mercoledì 24 dicembre 2014

Lo specchio, di Arturo Graf

Lo specchio

 
Nella mia cameretta ove l’amica
Luna dal ciel traguarda e il sol morente,
Sovra il camin pende uno specchio, antica
D’arte veneziana opra lucente.
L’immacolato vetro intorno intorno
Di negro legno una cornice accoglie,
Ove industre scalpel, con stile adorno,
Fiori e frutta intaglio, viticci e foglie.
D’empia Medusa al negro cerchio in cima
La turpe faccia boccheggiar si vede;
Sculta e nel legno e viva altri la stima,
E dall’aspetto orribile recede.
Lo specchio d’un baglior pallido brilla
Da soli antichi nel cristal piovuto:
Oh, la sua grande, immobile pupilla
Sa dio le orribil cose che ha veduto,
Nei marmorei palazzi, entro secrete
Stanze, o di simulati usci pel vano,
Lucida e tonda in mezzo alla parete,
Che sorda, muta, custodia l’arcano!
Or piu non serba e non respinge indietro
Larva ne segno del veduto mondo;
Lucido, eguale, immacolato il vetro
Si stende come un lago senza fondo.
Talor mi pongo a riguardar furtivo
Entro il suo lume, quando il giorno muore,
E nel vedermi, e nel sentirmi vivo,
D’orror mi riempio, mi s’agghiaccia il core.
E l’empia Gorgo mi saetta addosso
L’atroce sguardo e mi trapassa drento;
Vorrei fuggire e il pie mover non posso.
Immobil guardo ed impietrar mi sento.
 
Arturo Graf
 
 
 
riflette ciò che sembriamo,
a volte ciò che siamo;
io mi ci guardo spesso,
senza vergogne, senza paure...

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