domenica 23 ottobre 2011

Serenata Indiana

Nel primo dolce sonno della notte
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
quando sospira lievemente il vento
e splendono le stelle luminose:
mi risveglio dai sogni in cui tu appari,
e uno spirito allora mi ha condotto,
chissà come, vicino alla finestra
della tua camera, o dolcezza mia!
Le arie vagabonde illanguidiscono
lungo il ruscello oscuro e silenzioso,
i profumi del Champak svaniscono
come dolci pensieri in un sogno;
muore il lamento dell'usignolo sul cuore
della diletta, proprio come me
destinato a morire sul tuo,
o tu che sei la mia amata!
Oh, ti prego, sollevami dall'erba!
Muoio e mi sento debole e languido!
Oh, che il tuo amore piova in mille baci
sulle mie labbra e sulle smorte palpebre.
Ahimè, le guance sono fredde e pallide,
ed il mio cuore batte impetuoso e forte!
Oh, stringilo al tuo cuore nuovamente,
dove alla fine si dovrà spezzare!

Percy Bysshe Shelley


se è vero che siamo
vorrei dar posto a pensieri minimi,
quelli riposti e mai adoperati,
quelli più semplici;
i nativi americani
e la loro semplicità hanno usato
luna e sole e acqua dei fiumi,
hanno dato sguardi vasti
alle grandi praterie ed al bufalo;
hanno amato con umili gesti...
vorrei avere più avvezzo
ad usare il loro linguaggio,
sarei in pace, sereno col mondo
e sopratutto con me...

2 commenti:

  1. Basta volerlo! Il linguaggio, specie nelle persone complicate, spesso è un reticolo di gallerie, cunicoli e anfratti che appesantendo separano dall'immediatezza e dalla semplicità delle cose. Tu prova a lasciare quelle mappe così complicate, prova a guardarti come se fossi un cielo ,un prato, una goccia di mare : che cosa vedi...?

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  2. io vedo colori e sento suoni, Veronica, in un tuttuno gli aromi del mondo come profumi e i sensi saziano le tante domande.
    Bello risentirti!

    Gujil

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