martedì 13 giugno 2017

Elegia, di Czeslaw Milosz

Elegia

Non l’oblio eterno, e nemmeno il ricordo,
la nebbia sui monti o il chiasso cittadino
quietano il mondo. Dopo anni di guerre
sulla croce o la pietra un uccello canta
come già sopra le rovine di Troia.


Compagno l’amore, compagni il cibo e il bere,
ma l’occhio lungimirante non si volse.
Un lume feroce brucia appesantite
palpebre piene di sonno, e silenzioso
ci ammonisce il tempo, prima di passare

oltre la carne. Dolci animali fedeli,
creature fuggevoli tormentano
inutili mani nell’estasi rapprese.
Ed una voce sorge dalla terra:
nostra progenie, ombra! dunque passammo
nell’invocarti tanto tempo invano?

Parigi 1935

Czeslaw Milosz
La poesia come un magico specchio
traduzione di Valeria Rossella
 
William-Adolphe Bouguereau
"Elegia"
 
la pace agreste, l'erba,
il sole e pochi suoni nel caldo;
uno stelo tra le labbra
un pensiero nella mente...

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