lunedì 15 dicembre 2014

Tentazione, di Arturo Graf

Tentazione

Sulla cima d’un negro, orrido monte
Mi sollevo lo spirto maledetto:
Immenso, tetro, d’uniforme aspetto,
Si girava allo intorno l’orizzonte.
Io covava non so quale bugiarda
Speranza in fondo al core; egli uno strano
Riso frenava; l’uncinata mano
All’omero m’avvinse e disse: Guarda.
E d’improvviso una sulfurea luce
Illumino la livida pianura,
Scoprendo un’opra d’infernal fattura,
Nel proprio sfoggio paurosa e truce.
Sparso giacea della gran valle in fondo
Un vario, innumerabile tesoro,
Quanto misura la vilta dell’oro,
Quanto si merca e si baratta al mondo.
Grave sentii sopra la mia cervice
La vergogna pesar; Satana fisse
Gli occhi grifagni nel mio volto e disse:
Fatti ricco a tua posta e sii felice.
Ed io a lui: O spirito mendace,
Qual pro m’avrei dal benefizio infame?
Non sai qual sia tu del mio cor la fame?
Dannato, dammi, se tu puoi, la pace.
— Oh bugiardi fantasmi, oh vane larve,
Come tosto svanir! Squillando un riso
Di scherno e di trionfo il genio inviso
Si trabocco dall’alto monte e sparve.
E fu silenzio. Dirupato ed erto
Dal pian si leva, il monte; un mar d’asfalto
All’orizzonte affronta il ciel; dall’alto
La torva luna illumina il deserto.

Arturo Graf
 

Jeronimus Bosch,
"Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio"
particolare

pervasi, permeati, invero freddi,
giorni del tardo autunno
preludono gelo e inverno;
attendo e sorseggio caffè...

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