martedì 5 maggio 2015

La prima notte, di Jules Laforgue


La prima notte
 
Ecco scende la sera, dolce al vecchio lascivo.
Murr il mio gatto siede come araldica sfinge
contempla, inquieto, con la sua pupilla fantastica
viaggiare all’orizzonte la luna clorotica.
E’ l’ora nella quale l’infante prega, dove Parigi-fogna
getta sul pavimento dei viali
le sue falene dai seni freddi che, sotto la luce spettrale
del gas, l’occhio che fiuta un maschio casuale.
Ma, presso il mio gatto Murr, sogno alla finestra.
Penso a bambini che ovunque, in questo istante, sono nati.
Penso a tutti i morti sotterrati oggi.
E mi figuro d’essere in fondo al cimitero,
e entrando nelle bare, mi metto al posto
di quelli che qui passeranno la loro prima notte.
 
Jules Laforgue
(da Singhiozzi della terra)
 

sere,
notti,
ammantate di umori,
liquide gioie,
rivoli nelle mani;
ancora ricordo,
ancora mi beo.
Nel nulla del sogno
ogni giorno
riprovo...

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