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lunedì 29 dicembre 2025
Mattiniero, di Anonimo
domenica 28 dicembre 2025
Solchi, di Anonimo
sabato 27 dicembre 2025
Riflesso, di Gujil
venerdì 26 dicembre 2025
Santo Stefano, di Giovanni Pascoli
Santo Stefano
Il giorno dopo la festa,
quando l’aria è più fredda
e la terra più muta,
passa un pianto per l’aria.
Non c’è canto, non c’è luce.
C’è un bimbo che dorme
e non sa.
C’è un uomo che soffre e sa.
Il cielo è basso e grigio.
La strada è vuota.
Ma il dolore cammina
accanto agli uomini.
È Santo Stefano.
Il sangue dell’innocente
ricade ancora
sulla neve del mondo.
Govanni Pascoli
giovedì 25 dicembre 2025
Vetro colorato, di Anonimo
Vetro colorato
mercoledì 24 dicembre 2025
Vigilia, di Anonimo
martedì 23 dicembre 2025
Canto d'Inverno, di Adriano Grande
Canto d'Inverno
Canto d'inverno, terrore
solenne,
scialbore immane che
uccidi, è fuggita
ogni gioia serena della
vita.
L'aria di nebbia è satura,
gremita
di voci in pianto; e il
vento le create
forme distrugge. Svanì quel
che venne
ad illustrare i cieli
dell'Estate...
Come lontana sei tu,
Primavera!
Anche il ricordo ne ha
perduto il cuore.
Ed esiliata in questo
freddo orrore
l'anima aspetta, senza
rifiatare,
non sa che cosa: se la
morte o il sole.
Adriano Grande
lunedì 22 dicembre 2025
This winter day, di Maya Angelou
This winter day
La cucina è la sua prontezza
le cose bianche, verdi e arancioni
perdono il loro sangue nella zuppa.
Un sacrificio rituale che scatena
un odore al mio naso e fa sì che
la mia lingua a marciare
scivolando nel liquido del suo gocciolare.
Il giorno, striato d’argento
di pioggia, si scontra con
la mia finestra e la mia zuppa.
Maya Angelou
domenica 21 dicembre 2025
Albero secco, di Corinne Albaut
Albero secco
In uno splendore di fuoco,
rosse, gialle, bruciacchiate
le foglie se ne sono andate.
L’albero ora tende
le braccia nodose e nere
verso un cielo grigio e greve.
L’inverno è arrivato.
Corinne Albaut
sabato 20 dicembre 2025
Tardo autunno a Venezia, di Rainer Maria Rilke
Tardo autunno a Venezia
La città più non fluttua come un’esca
a captare ogni giorno che s’affacci;
ora al tuo sguardo i vitrei palazzi
dànno un suono più crudo. E dai giardini penzola
l’estate come marionette in mucchio,
a testa in giù, estenuate, uccise.
Ma dal fondo, da antichi scheletri di foreste,
una volontà sale, come se l’Ammiraglio
dovesse in una notte raddoppiare le galere
nell’Arsenale in veglia a incatramare
già la prossima brezza mattutina
con una flotta che a forza di remi
avanza e empiendo il giorno di pavesi
prende il gran vento, raggiante e fatale.
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