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domenica 16 novembre 2014

Infinito, di Arturo Graf

Infinito
 
Come un antico, lacerato legno,
Che per ignoto mar, con dubbio evento,
Fugge dinanzi ai cavalloni e al vento
Ed al suo corso non puo far ritegno;
Cosi, d’ansia ripieno e di sgomento,
Fugge pugnando il mio spossato ingegno
Via per il mar dell’infinito, e un segno
Indarno spia che il guidi a salvamento.
E gia sopr’esso errando alla fortuna
Guizzar vid’io come brandite lame
Orrendi mostri dentro l’onda bruna;
E il fiotto udii delle travolte eta,
E sotto cieli di corrusco rame
Tonar la voce dell’eternita.

Arturo Graf
 
Tobia Ravà,
"Angolo d'infinito celeste", 2008
 
 
infinitamente perso,
come un ricordo galleggia
nel mare dei pensieri,
il mio io affonda
e naufraga con dolcezza
quasi leopardiana...

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