lunedì 14 luglio 2014

Vecchio tronco, di Arturo Graf

Vecchio tronco

Buja e fredda è la notte; la gelata
Piova flagella i vetri e il tetto innonda:
Entro l’ampio camin la rubiconda
Fiamma s’alza ronfando e si dilata.
Sopra la bragia incandescente fuma
Riarso il legno, e fuor da’ capi spreme
Un vecchio tronco di betulla; geme
Mista a denso vapor candida spuma. 
Con le pupille spalancate e muto,
La feroce io contemplo opra del foco;
Guardo la fiamma e in mente a poco a poco 
Mi torna il tempo giovenil perduto.
Ed ecco, sulla ruvida corteccia, 
Cui già morde la fiamma, a un tratto io miro
Sculti due nomi e insiem legati; in giro
Come di mirto un ramoscel s’intreccia.
E mi sobbalza violento il core,
E più da presso a riguardar mi faccio:...
Il suo nome, il mio nome, ambi in un laccio;
Tutta la storia del mio primo amore!
Nel ribollir del subitano affetto
L’iniqua fiamma a spegnere m’accingo, 
Poi tosto indietro quel pensier respingo,
E immobil resto con le braccia al petto.
Oh, vecchio tronco! il bel tempo giocondo,
La felice stagion, quando levavi
Fronzuti i rami al ciel, quand’ombreggiavi
Il suo candido viso, il capo biondo!
Brucia, povero tronco! ormai la balda
Giovinezza svanì spenta è la lampa
Della mia vita ormai! brucia, divampa,
Anco una volta il freddo cor riscalda. — 
Fiammeggia il legno, e fuor da’ capi spreme 
L’ultime stille, e di morir si duole:
Io guardo e taccio, e il volto mio due  sole
Stille di pianto van rigando insieme.
 


Arturo Graf


la fine della strada non si vede,
ma c'è, là da qualche parte;
la intravedi nei visi dei vecchi,
la senti nelle loro mani
è un riflesso nei loro occhi...

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