venerdì 6 febbraio 2015

Sfinge, di Arturo Graf

Sfinge
 
Sola in mezzo al deserto,
Fuor della sabbia che intorno la stringe,
Il capo leva imperioso ed erto
La jeratica sfinge.
Sopra un ciel di berillo
Sembra il volto inscrutabile scolpito;
Serrato e il labbro, il largo occhio tranquillo
Contempla l’infinito.
Sugli orizzonti arcani
La Morgana ingannevole colora
Menzogna d’acque e di virenti piani
Che l’Arabo innamora.
Trafelato, focoso,
A lei da torno il vento si travolve,
Levando in nembi, traendo a ritroso
La mortifera polve.
Passan uomini e dei,
Regni e citta; ella non par che muti;
Seminato e il deserto intorno a lei
Di secoli caduti.
Tace, guata profondo!
Chi sa che cosa pel cervel le frulla?
Medita forse in un pensiero il mondo?
Medita forse il nulla?

Arturo Graf
 
 

misteri e domande,
sempre la vita, sempre;
ho chiesto risposte,
tante risposte...

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