domenica 2 ottobre 2016

Figlia, di Roberto Vecchioni

Figlia
 
Sapeva tutta la verità
il vecchio che vendeva carte e numeri,
però tua madre è stata dura da raggiungere,
lo so che senza me non c'era differenza:
saresti comunque nata,
ti avrebbe comunque avuta.
Non c'era fiume quando l'amai
e non era propriamente ragazza,
però penso di aver fatto del mio meglio,
così a volte guardo se ti rassomiglio...
Lo so, lo so che non è giusto,
però mi serve pure questo.
Poi ti diranno che avevi un nonno generale,
e che tuo padre era al contrario un po' anormale,
e allora saprai che porti il nome di un mio amico,
di uno dei pochi che non mi hanno mai tradito,
perché sei nata il giorno
che a lui moriva un sogno.
E i sogni, i sogni, i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa accettare
e se arrivo vuol dire che a qualcuno può servire,
e questo, lo dovessi mai fare,
tu, questo, non me lo perdonare.
E figlia, figlia, non voglio che tu sia felice,
ma sempre contro finché ti lasciano la voce;
vorranno la foto col sorriso deficiente,
diranno: Non ti agitare, che non serve a niente,
e invece tu grida forte,
la vita contro la morte.
E figlia, figlia, figlia sei bella come il sole,
come la terra, come la rabbia, come il pane,
e so che t'innamorerai senza pensare,
e scusa, scusa se ci vedremo poco e male:
lontano mi porta il sogno
ho un fiore qui dentro il pugno.
 
Roberto Vecchioni
 

Auguri,
bimba mia bella,
come me, troppo uguale,
i sogni, le visioni,
gli amori, le cose...

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