giovedì 13 febbraio 2014

Pallida Mors, di Arturo Graf

Pallida Mors

Mentre intorno ai fioriti e scintillanti
Deschi sediam entro dorata sala,
E dalle tazze traboccanti esala
Il sonoro e gentil spirto dei canti;
Mentre ferve la gioja, e accende il volto
Alle fanciulle e scalda il sen di neve,
Dietro i serici arazzi il passo greve
E il riso acuto io della morte ascolto.
E gli occhi, pieno di sgomento il core,
Ficco nel viso a un oriuol beffardo,
E il negro, maledetto indice guardo
Per l’angusto volar cerchio dell’ore.
Mi guardo a fianco, e sull’amata fronte
Veggo di tratto inaridir le rose,
E spegnersi il balen dell’amorose
Luci che al mio piacere eran sì pronte
Illividir le tempie ed il soave
Labbro farsi di gel, sciorsi le chiome,
E sulla sedia arrovesciarsi, come
Morto, il bel corpo illanguidito e grave.
E mi s’agghiaccia il cor; falso nè vero
Pi・non discerno, non rido, non piango;
Ma, con le braccia al sen, muto rimango,
Immobile, a guatar l’empio mistero.

Arturo Graf

Joseph W. Turner "La morte su di un cavallo pallido"

ora vivo più partenze
che arrivi;
dove si va
nessuno lo sa...

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