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mercoledì 14 novembre 2018

Quattromila giorni e quattromila notti, di Tamura Ryuichi

Quattromila giorni e quattromila notti


Per far nascere una poesia,
dobbiamo uccidere.
Dobbiamo ammazzarli quasi tutti.
Dobbiamo fucilare, assassinare, avvelenare coloro
          che più amiamo.

Ammirate:
solo perché
volevamo la lingua tremante
          di un uccellino,
dal vuoto di quattromila giorni e quattromila notti
abbiamo fucilato
il silenzio di quattromila notti,
il bagliore di quattromila giorni.

Ascoltate:
solo perché
avevamo bisogno delle lacrime
          di un bambino affamato,
da tutte le metropoli piovorne,
gli ormeggi di mezza estate,
le miniere di carbone,
gli altiforni,
abbiamo assassinato
l’amore di quattromila giorni,
la pietà di quattromila notti.

Ricordate:
solo perché volevamo l’angoscia di un cane randagio,
che vede ciò che i nostri occhi non vedono,
che sente ciò che le nostre orecchie non sentono,
abbiamo avvelenato
la fantasia di quattromila notti,
i gelidi ricordi di quattromila giorni.

Per
dare vita a una poesia,
uccideremo coloro che amiamo.
Questa è l’unica via per far risorgere i morti,
l’unica via che dobbiamo percorrere.


1956
 
Tamura Ryuichi
da "Dopo la modernità"
a cura di Emanuele Sigismondi
 
Risultati immagini per quattromila
 
il tempo che passa inesorabile,
qualsiasi cosa accada lui scorre;
è un rigagnolo nell'infanzia, un torrente
in giovinezza poi fiume possente nel mare...

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