions
D'un vaisseau qui souffre;
Le bon vent, la tempête et ses convulsions

Sur l'immense gouffre
Me bercent. D'autres fois, calme plat, grand miroir
De mon désespoir!


 La musica



Spesso la musica mi porta via come fa il mare.
Sotto una volta di bruma o in un vasto etere
metto vela verso la mia pallida stella.

Petto in avanti e polmoni gonfi come vela
scalo la cresta dei flutti accavallati
che la notte mi nasconde;

sento vibrare in me tutte le passioni
d'un vascello che dolora, il vento gagliardo,
la tempesta e i suoi moti convulsi

sull'immenso abisso mi cullano.
Altre volte, piatta bonaccia,

grande specchio della mia disperazione!

Charles Baudelaire


 

 

a te che mi leggi e vaghi
in cerca di una tardiva Primavera
vorrei mandare un pà della musica mia;
quella che carezza e culla, quella che so.
Lo struggere del cuore è come il sale
che brucia la ferita dell'anima
ma dà anche sapore alla vita...
a te, che leggi e soffri
vorrei dare un pò del mi sollievo
perchè lo possa a tua volta dare
a chi se lo aspetta...
la mia musica ,
i miei suoni,
sanno ancora parlare,
raccontare


venerdì 15 aprile 2011


fatiche quotidiane urtano
il sentire pratico della vita
eppure si stagliano forti le impressioni
come tele dipinte, come acquarelli tenui...
io, per me amo di tutto
e mi perdo nel riso di un bimbo,
ascolto lo stormire degli alberi,
il volo delle farfalle
e la folla nel suo tormentoso brusio.

giovedì 14 aprile 2011

le metodiche riflessive,
quelle di sempre, le sole,
si imprimono sui fogli, righe ordinate;
fermare il presente su carta,
questo facciamo per non essere soli,
per leggersi, commuoversi, amarsi...
volsi gli sguardi più volte,
indietro, davanti, di lato,
a ricercare complicità ed affetti
ed ho il mio mondo pieno di voci
che urlano, ridono, piangono e dicono...
spesso mi è difficile il prestare ascolto,
così, mi rifugio in quel niente
che sono le fronde percorse dal vento,
le acque di argentini torrenti,
la pace delle montagne possenti...
e, a volte, sono quasi sereno...


A Bel Vedere

A bel vedere sull’aia
tante notti abbiamo dormito,
le mani affondate nel grano,
il sonno guardato dai cani.
Più mansueti erano i tuoi piedi
dei colombi fatti per burla
col panno bianco dei fazzoletti.
Avevi fili di paglia nei capelli:
alle spalle muovevi il prato
a una trepida suoneria.

Leoardo Sinisgalli

mercoledì 13 aprile 2011

Amo tutto ciò che è stato

Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede,
l’ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

Fernando Pessoa


tiepide dita toccano
i miei occhi ancora chiusi,
sono quelle dei sogni, eteree, vaghe,
pronte a dissolversi
non appena la luce affluisce...
tiepide dita mi dicono "resta...rimani"
ma io so che non posso, non voglio
e mi sveglio...
davanti al caffè rivedo e ricucio
quel sogno confuso e mi dico
"l'importante è sognare!",
ci credo, sospiro più forte,
mi preparo al reale
e mi sciacquo i pensieri...

martedì 12 aprile 2011

La giovinezza

Giovinezza, a te sola io m'accompagno.
Tu sai tacere quando son serena,
sai parlare quand'io aspra mi lagno.
Sai ammonirmi con la voce piena
di blandizia : — Ma piangere che vale ?
Meglio cantar con voce di sirena.
Mi baleni negli occhi un riso eguale
al tremore d'argento d'una stella,
meravigliando d'ogni mio gran male.
Tenti la lode e mormori : — Sei bella!
e scherzi : — Hai sui capelli una corona...
E m'accarezzi come una sorella
finch'io non ti sorrida : — E tu sei buona!

Amalia Guglielminetti



e adesso il riflesso è distinto,
si staglia nel buio, campeggia,
quasi a dirmi qualcosa, a blandirmi...
un fantasma accompagna i miei passi,
da sempre è al mio fianco,
presenza continua e contigua
mi pedina silente...presente...
il passato ritorna a condizionare
le nostre ambiguità, i risvolti
che siamo anche se non vogliamo

lunedì 11 aprile 2011

Le strade

Quello che sono e sono stato
domandatelo alle strade
dei paesi della sete.
Tufi lucertole spine,
bell'uva sulle colline
dove fui ladro di galline.
Strade di cenere e pomice
lavorate dallo scorpione.
Dove ramingo io vissi
la cicala ancora muore.

Quello che sono e sono stato
domandatelo alle strade.
Una dice, scatenato!
E mostra le ferite
che fuggendo ho lasciato.
Dalle braccia di mia madre
dalle mani dell'amata
sempre fuggiasco sono stato.
Da me solo inseguito
braccato, colpito.

Re per un giorno
per cent'anni povero.
Soldato bracciante gabelliere:
su ogni nuova strada
nuovo mestiere.
Domandate ai sentieri della neve
alle doline alle cordigliere
quello che sono e sono stato.
Domandatelo alle strade.

Alla malora carte
cartigli e scartoffie
che potevano darmi gloria.
La vita ho consumato
su carta e inchiostro.
Mio Dio quanto ho limato
notte e giorno.
Mio Dio quanto ho penato.

Raffaele Carrieri


la mia paura insiste,
mi bracca nella notte insicura,
mi toglie sonno e riposo...
di nuovo al bivio, di nuovo indeciso...
le scorte di tempo stanno finendo,
le vie di Damasco sono precluse;
cerco conforto nei rumori del buio
ma ne ritorno spavento, timore...
aspetto tremante il chiarore