martedì 2 dicembre 2014

Congedo, di Roberto Rossi Precerutti

Congedo

Da quei boschi vestiti di bellezza
antica e dentro il tormento degli occhi
naufragati alla luce che rintocchi
inallusivi abitano, si spezza

esultante il fuoco alato, la brezza
lascia fronti chiuse e comete: tocchino
ancora l’orlo di pietra i ginocchi
che l’ovale di memoria accarezza –

ha un’acqua buia il tempo, l’innocenza
innalzi la sua rosa d’ore fragili
e l’onda d’amarezza gemme oscure

porti a questo che splende alto contagio
per la riva sorpresa dalle dure
alghe di camere abbagliate e assenza.


Roberto Rossi Precerutti
Rovine del cielo
 
 
ogni partenza è un vuoto,
un vuoto nel cuore, nell'anima;
partire per tornare?
partire per andare?
partire per dovere?

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